i racconti di Milu
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Oggi è il diciassette d’ottobre, per il semplice fatto che è una di quelle giornate in cui l’estate sembra non finire mai, visto che la mia pelle è sugosa e umida come la mia voglia vicino a casa mia, giorno per il quale tengo tenacemente a ribadire che non scorderò fino al resto della mia vita. Il mio uomo, invero, è partito per Madrid per indilazionabili ragioni di lavoro, io per l’occasione mi concedo un bicchiere di menta fredda con una scorza di limone all’ombra del maestoso e magnifico albero che abbiamo qua nel vivaio.

Di fronte a me, precisamente al di là della staccionata del mio giardino, c’è un bellimbusto che sta facendo ginnastica al ritmo ininterrotto d’una musica che non sento, però che lui certamente ascolta dalle sue cuffie, dato che non si è accorto che io lo guardo, allora mi lascio esaminare, tolgo la gonna assieme alla camicetta e resto in topless, poiché l’arsura è tale che non riesco a trattenermi, in questo modo appoggio il bicchiere con la menta sul prato.

Lui in quell’istante si volta, tuttavia nel momento preciso in cui io mi chino, inaspettatamente il giovanotto conclude la sua attività ginnica, al momento tutto il mio atteggiamento e il mio piglio è adeguatamente calcolato ed evidente, accompagnato dalla mia arguta e sottile approvazione, a quel punto lui toglie gli auricolari dalle sue orecchie, mentre io gli concedo un delicato e gustoso gioco sui miei seni euforizzandolo. La mia immaginazione galoppa a briglia sciolta quando la sua appassionata lingua mi fa sperimentare nell’intimo delle scosse formidabili, delle scariche incredibili e ineguagliabili da non credere. In seguito ci stendiamo in modo istantaneo all’ombra di quel meraviglioso albero e ci lasciamo interamente andare, in quanto io sono conquistata e sottomessa come una cagna in calore da un fenomenale, improvvisato e innanzitutto totale coinvolgimento, cagionato dal formidabile e inatteso arrivo di quell’insperato forestiero.

Noi siamo ambedue boccheggianti, ambiziosi, bramosi e famelici di raggiungere l’estasi, di portare a termine un rapporto di sesso animale, coraggioso, spavaldo e totale fino al suo amabile orgasmo. Io ero diventata avida, ingorda e insaziabile di quel corpo atletico, dovevo godere di lui e di spassarmela nel migliori dei modi, con il suo volto anomalo con quegli occhi neri come il carbone e con quei capelli scompigliati. Lui è completamente abbronzato, tenuto conto che s’aggrappa su di me in preda a continui fremiti di piacere, io mi lascio deliziosamente forgiare il corpo dalle sue mani bagnate e in seguito modellare a dovere da quella splendida bocca carnosa e consistente che in maniera comunicativa e vivace mi possiede. Io non faccio in tempo a dire di no, che proprio in quell’istante vengo strepitando furiosamente il mio poderoso orgasmo, dal momento che rimango intronata e peraltro sbalordita per l’enfasi e per il risalto che lui ci mette sia per il mio appagamento quanto per il raggiungimento della sua orgogliosa, piena e superba soddisfazione finale. La sua sborrata non è abbondante, è limitata, ma poco importa, giacché secondo me non è la quantità di liquido emesso che conta, bensì è tutto il coinvolgimento emotivo e viscerale che io considero, perché non si distingue da questo aspetto la vera pienezza dei sensi, ma da come si raggiunge.

Al presente siamo felici ed esultanti per quanto accaduto. In seguito lui torna al suo esercizio, io mi dedico nuovamente alla mia abituale passeggiata mentre sorseggio la mia menta, tuttavia in preda a un’esuberanza e a una vivacità accettabile e a tratti assurda, eppure mai scontata. Da quel focoso e istintivo episodio sono trascorsi effettivamente soltanto sette giorni, perché ritenevo probabile e speravo di rivederlo nuovamente, mi devo seriosamente ricredere, però tutto questo non è accaduto. Non passa un momento in cui io non lo cerchi, agognando invano d’attenderlo, osservando bramosamente nei paraggi, esplorando e ispezionando tra la gente che di frequente mi passa accanto.

Io accudisco, attendo, curo e sorveglio che il mio sguardo non si posi sull’ombra invariata, sempre inalterabile, solida, stabile e uguale di quell’albero, prezioso e altrettanto benefico e in ugual modo opportuno e vantaggioso aiuto, nello stesso modo paziente, pertinente alleato e unico testimone silenzioso della nostra passione e della mia incondizionata scappatella e totale infedeltà.

L’unica nota positiva nella quale fare affidamento in modo calcolabile, è che mi è rimasto come una tangibile affidabilità il suo numero di telefono, anche se al momento tace, in quanto al presente il segnale è irraggiungibile, speriamo bene, chissà.

{Idraulico anno 1999}