i racconti di Milu
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Io avevo afferrato e compreso molto bene il motivo del mio categorico allontanamento e dell’inerente estromissione di quell’estate, perché mia madre in ultimo aveva incalzato suggerendomi bonariamente affinché io trascorressi affettuosamente in solitudine la mia personale villeggiatura. Lei affermava, dava per certo e sosteneva a gran voce, che a diciannove anni un ragazzo doveva iniziare a crearsi delle conoscenze e fare delle esperienze da solo stando fuori casa preferibilmente lontano, rimanendo comprensibilmente separato dall’ambiente familiare. La realtà sbrigativa e spiccia era per il semplice fatto che ambedue preferivano tenermi lontano dai loro paraggi, per trascorrere da soli e senza grattacapi di sorta nelle vicinanze un mese in un arcipelago dell’oceano indiano, così come una coppia di beati e spensierati ragazzini. In qualunque modo la faccenda si concludesse a me andava più che bene, per il fatto che m’avevano volontariamente spedito a Baia Sardinia in Sardegna, una località con un panorama peraltro davvero incantevole, circoscritta da massicce alture granitiche ricoperte dalla folta macchia mediterranea e con dei boschi d’olivastri di fronte all’arcipelago della Maddalena in un albergo dei migliori dell’area.

Nelle vicinanze, a poca distanza sorgeva la discoteca “Il Ritual”, la più bella, caratteristica e suggestiva discoteca della zona, una specie di fortezza in rovina, faticosamente individuabile in mezzo ai quei massi di granito su cui era stata edificata. La mia, era infatti, la tipica ed esemplare situazione di genitori benestanti e sontuosi, visto che si liberano svincolandosi dei figli, riempiendoli di denaro, convincendoli e incoraggiandoli che sono diventati ormai degli adulti. Non a caso la struttura era affollata per la stragrande prevalenza da numerosi scapoli o fittizi tali, mentitori e simulatori in cerca di gustose, invitanti e piacevoli vicissitudini d’assaporare. Al mio arrivo, invero, i primi giorni di quel rovente mese estivo la località era già affollata di gente, la sala d’attesa era frequentata da un gran numero di persone d’ogni tipo, donne d’ogni età che andavano di qua e di là in costume da bagno, giacché le più avvenenti e piacenti erano seguite di continuo dai corteggiatori alla maniera dei segugi in ricognizione. Il lungo banco dell’accettazione era abbastanza gremito e pertanto dovetti aspettare quasi un’ora prima che qualcuno potesse prestarmi attenzione.

“Buongiorno, il mio nome è Gilberto. Dovrebbe esserci una prenotazione a mio nome” - dissi con tranquillità.

“Sì, ecco, molto bene, abbiamo la sua regolare prenotazione già da due mesi. E’ tutto a posto, una camera singola con il bagno” - mi rispose l’impiegato con un grande sorriso.

I miei genitori avevano elaborato e progettato la loro vacanza impostando e organizzando prima la mia, tra l’altro con largo anticipo. Una volta sistemato io, loro due avevano campo libero, però che sviscerato amore filiale non c’è che dire.

“Attenda un momento che adesso le chiamo il facchino per le valigie” - riprese l’impiegato.

Il mio vano si trovava al piano rialzato del fabbricato, il terrazzo s’affacciava sulla spiaggia e devo dire che il panorama prometteva molto bene le aspettative. C’erano ragazze d’ogni tipo che frequentavano la costa, anche se io non le distinguevo bene dal balcone: io a dire il vero ho sempre avuto una vera attrazione e un’inclinazione intensa per le donne quarantenni, in quanto m’attiravano principalmente e specialmente quelle. Alcune amiche di mia madre, infatti, m’avevano tempo addietro provocato e suscitato fantasie piuttosto oscene, sboccate e triviali, specialmente una chiamata Alba, una vera bomba erotica e assai provocante. Lei sapeva e aveva una profonda cognizione di sé d’aggradare in modo smodato agli uomini, giacché s’accorgeva molto bene quando questi ultimi la esaminavano scandagliandola con estremo desiderio. Molte volte io l’avevo vista provocarli con atteggiamenti e con posture da vera sgualdrina, dato che ancora adesso mi vergogno e ho timore d’ammettere che ogni volta che viene a trovarci m’irrigidisco in tutti i punti del corpo, proprio tutti. Io ero già occupato nel collocare disponendo al meglio gl’indumenti dentro il guardaroba, mentre là di fuori all’ingresso suonarono. In quell’attimo, leggermente incuriosito e intrigato mi domandavo chi potesse realmente essere, giacché l’atto della schedatura era stata più che conforme e regolare e nessuno oltre ai miei genitori era a conoscenza della mia presenza lì nell’albergo. In prima linea si propose una gentildonna della struttura, una donna di servizio molto piacente e provocante, lì in quell’istante, mi venne in mente una strampalata genialità per quella circostanza, ma illudersi e ritenere probabile che fosse quella era peraltro astratta e inattuabile.

“La saluto e le auguro il benarrivato signore. Io sono Elisa, l’inserviente di quest’albergo” - m’informò lei.

“Certo, sì, la ringrazio. C’è forse qualcosa che non va?” - esclamai io lievemente incuriosito.

“No, nessun danno. E’ soltanto che poco fa l’ho vista entrare: io sono qua perché mi presento subito ai clienti appena occupano le stanze, questo è tutto”.

A dire il vero pure io l’avevo intravista e considerata, malgrado ciò non avevo badato tanto al suo lineamento.

“Ne ha la facoltà e il permesso, mi pare legittimo e opportuno” - risposi io ridendo a fior di labbra.

“Vuole che le presti aiuto nel sistemare gli armadi e i cassetti?”.

“Non deve disturbarsi in nessun modo, posso fare correttamente io, la ringrazio del proponimento”.

“S’immagini, nessun tipo di disturbo”.

Riferendomi quest’abile asserzione, lei si era accortamente affiancata cominciando sagacemente in brevissimo tempo il suo individuale manufatto, cosicché io m’accomodai sulla seggiola per ammirarla. Sistemò per terra le valige e aprì l’armadio e tutti i cassetti, eppure ogni capo che prendeva lei si metteva in pose che m’infervoravano il corpo dall’eccitazione, sennonché occasionalmente si volgeva nella mia direzione squadrandomi furbescamente in maniera infida e insidiosa:

“Molto bene, adesso ho terminato” - m’annunciò lei, affiancandomi in modo sciolto e serpeggiante.

Io non capivo onestamente più nulla, ero rimasto totalmente attonito e strabiliato, mentre a un certo punto lei si voltò per andarsene sfiorandomi calcolatamente il membro, ormai diventato eretto tanto da farmi male, in quell’istante io m’irrigidii del tutto. Era più che comprovato ed evidente che lei lo aveva fatto di proposito, perché io mi ero già trovato tempo addietro in una situazione del genere, perché nell’ultimo anno del liceo, infatti, le mie compagne del collegio avevano escogitato uno stratagemma inusuale: si trattava per la precisione dell’usanza che in ogni occasione esse m’incrociassero, loro iniziavano a discorrere tastandomi con dovizia in ogni luogo del corpo, alcune volutamente senza titubanze marcatamente persino nelle chiappe. Le prime volte, in realtà io visibilmente frastornato e sconcertato da quelle inattese scrupolosità, non essendo avezzo a certi atteggiamenti sussultavo per quegl’inattesi pigli, alla fine io presi in seguito piena coscienza e completa percezione del fatto, giacché m’accorsi che ero un ragazzo piacente e che andavo loro molto a genio. In viso io avevo dei lineamenti delicati e il mio corpo era dotato d’una muscolatura soda ma non pomposa, tuttavia non molto vistosa né spettacolare, per ultimo la natura m’aveva spiccatamente dotato d’un pene notevolmente grosso per la corporatura che possedevo all’epoca.

In quelle impetuose occasioni sennonché io m’assuefai ambientandomi rapidamente ai loro atteggiamenti sconvenienti e spinti nei miei confronti, così appena sopraggiungevano novelle condizioni somiglianti, io le lasciavo confortevolmente operare come se non m’accorgessi di nulla, tuttavia con l’energia e con la potenza che quella donna di servizio naturalmente sprigionava, il mio esercizio nell’insieme non era giovato a nulla, perché mi ero sentito indifeso e sguarnito così come un bambino. In ogni caso trenta giorni sono lunghi da trascorrere e la faccenda poteva cambiare, restava soltanto da capire e da vedere come s’approfondiva e si sviluppava il frangente. La cameriera aveva fatto proprio un ottimo lavoro, neanche la nostra domestica era stata così abile e competente, lei era un’astuta e maliziosa professionista nel suo lavoro. Io m’infilai il costume e mi diressi verso il litorale, giacché in quell’occasione la giornata era stata cocente e torrida in maniera spropositata e dopo aver noleggiato un lettino per adagiarmi mi scagliai immediatamente dentro il mare. Alla volta dell’ora di pranzo, rincasando me la trovai accomodata nella camera sul mio giaciglio con le gambe accavallate:

“Devo confidarti che t’attendevo” - proferì lei, malignando in maniera animosa mentre si leccava il labbro superiore.

Io rimasi come di pietra, completamente di stucco, m’aspettavo sì qualche sviluppo, però sinceramente non così presto. Lei s’alzò e venne da me, m’abbracciò e mi dette un bacio delicato sulle labbra:

“Avvicinati, ho piacere di condurti nella toilette per sciacquarti” - continuò lei abilmente con maestria proseguendo a stuzzicarmi.

In bagno mi spogliò con delicatezza, in quanto lei era una professionista anche in quella mansione, si mise in ginocchio e mi sfilò con stile i boxer. L’effetto dell’acqua del mare si vedeva chiaramente, giacché si era irrigidito e ristretto, dopo lei me lo agguantò tra le mani e lo scosse con vigore e in brevissimo tempo il cazzo riacciuffò le proporzioni consuete, poi lo agguantò e iniziò a succhiarlo oculatamente con arte, con estrema dote aggiungerei. Lei svolgeva un lavoro certosino leccandomi laboriosamente e gustosamente prima il glande e a seguire il frenulo. Io mi ero interamente inceppato, anche se le ragazze s’interessavano a me, quella era sennonché per me una novella primizia, un’opera inedita e lussuriosa, in quanto scopavo praticamente con una donna di servizio. Lei si svestì, mi trainò nella doccia, aprì l’acqua calda e m’invitò a insaponarle il seno. A ripensarci bene non sapevo esattamente neanch’io come facevo a trattenermi per non sborrarle addosso, dal momento che lei ogni tanto faceva una piccola pausa per rallentare ritardando in modo accorto e previdente l’amplesso conclusivo per evitarmi l’eiaculazione finale, poi d’improvviso sbottò:

“Adesso abbassati e leccamela tutta, fammi sentire la tua dote” - m’intimo lei visibilmente accalorata ed entusiasta, ansimando con frenesia e impazienza.

Lei aveva un odore aspro e finanche pungente, non appena m’indicò la posizione del clitoride, visto che mi disse di leccarlo delicatamente. Io prestavo attenzione e acconsentivo, lei realmente come una limpida e schietta dominatrice eseguiva tutto quello che voleva. Dopo che fu ampiamente gratificata del mio contributo mi predispose per pigliarselo intimamente nella fica, cosicché s’appoggiò alla parete e se l’infilò mentre m’indicava di proseguire pigramente su e giù, tuttavia senza metterlo fuori. In quella maniera proseguimmo per un buon quarto d’ora, dopo non potei più resistere, successivamente mentre stavo per sborrarle dentro lei prontamente lo estrasse in tempo e se lo portò velocemente alla bocca per degustarsi il mio sperma. Io ero esausto, infine ci asciugammo e lei mi ringraziò con un bacio sulla bocca:

“Vedrai, domani sarà pure meglio. Te lo assicuro mio caro ragazzo” - mi rivelò lei, mentre allontanandosi e ridendo allusivamente m’accarezzava implicitamente il cazzo.

A ben vedere, riflettendo, quell’esclusivo e quel minuzioso commiato preannunciava del sesso esagerato e scapestrato, per la durata totale del mio pernottamento. Non m’andava per niente di presentarmi là di sotto nella sala, perciò scelsi d’ordinare la prestazione completa in camera che potevo beneficiare, dal momento che la differenza di prezzo l’avrebbe pagata papà, per questo avevo deciso d’usufruire al massimo dei servizi dell’albergo, cosicché ordinai dei cibi molto proteici, perché dovevo rapidamente rimettermi in forza accumulando le energie indispensabili per accontentare quella vampira affamata. Per una settimana ogni mattina andò avanti così, puntualmente per le undici e mezzo io me la ritrovavo addosso, dato che lei voleva cavalcarmi scopandomi con foga. Un giorno che mi ritrovai molto stanco non m’accorsi che era entrata, mi svegliai con lei che lavorava il mio cazzo con la bocca mentre se lo teneva serrato tra i seni. Quello lì fu il più dolce e il più soave dei miei risvegli, viceversa, quella frigida della nostra domestica non l’avrebbe mai fatto. Lei era una bella donna, ma troppo intransigente e squadrata per i miei gusti, Elisa invece era tutto ciò che un uomo auspicava e desiderava da una cameriera: garanzia, responsabilità e serietà nel lavoro, inoltre bravura, efficienza e maestria nel sesso. Ogni volta che finivamo lei mi spediva fuori per rifare la camera, io non ero ancora sceso per pranzare giù in sala, perché ero perfino troppo fiacco anche per utilizzare l’ascensore.

Una mattina, inaspettatamente, lei mi venne a informare che doveva partire per le ferie e che per tutto il mese di settembre non ci saremmo più rivisti. In quell’occasione ci accomiatammo, eppure in quella circostanza io l’agguantai con tutta la foga e la veemenza di cui disponevo. Pensavo che avessi finito con il divertirmi, per cui decisi di dare la precedenza alla discoteca per cercare di rimorchiare qualche piccola maialina, malgrado ciò nonostante la mia serrata perseveranza per diversi giorni m’andò piuttosto fiacca, riscuotendo solamente qualche esiguo e sfibrato sfioramento seduto sopra i sofà affollati all’interno dei ritrovi serali del litorale, ma malauguratamente niente di più. La donna di servizio che sostituiva Elisa era una signora molto più assennata e giudiziosa, io auspicavo che non mi notasse per nulla. Una mattina, mentre mi preparavo per scendere al litorale per incontrarmi con alcuni ragazzi che avevo conosciuto ebbi una sorpresa, bussarono alla porta, per un momento pensai che Elisa fosse tornata, ma quando aprii la porta per poco non stramazzai per terra dall’atterrimento per quella splendida visione, perché Alba, l’amica di mia madre adesso era lì davanti a me:

“Gilberto, mio prediletto tesoro, mia preziosa ricchezza” - esclamo lei svisceratamente in modo appassionato abbracciandomi e baciandomi.

“Alba, io non posso ancora crederci. Che cosa ci fai esattamente qui?” - chiesi io frastornato e sbalordito per quella singolare e sorprendente apparizione:

“Io sono venuta qui per raggiungerti naturalmente. Sai una cosa? E’ stata a dire il vero tua madre a riferirmi dove di preciso ti trovavi”.

Io non capivo né mi spiegavo tutto ciò, e perché mia madre le avesse riferito suggerendole infine dov’ero alloggiato. E poi, perché lei m’aveva voluto raggiungere? Io non riuscivo ad arrivarci, anche se un’idea in testa ce l’avevo eccome.

“Puoi spiegarti meglio?” - le domandai io, guardingo e sospettoso.

Non ci fu bisogno che lei mi rispondesse, perché mi venne incontro e m’abbracciò stampandomi un bacio in bocca e infilandoci la lingua. Il suo movimento era convulso, infervorato, avvertivo che mi palpava in modo frenetico in ogni luogo del corpo in modo tormentoso e spasmodico. Io rimasi di sasso per quella reazione, ma la contentezza e l’esultanza mi stava interamente inebriando estasiandomi, giacché uno dei miei sogni più folli e più appassionati si era inaspettatamente appena avverato:

“Se soltanto tu sapessi, da quanto tempo ambivo e bramavo quest’incantevole istante. Non hai neppure idea di quante seghe mi sono fatto consumandomi le mani pensando a te, bramando un giorno di poterti scopare per bene e infine di sborrati addosso tutto il mio vigore” - espressi io, fremendo e ribollendo per quel palese desiderio:

“Sai una cosa? Io mi sono sempre accorta da come mi squadravi” - mi spiegò argutamente e brillantemente lei, dopo che m’aveva spinto sul letto.

“Per me in quel momento eri coscienziosamente come un marmocchio, appresso un pomeriggio t’ho sbirciato acutamente nel tempo in cui ti svestivi nella vasca, proprio lì, ho visto seriamente che ti eri trasformato in un adulto”.

Senz’aggiungere altro Alba si buttò addosso, scoprì il seno e me lo collocò in bocca. Io lo succhiai con foga, adesso io ero molto più energico e vigoroso di quando lo facevo con Elisa, dal momento che il mio cazzo era diventato durissimo e mi faceva persino male. In poco tempo ci trovammo nudi e intenti a leccarci a vicenda, a un tratto Alba si girò brutalmente e si sedette su di me nella posizione della smorzacandela infilandoselo dentro:

“Sei uno stallone di prim’ordine, lo sai questo vero? Sì, dai sbattimi, perché sono la tua zoccola, voglio che m’infili il tuo cazzo come si deve, dopo voglio che mi sborri sulla fica tutto il tuo nettare, perché pure io voglio vedere la scena. Io so che tu ammattisci per la mia pelosissima fica, questo me lo ricordo sai”. Cominciavamo però bene, adesso anche le parolacce e le sconcezze da contorno.

“D’ora in poi tu sarai il mio uomo, perché dopo verrai a vivere con me, quando in seguito dovrai frequentare l’università”.

Lei mi ripeteva queste cavolate intanto che mi sbatteva, era una furia scatenata e smodata, in fondo aveva appena quarantatré anni e aveva il fuoco dentro che le ardeva in maniera spropositata.

“Sì, molto volentieri, però ne parliamo dopo, adesso continua che sto per sborrare”.

“No, un attimo Gilberto, ancora no, aspetta. Devi sbattermi anche nel culo”.

Per tutta la vacanza lei è stata con me, ogni giorno era sempre e senz’eccezione uguale. C’eravamo giustappunto trasferiti in una stanza matrimoniale e lei mi scopava di mattina e di sera, assiduamente, instancabilmente in modo tenace. Per quanto riguardava i suoi propositi e i suoi progetti futuri, io avevo ben accolto e accettato con tanto piacere, perché lei in quel periodo abitava a Firenze ed era l’occasione che io aspettavo per abbandonare la mia famiglia e per trasferirmi, perché in fin dei conti allontanarmi dalle loro grinfie era il preciso intento per cui i miei genitori puntavano e scommettevano. Io non avevo mai trascorso un’estate così dirompente e incontenibile, giammai avevo fatto sesso così, dal vuoto e niente, al troppo e oltre misura, con due donne affamate, frizzanti e piacevoli. Veramente un’estate animata, incandescente e sfrenata, ma soprattutto unica.

E’ stata davvero brillante, energica e meravigliosa. Viva la Sardegna.

{Idraulico anno 1999}