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La firma Intima

Alessio
I primi periodi della storia tra me e Marika furono molto particolari. Per motivi familiari io e lei abitavamo molto distanti, al punto che era impegnativo incontrarsi, e quando andavo da lei ci organizzavamo per stare almeno tutta la giornata, dalla mattina alla sera tardi. Nelle prime fasi della nostra storia non eravamo realmente fidanzati, ma come tante persone della nostra età ed epoca, le relazioni iniziali si caratterizzavano da un rapporto molto “carnale”. Un giro di parole per dire che non riuscivamo a tenere le mani lontano dall’altro. La nostra relazione iniziò, romanticamente, in primavera. Avevamo passato un inverno difficile e lungo, così, con l’arrivo della primavera, decidemmo di scommettere su di noi. Guardando indietro ancora sorrido delle casualità che ci portarono ad iniziare la nostra storia, quel detto sulle infinite vie del signore ha sicuramente un fondo di verità. Dopo un primo e traballante inizio durante quella primavera, l’estate arrivò caricandoci di buoni propositi e di speranza di viverli insieme. La nostra storia era ancora un po’ “latitante”. Cercavamo di non farci vedere da nessuno che ci poteva conoscere, questo comportava l’essere costretti o ad allontanarci per andare in zone più lontane, oppure ad imboscarci dalle prime ore del giorno. Vista la voglia che hanno le coppie quando sboccia l’amore, devo ammettere che non ci dispiaceva affatto imboscarci per tutto il giorno…
Quella mattina era un caldo pazzesco, la mia macchina segnava trentadue gradi già dalle undici, viaggiare con i finestrini aperti era comunque inutile. Nonostante questo ero soddisfatto e su di giri perché ero ormai arrivato alla stazione, ancora un po’ e mi sarei visto con Marika. Era presto, mi ero messo in viaggio preoccupato che qualche imprevisto potesse farmi perdere tempo, così ora mancavano ancora almeno 20 minuti prima del suo arrivo. Parcheggiai e presi in mano il telefono, le avevo scritto da poco un messaggio per scaldare l’atmosfera:
“Piccola, ancora un po’ e sono arrivato… non vedo l’ora di stare insieme per leccartela...” Mentre facevo l’ultimo tratto di strada, lei aveva già risposto”
“mmm Tesoro… non vedo l’ora di stare insieme da soli…”
Sorrisi invogliato, le mie voglie erano le sue. Sentii il mio cazzo muoversi crescendo dentro le mutande, era scomodo rimanere seduto in macchina, soprattutto con quel caldo. Le risposi senza smettere di eccitarmi:
“Piccola, qualcuno qui non è più tanto piccolo ;)” Scritto questo uscii dalla macchina, l’avrei aspettata fuori. Di fianco la piazzetta della stazione c’era un piccolo viale alberato con un paio di panchine, ringrazia la mia fortuna e mi accomodai all’ombra. Il suono del telefonino mi informò che Marika mi aveva già risposto:
“Quanta voglia :p sto per arrivare “. Non avevo fatto in tempo a distrarmi per mandare a riposo il mio sesso, che già tornava duro appena lei mi scriveva. Vidi delle rose nel giardino di una casa lì di fianco e ne strappai una pensando che si, il sesso era importante, ma era anche importante il romanticismo, senza considerare che ero sicuro mi sarebbe valso almeno un pompino in più. Pompino più, pompino meno…
Girandomi verso la stazione iniziai a vedere la gente uscire, inizio ad avere la battarella, ancora poco…. La vidi camminare imbarazzata tra la gente, quando ci vedevamo inizialmente era sempre così, c’era molto impaccio. Ci fermammo l’uno davanti all’altro, aveva dei jeans stretti, converse bianche e una semplice maglietta, i capelli castano scuro tenuti mossi sulle spalle. Aveva appena diciotto anni, con il passare degli anni mi viene da sorridere nel ricordare la “prima Marika”, così emozionata e vogliosa, impacciata ma con il desiderio di crescere velocemente insieme a me. Confrontandola con la mia attuale Marika la differenza è netta, il fiore è ormai sbocciato. Il tempo di un semplice saluto e ci baciamo, vista la situazione sarebbe dovuto essere un bacio casto, ma non riusciamo a mascherare la passione e ci stringiamo un po’, accarezzandoci i capelli.
“forse è meglio andare in macchina” dice lei leggermente imbarazzata, le do ragione, ma nel frattempo porto il braccio in avanti e le offro la rosa che avevo nascosto dietro la schiena. Il suo sorriso è luminoso, un attimo e mi salta ancora con le braccia al collo per baciarmi, incurante degli sguardi delle signore che passano lì vicino.
Partiamo con la macchina, la mia mano si appoggia tra le sue cosce, la sua sopra il mio pacco, guido cercando il posto adatto, non vediamo l’ora di scatenarci. Quella zona è piena di campi, prendiamo una via laterale, poi una ancora una meno trafficata della precedente ed infine una strada non asfaltata. Guidando vediamo una stradina che scende per alcuni metri e si ferma sotto un ponte, non è completamente riparata, chiunque passi sopra prendendo la nostra strada potrebbe vederci da sopra, ma solamente quando fossero arrivati direttamente sopra di noi, fino a quel momento saremmo rimasti celati dal pendio. Ci sarebbe bastato fare attenzione e ricomporci velocemente quando avremmo visto una macchina arrivare oltre l’orizzonte. Anche se la nostra era una buona idea avevamo bisogno di un piccolo aiuto, vestiti normalmente non sarebbe stato facile toccarci e poi ricomporci velocemente, così tirai fuori due paia di pantaloncini da calcio, ci saremmo tolti pantaloni e mutande e saremmo rimasti solamente con quelli, sistemarceli sarebbe stato un attimo.
Nel vederla cambiarsi avevo già una prepotente erezione, eravamo seduti in macchina nei sedili davanti, lei si sfilò le mutandine e se li mise.
“Ora mi aiuti a mettermi i miei? Come vedi ho un piccolo ingombro” lei non si fece pregare, si abbasso e li alzo allargandoli per permettergli di coprire il mio cazzo, nel far questo gli diede un leggero bacio delicato, lateralmente la cappella. Era il segnale del via libera ai giochi. Mi buttai verso di lei baciandola con passione, le accarezzavo il corpo e le leccavo il collo, lei mi stringeva a sé e mi accarezzava l’interno coscia. Le tirai fuori una tetta ed inizia a succhiarle il capezzolo, quando mi dedico a questo lei si mette sempre a giocare con i miei capelli, vuole sentirmi suo.
“Ho voglia di mordertelo” le dissi.
“Puoi farlo Ale…”
“Però ho voglia di farti un po’ male, sicura che vuoi?”
“Si… è quello che voglio anche io”
Le dissi che quando era troppo doveva farmelo capire, avrei allentato. Così iniziai a darle dei piccoli morsi… sempre più forti, mi concentrai anche sul capezzolo. Anche se iniziavo a stringere lei non mi fermava, ero preoccupato di farle troppo male e glie lo dissi, ma lei mi incitò a continuare, dicendomi di non smettere ancora. I miei denti si fecero più decisi, voleva che le facessi male, così strinsi con forza per due o tre volte, la sentii irrigidirsi
“basta Ale! Basta… non più forte di così”
Le sorrisi e la baciai in bocca, infilai una mano nei pantaloncini appoggiando una mano in modo delicato sopra la sua fica, la sentii particolarmente bagnata. In quelle prime uscite ogni volta che dopo qualche bacio la spogliavo o la toccavo, trovavo già un piccolo laghetto, aveva bisogno di sesso.
“Adesso devo rispettare i patti, devo fare quello che ti ho promesso”
Lei mi guardò confusa, non aveva capito a cosa mi riferissi, così le chiesi di controllare la strada e le abbassai i pantaloncini fino alle caviglie, facendole aprire le gambe ed aprendole subito dopo, con le dita, le labbra della fica. Lei era sicuramente imbarazzata ed insicura, era pieno giorno ed era rischioso, non era ancora abituata ad essere trattata così, ma era troppo eccitata per protestare. Inoltre lei adorava essere costretta in quei momenti… Dopo un rapido bacio feci una cosa che non si aspettava, mi abbassai il più possibile e mi appoggia con la guancia alla sua coscia. Ora aveva capito e fremeva nell’attesa. Come tutte le volte, prima di tutto la annusai, il suo odore forte era il più dolce afrodisiaco per me. Iniziai a leccarle le labbra, girandomi un po’ potevo guardare il suo viso, un po’ guardava la strada ed un po’ chiudeva gli occhi per abbandonarsi al piacere. Le mie leccate erano sempre più convinte e lei iniziava a muovere il bacino verso la mia faccia, me la stava scopando.
“Ale attento tirati su!”
Non aveva fatto in tempo a finire la frase che già ero di nuovo dritto nel sedile del guidatore, lei si tirò su i pantaloncini per coprirsi ed entrambi guardammo fuori dei finestrini come se non avessimo nulla di meglio da fare che guardare il panorama lì. Il motivo delle sue grida era un vecchietto su un trattore che passava lentamente sulla strada sopra la nostra, come vi ho già spiegato appena ci passò sopra ci scrutò curioso, a noi veniva quasi da ridere, ma cercammo di rimanere composti, in fondo eravamo vestiti. Io ero indolenzito, la posizione usata per leccargliela era stata particolarmente scomoda, ma ne era valsa la pena, sentivo il suo sapore in bocca. Appena il vecchietto molesto se ne fu andato, potevamo ricominciare, ma questa volta fu Marika a voler prendersi cura di me. Mi abbasso a metà coscia i pantaloncini lo prese in mano con delicatezza ed iniziò una lenta sega.
“mmmm amore… che brava che sei con queste manine delicate… ho molta voglia di venire…”
“Si Ale, hai le palle piene…” mi sorrise, le piaceva pensare che di lì a poco sarei venuto. Fece una cosa che non mi aspettavo, si abbassò e me lo prese in bocca. Non era così spigliata inizialmente, non me lo sarei aspettato. Rimase a succhiare per un po’ intanto con la mano libera giocava con le palle, le stuzzicava e le accarezzava.
“Marika, annusami il cazzo…” le chiesi.
Lei si sollevò e annusò l’aria, avevo guidato ed era caldo, l’odore doveva essere forte.
“Ti piace? Lo senti?” le chiesi
“Si Ale, mi piace molto, è molto sexy” mi rispose incrociando il mio sguardo e sorridendo amabilmente.
La sua fronte era sudata al punto che c’erano delle goccioline, il caldo si faceva sentire, doveva essere faticoso offrirmi quel trattamento. Decisi che avrei ricambiato il favore. Così le dissi di alzarsi ed invece di essere seduti io sul sedile del guidatore e lei nel sedile del passeggero, ci stringemmo spostandoci entrambi nel sedile del guidatore, lei era seduta su una mia coscia con i piedi appoggiati verso il sedile del passeggero e per avere la strada libera verso il mio cazzo, io avevo spostato all’indietro il sedile per avere più spazio ed iniziai a masturbarla, mentre lei masturbava me. Eravamo vicini, accaldati e sudati ma eravamo così eccitati che non ci facevamo caso. Lei apriva le gambe ed io le chiedevo di guardare la mia mano che la penetrava, questo gioco l’eccitava molto. Mi venne un’altra idea, avevo voglia di fare qualcosa di molto porco così le chiesi di aprire il mio cruscotto. Dentro in un astuccio, c’era un pennarello indelebile.
“oddio cosa vuoi fare?”
“apri le gambe…” e così facendo glie lo infilai senza cerimonie… lei ebbe un sussulto, era strano per lei, ed in verità non era neanche così grosso da farla godere troppo, ma era una cosa molto porca, e questo bastava a farci eccitare. In quel momento iniziai ad accarezzarle il clitoride, era oscenamente bagnata ed anche la sua mano sul mio cazzo si faceva meno delicata. Avevo voglia di maltrattarla ed era veramente difficile resistere, non so cosa mi prese, ma ancora oggi ringrazio quel momento. Tutto d’un fiato le dissi:
“Mari, posso sputarti in faccia? Ho voglia di umiliarti...”
Nonostante la giovane età e la poca esperienza insieme le avevo già sporcato il viso con ben altro. Adoravo umiliarla e sentirla mia, marcare il territorio. Ma un conto era sborrare in faccia alla ragazza con cui esci, un altro è sputarle.
“oddio amore si, fallo…” disse stringendomi una mano su un fianco
Rimasi di sasso (in effetti, ero duro come un sasso” le chiesi incredulo
“Mari… sei sicura?”
“Certo Ale, dai puoi farmi quello che vuoi”
Non me lo feci ripetere… eravamo entrambi sul sedile del guidatore, scomodi e sudati come animali, ci toccavamo in modo rude e frenetico cercando il contatto con il corpo dell’altro. Prima di tutto le abbassai di nuovo la maglietta per farle uscire una tetta. Da lì la guardai negli occhi per un lungo istante, poi lo feci. Lo sputo partì da pochi cm dal suo viso, la centro tra la bocca ed il naso. In tutta risposta lei dopo aver chiuso gli occhi come per goderselo tirò fuori la lingua e lo leccò via.
“Amore che faccia da troia che hai… ti è piaciuto”
“si tesoro… fallo ancora”
Le sputai di nuovo, la insultai, le morsi la tetta e le sputai anche lì. Guardai verso il basso. Era con la bocca aperta e gli occhi vogliosi, ansimava come una porca, era completamente coperta di sputi e sudore, le gambe erano oscenamente aperte con la mia mano che la masturbava ed un pennarello che usciva dalla fica. Era oscena. Era completamente mia.
Non le dissi nulla, ero troppo preso e non potevo parlare. Inoltre non ce n’era bisogno, lei avrebbe fatto tutto quello che le avrei ordinato. Le presi la testa e quasi con rabbia le spinsi il viso verso il mio cazzo. Fece appena in tempo a prenderlo in bocca che le scaricai una sborrata epica dentro. Lei rimase lì con la testa su di lui, per succhiare tutto, fino all’ultima goccia. Poi si tirò su e la vidi ingoiare. Fu fantastico. Si rimise al suo posto e cerco di tirarti un po’ i pantaloni in su, togliendosi il pennarello indelebile. Io stavo ancora boccheggiando per riprendermi ma misi la mia mano sopra la sua per fermarla. Lei mi guardò incuriosita ed io le sorrisi. Mi abbassai di nuovo, ora tutto l’abitacolo sapeva di sesso, eravamo sopraffatti e la sua fica era sensibilizzata dal lungo trattamento. La accarezzai con dolcezza sopra le labbra mentre lei si irrigidiva, evidentemente ancora eccitata. Le estrassi il pennarello, mi piaceva l’intuizione che avevo avuto e non riuscivo a trattenere il sorriso. A quel tempo Marika aveva la fica ancora completamente depilata, così stappai il pennarello e di getto le scrissi di fianco alle labbra
“Proprietà di Alessio”
Da quel momento, le dissi, la tua fica è solo mia, Tu sei solo mia.
Lei sorrise, agognava di essere posseduta da me, completamente e per sempre.
Ma ancora una volta mi stupì, per essere una tipetta così angelica (esternamente, era ormai chiaro quanto fosse maiala dentro) voleva comunque avere sempre l’ultima parola. Si chinò anche lei, rimanendo con il culo all’aria, adoravo vederla disinibita. Mi prese il cazzo in mano, gli diede un bacino come per scusarsi, poi lo spostò appoggiandolo ad una coscia, prese anche lei il pennarello e scrisse
“Proprietà di Marika”
“Da oggi anche tu ed il mio cazzo siete solo miei” disse con un sorriso di trionfo.
Note finali:
Grazie per averci letto, abbiamo ricevute diverse email da alcuni lettori e questo ci ha fatto più piacere di quello che avremmo immaginato quando abbiamo iniziato a scrivere, quindi non siate timidi! Ci trovate per pareri e feedback vari al nostro indirizzo email
fiancodivenere@gmail.com