i racconti di Milu
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Era tutto pronto, dato che aspettava così l’arrivo del sabato ogni settimana, eppure quella sera lei avrebbe voluto approntargli meticolosamente una sorpresa, perché adorava stupirlo anche con delle sciocchezze, come per esempio sorprendendolo uno slip nuovo, strabiliandolo con un invito insolito, oppure sbalordendolo e sconcertandolo con un bacio diverso. Quelle lenzuola molto lisce appena acquistate, illuminavano infatti distintamente la superficie del letto di bambola, quelle lenzuola per l’appunto di seta purissima dallo spessore lieve, dal tocco prezioso e dal lusso delicato, un gratificante dettaglio per l’occhio, un ricompensante nonnulla per l’accortezza e per il garbo del ridotto e scontato particolare. Una piccolo cero sfavillava distinguendosi e imponendosi dentro un porta candele, dove i prismi di vetro riflettevano una luce già inquieta in ulteriori raggi dai colori accesi e suggestivi, causati da quell’atmosfera sensuale, attirando e polarizzando l’attenzione ed evocando per di più in tal modo la vaga memoria di quella raffinata e sottile arte amatoria orientale.

Osservando quella luce vacillante Ornella si placò, giacché era molto eccitata all’idea d’incontrare il proprio uomo, perché era inquieta proprio come ogni volta in cui si chiedeva nervosamente se lui avesse gradito l’atmosfera, se gli fosse piaciuta la sorpresa, o se viceversa, avesse esagerato oltrepassando la misura, oppure non avesse fatto coscienziosamente abbastanza. Niente era mai a sufficienza per la sua smodata sete di concupiscenza, giacché sapeva bene che il gentiluomo accoglieva acclamando e approvando tutte le volte di buon grado. Lei captava tutto, fiutando e afferrando ogni piccolo segno, ogni lieve indizio, qualsivoglia irrilevanza e insulsaggine, appoggiando ed encomiando il valore d’ogni gesto, trasformandolo in modo specifico e peculiare. Nel frattempo l’estratto oleoso e impercettibile di quelle erbe aromatiche, si sprigionava in modo naturale diffondendosi direttamente dalla vampata del lume, mentre Ornella osservava assai concentrata le gocce di quell’olio profumato lasciandole cascare nella cera sciolta, perché stazionavano fermandosi qualche istante in attesa d’esser per sempre ingoiate all’interno di quell’accozzaglia ardente. Un profumo lieve e appena percettibile solleticava allettando acutamente l’olfatto, l’arredo bruno e offuscato della camera, il drappo sul tavolato, il giaciglio e il canapè, avevano tutti il contorno addolcito e mitigato dalla semioscurità, per il fatto che qualunque parte esteriore appariva ondeggiare nei confronti della luce instabile e malferma di quella lingua di fuoco.

Il convito serale era quasi pronto, il vino già stappato e sistemato per respirare, giacché assumeva nel decantatore il colore tipico del plasma, in quanto era denso, scuro e dal profumo inebriante. Il tempo d’una doccia per essere perfetta, poiché aveva preparato tutto alla maniera d’un rito per soddisfare quell’uomo dagl’illustri natali, dal momento che amava truccarsi e prepararsi per lui in modo accurato. La schiuma del sapone aveva una fragranza delicata, leggermente gentile e fiorita, giacché sulla pelle era un’estasi, una vera elevazione. Ornella si concedeva sennonché carezze distratte, quasi organizzate come se volesse suggellare sancendo appieno un impellente e rabbioso desiderio in arrivo. Attenta, lenta e precisa lei si massaggiava con l’avvertenza e la sollecitudine d’una vergine, perché cercava scrupolosamente ogni piega segreta del proprio corpo d’accudire e da detergere con cura, come il seno rotondo, i glutei, le gambe lisce, visto che l’intera superficie del corpo doveva essere ben strofinata. Nel frattempo quella schiuma bianca digradava scivolando lungo le curvature del corpo, solleticando adagio i capezzoli e giocherellando laboriosa tra i riccioli di quel plumbeo pube. L’acqua tiepida la liberò finalmente della nuvola bianca affrancandola, impossibile però detergere il fiore segreto della sua femminilità, umido di liquido spesso e dal profumo intenso, visto che a nulla valevano le dita piene di sapone, perché forse aveva indugiato troppo, dal momento che l’olio profumato terminò magistralmente l’opera. Ornella in quell’occasione s’asciugò i capelli e si truccò con premura, tenuto conto che pure l’abbigliamento in realtà era stato selezionato con scrupolosità, per esaltarne al meglio con dovizia le sue piacenti femminili forme. A quel punto il bubbolo sgarbatamente echeggiò, visto che in quel preciso istante, varcando la soglia di casa lei lo inondò con la sua individuale e penetrante fragranza riempiendogli le narici, accompagnata dalla sapidità appassionata e vibrante della sua bocca, sennonché in quel momento lui argutamente e ironicamente le annunciò:

“Vieni, su dai, dato che non vedo l’ora. T’avviso oltre a ciò, che il banchetto è già accuratamente allestito”.

Lui evidentemente aveva gradito l’abbigliamento, dal momento che Ornella guardava il cibo sparire piacevolmente finendo tra le labbra del suo uomo nobile nell’incavo della bocca, tenuto conto che lo accoglieva morbidamente ricevendolo all’interno, così come s’ingegnava con il corpo di lei con lo stesso languore, perché lui la guardò silenzioso a lungo, poi le sorrise, le sottrasse il calice e la baciò. Le sue labbra avevano il sapore dello spumante, in quanto erano squisite, in seguito le afferrò la mano e la fece alzare, successivamente la condusse nella stanza tallonando un percorso che distingueva adeguatamente. La candela bruciava consumandosi lentamente, dissipandosi e spargendo la luce attraverso quei cristalli pitturati che ne proteggevano riparandone la fiamma, così mentre la baciava le mani di lui si dirigevano flemmaticamente in netto contrasto con evidente disarmonia e con l’impaziente e l’inquieta eccitazione che Ornella avvertiva di possederlo, specificamente là in basso all’altezza dell’inguine. Lei, a dire il vero, non vedeva l’ora di liberarlo, affrancandolo in modo definitivo dall’impedimento degli abiti, per sentirlo irruente e spoglio contro di sé, eppure qualsiasi evento doveva accadere beninteso a suo tempo, in quanto c’era ancora tanto da scoprire, centimetro dopo centimetro d’assaporare nell’insieme con cautela, così come quando iniziavano a fare l’amore, lentamente e pazientemente concentrati e radunati su ogni minimo palpito dei loro sessi e dei loro interi corpi. Adesso le mani di lui s’avvalevano laboriose adoperandosi per spogliare la sua donna, pigramente abbandonata e dimessa alle sue meticolose operazioni. Comodamente lui le aprì i bottoni della maglietta scoprendole adagio il seno, indugiando spesso e guardandolo affascinato come ogni volta, perché pareva come se aspettasse anche lui, così come se il ritmo che quel compito richiedesse non fosse sotto il suo completo e incondizionato controllo. Lui s’attardava spesso un attimo in più, prima d’arrivare a quel capezzolo per accoglierlo garbatamente tra le labbra, e mentre lo succhiava adagio Ornella scrutava il proprio seno apparire e scomparire nella bocca di lui. Era davvero accattivante e seducente osservare attentamente la scena nel modo di lambirlo, dato che le sue labbra attorno ai capezzoli la facevano delirare entusiasmandosi di totale piacere. Il galantuomo si rivolse sennonché verso di lei, immergendosi con una modalità piuttosto petulante, impadronendosene famelico e ghiotto accompagnando l’evento con un passionale bacio intimo:

“Sì, così brava, ecco molto bene, dai valutati, scrutati con premura allo specchio” - l’invitò lui mentre l’accarezzava amorevolmente, dopo digradò adagio verso l’addome, le sollevò pacatamente la sottana apprezzando ed elogiando quell’epidermide profumata e vellutata.

“Che gradita improvvisata, però, non credevo. Assisto al momento che non indossi le mutandine, in realtà devo ammettere, confessarti e riconoscere che non lo avrei immaginato in nessun caso” - espresse lui meravigliato senza sottintesi, ma alquanto animato e brioso da quell’inattesa ribalta.

Ecco, a ben vedere, un altro inaspettato e incredibile sussulto, un insperato fremito, perché scoprendola e guardandola allo specchio lui s’ammutolì improvvisamente:

“Che te ne pare, dimmi la tua valutazione. Ti va a genio l’insperata e lieta sorpresa?”.

Lei rideva a fior di labbra insinuante, lusinghiera e persino maliziosa, tuttavia il galantuomo non sorrideva, perché delirando e sragionando alla vista dell’inguine integralmente liscio e scorrevole l’afferrò per i fianchi sollevandola di peso e l’agguantò così in piedi appoggiata contro l’armadio. Disuguali e numerosi sono gli scossoni, successivamente lei avverte un vortice incontrollato e spontaneo, giacché l’orgasmo non voluto al presente l’invade scompigliandola, perché adesso le gambe sono intrecciate attorno ai suoi lombi, che attenuandosi gradatamente in colpi più affievoliti, amorevoli e rilassati, godono in fondo per intero i conclusivi sobbalzi dell’acme di quel grandissimo piacere appena provato.

“Tu sei squilibrato, sei realmente alienato, proprio un folle, non credevo”. Un sospiro per tutta risposta, un sorriso e un bacio lieve sulle labbra.

“Bellissimo, delizioso e pregevole tesoro mio, d’ottima fattura direi”. Lei continuò a svestirlo completamente e lo invitò a stendersi agevolmente sul giaciglio.

“Adesso ti laverò per bene”.

Con grande considerazione e con garbata cura lei acciuffò una salvietta profumata e pulì i resti dei loro personali fluidi, educatamente disciplinata e rispettosa del riposo dei loro sessi, poi iniziò ad accarezzarlo sfiorandolo pacatamente, lasciando che lui s’abbandonasse completamente al suo gradevole tocco. Con del talco profumato infine gli massaggiava la schiena, le gambe e i glutei, come se stesse lavorando su d’una statua, giacché ne plasmava abbozzandone i rilevi della schiena, dei fianchi modellati, carezzava il collo, la nuca, le spalle e le braccia ben sagomate.

“Sei proprio un’effettiva burlona, oserei dire una genuina mattacchiona” - mormorava lui, spettegolando ancora incredulo e stordito dalla forza e dalla prepotenza dell’amplesso vissuto che lo aveva scompigliato.

Abbandonato e steso, al presente con gli occhi chiusi, lui lasciava placidamente che Ornella gli lavorasse a piacimento il corpo nel migliore dei modi, assaporando e godendosi la serenità del riposo e il piacere d’un abbraccio, animandosi e rallegrandosi d’una cura casta, condotta e gestita peraltro con una premura energica e zelante, con la quale si lasciava andare abbandonandosi con piena fiducia.

“Sei clamoroso, certamente grandioso, magnifico sul serio” - gli ripeteva lei per niente sazia di sfinirlo, aggiungendo e annoverando continue deferenze, lusinghe e ossequiosità.

Al momento gli stava solleticando il corpo rilassato, le mani, le dita, il mento e le labbra, appresso lo baciò piano. Lui si voltò agguantandola e esortandola subdolamente di distendersi accanto con un modo di fare impiccione, per apprezzarne in ultimo l’epidermide difformemente levigata del l’inguine.

“Fermo, attendi un istante, non te ne pentirai, fidati”.

A bruciapelo un fazzoletto di seta balenò per un momento apparendo nel campo visivo dell’uomo alquanto sorpreso, per poi scomparire dietro la sua nuca, poi Ornella si collocò cavalcioni sopra di lui, prontamente gli afferrò le mani e gliele portò dietro il cranio:

“Lasciami fare, fidati, non angosciarti né angustiarti oltremodo, perché sono certa che ti piacerà” - mormorava lei, mentre gli avvolgeva lentamente i polsi tra le pieghe morbide del tessuto, bloccandoli con assennata e ponderata competenza contro la spalliera del letto.

“Sai, mi ero dimenticata. Devo confidarti una cosa: voglio rivelarti che non è una cena come si deve senza la presenza del dessert, lo sai questo vero?” - gli sussurrò allusivamente all’orecchio, in quanto lei adorava, idolatrava facendo leva e puntando su quest’intrinsechi e scaltri giochini.

In quell’occorrenza prese dalla ciotola con le dita una piccola quantità di crema gialla in maniera tale che lui gliela succhiasse, visto che dopo gliela avrebbe offerta con la bocca semiaperta, pronta per condividere infine la dolce viscosità di quella deliziosa sostanza. In seguito la cosparse sui propri seni offrendo i capezzoli sodi alla bocca ghiotta di lui rimasto immobile, costretto ad adeguarsi e a obbedire alla benevolenza e alla disponibilità capricciosa e irragionevole della donna, lambendoli frattanto in maniera allusiva con la lingua, facendo così infervorare e sussultare oltremodo l’uomo. Dopo riempì l’ombelico giacché lo violò immediatamente, poi giù per il fatto che s’avvicinò ad annusare il cazzo palpitante dell’uomo, prima di coprirlo delicatamente con quella crema gialla. Lei procedeva in maniera apatica e indolente lasciandola colare, poi la spalmava con cautela con la mano fino ad arrivare ai testicoli diventati sodi, ispirata e invogliata dai movimenti della cavità pelvica di lui, insaziabile di carezze, in un docile e paziente attesa del prossimo contatto con la lingua. Non tardò però ad arrivare, in quanto golosa e leggera dapprima, delirando e perdendo omogeneità successivamente, dal momento che lei leccava con movimenti ampi e profondi, concentrata e interessata a ripulire per bene quel cazzo a questo punto gonfio e quasi dolorosamente teso:

“Sei davvero prelibato, è proprio eccellente, un vero incanto”.

In seguito proseguì in maniera impercettibile, senza fretta alcuna, nel prolungare un piacere che voleva che durasse all’infinito sia per lui quanto per lei. Lei avvertiva spiccatamente il proprio sesso pulsare e fremere, lo sentiva marcatamente umido pronto per ricevere l’oggetto che adesso era beatamente e felicemente alla mercé della sua lingua, profondamente dentro il proprio ventre, però attendeva paziente di possederlo, perché voleva che il suo uomo continuasse a godere ancora per lungo tempo d’un piacere anormale, diverso e persino esclusivo. Lei offriva la propria nudità al nobiluomo, dal momento che lui la fissava visibilmente ammaliato e che immobilizzato adesso l’implorava d’offrirsi a lui, alle sue carezze e ai suoi colpi. Il galantuomo sospirò sentendo la donna salire finalmente cavalcioni su di lui, impegnata ad accarezzargli il sesso con il proprio, a solleticarsi con la punta del suo cazzo diventato incredibilmente sensibile, masturbandosi piano, sesso contro sesso, entrambi scivolosi, frementi e impazienti.

Ornella trattenne il respiro un momento quando finalmente lo catturò cautamente dentro di sé avvertendone tutta la potenza, apprezzando e gradendo il contatto della pelle liscia contro le pareti della vagina millimetro dopo millimetro, sospiro dopo sospiro, fino a inghiottirlo del tutto, danzando su di lui e con lui, come la danza dell’inizio dei tempi aggrappata alle mani rattrappite del cavaliere, i capelli sciolti, la testa reclinata per cercare il suo sguardo, le labbra socchiuse e il respiro incontrollabile. Lei allentò i nodi di seta bisognosa d’un abbraccio, quell’uomo dabbene la strinse ai fianchi gemendo, prossimo al culmine del proprio godimento e accelerando i loro movimenti per condurla con sé:

“Io sto venendo mio caro, sto venendo, sì, ecco godo” - finché il respiro non le morì nella gola in un gemito soffocato per l’apice del piacere raggiunto.

L’orgasmo arrivò, li travolse investendoli in pieno mettendoli sottosopra, poiché era dirompente, impetuoso e veemente come le onde del mare, infine si placò predominando e sovrastando quei due corpi affaticati e sfiniti, distesi, abbracciati e stretti che ancora respiravano con affanno, infine giunse la calma con l’ausilio d’un bagno caldo e la gentilezza di quelle mani amorevoli, attente e premurose:

“Mettiti sotto le coperte Ornella, adesso cerca di dormire”. Lui la strinse a sé dicendole amabilmente buonanotte.

“Buonanotte cara mia letizia, tu sei impareggiabile, inarrivabile e specialmente unico” - aggiunse lei in silenzio.

{Idraulico anno 1999}