i racconti di Milu
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Marta era arrivata alla soglia dei 45 anni con una vita sentimentale più che burrascosa. Due matrimoni terminati per colpa della sua morale troppo libertina, che l’aveva portata una volta di troppo a tradire colta da un impulso adultero impossibile da sopprimere e una lunga lista di relazioni che si erano arenate sulla spiaggia delle difficoltà di coppia. Non aveva mai avuto figli perché troppo impegnata a dedicarsi a ben altro. Non il lavoro, perché nella vita non aveva mai avuto bisogno di sporcarsi le belle mani dalle dita affusolate e sempre ricoperte di smalto che gli uomini amano tanto. A mantenerla, ci pensava sempre un uomo, ogni volta uno diverso, uno biondo o uno moro, un’altra volta alto e magro e l’altra ancora magari basso e grassottello. Questa, forse, era la volta che a mantenerla ci pensava l’uomo più bello e ricco che le fosse fino ad ora capitato. Aveva conosciuto Roberto cinque anni prima ed era stato subito amore a prima vista, o almeno questo per Roberto. Marta si era innamorata principalmente della ricchezza di quell’uomo che per lavoro si occupava di gestire la distribuzione internazionale di vini italiani. Passando del tempo con Roberto però, si era accorta che aveva numerose altre qualità interessanti o perlomeno più interessanti di tutti gli altri uomini con cui era stata. Così quando arrivò la proposta di matrimonio, ovvero il terzo, da un uomo così benestante, gentile, romantico e abile a letto, rifiutare per Marta sarebbe stato come rifiutare la vincita alla lotteria. Il lavoro di Roberto inoltre, lo portava spesso a viaggiare in Italia e all’estero, così da poter facilitare la vita libertina di Marta che per la prima volta nella sua vita però, ironia della sorte, non aveva bisogno di condurre. Fino ad allora era stata abituata a uomini pessimi sotto il punto di vista sessuale, per questo li tradiva. Sceglierli in base al benessere economico e non secondo altri parametri, aveva condotto Marta sempre verso uomini poco abili, impacciati, impotenti o precoci. Roberto invece non aveva nessuno di questi problemi fortunatamente. Roberto era indomabile, non perdeva l’occasione per scopare e in tutte le circostanze dimostrava grande virilità. D’altro canto, una vita passata a cercare di far eccitare uomini impotenti e a far evitare loro l’orgasmo precocemente a seconda dell’esigenza, avevano disciplinato Marta ad un’abilità fuori dal comune che le sarebbe stata utile in un secondo momento. La relazione con Roberto sarebbe stata perfetta se solo non fosse sussistito un unico problema: suo figlio Edoardo.
Edoardo aveva poco più di vent’anni e costituiva l’unico ostacolo alla loro relazione. Il ragazzo aveva fatto fallire già molte relazioni del padre e se al posto di Marta ci fosse stata un’altra donna, non sarebbe andata diversamente. In se Edoardo non aveva alcun problema con le donne del padre, anzi, era sempre molto felice che il padre si riaccompagnasse con belle signore e che avesse una vita sessuale attiva. Il problema stava nell’hobby che il ragazzo aveva sviluppato a forza di crescere con avvenenti donne in casa sua. Ad Edoardo piaceva masturbarsi spiando le donne del padre. Che fossero sotto la doccia, o a sonnecchiare sul divano o intente a fare le faccende domestiche, Edoardo cercava sempre il modo di sbirciarle mentre lentamente si toccava. Per Roberto non c’era stato verso di farlo smettere, era giusto riuscito a costringerlo a rendersi indiscreto e vago quando lo faceva, per non farsi scoprire. Quando stufo della situazione, Roberto lo aveva costretto a visite con gli psicologi, quest’ultimi non avevano individuato in Edoardo nessun’altra anomalia eccetto che questa paragonandola ad una deviazione sessuale non molto diversa da un feticismo verso i piedi o verso le tette. In sostanza, Edoardo era risultato un soggetto feticista, giudicato non pericoloso e non violento e quindi non esisteva nessuna cura. Il suo era un semplice voyerismo incurabile attraverso farmaci o terapie, secondo gli psicologi.
Ovviamente, la stessa cosa si ripeté anche con la nuova moglie di Roberto. Una volta Marta si accorse di essere guardata mentre lavava i piatti. Lei era lì, con le mani nell’acqua calda e piena di schiuma. Indossava dei pantacollant neri e una canottieri bianca. Non aveva pensato di poter risultare eccitante, ma evidentemente per Edoardo lo era. Quando la donna si voltò per mettere a posto i piatti puliti, con la coda dell’occhio vide Edoardo nella stanza di fronte, seduto sul divano del salone, fare degli strani movimenti. Cercò più volte di girarsi per cogliere il ragazzo sul fatto, ma ogni volta riusciva a catturare solo dei piccoli movimenti, niente di troppo esplicito. Roberto le aveva già accennato a ciò ma aveva anche detto che ormai Edoardo non lo faceva più da tempo e che era una fissa ormai risolta. Così Marta non ci fece caso più di tanto e lasciò correre.
Qualche giorno dopo riaccadde qualcosa di simile. Edoardo era sempre sul divano con la tv accesa e con una coperta distesa sopra di lui. Marta era indaffarata a sistemare delle riviste sotto un mobile e con la coda degli occhi coglieva come degli impercettibili movimenti da sotto la coperta. Stavolta si rese conto che non poteva essere una coincidenza. Era sicura che si stesse masturbando, non poteva essere altrimenti. Per farlo smettere cercò allora di intavolare una conversazione.
“Insomma Edo, oggi non esci?”
“No, penso che rimarrò a casa.” Disse lui con tranquillità continuando lentamente sotto le coperte.
Marta rilanciò un’occhiata per vedere se riusciva a cogliere in lui almeno una smorfia di vergogna per la situazione, ma era completamente impassibile. Quindi decise di continuare per metterlo sotto pressione.
“Ma come, non ti annoi a stare tutto il tempo in queste quattro mura?!”
“No anzi, sto molto bene. Mi piace rilassarmi. Ogni tanto ci vuole.”
Marta riprovò a guardare con la coda dell’occhio mentre si fingeva interessata ad una rivista di motori. Quei piccoli e quasi impercettibili movimenti continuavano. Nel frattempo si rese conto di essersi piegata troppo in avanti e di aver lasciato che attraverso la sua scollatura della canottiera si vedesse troppo. Cominciò a chiedersi se sotto la coperta Edoardo avesse la mano infilata nelle mutande o se ancora più sfacciatamente avesse completamente calato i pantaloni per stare più comodo. D’altro canto, era anche disgustata e si sentiva leggermente violata nella propria intimità. Mentre era immersa in questi pensieri, Edoardo parlò di nuovo e Marta si rese conto di essere stata zitta per troppo tempo.
“Te invece? Esci oggi?”
“Beh, prima pensavo che sarei rimasta a casa per aspettare tuo padre, ma credo di aver cambiato idea, forse andrò a fare una passeggiata, per prendere un po’ d’aria.” Improvvisamente Marta non aveva più molta voglia di rimanere lì. Notò addirittura più movimento da sotto la coperta, ma non seppe distinguere se fosse la sua suggestione o se c’era effettivamente più movimento.
Marta terminò di riordinare le riviste e poi fuggì da quella stanza con una stranissima sensazione che non sapeva proprio interpretare. Si era ritrovate in molte situazioni strane in vita sua, ma quella era di gran lunga la più strana di tutte.