i racconti di Milu
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Quel giorno di fine aprile, dopo l’ora di pranzo, ero rilassata al sole tiepido del mio giardino, distesa sullo sdraio con le dita delle mani appena laccate di rosso, con la globale sensazione d’essere rimasta sola nella mia nudità, in quanto m’assaporavo comodamente il succo di fragole con il ghiaccio. Io avevo telefonato poco prima al mio elettricista, avvisandolo se avesse avuto l’occasione d’avvicinarsi per poter riparare la grande lampada del salotto, in quanto il giorno dopo avrei dovuto incontrarmi con delle persone autorevoli e qualificate della comunità di cui facevo parte, per definire indicando e in ultimo spiegando loro tutti quei programmi di solidarietà che avevo bene in mente.

Io ero rilassata e tranquilla, infatti, la mia pelle al sole stava a rilento diventando sempre più rovente, in quell’occasione mi sfilai la vestaglia di seta e lasciai che i raggi mi baciassero avvolgendomi tutta, quando all’improvviso suonarono inaspettatamente al citofono, in quel frangente io m’alzai svogliatamente dallo sdraio, appoggiai il bicchiere sul tavolo e corsi ad aprire, ovviamente trascinandomi fino alla porta. Una volta aperta la porta, m’accorgo nitidamente che l’uomo che avevo di fronte non era per nulla il mio elettricista, bensì un atletico e robusto individuo dalla pelle nera avvolto con un abbigliamento di colore blu e giallo, con in testa un cappellino sportivo della Nike dello stesso colore. L’uomo mi fissava come incantato, palesemente ammaliato, poiché mi sorrise deliziosamente e mi fece notare che ero nuda: di fronte a lui io arruffata, confusa e pure impacciata richiusi immediatamente la porta davanti alla sua faccia, poi agguantai un asciugamano e riaprii tentennante un po’ rossa in viso, mentre in quel momento lui esordì riferendomi:

“Mi trovo di proposito qua per riparare la sua lampada signora, non ricorda?”.

“Va bene, la prego s’accomodi pure, mi scusi. Il lume è di là in fondo nel salotto” - ripetei io in maniera allegra ed entusiasta.

Io lo guardai entrare, eppure nella sua camminata decisamente procace e provocante avevo notato accuratamente che il suo didietro era piccolo e sodo soltanto come gli atleti neri possiedono, ebbi perciò in quell’istante una folgorazione immediata, intanto che un febbrile e incontenibile sussulto ballava dentro di me scombussolandomi, perché al presente devo tassativamente averlo mi ripetevo di continuo, determinata e infervorata per l’occasione parafrasando il concetto verso me stessa. In quel frangente m’avvicinai a lui, tenuto conto che era indaffarato per cercare lo spinotto, mestamente lasciai scivolare calcolatamente il telo che nascondeva le mie carni arroventate e lui rimase lì statico, fisso, per il fatto che con il suo accalorato e invaghito sguardo peraltro diventato irremovibile, si era accuratamente concentrato sui miei capezzoli già pieni di desiderio, acutamente però lui commentando mi riferì:

“Signora, se insiste ancora non saprei esattamente tenermi a freno, in questo modo mi sta risolutamente provocando”. Io lo lasciai agevolmente balbettare, senza dare peraltro troppa importanza a quel “lei” per altri dieci secondi, poi gli suggerii brillantemente con la voce impostata, tra l’altro in maniera lussuriosa e vivace la seguente solfa:

“Vede, signore, in effetti non è la mia personale abitudine, poiché non mi capita di sovente, però lei mi piace tanto, perché ho sempre amato a dismisura il cioccolato, soprattutto quello fondente. Mi stavo appunto chiedendo se caso mai non volesse soddisfare esaudendo la mia gola, perché il mio appetito al momento è salito di parecchio”.

In quella tipica contingenza, comprensibilmente, come ogni uomo che si reputa senza fronzoli né tentennamenti vari, arrischierei sostenere fermamente maschio, che stabilmente coglie apprezzando spiccatamente la condotta dissoluta e libidinosa che gli si presenta dinnanzi, non occorre ribadire né rinnovare ulteriormente un invito così esplicito, perché di questo andare in conclusione accadde ciò che doveva esattamente e puntualmente succedere. Sul divano, in effetti, sotto la lampada da riparare, l’uomo si spogliò della sua tuta, m’afferrò collocandomi accortamente con le gambe spalancate di fronte a lui, visto che già ingordamente incominciava a sfiorare il mio intimo anfratto con adorato diletto facendomi sragionare.

Io fremevo, ribollivo e rumoreggiavo come non mai per il godimento, uscivo di senno per quella lingua che saettava accortamente muovendosi nella mia fica, lui era muscoloso, perfetto e seducente, io m’appigliavo al suo corpo agitandomi e facendo cenni, smaniando e pronunciando frasi indecenti, indecorose e irripetibili all’inverosimile. Lui sfilandosi rapidamente gli slip mi esibì un cazzo a dire il vero non enorme, direi di fattezza normale, però ben fatto, compatto e palpitante. In un baleno mi trovavo già quel cannolo al cioccolato ficcato in bocca in tutto il suo ardore e il suo totale sapore, Dio che meravigliosa esperienza. Quando lui iniziò a penetrarmi la mia fica gocciolante s’aprì come un’albicocca matura, offrendo la più ampia delle dilatazioni e non potete immaginare quanto fu armonioso, incantevole e lussurioso abbracciarmi a lui in preda alle sue poderose e ritmate spinte.

Era un continuo spostamento, quel traffico vitale d’andare e tornare sopra quel magnifico cazzo carnoso, inizialmente nella posizione della pecorina, appresso quella della smorza candela, tra l’altro la mia preferita con le mie spalle rivolte verso di lui, in ultimo con lo specchio che peraltro connivente e silenzioso spettatore ci faceva da stupenda cornice, nel tempo in cui io m’osservavo infervorandomi sempre di più, fino a quando lui esplose su di me sborrandomi addosso, riversandomi tutto il suo amabile fiume di panna acida sopra la mia pelosissima e famelica rossiccia fica. A dire il vero, io non avevo mai avuto l’occasione prima d’allora d’assaggiare degustando un cioccolato più farcito di quello che Arnold riuscì a donarmi, poiché vissi davvero un memorabile, sopraffino e straordinario pomeriggio.

I ritrovi con lui avvennero sempre più frequentemente nelle settimane a seguire, logicamente era ben ripagato per il suo servizio, tant’è vero che ragionevolmente mi sono rifatta un impianto elettrico interamente nuovo, pur d’avere totalmente per me quel delizioso cannolo al cioccolato d’altronde fremente, stuzzicante e succulento.

{Idraulico anno 1999}