i racconti di Milu
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Quest’anno per la stagione estiva sono riuscito a farmi assumere da un noto hotel della Sardegna come cameriere tutto-fare, un mestiere faticoso ma piuttosto remunerativo durante l’estate, sopratutto in un luogo rinomato come quello in cui mi trovo al momento.
Il piano era semplice: lavorare per mettere qualcosa da parte per l’università e divertirsi in spiaggia e nei locali il più possibile per tutta la durata del periodo più caldo dell’anno.
Quello che non avevo preventivato era il dover lavorare con un costante, fastidioso ed imbarazzante durello continuo.
La struttura in cui lavoro è un complesso formato da un hotel, due piscine e che dista neanche dieci metri dal mare, e i clienti sono soprattutto grossi uomini d’affari oppure Vip più o meno famosi.
La quantità di figa che si trova nei pressi dell’hotel è quasi imbarazzante, ovunque ti giri puoi vedere ragazze e donne di ogni età stese al sole in topless per catturare quanto più sole possibile, procaci trentenni in cerca di divertimento e di un uomo pieno di soldi, ragazze di vent’anni che pensano solo ed esclusivamente a divertirsi, oltre a moglie e fidanzate varie che i mariti si trascinano dietro.
Purtroppo o per fortuna la situazione è aggravata anche dal personale: come l’hotel anche i lavoratori devono apparire belli ed è per questo motivo che tutti gli addetti ai lavori che interagiscono con il pubblico hanno un certo grado di avvenenza, e non è un caso che siano quasi tutte ragazze.
Una in particolare, Silvia, è una delle principali cause delle mie dolorose erezioni.
Lei è semplicemente magnifica: Due gambe lunghe e affusolate, un corpo tonico, modellato da ore di sana palestra e genetica, il viso da cerbiatto con tanto di occhi verdi enormi e lunghi capelli rossi, accompagnati da una terza di seno.
Con i clienti è fantastica, sempre cordiale e sorridente, mai una parola fuori posto e sempre disponibile.
Con noi è un po’ più sbottonata, ride per qualsiasi sciocchezza ed è sempre pronta a scherzare.
Le piace scherzare proprio su tutto, perfino sulle mie erezioni che sa benissimo da chi sono provocate.
Il suo sadismo la porta spesso a strusciarsi su di me, nel tentativo di raggiungere un cliente o a mettermi la faccia in mezzo alle tette, quando siamo in cucina e non arriva a prendere i piatti o bicchieri.

Un sabato sera che mi ritrovo per l’ennesima volta le sue tette in faccia azzardo una cosa che non avevo ancora fatto prima: mi ci immergo ed improvviso un motorboat, lei è un po’ sorpresa, la sento bloccarsi per un attimo poi scoppia a ridere.

“Ma allora non hai fatto voto di castità!”
“Prima o poi doveva capitare, non puoi certo pensare di sbattermele in faccia per tutto il tempo”
“E perché no, chi me lo impedisce”

Stavo per risponderle quando mi chiamarono dalla cucina per una comanda. Era già piuttosto tardi e la cucina stava per chiudere quindi gli ospiti in sala si contavano sulle dita di una mano.
Al tavolo da servire una coppia si stava godendo la serata sorseggiando champagne.
Lui il classico figo dei giorni d’oggi: fisico statuario, elegantissimo e con un abbronzatura da far invidia a un nero.
Lei una Venere: alta e biondissima, occhi azzurri, pronta per qualsiasi sfilata di moda nel suo abito da sera nero.
Mentre mi sto avvicinando al tavolo con i piatti all’uomo squilla il telefono e si allontana per rispondere, mentre la sua fidanzata mi sorride e mi fa cenno di avvicinarmi.
Di nuovo il cazzo monta sull’attenti.
Finisco di illustrarle il piatto da loro ordinato nonostante l’assenza dell’uomo e sto per andarmene quando la ragazza mi chiede di trattenermi.
Prende in mano la bottiglia dello champagne che stavano bevendo fino a pochi minuti prima e, a bruciapelo,mi domanda:

“secondo te questa bottiglia è troppo larga per il mio culo?”
“co-come scusi?”

“No perché il mio ragazzo ha preso questa abitudine di infilarmi robe nel culo, ormai è diventata una fissazione la sua e non vorrei che questa bottiglia mi facesse troppo male in fondo l’incolumità ed il benessere di un cliente dovrebbe essere una vostra prerogativa, o sbaglio?.”
Ero alquanto scioccato, lo ammetto. Di tutte le domande che mi erano state rivolte nella vita quella era decisamente la più assurda. La ragazza che avevo di fronte era come Silvia, le piaceva provocare, forse per divertimento, forse perché lo trovava eccitante, fatto sta che le ressi il gioco.

“Se vuole le posso portare una bottiglia di ottimo vino con un collo decisamente meno largo, o in alternativa potrebbe portare la bottiglia in bagno e verificare lei stessa le dimensioni.

“No, non potrei mai infilarla da sola, di sicuro non con questo vestito”

“Allora scommetto che il suo fidanzato potrà sicuramente darle una mano in prima persona”

“Lui è rude, anche se non ci entra potrebbe forzarla e li mi farei male, cosa che vorrei evitare, ma forse ho trovato la soluzione migliore”

“Mi dica, signorina”

“Potrebbe infilarmela lei, e vedere se effettivamente una bottiglia di vino è meglio per il mio povero e già provato culetto”

Era fatta. La troia si era rivelata. Rimaneva solo un piccolo problemino.
Notò il mio sguardo posato sulla figura del suo ragazzo indaffarato al cellulare.
Mi sorrise e si alzò per andare da lui, dopo neanche cinque minuti rientrò in sala raggiante, si sedette al tavolo giusto il tempo di scrivermi un biglietto con su scritto il numero della camera, l’orario a cui andare e un appunto con cui mi ricordava di portare le bottiglie.
Appena se ne fu andata dovetti correre in bagno per farmi una sentitissima sega. Tornai circa dieci minuti dopo in sala dove rimasi un altra ora e mezza prima della fine del turno.
Appena finito il turno mi fiondai verso gli ascensori, diretto al piano della ragazza del tavolo di cui ancora non conoscevo neanche il nome. Sotto una cloche mi ero portato le due bottiglie, pronto per una rigorosa ispezione anale.
La suite in cui alloggiava la coppia era una delle più grandi dell’hotel e si trovava su un piano riservato solo ai clienti migliori. Mi chiesi se non stavo facendo una cazzata nel farmi la tipa di uno tanto ricco, come minimo se mi avesse scoperto ci avrei rimesso il lavoro, e probabilmente anche qualche ossa, tuttavia resistere ad una richiesta cosi spudorata non era pensabile e quindi mi ritrovai a bussare alla camera in men che non si dica.
Quando aprì la porta quasi mi misi a sbavare: Si era sciolta i lunghi capelli biondi ed ora indossava solo un impalpabile baby doll bianco che neanche ci provava a nascondere le sue forme perfette.
Non disse una parola ma mi invitò a entrare cosa che mi affrettai a fare. Neanche il tempo di aprire bocca che mi ritrovai gettato sul divano con la sua lingua in gola e una mano sulla patta dei pantaloni continuammo cosi per un minuto forse, quando poi decise di sbottonarmi i pantaloni e tirarlo fuori. Fu un vero e proprio sollievo, il cazzo era finalmente libero di sventolare nell’aria.
La sua libertà durò effettivamente poco perché la ragazza, assatanata prese a leccarlo lungo tutta la lunghezza dell’asta, finendo per inghiottirlo poco alla volta fino alla base.
Il miglior pompino della mia vita. Iniziò un lento dentro fuori nella sua bocca a cui venivano intervallate lunghe lappate all’asta e ai coglioni.
In breve fui vicino al limite ma non volevo ancora venire. Con uno sforzo di volontà non indifferente la feci alzare e le tolsi il baby doll, poi andai a recuperare le bottiglie che erano rotolate via quando mi aveva spinto sul divanetto. Lei capì all’istante e si mise subito a novanta, io presi la bottiglia di champagne e presi ad armeggiarle con il culo. Ci infilai dapprima un dito, poi due e poi ancora tre, allargando il più possibile il buchino, arrivando ad infilarcene anche un quarto. La ragazza si stava godendo il trattamento con sempre più trasporto e la sentì vicina all’orgasmo. Decisi che era pronta per la bottiglia cosi la presi e lentamente iniziai a fare forza sul suo sfintere. Piano piano la bottiglia iniziò a entrare e lei a gemere sempre più furiosamente. Quando tutto il collo fu dentro inizia a stantuffargliela dentro facendola venire più di una volta nel giro di pochi minuti. Quando fu lì lì per venire una terza volta sfilai la bottiglia e la rimpiazzai con il mio cazzo. Presi a pomparla come un forsennato, sempre più forte, fino a venirle dentro e a riempirle l’intestino di sborra.
Ero ancora dentro di lei quando sentimmo girare la chiave nella toppa…