i racconti di Milu
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Una sera andammo al cinema per vedere un film in quanto sembrava essere dall’anteprima esposto al di fuori della sala divertente, piacevole e persino spassoso. Io mi preparai in fretta a casa sua aspettando confortevolmente che lui tornasse dal lavoro, indossai sennonché per quell’amabile occasione una gonna corta, un pullover scollato e naturalmente delle calze autoreggenti. Guardai le mie mutandine nere che accoppiate al reggiseno stavano davvero bene, pur tuttavia io volevo fargli giudiziosamente lambiccare il cervello, sicché a tal punto le ricollocai in malafede nel cassetto.

All’interno del cinema c’erano veramente poche persone, io scelsi una collocazione distante e isolata, mi lasciai abbracciare e aspettai con calma che le luci si spegnessero. Quando il buio avvolse e coprì completamente la sala appoggiai una mano sopra la sua indirizzandola fra le mie gambe, in modo tale da poterlo mettere nella circostanza precisa di poter palpeggiare in modo appropriato la mia pelosissima fica, già bagnata con smoderatezza per quell’eccitazione peraltro indotta e suscitata da quella congiuntura così specifica e inconsueta, addirittura piuttosto unica e irripetibile. I suoi occhi verdi del colore del mare s’illuminarono quando la sua mano premette contro la foltissima lanugine del mio inguine, intuendo al tempo stesso che difettava di qualcosa nel tocco, rimanendone alquanto sbalordito da quell’inattesa e inimmaginabile vicenda:

“Sei matta amore, che cosa fai, in questo modo ci butteranno fuori” - mi sussurrò lui comprensibilmente attonito e manifestamente meravigliato all’orecchio per l’occasione.

In quel preciso istante lui mi sfilò i bottoncini del maglioncino e cominciò a leccarmi i capezzoli già ingrossati per la crescente eccitazione, la sua mano divenne più audace e maggiormente spavalda digradando ancora tra le mie gambe, dato che sentii le sue dita accarezzarmi la pelle dell’interno della coscia, di seguito percorse lestamente il contorno della mia gamba fino ad arrivare alla mia fica, infine chiudendomi la bocca con un bacio spinse le dita fino in fondo alcune volte. I miei gemiti si confusero mescolandosi ingegnosamente con i suoni e i rintocchi della battaglia in atto nel film scompaginandolo, lui mi baciò ancora spingendo più in fondo le dita e toccandomi il clitoride con accentuata insistenza. Fece però attenzione guardandosi in giro con prudenza, in quanto presumo che lui riflettesse alla giusta e precisa posizione d’assumere, per compiere esattamente ciò che aveva in mente, cosicché m’allargò le gambe inginocchiandosi davanti a me, collocò le dita sulle mie labbra facendomi segno di tacere, poi la sua testa occupò il posto delle sue dita che con cautela s’intrufolarono nella mia focosa fica sondandomela per bene. Dopo io avvicinai l’inguine verso la sua bocca, mentre lui con dei movimenti circolari e precisi della lingua bersagliò sapientemente il mio clitoride, dove prontamente s’accorse dei miei fluidi che già sgorgavano sopra la mano aperta. Lui mi divarico la fica, riacciuffò il suo cruciale svago nel luogo altamente più suscettibile e più vivace del mio sugoso anfratto, appresso quando s’accorse precisamente che il mio corpo iniziava a contrarsi per l’imminente orgasmo, in quel preciso istante smise d’improvviso così come aveva cominciato:

“No, non adesso, aspetta” - mi disse dolcemente, poco prima di baciarmi.

Le sue dita scivolarono nella bocca facendomi assaporare il gusto lievemente acido e aspro della mia appassionata eccitazione, io cominciai a baciarlo con sempre maggior voglia e quando mi calmai lui ritornò all’attacco. Aprì di nuovo le labbra con le dita e cominciò a masturbarmi con la lingua, spingendo le dita dentro di me, raggiunse il sedere, poiché il suo pollice s’infilò facilmente dentro. In quell’occasione io m’aggrappai alla poltroncina per non gridare, giacché quel piacere smisurato m’invadeva travolgendomi ampiamente i sensi, la sua lingua era come linfa vitale per me, per il fatto che mi scardinava le membra investendomi. Lui beveva da me, succhiava più forte, poi smetteva e riprendeva a girare attorno al clitoride spingendo le dita più in fondo, perché di nuovo la voglia di quell’orgasmo mi scompigliò sconvolgendomi e annientandomi completamente. Lui se ne accorse e questa volta accelerò il ritmo, visto che tolse le dita proprio mentre venivo. Gli occhi chiusi e la bocca semiaperta evidenziavano quel “muto” grido che voleva farsi “sentire”, ma che non poteva dilatarsi né espandersi né liberarsi nella sala. Tutto durò qualche secondo, malgrado mi sembrasse una piccola eternità, lui m’asciugò con un fazzolettino, si sedette accanto, m’afferrò la mano guidandola verso il suo membro carnoso, duro ed enormemente eccitato:

“Non crederai di lasciarmi in tal modo” - mi disse, annunciando e tracciando un risolino avveduto, furbo e sagace.

Prendendo spunto dalla sua posizione io m’inginocchiai davanti a lui tra le sue gambe aperte, slacciai i jeans e accarezzai la pelle morbida del suo cazzo già eretto e pulsante, glielo aprii con la mano gustandomi un suo gemito di piacere che lentamente lo invadeva. Io lo raggiunsi con la bocca, succhiandolo appena in punta e aiutandomi con la mano aprendolo e chiudendolo ritmicamente. Sarebbe durato poco quel gioco, perché già lo sapevo. Per l’esattezza, dopo tanto tempo passato assieme, io avevo imparato a capire distinguendo e individuando adeguatamente quando lui avrebbe sborrato, esplodendo in ultimo tutta la sua densa linfa vitale in un orgasmo rapido e vorticoso, in tal modo con la lingua disegnai dei piccoli cerchi dai testicoli fino alla punta del suo cazzo attardandomi e soffermandomi sul frenulo, poi insistendo sul glande mordicchiandolo in ultimo delicatamente. Succhiai perciò nel punto che più lo eccitava, finché non sentii i muscoli delle sue gambe irrigidirsi e tendersi vistosamente, giacché adesso era vicino all’orgasmo, in quell’istante aprii di più la bocca per agevolarlo, lasciando che il suo cazzo s’addentrasse sgusciando come in un balletto cadenzato e solerte. Trascorsero pochi secondi, in quanto i suoi gemiti divennero indistinti, le sue mani obbligarono la mia testa a pigliarlo fino in fondo alla bocca, il suo respiro affannato e stanco bruscamente si ruppe, intanto che il suo denso seme esplodeva sfogandosi del tutto nella mia bocca. Io lo racimolai completamente, poi lo asciugai a mia volta e m’adagiai accanto a lui, successivamente in silenzio lui m’abbracciò coccolandomi una guancia con le sue labbra carnose e morbide:

“Ti amo” - disse affettuosamente e dolcemente.

“Ti amo anch’io mia fortuna” - controbattei, sbaciucchiandolo adagio.

Il film giunse al termine. Furono due ore di sesso incontrollato, istintivo e sfrenato, in un ambiente e in una situazione realmente ineseguibile, inverosimile e persino impercorribile. L’eccitazione avanzava e cresceva di nuovo, unicamente al lineare e semplice pensiero.

{Idraulico anno 1999}