i racconti di Milu
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La tua testa è sul cuscino con i capelli sciolti e in netto disordine per la focosa notte appena trascorsa, addosso tu hai una maglia di cotone scollata con il collo a V di colore arancione un po’ impallidito e scolorito dai troppi lavaggi, visto che ti copre il corpo e il seno, ma anche un poco le spalle che rasenta le tue cosce coprendo il tuo pube. E’ da poco tempo che sei sveglia considerato che è una giornata d’estate, nel momento in cui dalle tende bianche della finestra filtra un sole piacevole, la stanza è infatti gradevolmente rischiarata dalla luce, forte quanto basta perché tutto si veda, in ogni caso non è abbagliante. Tu hai dormito da sola con una considerevole soddisfazione, sei stesa sul letto matrimoniale, non sei a casa tua laddove in lontananza un cane abbaia.

Io sono entrato nella tua stanza, attualmente sono in piedi vestito e tu mi sorridi, intanto che con un piede allontani il lenzuolo anche lui bianco che t’ha coperto questa notte e che profuma vivamente di te. Tu m’inviti per sedermi sul letto, io però mi siedo al tuo fianco, tu allunghi il tuo corpo un po’ di traverso, stendi le braccia sopra la tua testa, dopo ti stiri per poi abbracciare i gomiti sopra la testa e così facendo la maglia sale e lascia fortuitamente scoperto interamente il tuo pube. Io infilo la mano sotto la tua maglia, la porto sul tuo ventre, colgo la tua pelle vellutata e con le dita gioco sfiorando il tuo fianco, disegnando dei cerchi con i miei polpastrelli. Tu mi guardi e sorridi, dicendo frasi divertenti e persino insulse, sciogli l’abbraccio dei tuoi gomiti e porti la tua mano sul mio ginocchio. In quell’occasione io ho indosso un paio di pantaloni corti e la mia bianca carne, tra l’altro non ancora al corrente del sole estivo avverte il tuo contatto sui miei peli. Adesso disegni figure geometriche con il tuo dito indice, lentamente riesci a infilarti su nella gamba dei pantaloni verso il mio membro, mentre continui a dire cose allietanti, divertenti e perfino sciocche. Io scosto i capelli dal tuo viso e con una carezza scendo fino alla tua ascella ancora schiusa, per il braccio sempre posto sopra la tua testa e con il dito traccio il profilo dell’incavo. Sul polpastrello io percepisco la lieve umidità della notte appena passata, poi la mano scende sul fianco per sentire la forza del tuo bacino femminile e là si ferma.

Al momento tu non parli più, mi guardi soltanto, l’espressione non è distorta né equivoca, m’alzo, mi spoglio, prendo le mie calze, le annodo e ne faccio una benda per i tuoi occhi, poi comincio a giocare con il tuo corpo. Dopo infilo le mani, questa volta l’una e l’altra sotto la tua maglia per accarezzati, mentre intanto tu abbandoni le tue mani sorridendo e allargando sul letto le braccia come se ti preparassi per un grande abbraccio. A quel punto inarchi la tua schiena per aiutare le mie dita indiscrete per frugare sotto i tuoi fianchi, lì, dove sei appoggiata al materasso che ancora un po’ geloso e premuroso t’abbraccia. Le mie dita vibrano sulla tua pelle e correndo lì dove la tua pelle sfiora il materasso scendono fino al tuo sedere, poi le dita s’incrociano sul bacino, sulle tue cosce saltellando e tu ridi, alla fine il saltello diventa un messaggio, perché le tue gambe s’aprono fino a far sbocciare la tua carne.

Io mi fermo e ti guardo: la maglia è ancora sul tuo corpo, il seno procace è libero dall’abbraccio del reggiseno, poiché vibra lievemente, eppure non si capisce se è causato da un brivido della folata d’aria entrata dalla finestra a smuovere le tende, oppure per un tremito di tutto il corpo. Tu pieghi le tue ginocchia per contrastare l’inarcare della schiena, che dunque torna nel solco già tracciato del materasso, peraltro ben felice di questo nuovo sfregare su di sé. Io mi siedo tra le tue gambe, le tue ginocchia flesse scavalcano le mie gambe allungate e i miei piedi sono accanto alle tue ignare mani, con le unghie traccio dei fregi discendendo le tue cosce, prima dall’incavo delle tua ginocchia, in seguito fino giù fino al tuo sedere, poi le mani s’aprono e i palmi s’appoggiano, poco a poco s’allargano per mostrarmi ogni parte di te.

Attualmente le mie mani sono sotto la tua maglia, adesso un po’ più rude con la voglia di prendere il tuo seno, perché è carnoso e morbido, in quanto posso accoglierlo per riempire le mie mani, sentendolo come sprizzare tra le dita che si devono aprire a raggiera per contenerlo tutto. I tuoi capezzoli s’induriscono e bussano sul palmo delle mani, intanto che il tuo riso singhiozza in gola e si mescola con i primi sospiri. In seguito tu abbracci le mie mani sopra la maglia per toccare il tuo seno, dato che mi sono dovuto avvicinare mentre il mio membro sfiora il tuo fiore, dove dai petali esce una stilla densa e limpida che bacia il mio glande.

Dalla finestra si sentono i rumori di un’autovettura in lontananza, intanto che le mie dita strizzano i tuoi capezzoli come un bimbo sciocco che altro non sa fare del tuo seno. Io m’alzo, ti metto supina di traverso sul letto con la nuca che s’appoggia al bordo del materasso e con la testa che si rivolge all’indietro, giacché mi mostri la gola oscena al mio volere. Io porto le tue mani sui tuoi fianchi, poi m’appoggio di peso sui tuoi polsi, perché le mani restino lì bloccate, in modo tale che tu non possa reagire. Adesso tu hai capito, dal momento che offri la tua lingua a vibrare nell’aria come un serpente in attesa della propria preda, così quando capti il mio odore avvicinarsi nell’aria l’allunghi e schiudi le tua labbra, vogliosa di me nella tua bocca, in tal modo io mi porto più avanti ed entro dentro di te.

Tu succhi subito forte, io mi ritraggo perché non è così che voglio esattamente, tu capisci e ti fermi subito, adesso apri la tua bocca e m’avvolgi con la lingua e con le tue guance, in quanto è in questo modo che voglio, perché la tua bocca è come un caldo e morbido antro nella quale posso penetrarti fino in fondo. Tu mi lecchi, siccome vorresti muoverti per potermi succhiare meglio, però io tengo le tue mani bloccate e questo basta, perché tu capisca che è così che ti desidero, perciò lecchi e succhi, io inizio così a spingere dentro di te. Io guardo la tua gola oscenamente provocante con le tue labbra aperte e spingo, avverto che ti manca il respiro e recedo, poi ricomincio ogni volta un po’ più in fondo, ogni volta il tuo respiro diventa più cavernoso chiaramente affannato alla ricerca dell’aria. Dopo guardo il tuo viso con gli occhi bendati che non ti lasciano vedere, ma non serve, perché mi fermo e ti volto, ti spoglio, ti sposto in mezzo al letto, tu disciplinata e ubbidiente ti disponi prona con le braccia allungate oltre la tua testa e le mani giunte, infine ti siedi sui tuoi talloni con le tette che s’appoggiano sulle tue ginocchia proprio come voglio io.

Al presente ammiro il dritto filo della tua schiena e il curvo profilo del tuo corpo entusiasmandomi e infervorandomi, giacché è una posa dannatamente e deliziosamente femminile, un’esposizione che mi scompiglia. Con le mani corro ad accarezzare i tuoi fianchi con la punta delle dita, poi vengo davanti a te, mi siedo sui miei talloni e sulle tue braccia, mentre la tua testa è tra le mie gambe, poiché le mie ginocchia sono all’altezza delle tue spalle. Il tuo viso è affondato nel materasso, il mio cazzo sgradevolmente s’annoda ai tuoi capelli, tu con batticuore lo baci, sì, io frattanto bacio la tua schiena tra le scapole mentre allungo le mie mani sui tuoi fianchi, serrandoti con le braccia come se ti dovessi bloccare lì in una posizione dalla quale peraltro giammai ti muoveresti. Con le labbra mi muovo verso le tue spalle, vicino al collo, alcuni tuoi capelli indocili s’annodano sulla mia lingua. Le loro carezze sulla tua pelle sono un’ulteriore fonte di piacere silenziosa e fremi, intanto che sento le tue mani muoversi a toccare il mio sedere.

Nel cortile si sentono voci di donne che discorrono gioiose per rompere il silenzio dei sospiri, nuovamente io ti faccio voltare disponendoti in maniera supina, perché adesso è poderosa la voglia di succhiare i tuoi capezzoli, giacché in maniera brusca, forzuta e scortese riempio con le mani le tue tette e affondo la mia bocca sul tuo massiccio capezzolo. Tu provi ad abbracciarmi, però io mi ritraggo, visto che blocco ancora le mani sui tuoi fianchi spingendo forte, affinché di riflesso il tuo busto spinge assieme al tuo seno che più oscenamente m’offri, perciò mi muovo velocemente da un capezzolo all’altro per saggiarne il gonfiore, visto che adagio la turgidità aumenta in quanto diventano duri così come dei chicchi di granturco, affinché io li morda e li strizzi serrando le labbra. A ogni leccata da parte tua io colgo un profondo sospiro, a ogni morso capto un distinto mugolio, ogni volta osservo una reazione delle tue spalle che s’alzano scuotendosi. Adesso basta, adesso è finito il tempo delle cose gentili, adesso è il momento d’affondare la spada di carne nella carne. Dopo mi siedo tra le tue gambe, le tue ginocchia sono flesse sopra le mie, il mio cazzo è vicino, dato che metto le mie mani dietro le tue ginocchia e spingo. Faccio pressione verso le tue spalle, la tua schiena s’inarca, il tuo sedere s’alza, il mio cazzo con la punta accarezza la tua schiena e tu offri alla mia bocca il tuo fiore di carne rigonfio, rosso e palpitante. Io lo guardo ammaliato e squadro il tuo viso, perché sai che cosa t’aspetta, tuttavia gli occhi bendati non ti lasciano vedere che cosa e quanto sta per accadere, quindi il fremito è tutto per l’attesa.

Tu senti il mio alito dal ritmo accelerato che soffia sulle tue labbra, visto che violente ondate di piacere già attraversano il tuo ventre, mentre fuori dalla finestra un clacson suona insistente per infastidire quel fascinoso istante, rompendo quella magica segretezza e quell’appassionato silenzio che si era piacevolmente creato. Tu apri gli occhi, perché non era la benda, bensì era il buio della tua camera, adesso aggressivamente infranto dai lampeggi persistenti della sveglia del tuo cellulare.

Lui in realtà, dorme placidamente ignaro, all’oscuro di te in modo impreparato e indiscutibilmente sprovveduto, dei tuoi energici, focosi e istintivi sogni proibiti.

{Idraulico anno 1999}