i racconti di Milu
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Il giorno dopo ripensai alla chiavata del giorno prima: il pene mi si indurì all'istante non appena ripensai a quel manzo aristocratico che squarciava le crespe dell'ano, mentre le sue palle da 24 carati sbattevano prepotenti contro il mio perineo. In quel momento il mio compagno mi passò davanti: si stava preparando per andare al lavoro, mentre io, in ferie, ero ancora intento a godermi il letto.
Il mio compagno mi si avvicinò e mi diede un bacio:" Io vado, oggi ho una montagna di cose da fare in ufficio. Spero di tornare per cena. Tu non divertirti troppo senza di me". Ridacchiò ed io risposi mandandogli un bacio.

In effetti avevo proprio voglia di divertirmi alle sue spalle. Avevo delle strane sensazioni addosso: sentivo come il bisogno impulsivo e sessuale di cornificare. Pensai che il giorno prima non avrei goduto così tanto se non fossi stato fidanzato; sarà anche brutto da dire, ma la menzogna la bugia, rende tutto più intrigante. Danno alla vita, al sesso, a qualunque esperienza, quel pizzico di adrenalina in più che serve per imprimertele bene nella mente. D'altronde sono le bugie a tenere in piedi i matrimoni.

(MI RIVOLGO AL LETTORE: CHISSA SE, MENTRE STAI LEGGENDO QUESTO RACCONTO E HAI LA MAZZA DURA FRA LE MANI, INTENTO A MASTURBARTI, IL TUO COMPAGNO SI STA FACENDO IMPALARE COME UN KEBAB NEL CESSO DI QUALCHE BAR…AHAHAH)

Non avevo mai provato quelle sensazioni prima di allora: amavo il sesso con il mio compagno, ma quella scopata, durata poco più di un'ora, con un, tecnicamente, perfetto sconosciuto, mi ha dato più di tutte quelle che avevo fatto fino ad allora. Quindi, visto che la mazza svettava alta e dura da sotto le lenzuola, e il mio buco era ancora aperto dal giorno prima, decisi che era il momento di attivarsi e darsi da fare.
Mi sentivo come un vampiro: avevo fame e volevo nutrirmi, avevo bisogno di carne fresca. Anzi no! Di caldo sperma. Mi alzai, e dopo la doccia e il solito caffè e sigaretta del mattino, telefonai ad un mio amico, anche lui omosessuale, ma molto più sfacciato, disinibito, e alla mano di me.
" Finalmente! Era ora che provassi un cazzo diverso da quello del ragazzo. Tesoro il cazzo è come un fidanzato: se è sempre lo stesso, alla lunga stufa". Scoppiai a ridere, lui era troppo simpatico. Mi propose di andare con lui in una sauna, una di quelle per soli uomini, dove ci si incontra in realtà solo per scopare.

Ci demmo appuntamento in un bar in centro e poi ci avviammo a piedi. Durante il tragitto, poiché mi stava salendo un po' di ansia da prestazione, il mio amico mi rassicurò, dicendomi che lui andava spesso lì. Disse che era un posto tranquillo, dove se volevi scopare scopavi, altrimenti, se non ti attizzava nessuno, te ne stavi per i fatti tuoi. Ovviamente, lui non era mai stato in disparte, anzi! Cazzi come se piovesse.
Arrivammo alla sauna, pagammo l'ingresso e ci vennero dati degli asciugamani, un accappatoio, e la chiave di un armadietto per i nostri effetti personali. La chiave andava poi legata, tramite uno spago, o al collo, o al polso o alla caviglia. Percorremmo il corridoio che portava alle saune e alle vasche idromassaggio, e mentre camminavamo non sentivo altro che i gemiti dei scopanti di turno mentre venivano sodomizzati. I loro gridolini vibravano all'unisono come le voci di un coro; quei suoni mi pizzicavano proprio le corde del pisello, che non mancò di entrare in funzione.

Entrammo in una delle vasche idromassaggio e dopo poco notai, in mezzo al vapore acqueo, volti di uomini; un brivido di eccitazione mi percorse la schiena quando un uomo si avvicinò a me, e con una mano mi afferrò una chiappa. Mi girai verso il mio amico che però era intento a farsi pecorizzare da due biondini niente male.
L'uomo aveva una presa delicata ma allo stesso tempo sicura: si alzò in piedi, e la sua mazza dura come il titanio, uscendo dall'acqua, provocò un minuscolo tsunami. Non ci pensai due volte; inizia a ciucciare quell'abbacchio venoso, cercando il più possibile, di inglobarlo dentro la mia gola, mentre l'uomo me lo spingeva sempre più in fondo.

Ad un tratto sentii una mano che afferrava la mia, che si poggiò su un altro cazzo. Un altro uomo volevo un servizietto da me. Mi ritrovai presto in ginocchio a ciucciare, alternatamente, due mazze grosse e dure. Potrà sembrare strano, ma il mio compagno, in quel momento, non mi mancava minimamente.
Uno dei due mi fece alzare in piedi e mi portò in una specie di piccolo spogliatoio di legno:" Adesso voglio fotterti, e siccome si vede che sei voglioso di cazzo, lascerò la porta aperta, così chiunque entra potrà usare i tuoi buchi come meglio crede!". Non ebbi niente da obbiettare. L'uomo mi mise a pecora ed iniziò a montarmi selvaggiamente, mentre io cominciavo a gemere, ad urlare di piacere., un piacere che non avevo mai provato prima: IL PIACERE DI CORNIFICARE.

Un altro uomo, probabilmente attirato dai miei gemiti libidinosi, entrò e puntò il suo pene eretto verso la mia bocca; mi sentivo come un pollo allo spiedo, solo che io ero rosolato da due piselli e non da uno spiedo di metallo. Anche altri uomini cominciarono ad entrare, in totale, credo, furono cinque in tutto. Succhiavo avidamente, come una sanguisuga, qualunque pene mi venisse messo davanti, leccavo le loro palle, e poi a turno si alternavano nel culo.

A fine amplesso avevo il culo talmente aperto che avevo paura mi potesse fuoriuscire l'intestino; mi alzai per andare a cercare il mio amico ma, improvvisamente, venni messo al muro da un uomo che, prepotentemente, cominciò a fottere con violenza il mio sfintere. Mi sentivo quasi stuprato; mi spingeva la testa contro il muro, e intanto mi sculacciava, ma non ebbi la forza di oppormi; stavo godendo troppo.
Trovai il mi amico in un altro spogliatoio, intento a cavalcare la mazza di due uomini grossi e pelosi. Poco dopo ebbero finito, ed io e lui rimanemmo soli:" Insomma? Ti piace? Vedo che ti stai divertendo!"
"Non potevi portarmi in un posto migliore.". In quel momento entrarono due uomini che ci pecorizzarono entrambi, ma causalità, ero finito faccia a faccia con il mio amico. Mentre i due ci trapanavano i buchi, come due trivellatori in cerca dell'oro nero, noi ci prendemmo la mano, un po' come fanno due sopravvissuti dopo disgrazia, e, con voce flebile, gli sussurrai:" GRAZIE!".

Uscimmo dalla sauna rotti e contenti, un po' barcollanti, un po' sfranti, ma felici. Rotti ma con gusto. Salutai il mio amico e, prima di andarsene, mi disse:" Penso che ci torneremo spesso. Sai le corna sono come le sigarette: una tira l'altra!"

Aveva proprio ragione………