i racconti di Milu
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Tu sei lì, giacché ti fermi a stento prima d’entrare nella stanza, perché sei con la mano sulla maniglia e lestamente ti volti verso di me, dopo mi osservi acutamente e intensamente dall’alto verso il basso negli occhi, io fatico in quell’occasione sforzandomi di sostenere il tuo sguardo, intanto che tu nel frattempo in maniera efficace e incisiva mi comunichi:

“Ester, rammenta correttamente, niente sesso, intesi? Sarà soltanto un gioco, siccome ti legherò, ti frusterò, t’insulterò e ti toccherò in qualunque momento, per purchessia movente senza alcun assillo. Sai precisamente quale sarà? Adesso te lo comunico avvisandoti per bene: nel momento in cui t’introdurrai nella camera io non mi mostrerò più come il tuo alleato né tu sarai la mia confidente, perché dal quel momento in avanti saremo io il padrone e tu la schiava. Quindici colpi, non uno di più. Fin qui è tutto chiaro?”.

Io autorizzo con rigorosità, approvo permettendo con fermezza, tu mi spalanchi l’apertura e ti trattieni, io nel frattempo ispeziono internamente l’ambiente. E’ solamente un’abituale stanza da letto, eppure mi sembra un luogo irresistibile e ribelle, incontestabilmente magico e quasi misterioso. Il cuore mi pulsa nelle orecchie, io sono assai tesa, ho le mani sudate, mi accorgo perfino d’avere le spalle contratte, poi le rilasso, in seguito diffondo un grosso sospiro ed entro, mi fermo pochi passi più in là, pertanto apprensiva e timorosa attendo gli ordini. Io ti sento chiudere la porta dietro di me, però non mi giro, non ti guardo, non ammicco né ridacchio né mi tormento le mani. Quando sono imbarazzata e insicura ho un intero armamentario di queste scemenze, un bel corredo da eseguire e da mostrare per riempire il silenzio, in questo periodo invece mi sento a posto. Attendo, perché non so che cosa fare, perciò invece di blaterare eseguo e basta, tu mi superi e vai a tirare le tende, la penombra adesso è piacevole e tu sembri simpaticamente bruciare.

Il tuo sguardo è ardente, giacché sembri riempire la stanza con la tua aura, io in quell’atmosfera inconsueta mi sento in soggezione, perché tu non sei lo stesso di poco fa. Neanch’io mi sento la stessa di poco tempo fa, al contrario, dato che siamo entrambi mutati e trasfigurati nel trovarci nello spazio del gioco, poiché sembra uno spazio mentale accuratamente modificato, diligentemente riformato, il sub-spazio oserei dire. Tu vieni da me, mi spogli lentamente e senza fretta, senza gesti bruschi o imbarazzati, mentre io assecondo incoraggiando i tuoi movimenti. Non accade nulla d’insensato né stupido quando si cerca di rendere tutto perfetto, eppure succede sempre qualcosa di disarmonico e di goffo che rovina immancabilmente tutto: una calza che s’impiglia nel tallone, il reggiseno che non si slaccia, la blusa che non si sbottona come dovrebbe e la magia a quel punto svanisce. In questo momento invece è tutto tranquillo, perché tu ti muovi spingendoti con calma ed esperienza. Il cuore mi batte forte, io sono tesa, malgrado ciò mi senta al sicuro, d’improvviso infine sono nuda.

Tu invece completamente vestito m’osservi un poco, io sono a disagio, mi vergogno e arrossisco, tu però ridi a fior di labbra mantenendomi attaccata a te con perseveranza senza tuttavia forzare né imporre oltremodo lo stato delle cose, in quell’occasione io t’assecondo docilmente dando ascolto ed esaudendo del tutto la tua bramosia, appresso mi fai arrampicare sull’ottomana, mi stringi insieme ambedue le mani con una funicella e rapidamente la sleghi districandola e agganciandola in ultimo al travetto dell’arcata della stanza. Francamente io non li avevo notati, in tal modo tu m’appendi lassù in maniera confortevole con le braccia alzate ma non tirate, giacché queste ultime possano stare in ginocchio sul letto, di contro però, io non posso di certo spostarmi né stendermi né sedermi. Tu gironzoli nella mia parte retrostante, armeggi intorno alle mie caviglie affaccendandoti con dovizia, io mi rendo conto che me le stai fissando a un’asta rigida, che mi tenga in tal modo le gambe spalancate. Io so bene che non faremo sesso, perché è nei nostri precedenti accordi come pattuito, però io avverto quell’insolita sensazione di sentirmi aprire, capto l’aria che mi solletica il sesso, malgrado ciò sia terribile e al tempo stesso fantastica, inattesa e pure bizzarra. Solamente al momento, visto che sono allargata m’accorgo chiaramente d’essere bagnata, perché mi vergogno ancora di più e mi eccito a dismisura. La mia pelle freme, il respiro è veloce, il battito è accelerato. Dove sei? Non ti vedo più, non sento che ti muovi, in quell’istante deglutisco. Che cosa accadrà adesso? Io azzardo, presumo d’essere informata, malgrado ciò non ho annotazioni né altri segni poiché subentrerà d’ora in avanti.

Il tempo trascorre despota, quegl’istanti diventano lunghissimi persecutori che sembrano prevaricarmi, io capto degli strofinii, altrimenti è soltanto il mio respiro penso nel frattempo. Non saprei, dopo bruscamente eccola, sì, perché il cervello percepisce spiccatamente la risonanza velocissima, il sibilo molesto della frusta, però non ho il tempo di fare, di dire né di pensare nulla naturalmente, giacché è solamente una frazione, un istante, eppure un angolo della mia mente riesce a capire che cos’è prima che colpisca e nel mentre sorride felice. Un ofide amaro e penoso s’avvolge sennonché intorno al corpo, io distinguo lucidamente lo schiocco, il caldo palpitante e il dolore turbolento, dato che una parte del mio ingegno vorrebbe provare ad analizzare che tipo di frusta stai usando, però un’altra parte senz’indugio immediatamente la zittisce: al diavolo, vaffanculo alle definizioni, alle premesse e alle spiegazioni, chi se ne frega che cos’è: adesso è fantastico. Tu mi colpisci come convenuto, sei brusco, perentorio e preciso, tenuto conto che mi percuoti schiaffeggiandomi sulle chiappe, sulle cosce e sulla schiena, io mi dibatto appesa alle corde angustiandomi e tentennando, cerco di divincolarmi poiché è più forte di me, tuttavia vorrei sottrarmi a quel dolore. A ogni colpo percepisco chiaramente quella sensazione digradante della linea sinuosa di colore vermiglio che m’hai lasciato, tuttavia ne vorrei di più. In quel momento io chiudo gli occhi, sbavo, gemo e urlo, riesco a pensare soltanto: grazie, sì, poi non riesco più neanche a pensare, perché va tutto in bianco. Tu allora smetti, io m’accorgo nettamente che muovi alla svelta venendomi incontro, mi sollevi il viso con una mano, io apro gli occhi per guardarti e cerco di riattivare il cervello:

“Sveglia” - intanto tu sibili.

A quel punto arriva il primo schiaffo in pieno viso, non così forte, eppure avverto i muscoli pelvici allentandosi per un istante:

“No, così no, non me lo merito” - mugolo io supplicante.

In quel momento cerco disperatamente d’occludere le gambe per trattenermi barricandole, però non posso, visto che mi sembra d’avvertire che mi scappa la sensazione d’urinare. E’ reale? E’ nella mia testa? Sono terrorizzata, non posso farlo, proprio no, sono sull’ottomana di casa tua sbigottita dove dormi con tua moglie, io m’agito sgomenta, sto innervosendomi da morire, eppure ti sento ridacchiare. Chissà, se al presente intuisci che cosa sto passando, se fiuti comprendendo che cosa potrebbe accadere, per fortuna sennonché non avviene. Io piango per lo sforzo, recrimino per la sollecitazione, protesto e mi ribello per il tentativo, poi mi rendo conto che quello che sento colare da me non è urina, bensì il mio abbondante fluido dovuto all’eccitazione trattenuta per lungo tempo. Tu mi molli un manrovescio sulle natiche, sali sul letto e m’afferri per i capelli tirandomi la testa all’indietro, dopo m’infili una mano tra le gambe. In quell’occasione mi masturbi aggressivamente passandomi le dita ruvide sul clitoride, tirandolo e pizzicandolo, io t’assecondo per evitare che questo gesto mi provochi istintivamente tormento poiché mi strappi i capelli, a ogni buon conto tu me li tendi ancora di più, io m’inarco di conseguenza più del normale ottenendo soltanto d’aprirmi meglio per la tua mano che finemente e ingegnosamente mi masturba.

Tu mi fai godere in un modo energico, dolorosamente, ma al tempo stesso senza pause, bisbigliandomi sennonché con crudezza e insensibilità affronti e offese varie nelle orecchie, chiamandomi bagascia, porcona e troia. I miei orgasmi non sono teneri, non sono rilassanti, tutt’altro, sono esagerati, imperiosi e incontenibili, pieni di disonestà, di sensi di colpa, di sconcezza e di vergogna, sono smisurati e tremendi, giacché mi lasciano completamente inaridita e svuotata. Quando tu mi lasci infine andare, appesi alla corda ci sono soltanto pochi brandelli di me, di quella persona, in altre parole di me stessa che ben conosco. La mia coscienza è insorta, si è indiscutibilmente rivoltata come un calzino scatenandosi, tutto di me è stato esposto e messo a nudo, perché mi sento abbandonata, incustodita e totalmente vulnerabile, fino al più intimo recesso.

Io ti guardo sbavando in piedi davanti al letto di fronte a me, tu m’osservi in un segno tangibile di trionfo, sei fiero e soddisfatto, sembri alto dieci metri per quella conquista compiuta, dato che hai interamente espugnato il tuo capriccio mettendo in pratica la tua arcana fantasia, rapidamente ti estrai il cazzo dai pantaloni e ti masturbi con foga. In questo momento il tuo cazzo è grosso e gonfio, è bello eretto, a quel punto gli occhi mi diventano lucidi, la fica si contrae in uno spasimo assoluto nell’ambizione di poter far annegare quel bel cazzo, la mia fica brama e freme ingorda all’inverosimile per quell’attesa, il clitoride famelico intanto si protende, io t’invoco di darmelo e di scoparmi.

Io sono autentica e sincera, perché ricordo perfettamente gli accordi, però adesso non me ne frega più niente, perché ho voglia di quel cazzo, ho voglia d’essere fottuta, sbattuta come si deve. In quell’istante t’avvicini a me ai piedi dell’ottomana, t’inarchi verso di me e mi porgi il cazzo, io tiro le corde, cerco d’avvicinarmi con la bocca, ma resto ben distante, poiché stai sogghignando dei miei infruttuosi sforzi. In quell’istante ti masturbi dinanzi a me e infine sborri francamente di gusto urlando, cospargendo a conti fatti magnificamente il tuo seme sopra la mia fica assai pelosa, giacché sinceramente mi riferisci che ti soddisfa imbrattarla di sperma, negandoti in questo modo al mio corpo, sconfortandomi e umiliandomi ulteriormente. Tu hai preferito in conclusione masturbarti, hai scelto schiettamente di sborrarmi addosso, piuttosto che scoparmi per bene.

Io sapevo molto bene che tutto questo era già stabilito negli accordi, era sancito nel nostro compromesso, però è enormemente e tremendamente avvilente, deprimente e snervante osservare quel risultato finale lasciandolo fluire così, lasciandomi per di più corrucciata, risentita e totalmente a secco. Nel frattempo ti pulisci il cazzo nel lenzuolo e lo metti via, in conclusione mi sleghi e gettandomi i vestiti mi ordini di ricompormi, mentre m’indichi dove ci sono dei fazzoletti e scendi giù in soggiorno ad aspettarmi.

Io sono al presente sconfortata, mi sento adesso nel profondo di me stessa pienamente addolorata, affranta e desolata, in quell’occasione barcollo, ciononostante sono felice, positiva e addirittura ti ringrazio.

{Idraulico anno 1999}