i racconti di Milu
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Il potere, il predominio e la supremazia, naturale che alla fine ne facevano generandone e suscitandone sempre un argomento, una questione, invero un eccellente pretesto di comando. Lei era spazientita e stanca, totalmente logorata e stremata, per il fatto che le commedie, le messinscene e le montature non le erano mai appartenute né riguardate in nessuna maniera, meno che mai qui in questo momento con lui. Lei non afferrava, ma in realtà intuiva adeguatamente, perché quello che assisteva riusciva a far arridere e lusingare l’astante che senz’interruzione dimorava dentro di lei di fronte all’oggettività, eppure faceva manifestamente infuriare la donna facendole perdere di brutto il lume della ragione.

Si può indubbiamente e innegabilmente non essere abituati né allenati al ruolo della preda, si può a buon diritto e beneficio cercare e attendersi soltanto uno svago di fine cena al posto del grappino, malgrado ciò bisogna metterlo in atto senza finzione e senza menzogna alcuna. Lui invece, era stato per libera scelta sulla sommità, dato che le aveva sorriso, scherzato, giocato e aveva risposto alla sfida con il duello, perché aveva sfiorato il suo corpo e assaporato la sua bocca, in conclusione era scomparso. Palpabile, materiale e tangibile circostanza, pensare che si sentisse in fondo denigrato e insultato nella limpidezza e nella totale schiettezza dei suoi piani e dei suoi propositi, visto che le sembrava sinceramente troppo. Lei però effettivamente sapeva, qual era senza alcun dubbio quell’effetto e quel risultato che produceva in conclusione negli esseri di sesso maschile, visto che inizialmente gl’induceva e poi gl’invitava a raggiungerla in camera per approfondirne ed esaminarne il discorso, tenuto conto che non accadeva di certo che fuggissero. Se fosse stato uno di quegl’individui con la borsa instancabilmente ciondolante dal braccio e con l’urgenza incessante d’acconciarsi e mettere a punto ripetutamente la snodatura aderente del cravattino, lo avrebbe certamente compreso, all’opposto, indurlo tempestivamente e darsi alla fuga l’avrebbe sennonché allietata e rallegrata alquanto, perché lui era una belva foderata e ricoperta da un distinto e raffinato indumento, eppure era un animale accanito, caparbio e crudele, dato che unicamente per quel movente, la sua indole di rapace l’aveva indotta e infine persuasa a inseguirlo arrivando sin là, giacché una volta si era finanche sottratto, visto che sarebbe stata addirittura la volta conclusiva, perché dal momento che avrebbe conosciuto sul serio le donne, probabilmente non gli sarebbe più servito metterlo in atto.

Si doveva in un certo qual modo rassegnare, anche se credeva supponendo naturalmente d’esserne incapace, in quanto non c’erano direttive né regole d’accettare né da seguire, per il fatto che aveva una sola occasione, allestire in fretta e improvvisare. Questa non era una faccenda che gli riuscisse male se adeguatamente ispirato e stimolato, tutt’altro, perché in quanto a dignità e a serietà seguito poi dall’impulso e dall’ispirazione lei era una prevaricatrice superba e per di più tracotante. Va bene, adesso era lì e al presente doveva agire e procedere, oppure lo avrebbe fatto lei, dal momento che stavolta non poteva permettersi né sopportarne la fuga, perché se non avesse agito avrebbe dovuto cedere.

Lui era intimidito e spaventato, dato che aveva paura di manifestare quanto gli sarebbe piaciuto farlo con lei. Il portiere dell’albergo in quel preciso istante s’interrogava investigando quale dei due fosse esattamente la preda e quale il cacciatore, tenuto conto che erano almeno quindici minuti che non riusciva a fare il suo lavoro, ammaliato e conquistato dalla lotta accattivante, attraente e silenziosa che quei due stavano mettendo in scena. L’uomo era comodamente appoggiato alla parete di fianco alla porta girevole dell’hotel, ogni tanto sollevava lo sguardo dal giornale che leggeva con verosimile attenzione, poi fissava la donna come se la spogliasse accarezzandola lentamente, assaporando in ultimo il piombare per terra d’ogni singolo suo indumento.

Un lampo s’accendeva sennonché nei suoi occhi, un lampo tipico da corsaro, d’autentico e da genuino predatore, poi c’era lei, seduta lì nella zona riservata ai fumatori della sala con le gambe accavallate con quella lasciva e lussuriosa eleganza. Sistematicamente proiettava una sbirciata e adocchiava l’uomo con una chiara, indiscreta e per di più spudorata continuità: ne squadrava la bocca, però prima di digradare nuovamente frugava nella sua espressione, tenuto conto tollerava accogliendolo per diversi istanti e appresso slittava squadrandogli l’inguine protetto da quegli raffinati calzoni che lui indossava. Una lupa vestita di seta, malgrado ciò risultava sempre un animale feroce, una belva inalterata. Il portiere dell’albergo aveva l’impressione e persino la netta opinione, che se gli artigli smaltati della gentildonna fossero arrivati sull’epidermide del maschio, lui ne sarebbe rimasto di certo bollato e segnato a fondo per bene.

Tutta la scena era diventata effettivamente una lotta incantevole, magica e persino suggestiva nella sua inconsueta crudeltà, nella sua maliziosità e nella sua intera implacabilità, perché sembrava una contesa dagli esiti incerti, tentennanti e vaghi. Lui sperava di poter assistere presenziando alla sua naturale conclusione, dato che gli accordava ancora due minuti, giustappunto l’opportunità effettiva di consumare la sigaretta: se si fosse deciso, bene, diversamente l’avrebbe effettuato lei, spedendo a quel paese tutti gli effetti, gli esiti e qualsiasi ripercussione che ne sarebbe scaturita. Sentiva il calore infilarsi, insinuarsi e sciogliersi tra le sue cosce, però tutto questo le era attualmente insensibile e neutrale, per il fatto che se anche lui fosse in disaccordo e in dissenso oppure no, tutta la circostanza che si era creata attorno avrebbe fatto di lei la vincitrice suprema e incontrastata.

Lei era in preda alla fame e aveva sete di bramosia, tenuto conto che si sarebbe procurata tutto quanto le sarebbe servito, però imporsi e vincere sarebbe stato in ultimo una conseguenza casuale e fortuita. Una faccenda però l’assillava e l’attanagliava in special modo: che cosa diamine osservava il portiere dell’albergo, dato che lei quest’atteggiamento non lo aveva proprio capito: va bene, adesso era giunta l’ora, dato che sarebbe andato a vedere il suo gioco pensò tra sé e sé. In cuor suo pensava che se lui avesse sciupato sprecando quel delizioso e inatteso scenario, lo avrebbe fatto nondimeno con grande onore e con un’alta rispettabilità, godendosi ogni singolo istante della battaglia. Se avesse vinto, dubitava tentennando di poterlo fare, in tal caso non sapeva tuttavia come avrebbe potuto reagire, eppure sarebbe stato un magnifico eccitamento con uno splendido e un sublime impulso di pelle e di sperma, perché su questo punto lui era pronto ad arrischiare e a scommetterci appieno.

Il portiere dell’albergo si preparò allo spostamento d’aria che senz’altro si sarebbe verificato quando i due si sarebbero avvicinati, dato che la tensione era tale, per il fatto che sembrava stesse per scatenarsi un uragano, infine senza rendersene conto strinse il bordo del bancone dell’accettazione con le mani. La donna percorse velocemente la sala con un passo elastico e ondeggiante, visto che imprigionava trattenendo abilmente gli sguardi dalla distanza che la dividevano dal maschio, lui in quel momento lasciò cadere intenzionalmente per terra il rotocalco fissandola in conclusione nelle pupille e dirigendosi incontro in modo sicuro. Il portiere dell’albergo non era certo di poter affermare né di divulgare con certezza, chi dei due avesse acchiappato l’altro per primo con maggiore decisione, tuttavia era pronto ad azzardare e a scommettere che fosse stata la donna. Le sue mani adesso si posavano sul suo sedere spingendola con forza contro il suo corpo, le voraci bocche si stavano attualmente divorando, i corpi erano incollati, indifferenti e noncuranti della folla intorno a loro. Il portiere dell’albergo acciuffò la chiave della camera, ironizzando e sorridendo e s’avviò verso loro due annunciando:

“Ecco, affabili e gentili signori. Adesso lì dentro potrete alloggiare e trattenervi rimanendo certamente più a vostro agio, tenuto conto che io eseguirò incontestabilmente il divario tra voi due”.

Il maschio virile rise a fior di labbra comprimendo l’occhio, acciuffò la chiave e s’avviò lentamente abbracciato alla donna verso l’ascensore, visto che lei lo avrebbe immancabilmente condotto e indubbiamente incanalato nella sua personale ed esclusiva forma di paradiso, l’inferno, con lei naturalmente.

{Idraulico anno 1999}