i racconti di Milu
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“Sono qui per l’esame” esordisce così, con un sorriso misto ad agitazione. Ne ho visti migliaia come lui qui, agitati per gli esami, emozionati ed a volta ansiosi. Gli sorrido, inizio la pratica di registrazione ed intanto lo guardo in piedi di fronte a me. Alto, muscoloso al punto giusto, bei pettorali designati dalla maglia aderente…proprio un bel tipetto. Intercetta il mio sguardo, ammicca lo sfacciato. Lo riguardo lentamente con un sorrisino, giusto per metterlo in imbarazzo ma vedo che sorride anche lui e rimane fermo a farsi ammirare. Anzi, inizia a guardarmi con interesse il collo, il seno messo in evidenza dalla maglia, la collana con il ciondolo che si appoggia dolcemente alle mie curve, le mani che si muovono velocemente sul pc, e si sofferma sulle labbra. Mi alzo bruscamente, come se fossi infastidita anche se così non è, e gli passo accanto con un secco “vieni” e lo accompagno in aula. Cammino piano, per dargli tempo di guardarmi bene i fianchi ed il movimento del sedere, mi giro di colpo e lui ha gli occhi incollati sulle mie curve. Ci mette un attimo a capire che sono ferma e lo sto guardando, con un sorriso che dice tutto. Lui arrossisce, finalmente sono riuscita nel mio intento, gli faccio cenno di entrare e sedersi e mi rilasso.
Si inizia con lo scritto, tutti a capo chino a scrivere mentre io in fondo all’aula osservo, lo sguardo vaga e poi trova la sua schiena muscolosa, il movimento delle spalle mentre scrive, il collo che si abbassa…poi si stiracchia alzando la maglia quel tanto che basta a farmi intravedere i dorsali…mi intriga. Dissimulo l’interesse parlando con il docente, spostando lo sguardo sulla classe, ma i miei occhi sono calamitati da lui. Immagino come mi possa accarezzare e stringere con quelle braccia, ed inizio a sentire caldo, umido. I miei pensieri si accendono, mi sembra di sentire il calore delle sue mani sui fianchi, sul sedere, lente….
Esco a prendere una boccata d’aria, ho i capezzoli in rivolta e mi devo calmare, tra poco devo sostenere l’orale non posso farmi vedere così. Vorrei toccarmi per placare questa sensazione, ne ho bisogno ma devo rimandare….e questi dolci crampi che sento so già che mi porteranno ad avere un orgasmo fantastico.
Rientro a testa bassa, inizio gli esami uno via l’altro, domande secche e precise, o le sai e vai.
Arriva lui alla fine, si siede rilassato e mi sorride. Inizio a martellarlo di domande, sorride e risponde con sicurezza, alla terza risposta mi fissa il seno con insistenza, ipnotizzato dal ciondolo. Stringo le labbra indispettita, questo ragazzino è proprio sfacciato. Per rimetterlo al suo posto inizio ad alzare il livello delle domande, alza lo sguardo sorpreso, si prende un attimo per rispondere e perde in breve la sua sicurezza. Mi guarda come un cane bastonato, chiedendosi cosa ha sbagliato per meritarsi questo atteggiamento. Sorrido beffarda, ora non fai più lo spaccone vedo… è così che giocano gli adulti, o ci stai oppure sei perduto.
Finisco e gli faccio segno di andare, si alza ed aspetta. Non lo guardo, finisco di fare le mie annotazioni e cerco di ignorarlo, e lui è lì in silenzio che aspetta. Alzo lo sguardo infastidita, sibilando un “si?” e lo vedo arrossire, dondolarsi su due piedi e mettersi le mani nelle tasche posteriori dei jeans. Questo fa si che la maglietta salga, e gli vedo gli addominali, il rigonfiamento del pacco che è notevole, quasi in erezione.
“ecco, io mi chiedevo se avevi voglia di bere qualcosa insieme, si, ecco, non oggi ma magari un giorno di questi….anche un caffè. Cioè non sei obbligata, ma a me piacerebbe molto, cioè se non ti crea casini, con il lavoro e il resto…ecco sì ci terrei molto”. Mi fa un sorrisino, sembra un bimbo davanti alla maestra cattiva, e io sono stata proprio così. Mi alzo, mi metto di fronte a lui appoggiata alla scrivania, incrocio le braccia sotto il seno e il suo sguardo scende. Che bravo cucciolo che fa quello che mi aspetto…bene bene. Si riprende, alza lo sguardo e prende un pezzo di carta e scrive concitato. Me lo porge, leggo nome e numero, lo guardo, allungo una mano, gli accarezzo l’avambraccio con le unghie, arrivo alla mano ed afferro il bigliettino. Sento che trattiene il respiro, i miei capezzoli si irrigidiscono e il suo sguardo si abbassa. Fa un passo avanti, siamo vicini tanto da sentire il suo respiro sul viso e vederlo deglutire. Allunga una mano e mi accarezza il lato del collo, io gemo piano e apro le labbra, me le lecco e lui mi accosta la sua erezione. Per ora ha avuto abbastanza penso, lo allontano puntandogli l’indice sul petto, gli sorrido e gli faccio l’occhiolino. “vedremo” gli dico ed esco dalla stanza. A lui servirà qualche minuto per calmarsi….ma il calore che sento pulsare tra le mie gambe mi dice che sarà difficile rinunciare a chiamarlo.