i racconti di Milu
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Loro due si erano conosciuti per caso, lei lo aveva giudicato ritenendolo inanimato, insensibile e superbo con uno sguardo indifferente che non lasciava circolare né comunicare emozioni, mentre lei sembrava un libro aperto, dove impressioni, sensibilità e stupore sembrava che si leggessero dentro quegli occhi, essendo agognante, curiosa e smaniosa di sensazioni e di vita. Per diverse volte, invero, entrambi si erano rivisti per poi scoprire in conclusione di lavorare nello stesso edificio, nella stessa ditta, però lui lavorava ai piani alti dove gli impiegati dicevano che lassù c’erano i dirigenti. Tutti e due s’incontravano soltanto per un caffè, alcune volte per consumare un rapido spuntino, siccome avevano iniziato a frequentare lo stesso bar e scambiando qualche battuta, molto pacatamente era nata un’affinità e un’amicizia fatta d’inconsueti e d’inverosimili sottintesi che esprimevano ed esternavano tutto e niente.

Lei aveva compreso e trovato che dietro quella sbirciata introduttiva non c’era soltanto il gelo, tutt’altro, poiché lui non era né distaccato né superbo, bensì affamato, curioso e vorace d’emozioni come lei, attratto sì, ma disanimato e forse un poco spaventato da ogni nuova sensazione, dato che come lei aveva addosso quell’angoscia e quel timore d’un sentimento forte e non voleva mai dissipare né perdere il completo controllo di sé stesso. Loro due passavano il tempo a conversare del lavoro, poi del loro relativo nucleo famigliare, dei figliuoli, circostanze che l’uno e l’altro supponevano inviolabili e irrinunciabili capisaldi, doverosi e intangibili principi della loro vita, per i quali avevano sempre abbandonato e lasciato in disparte perfino le emozioni più forti e tutti i capricci individuali. Non erano in grado al presente, infatti, tranne che d’interpellare né d’interrogare quell’attrazione e quel coinvolgimento che li portava l’uno verso l’altro, giacché sapevano molto bene che sarebbe avvenuto, siccome le loro menti avevano un affranto e un disperato bisogno d’essere nutrite, sfamate e sostenute con emozioni durature, solide e stabili. Forse sarebbe successo per una coincidenza, poi si sarebbero di nuovo trovati a degustare il caffè come due amici con altre persone, per coltivare e per nutrire di nuovo le loro menti, con il piacere d’un segreto ben nascosto dietro due occhi di ghiaccio e un viso che sembrava aperto, eppure in realtà teneva ben interrato tutto ciò che d’importante e di gran peso aveva dentro.

Più tardi, nella circostanza d’una ricorrenza si rividero per un caffè, per il fatto che lui l’aveva supplicata ad assistere e a rendersi conto per quello che lui intitolava “il mio sgabuzzino”, due piccole stanze con un’insufficiente ampiezza ben arredata adibita a cucina, in un sottotetto di quel nucleo animato e chiassoso del centro storico, in cui aveva iniziato ad alloggiare dall’inizio della settimana fino al sabato compreso, quando i numerosi impegni di lavoro lo costringevano a restare in quella città, successivamente alla fine della settimana di sera rientrava nella metropoli, dal momento che viveva con la sua famiglia. Lei aveva serenamente accettato, dove a poche centinaia di metri in uno di quei vicoli dove quegli odori stantii ti pungono la gola e ti tolgono il respiro, poiché erano entrati in un vecchio palazzo.

A questo proposito lei s’aspettava uno fabbricato logoro, contrariamente scoprì un edificio interamente ristrutturato con un cortile interno curato, pulito e persino una piccola fontana al suo interno; quella era proprio una di quelle case che ricordavano gli splendori e l’antica nobiltà di quella città che amava tanto. L’unica cosa orrenda e dissonante era una cabina tutta in vetro per l’ascensore, concessione dovuta prima d’ogni altra cosa alla moderna comodità. L’alloggio era effettivamente piccolo, in quanto era composto da due camere rese splendenti da un grande lucernario, che oltre a permettere di vedere il cielo rendeva l’ambiente molto luminoso. Nella prima stanza c’era un piccolo angolo cottura, un divano, un tavolo, tre sedie e una gran quantità di mensole piene di libri d’ogni genere; nella seconda stanza c’era un letto enorme, forse non era abnorme il giaciglio, ma era alquanto esigua la stanza con quel piccolo armadio:

“Benvenuta. Eccoti finalmente nel mio piccolo impero” - disse ridendo e s’avvicinò.

Ambedue si desideravano svisceratamente, si volevano da molto tempo, dal momento che non si erano mai chiesti se fosse soltanto desiderio o amore, perché nessuno dei due voleva saperlo. Lui si era avvicinato e aveva iniziato a slacciarle i bottoni della camicetta, perché tentare di fermarlo sarebbe stato stupido, giacché lei lo desiderava quanto lui. Lasciò che la spogliasse e le accarezzasse ogni angolo del suo corpo, adesso erano completamente nudi su quell’insolito letto. L’ardore, la brama e la libidine che possedevano uno dell’altra adesso era scoppiato, lei lo sentiva entrare e uscire dal suo corpo con una forza e un vigore inatteso e spavaldo, la contentezza e la festosità la lasciarono radicalmente senza respiro, dato che non era più una ragazzina e qualche esperienza l’aveva già vissuta, poche per dire la verità, tuttavia non aveva mai provato né sperimentato niente di simile. Dopo un po’ di tempo s’alzò e si rivestì senza sbraitare, l’accompagnò verso l’ingresso e prima di lasciarla uscire la sbaciucchiò, proprio lì nitidamente assistette alla sua lussuria che stava innegabilmente risuscitando:

“E’ tardi, adesso devo proprio andare”.

I giorni seguenti s’incontrarono nell’abituale e colorata caffetteria per il rituale assicurato e ovvio del caffè. Tutto era così come inizialmente, nient’altro, tenuto conto che le iridi di lui adesso apparivano un poco meno fredde e impersonali, quelli di lei al contrario nascondevano molto bene il suo piccolo e affrontabile, ma altrettanto considerevole e smisurato mistero. Andando fuori lui le spalancò la porta-finestra, come sempre e con aria affidabile e indifferente le chiese:

“Quando?”.

“Quando vorrai, per me non c’è nessun problema”.

Con calma continuarono a vedersi ogni giorno come degli abituali amici e s’incontravano ogni tanto come amanti, attualmente il loro furtivo desiderio s’accendeva non appena chiudevano la porta di quel piccolo appartamento, perché entrambi riuscivano a vivere quel poco tempo che avevano a disposizione con un’intensità esplosiva e sensazionale, dato che i loro fisici erano fatti per sentirsi insieme, per toccarsi, per dare, per provare e per restituire delizie ed estasi. Al di là d’ogni regola, appresso ogni principio, al di fuori d’ogni ponderato dubbio, qualunque volta lui la sfiorava e la baciava sapeva d’offrire un sicuro piacere a ogni centimetro del suo corpo, tuttavia non si sapeva con esattezza se fosse lui un amante eccezionale o se fossero semplicemente due corpi fatti per mescolarsi e per unirsi scompigliandosi a vicenda, tenuto conto così come spesso succede nella vita, tutti e due si erano incontrati e conosciuti sfortunatamente troppo tardi. Era sufficiente, infatti, solamente che lui l’accarezzasse, per portarla immediatamente al massimo livello del piacere, bastava che lo percepisse intimamente per sorprendersi ogni volta del piacere che riusciva a donarle, ma soprattutto l’amorevolezza e la dolcezza che sapeva applicare e impiegare nelle sue carezze. Lei lo contraccambiava dando tutta sé stessa sconfinatamente, poiché non aveva per lui alcuna limitazione né riserva, visto che quell’uomo era esperto e sapeva prendere il meglio di lei, malgrado ciò nello stesso momento le somministrava un’energia e una vitalità che non aveva mai misurato né provato fino a oggi.

Il tempo passava e loro continuavano a incontrarsi, non troppo spesso, però ogni volta con rinnovata intensità e con un famelico desiderio, e forse anche qualche faccenda in più, per il fatto che neanche uno dei due avrebbe per niente ammesso né confessato all’altro, perché sapevano molto bene che non volevano sentirselo dire. A dire il vero, neppure uno dei due aspirava né voleva parlare d’uno stato d’animo né d’un sentimento così radicato, perché poteva complicare intralciando tutto e creare non pochi problemi a quelle istituzioni intoccabili, preservate e protette che erano le loro corrispondenti parentele, l’attuale questione, invero, avrebbe essenzialmente messo in chiaro sopra ogni cosa quel pericolo che entrambi consideravano e vagliavano da sempre, ovverossia l’armonia e l’equilibrio dei loro figli, giacché anche in questo erano perfettamente compatti e concordi. Sì, perché entrambi avrebbero continuato a impadronirsi e a sottrarsi un poco di tempo alla vita per stare insieme, dal momento che questa era in realtà probabilmente l’unica circostanza che si concedevano; la vita con loro non era stata molto animosa né bonaria né generosa, e forse per quest’imponderabile e insperata sfumatura aveva concesso loro quest’inattesa, più che benvenuta e graditissima valvola di sicurezza d’assaporare e da gustare in piena libertà.

Ogni volta che tutti e due si ritrovavano in quella camera, risultava come se spogliandosi di quegl’indumenti si denudassero privandosi d’ogni complesso e di qualsiasi impedimento, giacche ogni apparenza, ogni falso pudore si trasformava all’improvviso in due corpi che si muovevano sincroni, in quanto traevano beneficio in una liberale e magnanima coincidenza, ma soprattutto godevano e se la spassavano ognuno del piacere dell’altro, come sa fare unicamente chi vive alla meglio un grande attaccamento e una grande passione per poi dimenticare e perdonare ogni cosa. Carezze, parole dolci, dichiarazioni d’amore venivano diligentemente e puntualmente messe in un angolo nascosto della loro mente nel preciso momento in cui uscivano da quella porta. Ogni volta che lei incontrava quell’uomo, sentiva che lui sapeva portarsi via una parte della sua anima e metteva dentro di lei qualche cosa di sé, poiché adesso erano diventati una specie di droga l’uno per l’altra. Stare insieme e unire i loro corpi era una questione che portava entrambi al massimo del piacere, in quanto i loro incontri diventavano sempre più intensi e più appassionati. La dolcezza e l’intensità che lui sapeva mettere nel fare l’amore era qualche cosa di nuovo e di sorprendente a ogni incontro, perché anche quando erano soltanto attimi sottratti ai numerosi impegni della giornata, erano sempre d’un impeto e di un’intensità da capogiro. I loro incontri duravano ormai da più di due anni e non erano mai stanchi, facevano sempre attenzione a qualunque cenno, a qualsiasi asserzione, perché non bisognava in alcun modo deformare, deteriorare né manomettere quella condizione eccezionale e rara che sussisteva tra loro due. Successivamente dopo svariati ritrovi, tutte le volte era un’emozione e una trepidazione nuova, un desiderio che si rinnovava e che s’ingrandiva in ogni momento che stavano vicini, ogni giustificazione era adatta e azzeccata per potersi toccare o sfiorare anche solamente le mani, giacché questo bastava per riscaldarli e per eccitarli a dovere.

Lei con regolarità si chiedeva perché non avesse incontrato prima quell’uomo così stupendo da quell’atteggiamento unico, per il fatto che sapeva far assaporare al suo corpo e alla sua mente consolazioni, emozioni e piaceri mai provati prima d’oggi. In realtà non le era mai accaduto che un uomo riuscisse a farle ottenere l’estremo dell’eccitazione e del fervore, anche soltanto pensando alle sue carezze, al suo modo di penetrarla, di toccarla, a quel suo modo d’ammirarla e di vagheggiarla, tenuto conto che in alcuni istanti la scompaginava e la sconcertava mettendola sottosopra, a tal punto proprio come succede a una ragazzina quando si presenta ansiosa, incerta e timorosa al suo primo appuntamento. Che cosa li allacciava, che cosa li collegava e che cosa li univa tanto intimamente e assai profondamente? C’erano attimi in cui le loro menti ideavano lavorando in completa intesa, come se si fossero conosciuti, descritti e narrati da sempre, come se avessero appreso, respirato e vissuto intere vite in comune.

Questa, effettivamente, non era malgrado ciò una definizione né una spiegazione coerente né logica, poiché entrambi la rifiutavano scartandola ridendo, però forse nella profondità delle loro menti sapevano ed erano consapevoli che era realmente così. Ambedue erano senza dubbio alcuno le rispettive metà che si erano incrociate, urtate e amate.

{Idraulico anno 1999}