i racconti di Milu
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Quando camminiamo tra le vie di una grande città, se giriamo lo sguardo vediamo molte pubblicità.
Dietro a quelle immagini che ci condizionano tutti i giorni, ci sono dei furbissimi psicologi, che le studiano tutte per fare colpo e spingerci a comprare questo o quel prodotto.
Ciò che hanno imparato è che la cosa che vende di più è sicuramente il sesso, ed’è per questo che le strade sono sempre più piene di bei sederi femminili.
Il fondoschiena delle donne viene inserito dappertutto, costretto e sollevato da guaine contenitive, fasciato da jeans e calze di note marche alla moda, affianco a oli e prodotti per l’igiene intima, addirittura associati a cibi golosi e colori per bambini.
Quello che non sanno in molti è che spesso, quel sedere in bikini che vediamo lì oppure quello mezzo scoperto là, sono entrambi lo stesso paio di natiche, appartenenti a una donna di nome Monica Gualtieri.
Monica è una donna adulta, indipendente e nel mondo della moda e della fotografia da anni. Il suo didietro è stato selezionato dapprima per una pubblicità inerente a delle calze a rete, ed è piaciuto talmente tanto che Monica è stata poi chiamata per tantissime fotografie successive, di molti altri prodotti.
Oramai Monica era lanciatissima, ha finito l’università e ha iniziato a lavorare, e intanto veniva chiamata per delle fotografie, fino al giorno in cui …
« Cosa??! » strillò al telefono spaventando Kitty, la sua gatta.
« Eh, Moni-cara, hai capito, abbiamo trovato un’altra … mi ‘spiace » rispose la voce intimidita dall’altra parte.
« Ti dispiace un cazzo! Io cosa dovrei fare adesso? E quest’altra chi è, si può sapere? Voglio parlare con Sergio! » ribatté lei alzandosi in piedi e prendendo la borsa.
« Ma adesso non può, è impegnato … ».
« Fa niente, vengo io! Il tempo lo trova! » e chiuse la telefonata.
Rabbiosamente, e ignorando il miagolio del gatto, Monica indossò la giacca, mise il telefono nella borsa e uscì sbattendo la porta.
Come sempre, una delle sue pubblicità la accolse dietro l’angolo: era l’immagine di lei, naturalmente di spalle, intenta a infilarsi dei jeans.
Il suo sedere sembrava troppo grosso per entrare nei pantaloni, ma la scritta di lato prometteva che dopo un veloce trattamento tutte le donne sarebbero entrate nei loro fantastici jeans!
Di solito quell’immagine la metteva di buonumore, addirittura la rendeva orgogliosa, ma quel giorno le faceva venire solo una gran tristezza, perché da quel giorno quel fondoschiena non sarebbe stato più il suo.
Sarebbe stato quello di un’altra ragazzina, magari raccomandata, che l’avrebbe sostituita per sempre e che lei sarebbe stata costretta a vedere in tutti i cartelloni della città.
Quasi con le lacrime agli occhi giunse agli studi ed entrò.
C’era il solito caos, tecnici, truccatori, stilisti e agenti sfrecciavano qua e là per raggiungere i vari set.
Sergio la trovò quasi subito.
« Moni-cara, che ci fai qui? » chiese con la faccia raggiante.
Monica fu tentata di prenderlo a schiaffi.
« Sergio, cos’è questa storia che sono stata sostituita? » chiese lei trattenendosi.
Sergio alzò gli occhi al cielo e la condusse in un angolo appartato.
« Vedi, le richieste del pubblico sono cambiate. Ora ci sono tutte queste cantanti curvy, le modelle americane fanno proteste contro l’anoressia, la sanità ci sta addosso … insomma, adesso vogliono delle donne, scusa se te lo dico, col sedere più grosso! » spiegò lui arrossendo appena.
« E qual è il problema? Ingrasso un po’ e vedi che chiappone ti tiro su » fece lei, pensando già di chiedere ai suoi di invitarla a pranzo e cena nel weekend.
« Si, immagino le chiappone, ma … » disse Sergio abbassando la voce e avvicinandosi a Monica, le mani sui suoi fianchi, a pochi centimetri dal fondoschiena.
« La verità, Moni-cara, è che secondo i capi … insomma, sei un po’ avanti con l’età, e … ahiaa! » SCIAFF!
Uno schiaffone lo colpì in pieno viso, lasciando l’impronta della mano sul volto perfettamente rasato.
« Cafone! » urlò Monica, poi se ne andò impettita, ancheggiando a destra e a manca come sempre quando era nervosa.
Raggiunse le macchinette del caffè e ne prese uno senza zucchero.
« Hei, Monica! » la chiamò una voce.
Era Tiziana, una signora di ormai cinquant’anni, i capelli ricci e ingrigiti, il corpo rotondo ma ancora attraente, seguita da Andrea, un fotografo vestito in maniera appariscente.
Lei era stata la prima a darle il benvenuto quando era stata presa per la prima pubblicità, mentre lui le aveva scattato qualcuna delle prime foto, ma essendo gay non l’aveva fatta sentire a disagio, così era diventata amica di entrambi.
Con loro usciva la sera, prendeva il caffè e spettegolava, soprattutto di cose piccanti.
Tiziana sembrava una signora pudica, ma a volte raccontava delle sue avventure sessuali col marito e non sembrava più così, e Andrea spesso le chiedeva consigli su cosa potesse fare nelle sue molteplici relazioni, vantandosi poi dei risultati.
« Allora, ho sentito che ti hanno sostituito per le foto, mi ‘spiace! Ma come mai? » chiese Tiziana dandole delle pacche sulla spalla.
« Boh, Sergio dice che ora vanno di moda quelle col sedere grosso … si vede che il mio è troppo piccolo per loro … potrebbe essere quasi un complimento! » cercò di sdrammatizzare lei.
« Ah, allora adesso potrei propormi pure io! Guarda che paniere! » esclamò Tiziana voltandosi e agitando il didietro formoso.
« Si è pure permesso di dire che sono troppo vecchia » continuò Monica, che sentiva ancora la mano formicolare per lo schiaffo.
Tutti e due fecero un verso scandalizzato.
« Allora tu, Tizi, non hai chance! » esclamò Andrea facendo l’occhiolino a Monica.
Tiziano, per tutta risposta, gli diede uno sculaccione sonoro.
« Attento a come parli, ragazzino, posso fartelo rosso quando vuoi! » fece severa, per poi scoppiare a ridere.
« Sapete che vi dico, non mi interessa nulla del lavoro, tanto ne ho un altro, ma la voglio conoscere, questa nuova! » annunciò.
Gli altri due le dissero “In bocca al lupo” e diedero una pacca sul sedere di incoraggiamento.
Non ci mise molto a trovare il set, ormai era pratica degli studi, e poi ricordava la pubblicità che doveva fare.
Era per una nuova marca di oli rassodanti, e le avevano detto che avrebbe dovuto firmare dei contratti dove dava la sua autorizzazione a fotografarla nuda.
La ragazza fu semplice da trovare. Era giovane, circa vent’anni, portava i capelli lungi raccolti in una coda, di un nero scurissimo, gli occhi grandi e la faccia rotonda.
Indossava un accappatoio, e quando se lo tolse per fare le prove mostrò un corpo formoso ma ben proporzionato.
In mezzo alle varie persone che osservavano il set e la modella, c’era un politico dal volto molto noto, che guardava la ragazza con un misto di curiosità e attrazione.
« Ok, Michela, ora mettiti un attimo in posizione, che devo vedere come prenderti, poi puoi passare al trucco » le disse Anselmo, uno dei fotografi.
La ragazza annuì, si posizionò sullo sfondo bianco, le braccia alte, le mani sulla nuca per tenere i capelli raccolti, la schiena inarcata, un ginocchio sollevato fino all’altezza della vita.
Il fotografo inquadrò il sedere della ragazza, poi sollevò il pollice e lei lasciò il set, avvicinandosi al politico.
« Michi, allora io vado, mi aspettano in parlamento » le disse lui accarezzandola e coprendola con l’accappatoio.
« Si, si, tranquillo … ci vediamo in albergo … » rispose lei avvicinandosi e sfiorandogli, senza farsi notare, il pene turgido sotto ai pantaloni; lui ebbe un moto di eccitamento e sembrò avere la tentazione di saltarle addosso, ma si trattenne, la salutò con la mano.
Intanto, Monica, anche se esterrefatta, prese il cellulare e riuscì a scattare una foto della palpata, poi si allontanò, la testa che lavorava sulle informazioni.
« Sapete con chi se la fa, la nuova? » fece quando raggiunse Tiziana e Andrea, ancora alle macchinette.
Loro fecero no con la testa, così lei si avvicinò e sussurrò il nome del politico così piano che potevano sentirla solo loro, poi tirò fuori il cellulare e mostrò loro la foto.
« Cazzo, la ragazza ha un certo sedere in tutti i sensi! » commentò Tiziana.
« Io non lo sopporto, quello lì … » borbottò Andrea scandalizzato girando il caffè, schizzi della bevanda bollente andarono dappertutto.
« Si, pure io … capite, sono stata sostituita da una raccomandata! » esclamò Monica, senza trattenersi, ma non le fregava niente. Era imbufalita.
« Un vero schifo … ma ho in mente un scherzetto che possiamo organizzare per la principessina » disse Tiziana maligna.
Gli altri due si misero in ascolto e quando lei ebbe spiegato tutto il suo piano, tutti e tre si guardarono trionfanti.


Michela lasciò il set dopo una mezz’ora abbondante. L’avevano truccata e ritoccata per bene, e già che lei riteneva di avere un gran bel sedere, sicuramente i fotografi lo avevano reso fantastico.
Certo, la tipa che c’era prima avrebbe perso il lavoro, ma tutti dicevano che ormai era vecchia, che dovevano ritoccare tutti i piccoli difetti per fare delle foto accettabili, quindi era meglio così.
All’inizio era stata un po’ riluttante, perché la sua frequentazione con quel politico rischiava di venire a galla e forse questo suo lavoro l’avrebbe screditato, ma del resto le fotografavano il sedere, non la faccia, e nessuno avrebbe collegato i loro nomi.
Una volta rivestita, coi suoi jeans, la camicia di cachemire costosissima e le scarpe col tacco, la ragazza si avviò verso l’uscita, ma per sfortuna si perse.
Gli studi non li conosceva ancora così bene, e ogni corridoio gli sembrava uguale all’altro, poi quel tizio che sembrava omosessuale gli aveva dato delle informazioni così complicate che alla fine aveva perso l’orientamento.
Quando si decise a prendere in mano il cellulare, le luci si spensero e si sentì trascinare via da una stretta fortissima attorno al polso.
Provò a urlare, ma un’altra mano le chiuse la bocca e infine la portò in una stanza chiusa, dove fu sbattuta su una sedia.
Quando le luci si riaccesero, si ritrovò di fronte al tizio gay che l’aveva fatta perdere, a una signora corpulenta e dai capelli grigi, che doveva averla presa con la forza, e una donna poco più grande di lei che la guardava arcigna.
« Chi siete, che volete? » chiese lei spaventata.
« Non ti deve interessare chi siamo, sappi solo che io sono quella a cui hai rubato il lavoro » rispose Monica minacciosa.
« Che vuol … aspetta, tu sei quella di prima, Monica, giusto? » fece Michela dopo un attimo di riflessione.
« Esatto, sono io, e questo è il mio sedere! » ribatté l’altra afferrandola per i capelli e strofinandole la faccia sul suo didietro con foga.
« Ahii, ma sei matta?! » strillò Michela divincolandosi senza successo.
« E questo è il mio! Che dici, è adatto per la pubblicità? » fece Tiziana sbattendole il suo sederone sul volto.
La sensazione era di appoggiarsi su un cuscino, eppure Michela trovava tutto molto vergognoso e imbarazzante.
Intanto il fotografo gay scattava delle fotografie, cercando di immortalare il volto della ragazza e sederi delle due donne.
« Perché fai le foto? Che volete da me? » chiese di nuovo Michela senza capire.
« Abbiamo visto con chi vai in giro. Sarà semplice trovare tutti i lavori che vuoi, con lui che paga » fece Monica mostrando la foto.
Michela vide con orrore se stessa che toccava il pacco a quel vecchio con cui andava … se quella foto fosse stata resa pubblica, sarebbero stati guai!
« No, vi prego … in fondo non è un gran lavoro questo … ti fai fotografare il culo, e … haii! » non fece in tempo a finire che la donna corpulenta la prese per l’orecchio e la sollevò in piedi.
Lei fece qualche passo in avanti, il dolore era insopportabile, poi Tiziana le diede due sculaccioni che vibrarono sonoramente tra le mura della stanza.
« Ti fotografano il “sedere”, piccola svergognata! Mamma e papà non ti hanno insegnato che non si dicono le parolacce? » la rimproverò la donna, poi si sedette al suo posto e la fece stendere sulle sue ginocchia, mollando finalmente la presa sul suo orecchio.
Michela provò a liberarsi da quella posizione vergognosa, ma la presa della donna era di ferro.
Tiziana si mise a posto i capelli, poi sollevò la mano destra e diede quattro sculaccioni a Michela.
CIAFFCIAFFCIAFFCIAFF!
« Ahiaa! » strillò la ragazza, ma non fece in tempo a urlare che un'altra pioggia di pacche e sculacciate la colpì sul sedere inerme.
PAFFPAFFCIAFFCIAFFCIAFFPAFFPAFFPAFFPAFFCIAFFCIAFFCIAFFPAFF!
« Stai fotografando, vero Andrea? » chiese Tiziana, sollevando la testa; il ragazzo annuì, così la donna continuò a concentrarsi sul sedere di Michela.
CIAFFCIAFFCIAFFPAFFPAFFPAFFPAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFF!
« Ahii, ahii, ahiiio, ahiooo, ooohii, ohi, oh, ohiii, ohio, ohiii, ahioo! » mugolava Michela, provando a dimenare il sedere per non farlo colpire, ma era inutile, e gli sculaccioni andarono tutti a segno.
« Bene, Monica, vuoi continuare tu? » chiese Tiziana; l’altra fece si con la testa, il volto pieno di cattiva soddisfazione, così prese Michela per i fianchi, e quando Tiziana le ebbe liberato il posto, si sedette, riportando la povera ragazza alla sua posizione.
Monica riprese con più cattiveria, e quando cominciò a farle male la mano, continuò con la sua cintura.
CIAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFFSCIACCSCIACCSCIACCSCIACCSCIACCSCIACC!
« Vediamo un po’ come va qui sotto … » fece maliziosa abbassandole i pantaloni.
« No, no, ahiii, ahii! » CIAFFCIAFF!
Michela non fece in tempo a protestare che due sculaccioni con la mano la colpirono su entrambe le chiappe.
Rassegnata, voltò la testa e vide con stupore che le sue natiche avevano due belle chiazze rosse nel centro, che le facevano un male da morire.
Monica la fece alzare, poi la portò vicino a Tiziana e insieme continuarono a sculacciarla con le mani, arrossando ancora di più il suo povero didietro.
CIAFFCIAFFCIAFFCIAFFCIAFFPAFFPAFFPAFFPAFFPAFFCIAFFCIAFFCIAFFSCIACCSCIACCSCIACCCIAFFPAFF!
Alla fine il sedere di Michela era quasi viola, e a stento riusciva a muoversi.
« Ora ascolta bene, domani tu chiami Sergio e gli dici che non puoi fare le foto » le intimò Monica.
« Ma come, così all’improvviso? » fece Michela con le lacrime agli occhi; il sedere le faceva malissimo.
« Ti inventerai che ti è venuto uno sfogo, oppure un bel brufolo sulla chiappa, di qualcosa, ma sii convincente » ribatté Monica.
« Non ti conviene farti vedere così. Intanto immagina la vergogna di dire che sei stata sculacciata come una bambina. E se farai i nostri nomi noi pubblicheremo queste foto » disse Tiziana, facendo scorrere le immagini.
Avevano immortalato tutto, dalla sua faccia sui loro sederi alle sculacciate. Sembrava di scorrere le immagini di un sito pornografico. E alla fine c’era la foto di lei che toccava il pisello al politico.
Quella era la foto più spaventosa.
« Va bene, lo farò » rispose lei, ormai arresa.
Prima di andare, fu costretta a baciare i fondoschiena delle sue due aguzzine, e anche in quel caso fu immortalata, poi poté lasciare gli studi, stavolta con le indicazioni giuste.
Il giorno dopo lei e Monica si incontrarono in un bar.
Appena la vide, Michela prese in mano il telefono e, una volta seduta, compose il numero da chiamare.
« Pronto! » rispose la voce dopo due squilli.
« Pronto, Sergio, sono Michela, ho fatto le foto ieri » disse la ragazza cercando di simulare un sorriso, anche se venne una smorfia; sedendosi il male al sedere era tornato a tormentarla! Quanto sarebbe durato?
« Si, si, mi ricordo .. dimmi » disse Sergio gentilmente.
« Eh, si, guarda … oggi dovevo fare delle altre foto, ma purtroppo non sto molto bene … ».
« Beh, prendi due aspirine e passa tutto. C’è tanto lavoro da fare con quel tuo paniere! » fece quello allegro; se fossero stati faccia a faccia le avrebbe pure dato una pacca sul sedere!
« Si, lo so, ma … è appunto per quello … non sta molto bene lui … » provò a spiegare; era difficile con Monica che la guardava con quel misto di minaccia e divertimento.
« Che vuoi dire? » chiese Sergio, quasi allarmato.
« Eh, che stamattina mi è venuto un grosso brufolo proprio lì, nel centro, e non so come fare … ».
« Ma non c’è problema! Un po’ di trucco e non si vedrà niente! » esclamò l’altro, che stava iniziando a spazientirsi.
« Si, immagino, ma fa anche tanto male, non riesco a muovermi … e poi ho anche uno sfogo! Va dalla schiena fin sotto al sedere, persino davanti! Non riesco proprio a uscire » inventò lei spinta da Monica, che se la rideva in silenzio.
« Cavolo, questa è proprio una sfortuna! Ma quando ti passerà, porco … » fece Sergio imprecando.
« Ho parlato col dottore, dice che può succedere ma che devo stare buona per un paio di settimane ».
« Due settimane?! ».
« Eh si, mi ‘spiace » fece lei cercando di sembrare dispiaciuta.
Sergio imprecò per qualche secondo, poi si calmò.
« Vabè, chiaramente io devo chiamare un’altra modella, non posso aspettare che ti passi lo sfogo! Spero che lo dirai tuo “compagno” » e enfatizzò il “compagno” con un tono riverenziale.
« Certo, chiaramente! Ora devo andare che ho un trattamento da fare! Ciao » e chiuse la conversazione.
« Brava, complimenti! » fece Monica.
« Ora che devo fare? » chiese Michela muovendosi sulla sedia per dare sollievo al suo sedere dolorante.
« Te ne vai, ecco cosa! Quelli degli studi passano spesso di qui e se ti vedono potrebbero dire a Sergio che te ne stai in giro ».
Così Michela si alzò, girò i tacchi e se ne andò.
Dopo qualche minuto il nome di Sergio comparve sul telefonino di Monica.
« Pronto, Moni-cara, è un disastro! » esclamò Sergio senza farla parlare.
« La tipa che ti ha sostituito si è presa qualcosa, una malattia, non so, e insomma, dice che non può uscire di casa per due settimane! ».
« Beh, per due foto al sedere non credo ci sia problema, potete andare voi da lei » fece Monica fingendo di non sapere nulla.
« Eh, certo, solo che la signorina si è fatta venire un brufolo proprio in mezzo al sedere, e quindi non si può fare nulla … tu non ci saresti, vero? ».
Monica godette silenziosamente.
« Mah, non so, se non mi sostituivate come una scarpa vecchia … » fece lei offesa.
« Ma figurati, tu hai un culo, cioè un sedere che parla, è sexy, ma quella lì, insomma, era protetta, capito? » farfugliò lui.
Monica si sentì orgogliosa dei complimenti.
« Eh si, mi sembrava proprio una raccomandata, ma se il mercato vuole sederi grossi bisogna dargli i sederi grossi » commentò maliziosa.
« Infatti … anzi, se potessi mettere su qualche chilo, sai, un paio di taglie … poi domani vieni a fare le prime foto! Sei di nuovo in carreggiata! » esclamò lui, sollevato.
« Va bene, a domani! » fece Monica raggiante, poi chiuse la conversazione e si ordinò subito una brioche al cioccolato.