i racconti di Milu
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Filamenti di umori tra le mie dita, viscidi e trasparenti, accosto i polpastrelli per poi aprirli lentamente osservando incuriosita quel filo vischioso prendere quasi vita, percepisco distintamente il profumo e la consistenza del mio piacere, del mio orgasmo, della mia voglia di te.
Non resisto e golosa di quell' essenza velenosa, porto le mie dita alla bocca disegnando il contorno delle mie labbra, inumidendole di quel tiepido liquido, testimone immorale, del mio desiderio, per poi un istante dopo assaggiarlo, accarezzando con la lingua le mie labbra, gustandone il sapore con sfacciata ingordigia, lentamente, chiudendo gli occhi, assaporando il gusto del sesso.
 Non voglio essere seducente, sono sola adesso, in questa stanza, in questo attimo di tempo, sfatta, scomposta, svuotata.
Scivolo sulla mia pelle, donandomi la sensazione di essere sfiorata dalle tue avide e bollenti mani, fino a raggiungere il centro del mio corpo. La morbida, calda, bagnata intimità tra le mie gambe mi accoglie, la sensazione al contatto è quella della polpa succosa di un frutto maturo, mi muovo lentamente, facendo scivolare sulle dita il mio sesso, muovendomi come una dea in calore, gonfia, fradicia, ancora così tanto sensibile.
Mi sento in uno stato di appagante quiete ora, raccolgo quanto più possibile di quel prezioso liquido per poi portarmi le dita tra le labbra e farle scivolare sulla lingua, immaginando siano le tue, immaginando il tuo bellissimo viso, il tuo sguardo, pensando all'ansimo che ti sfuggirebbe, appena percepibile, quando comincerei a succhiare le tue dita sporche di me.
 Con questa immagine così vivida negli occhi inizio, dapprima a leccare poi a scorrere su e giù, stringendo in una morsa delicata le mie dita. 
I miei umori si mischiano alla saliva, deglutisco, beandomi della mia perversa spregiudicatezza.
Tu, ancora una volta davanti ai miei occhi, mi guardi. Sei seducente. Posso scorgere la tua voglia attraverso quelle fessure magnetiche che mi attraggono come fossi una calamita. 
Sospiro, mentre sfilo le mie dita facendole scivolare sulla mia lingua, devo riprender fiato.
Il mio respiro è ancora sconnesso, affannato, la mia pelle è madida di sudore, le cosce sono spalancate, indecente, non c'è nessuno qui, nessuno ha portato il mio corpo a godere, nessuno...nemmeno Tu.
Sei solo nella mia testa, disperatamente solo nei miei pensieri, nella mia mente, oltre l'immorale
"dove cazzo sei?" sussurro con un filo di voce, spezzando le parole in un lamento, abbandonando il mio corpo, resto immobile sul letto sfatto, il battito accelerato mi rimbomba ancora nel petto, impreco e inveisco contro di te, contro di noi, contro me stessa, mentre la mia voglia di te si schianta sul mio corpo esausto, non mi dà tregua, ne scampo, invadendo senza alcun scrupolo il mio corpo.
Sangue rovente mi scorre e infiamma nelle vene, mi toglie la facoltà di pensiero o forse sono io che invoco questo maleficio su di me. 
Ne ho bisogno e non faccio nulla per fermarmi, bramo il piacere, gemo chiedendomi perché? Perché non so resisterti? Perché lo faccio? Sei un fottuto Bastardo, mi ammalii. 
Non indugio sulla risposta affondando in modo violento, quasi brutale le dita tra le labbra dischiuse della mia figa "sei mia" sussurro disperatamente, mentre gemo, inarcando la schiena, perdendomi nella terrificante agonia che è il desiderio di te. Quelle dita che mi riempiono sono la tua carne, il tuo cazzo, come posso essere così folle da riuscire a percepire la morbidezza della tua pelle sulla mia, il tuo respiro basso e profondo contro il mio, il tuo sguardo che mi fa vacillare, ardere, implorare.
Affondo tra le mie gambe fino a sentire le mie dita riempirmi, facendomi sfuggire un ansimo che mi graffia la gola, tu sempre qui, in me, su di me.
 Tu animale, tu indisponente, tu amorevole, tu sensuale, tu...dannato figlio di puttana! 
Scivolo senza grazia dentro e fuori in modo convulso, attingendo da quel punto morbido il piacere più profondo, penetrandomi, spingendo attorno a quelle bollenti, viscide pareti che si contraggono stringendo le mie dita. Roteando il bacino, trovo un ritmo fuori tempo, impietoso, accogliendoti, schiantandomi su di te, sull'immagine devastante di te, persa, aggrappata al tuo corpo, nella straziante illusione di essere posseduta da te. 
Boccheggio e mi lamento, ansimando, nel vano tentativo di sopperire alla mancanza della tua carne turgida, del tuo cazzo fino in fondo, una sensazione tra la paura e l'euforia mi scava la mente, è tutto così orrendamente reale.
 Mi scopo come faresti tu, non posso fermarmi, non voglio fermarmi. 
Voglio appartenerti. 
Il piacere mi travolge, ed è allora che scivolo fuori dal mio corpo e disegno piccoli cerchi sul clitoride portando il mio piacere all'apice per poi fermarmi, una guerra dentro di me, che lascio vincere a te.
 Mi maledico, ricomincio pochi secondi dopo, riempiendomi di nuovo, i miei affondi si inseguono a ritmo incalzante, e tu? Tu, maledetto stronzo troneggi maestoso su di me, facendomi morire il respiro in gola talmente tanta è la foga con la quale mi fotti, le mie unghie sulla tua pelle marchiano l'uomo che voglio. Grido un furioso "ti prego" al nulla, alla mia mente tossica, avvelenata, depredata di coscienza. 
Il piacere mi investe, stravolta, ma troppo oltre per poter pensare di arrestare quella corsa indemoniata, ogni mio muscolo è contratto, teso pronto a implodere, mi contorco e gridando l'ennesima imprecazione mi fermo di colpo, ranicchiandomi d'istinto per cercare un conforto, uno scudo che mi protegga dal demone che mi ossessiona.
Respiro, ansimo, gemo a occhi chiusi premendo forte il viso sul cuscino, un dolore atroce squarcia il mio petto, in attesa che l'attimo sfumi, è deliziosamente sadico tutto questo.
Cerco l'aria attraverso il tessuto, immaginando le tue labbra sulle mie, dio quanto vorrei baciarti, fanculo fottuto pazzo, troppo il mio bisogno di te, stringo la mia gola imbrattando la mia pelle del mio odore. Avida di cure e di violenza. Spalanco la bocca, emettendo un grido silenzioso, inerte, voglio essere presa di peso e sbattuta contro il muro, voglio le tue dita attorno alla mia gola, mentre mi stupri la bocca con la lingua, voglio lottare contro di te, fino a farmi annientare, distruggere, soccombere al tuo volere.
Stringo le gambe, il piacere si irradia arrivando ovunque, voglio godere, le spalanco, scendo lungo le cosce le trovo bagnate, l'aria fresca solletica le mie labbra, la sensazione che provo è quella di essere accarezzata, una tortura lieve, candida, pura. 
Ti vorrei qui, adesso, vieni qui, ti prego? Mugolo, disperata, cedo, le mie dita tra le gambe, mi inarco gemendo quando con un solo dito percorro il perimetro gonfio di quel peccato immorale che ho tra le gambe, profano ancora una volta quella fessura bagnata e vogliosa, lentamente, ancora e ancora, il suono che si leva è liquido e osceno, il mio respiro un lamento, è un tormento, affondo e mi fermo, punisco e conforto la mia voglia, accellero, mi fermo, cullo e ricomincio. L'orgasmo è latente, un conflitto tra appagare il mio corpo o deliziare la mia mente.
Tu confuti tutti i miei dubbi, sospiro, mentre il mio corpo si abbandona, sento quasi dolore, rallento, oltrepasso l'istante, temo quell' istante, esplodo sulle mie dita, gridando, ancora, accompagno il piacere, mentre mi frantumo in milioni di schegge in grado di ferirti ... ma nonostante questo, ti voglio qui, adesso e dannato diavolo, per sempre!