i racconti di Milu
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Io e Mario ci conosciamo fin da bambini. Siamo cresciuti assieme, abitando nello stesso palazzone di periferia, ed insieme abbiamo fatto le prime scuole dividendoci poi per le superiori e l’università. Due tipi completamente diversi io e lui:

io, Luca, alto, lineamenti ben definiti, capelli castani, fisico ben modellato da sport e palestra. Fin da ragazzo ho attratto il gentil sesso e anche oggi, che ho qualche anno in più, non fatico a trovare compagnia, pur senza mai essermi impegnato seriamente con qualcuna.

Lui: un nerd, fin da piccolo: fisico magro ma pochi muscoli, pallido, refrattario ad ogni mio invito a venire in palestra o altre attività ricreative. Per lui niente ragazze nonostante i miei sproni, solo i libri, la passione della sua vita. Si vedeva bene ora, all’università, dai voti: Lui tutti 30 con di verse lodi, io una meda sul 26 senza exploit eclatanti. Diversi eppure inseparabili. Amici senza una motivazione precisa, leali l’uno verso l’altro, pronti ad aiutare (ancora oggi con qualche argomento per me ostico) o altre circostanze. In una cosa mi era nettamente superiore: la birra. Lui la reggeva molto più di me. Non si sarebbe detto dal suo fisico, eppure io non ero esattamente astemio. Ricordo le uscite insieme verso qualche locale con una birra particolare, le lunghe serate passate chiacchierando di qualsiasi argomento che svisceravamo per il semplice gusto di farlo. Lui che mi riportava a casa perché brillo.
Ecco, dal mio punto di vista Mario riempiva e completava in senso culturale la mia vita, trascinandomi anche a qualche evento (dove, in verità, più che la cultura io badavo alla figa), mentre io non ero mai riuscito a fare il contrario, portandolo ad una festa o che altro.

Alla fine ero riuscito a convincerlo a venire al mare con me. Una breve vacanza tra amici, io lui ed altri tre. Niente di particolare, una località balneare sull’Adriatico dove più che la spiaggia per noi contavano i locali della movida. Gli altri tre si erano quasi incazzati con me perché avevo voluto portarmelo dietro, temevano avrebbe potuto intralciarli. Accettai di “sobbarcarmelo” io, nel senso di dividere con lui la stanza d’albergo, consapevole che non mi avrebbe dato problemi. Sì, perché Mario con me era gentile e disponibile; già altre volte non aveva avuto problemi a farsi da parte quelle occasioni che avevo dovuto disdire un qualcosa avendo una tipa sottomano.

- Vai tranquillo, io mi arrangio –

Era la sua frase consueta, e la nostra amicizia era cresciuta ferrea.
Mi dispiaceva un po’ per lui, completamente assorbito dai libri. Avevo cercato di scuoterlo un po’, fargli conoscere qualcuna, cercato di fargli vincere l’insicurezza:

- Lascia perdere, non mi vedi? Chi vuoi che pensi di stare con me? –

Altra frase, di scarsa autostima, con cui liquidava le mie proposte. In realtà non penso fosse male. Sì, il suo fisico non era come il mio ma era abbastanza alto, i suoi capelli mezzi ricci e tenuti ad altezza nuca a tratti gli coprivano il volto, ma credo che se si fosse tolto gli occhiali, dato una sistemata e vestito in modo diverso non sarebbe stato da disprezzare. Era soprattutto il suo atteggiamento, l’essere sempre ingobbito, a farlo sembrare brutto.
Ad ogni modo, avevo voluto portarlo con me per tentare ancora una volta di farlo “smollare”. Se poi avesse preferito stare in spiaggia con un libro……….. beh, almeno avrebbe letto alla luce del sole, magari prendendo un po’ di colore.

E così eravamo lì sulla riviera per alcuni giorni. Prima uscita in spiaggia Mario si fiondò, come previsto, sotto l’ombrellone con un libro di un filosofo tedesco, io e gli altri invece ci guardavamo in giro per “vedere chi c’era” e fare qualche conoscenza.
La sera, in un noto pub, cenammo e soprattutto carburammo per la nottata. Con l’occasione conoscemmo tre ragazze del nord Italia, senza specificare di dove, probabilmente lì con le stesse nostre intenzioni.
Chiara, Barbara e Milena, questi i loro nomi. Tre ragazze di 22 anni, carine, tutte con capelli sul biondo portati lunghi e lisci, tutte con shorts e toppino, tutte con occhioni grandi come la luna, tutte……. più che disposte ad accogliere al tavolo cinque “fusti” (beh, facciamo 4 più Mario). Praticamente tre fotocopie. Da subito mi accorsi che interessavo a Chiara, ed io ero interessato a lei.
Un sorriso luminoso e sbarazzino me la faceva apparire più….. solare delle altre. Così sedemmo vicini e prendemmo a chiacchierare fitto fitto mentre mangiavamo schifezze annaffiandole con robuste pinte. Mario, seduto alla mia sinistra, faceva poco o nulla per entrare nelle conversazioni, anche quando cercai di farglielo fare, anche quando Chiara, e questo me la fece piacere ancora di più, tentò anche lei di coinvolgerlo. Niente, imbranato e chiaramente non a suo agio, scolava pinta dopo pinta guardandosi intorno. Gli altri amici e le amiche di Chiara nemmeno se lo filavano.

Ad un certo punto qualcuno lanciò l’idea, si era fatta una certa, di andare a ballare. Entusiasticamente Barbara e Milena approvarono, così i miei amici. Io e Chiara invece eravamo più interessati l’uno all’altra e rifiutammo. Mario neanche a dirlo…….. poco dopo che i cinque erano andati via ci salutò per tornare in albergo dicendosi stanco.

Io e Chiara rimanemmo ancora un po’, senza distrazioni, presi da quel “je ne sais quoi” che ci aveva attratti a vicenda. Il copione è il solito di ogni avventura: risatine, carezzina, piccolo bacio, carezzina, bacio più profondo …………e la voglia di restare soli.

Lasciammo il locale mano nella mano incamminandoci sul viale parallelo al lungomare, fermandoci ogni tanto a baciarci, evitando le persone che camminavano di fretta o con la testa in aria come noi due.
Non avevo voglia di andare in spiaggia e le proposi di andare nel mio albergo, dimenticandomi completamente di Mario.
Così arrivammo e salimmo in camera trovandola vuota. Subito ci gettammo sul letto baciandoci ancora, esplorandoci vicendevolmente con le mani.

Sentivo il suo seno sodo contro il mio petto al di là della camicia leggera che indossavo; sotto le mani avvertivo il calore della pelle del suo culetto. Presi a spogliarla e lei mi lasciò fare: le tolsi il toppino deponendo baci sulla sua pelle man mano che appariva, il reggiseno resistette pochi secondi e potei suggerle un capezzolo erto e turgido, piccolo come una fragolina. Le scesi gli shorts insieme agli slip deponendo baci a cascata sulle ginocchia, all’interno delle cosce, sul pube coperto solo da una strisciolina di corti peli, e finalmente approdai dove avevo desiderato per tutta la serata.
Dovete sapere che ho una passione per la micina. Mi piace baciarla, vezzeggiarla, leccarla, suggerla, alitarci sopra, anche solo guardarla da vicino. Il trattamento piacque a Chiara che prese a gemere sommessamente afferrandomi i capelli per tirarmi a sé. In breve Chiara godette bagnandomi la faccia. Fu una sorpresa, era venuta molto presto rispetto alle tipe a cui ero abituato. Doveva essere particolarmente sensibile.
Dopo la micina, una delle cose che mi piacciono di più è quando vedo una donna godere, e così decisi di vedere fino a che punto poteva arrivare. Mi sollevai da lei e finii di spogliarmi, già teso. Salii in ginocchio sul letto e lei allungò subito una mano per afferrarlo. Non era questo che avevo in mente, non ancora, la costrinsi a lasciarmi, con suo grande stupore, e cominciai a carezzarla sul ventre con entrambe le mani, scivolando più in basso fino ad arrivare al clitoride, alle labbra intime che penetrai con un dito. Chiara ricominciò a sospirare, poi a gemere. La carezza si fece più profonda, ora avevo due dita dentro di lei e le muovevo veloci. Il pollice era appoggiato sul clitoride e il movimento della mano faceva sì che si sfregasse a ritmo con le dita dentro di lei. Completai l’opera con l’altra mano bagnandomi prima un dito con la saliva e poi puntandolo al buchino. Dopo una breve resistenza iniziale il muscolo cedette e potei introdurlo. Ora la scopavo con le mani in entrambi i buchi.
Nella mia esperienza, finora, nessuna ragazza ha mai saputo resistere a questo tipo di carezza combinata, nemmeno quelle che poi il culetto non te lo danno. Chiara non fece eccezione. Parve impazzire quando chiusi a uncino le dita dentro di lei e gemette forte, incitandomi a continuare, a non lasciarla.

In quel momento si aprì la porta del bagno e Mario, un asciugamano intorno ai lombi, apparve nel riquadro.

- CAZZO! Mario, mi ero dimenticato di te –

Chiara, gli occhi annebbiati dal piacere, lo guardava come se non lo vedesse, spingendo il ventre verso le mie dita che si erano istintivamente fermate.

- Scusa Luca. Il tempo di vestirmi ed esco. Vai tranquillo, io mi arrangio –

Ripresi a carezzare Chiara che gemette soddisfatta e mi venne in mente un’idea. Approfittare dell’eccitazione di Chiara per vedere se……

- Aspetta Mario, non andartene, non mi dà fastidio se resti a guardare. Nemmeno a te Chiara, vero? –

Lei non rispose, continuando a gemere. Da bastardo quale ero smisi di carezzarla e lo chiesi ancora:

- Vero? –

Mi rispose subito:

- No, può restare, ma tu continua…….. continua –

Soddisfatto ricominciai la mia carezza ma senza andare fino in fondo. Volevo tenerla sulla corda perché il mio obiettivo non si limitava al solo spettacolino a favore di Mario. Mi accorsi che l’idea mi aveva eccitato ancora di più. Ero teso e pronto alla penetrazione ma dovevo resistere.
Continuai con le mie dita dentro di lei, fermandomi quando la sentivo fremere vicina all’orgasmo. Respinsi anche una sua mano che era scesa per darsi soddisfazione da sola.

- Nooooohhhhh. Cattivoooooo……… ti prego, fammi venire……. Fammi venireeeeeehhhh –

Era il momento che attendevo: mi chinai sopra di lei per sussurrarle alle orecchie:

- Lo farò Chiara, ma devi farmi un favore……… il mio amico Mario ha bisogno di te, delle tue mani, della tua lingua……… ti prego, fai venire lui e io farò venire te –

Nel parlare avevo ripreso a muovere le dita in lei, il rumore umido dei suoi succhi riempiva la stanza.
Feci cenno a Mario con la testa e lui capì di doversi togliere l’asciugamano che, vedevo era teso davanti. Titubante lo fece e alla nostra vista apparve il suo uccello.
Ero sorpreso. Lungo almeno quanto il mio, spiccava per il diametro, sicuramente superiore.
Il mio amico aveva virtù “nascoste” e non lo sapevo, ma che ne avrebbe pensato Chiara?

Lei lo guardò da sotto, esitò un istante e poi allungò la mano per saggiarlo, stringendolo senza riuscire a riunire le dita. Lentamente, mentre io riprendevo le mie carezze, lo tirò a sé, allungò la lingua per assaggiarlo e poi cercò di farlo entrare in bocca, riuscendoci a malapena e solo con la testa.
Mi bastava, ora dovevo mantenere la parola data e accelerai i movimenti. Chiara impazzì nuovamente. La vedevo leccare e succhiare l’uccello di Mario, il quale inebetito era fermo in ginocchio sul letto, incredulo di ciò che gli stava capitando, il viso stravolto in una smorfia di piacere. Mi mossi ancora con più forza, due dita nella micina, il pollice sul clitoride, un dito immerso nell’ano palpitante. Stava per godere Chiara ma venne preceduta da Mario. Poverino, doveva avere un arretrato spaventoso. Lo sentii urlare e mentre veniva Chiara lo tolse dalla bocca segandolo velocemente. Non aveva voluto farsi sborrare dentro ma non importava, e mentre il seme caldo le schizzava sul petto, sulla faccia, sui capelli, Chiara godette sotto le mie dita inarcando il ventre per venirmi incontro, gemendo come una forsennata, scuotendosi tutta sopra le lenzuola disfatte.

Ce l’avevo fatta, il mio amico aveva avuto il suo battesimo del sesso, ed ora toccava a me che ero ipereccitato. Mi misi tra le cosce di Chiara mentre lei era ancora abbandonata sul letto. La penetrai facilmente tanto era bagnata e lei non ebbe reazioni lasciandosi scopare, gli occhi chiusi, la bocca che emetteva un sospiro ogni tanto.
Mario si era seduto sul letto, stravolto. Ci guardava ancora incerto su cosa fare. Io a quel punto cercavo solo il mio piacere ma presto mi avvidi che Chiara stava cominciando a rispondere. Le sue cosce si muovevano, il suo bacino mi si faceva incontro, i gemiti prima lievi salivano di tono. La baciai e la sua lingua si aggrovigliò alla mia pienamente partecipe. Volli cambiare posizione e la feci mettere in ginocchio. Da dietro la scopavo tenendola per i fianchi, vedendo i suoi capelli scuotersi a destra e sinistra insieme alla testa. Mugolava lei e mugolavo io. Distrattamente mi accorsi che Mario era di nuovo in tiro, una volta non gli era evidentemente bastata. Parlai ancora all’orecchio di Chiara:

- Fallo ancora Chiara, fallo felice ancora mentre ti scopo, ma non toglierti all’ultimo, fallo godere come non ha mai fatto –

Non c’erano ricatti, ora, nelle mie parole, ed in effetti non avevo smesso di muovermi dentro di lei che allungò ancora la mano a stringerlo, percorrendolo per tutta la sua lunghezza, tirandolo a sé e costringendo Mario a stendersi sul letto per permetterle di imboccarlo comodamente.
Emettendo un verso strozzato, provò ancora a farlo entrare in profondità nella sua bocca ma dovette accontentarsi della sola testa a cui dedicò lingua e labbra, succhiate e leccate.
Io, da sopra, vicino, senza smettere di andare avanti e indietro dentro di lei, vedevo la scena perfettamente: vidi le sue guance gonfiarsi al momento dell’eiaculazione, quando Mario espresse il suo piacere con un ululato, quando i suoi schizzi le riempirono la bocca senza che lei si staccasse, ingoiando il seme man mano che sgorgava copioso.
Fu troppo per me, mi rialzai sulla schiena e accelerai i miei movimenti spingendo e tirandola a me con forza fino a raggiungere, due minuti dopo, un orgasmo come ne avevo avuti pochi.
Insistetti a scoparla ancora dopo essere venuto e uscii da lei solo quando sentii venir meno la tensione.
La piccola Chiara non aveva goduto ancora e mi premurai di riprendere il massaggio precedente, questa volta lei bocconi sul letto, la testa appoggiata alle gambe di Mario, la fronte a contatto con i testicoli di lui, oramai appagato.
Le mie dita entrarono ancora in lei, nella micina e nell’ano; il mio pollice strofinò ancora il clitoride gonfio e quando lei, spingendo indietro il culetto per venirmi incontro, godette senza ritegno quasi urlando, sentii la mia mano riempirsi dei suoi succhi.
Restammo immobili per qualche minuto, poi lei si alzò divincolandosi dalle nostre membra e filò in bagno a rinfrescarsi. Sortì cinque minuti dopo:

- Devo tornare in albergo –

Guardando l’orologio vidi che era già l’alba o quasi. Mi affrettai verso i miei abiti dicendole che l’avrei accompagnata e lei attese paziente, la faccia inespressiva. Mario ne approfittò per andare in bagno e così lasciammo la stanza.

Nel tragitto Chiara si tenne a un metro da me mentre camminavamo affiancati. Non avevo il coraggio di dirle una parola perché ero sì contento di aver fatto un regalo ad un amico ma mi rendevo conto, ora, di come l’avevo trattata. A metà percorso osai prenderle la mano. Lei non si oppose anche se non girò mai la testa verso di me e vedevo solo il suo profilo serio. Solo quando mancavano duecento metri al suo albergo mi si accostò e rividi il suo sorriso. L’abbracciai ed abbracciati percorremmo gli ultimi metri, la sua testa appoggiata al mio petto.

Davanti al portone si slacciò e mi guardò sorridendo. Alzò la testa verso di me ed io scesi a baciarla. Un bacio umido, sentito, profondo, paziente.
Mi guardò ancora e disse:

- Sei un maiale………. Ma mi è piaciuto –

E si girò entrando nella hall.