i racconti di Milu
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Questo racconto sarà leggermente diverso ed atipico rispetto agli altri a cui vi abbiamo abituato. La carica sessuale sarà comunque la protagonista, ma con modalità più caotiche rispetto le nostre attuali performance. Il sesso e l’intimità di coppia sono più alti quando la complicità e la conoscenza dell’altro aumenta, in questo particolare racconto la cosa sarà evidente perché questa è la storia del nostro primo incontro.
Era da molto tempo che io ed Alessio ci sentivamo per messaggio. Ormai, anche senza esserci mai incontrati, avevamo un’“amicizia di penna” molto intima. Ci eravamo trovati dopo periodi difficili per entrambi e da allora Alessio era diventato il mio confidente. Ci sentivamo dalla mattina alla sera, da ogni messaggio ne seguiva un altro in automatico, ci raccontavamo le nostre giornate ed i nostri pensieri. Io ero ancora giovane e mi sembrava che la differenza di età avesse un certo peso; Alessio ha 5 anni più di me, mentre io ero appena maggiorenne all’epoca. L’ho reputato fin da subito un ragazzo affascinante, ci sapeva fare con le ragazze, io avevo poca esperienza con l’altro sesso, giusto qualche fidanzamento al massimo di qualche mese, ed avevo fatto del sesso (nulla di eccezionale) con due ragazzi. Lui invece era il classico donnaiolo, faceva il provolone e mi provocava, era malizioso ma sapeva essere profondo. Inizialmente pensai che mi trattasse come tutte le altre, che le sue fossero solo tecniche di seduzione, ma con il tempo e l’intrecciarsi del nostro rapporto iniziai a sciogliermi con lui. Nonostante il rapporto fosse particolare, mi faceva sentire speciale, mi riempiva di complimenti ed attenzioni e quando mi raccontava che usciva con qualche ragazza, ammetto che mi sentivo gelosa.
Le cose con il passare del tempo si erano sviluppate, la malizia dei nostri messaggi aveva creato una tensione sessuale difficilmente ignorabile. Lui cercava in ogni occasione di fare breccia e di essere provocante, ed io ormai non avevo più energia, ma soprattutto voglia, di resistergli. Per questo una notte, dopo aver affrontato discorsi piccanti per tutta la sera, ci mettemmo ad immaginare un nostro rapporto sessuale. Eravamo così eccitati che ci venne spontaneo masturbarci, continuando ad eccitarci a vicenda. Fu una cosa così liberatoria che arrivata la mattina avevamo ancora entrambi una mano sul cellulare per chattare e l’altra nelle mutande.
Eravamo arrivati ad un punto di non ritorno. Non sono la tipa che fa certe cose e non credo fosse successo per caso, era il segnale che il nostro rapporto fosse cambiato. Il fatto è che nonostante la nostra situazione complicata ormai sentivamo entrambi il bisogno dell’altro. Il rapporto epistolare ormai non ci bastava più, così, dopo mille titubanze ed una corte serrata che Alessio mi fece, cedetti e gli concessi un appuntamento. Nonostante la distanza era disposto a venire al mio paese per incontrami e passare una serata insieme.
Il grande giorno era arrivato. Mi ero preparata per uscire, ma avevo deciso per un outfit sobrio e naturale: un paio di jeans ed una maglietta a maniche lunghe e sopra il mio cappotto. Quando fu il momento di uscire di casa, iniziai a sentire le farfalle nello stomaco. Non che non le avessi sentite prima, era tutto il giorno che le avevo, ma ora che il momento si avvicinava sentivo il mio stomaco tutto in movimento. Lui mi avrebbe aspettato parcheggiato su una stradina laterale poco lontana da casa mia. Nel tragitto che impiegai nel raggiungerlo mi ripetei mentalmente quello che avevo deciso in precedenza. Per quanto Alessio si fosse dimostrato affascinante non volevo subito baciarlo né fare altro. Volevo testare il suo interesse verso di me e non volevo “accontentarlo” subito. Girato l’ultimo angolo lo vidi. Era in piedi appoggiato alla sua macchina, aveva un giacchetto di pelle nero e subito mi sorrise in modo magnetico; ero imbarazzata. Non ricordo cosa pensai esattamente, ricordo che mi lasciai guidare dall’emozione. Ci demmo due baci sulle guance, qualche frase di circostanza ed entrammo in macchina. Continuammo a chiacchierare in modo semplice, l’imbarazzo era palpabile ed i primi discorsi non furono memorabili. Ricordo però che mentre guidava mi appoggiò una mano sopra un ginocchio. Se l’avesse appoggiata più in alto sarebbe sembrato un gesto da conquistatore consumato, invece quel delicato gesto sembrava più un qualcosa fatto per rassicurarmi. Era un po’ un “Vedi? Ce l’abbiamo fatta ad incontrarci”. Il calore di quella mano era rassicurante e mi fece sciogliere un po’ di più. Dopo un paio di isolati mi chiese se conoscevo un posto tranquillo dove accostare. Io me l’aspettavo ed in realtà ne ero felice, non tanto perché volevo “imboscarmi” quanto perché non volevo che qualcuno ci vedesse in giro insieme. Lo guidai verso uno spiazzo, era scuro e non c’era assolutamente nulla; una mia amica me lo aveva consigliato e lo utilizzai quella volta per la prima volta. C’era un muro in mattoni rossi ed un angolo illuminato da un lampione, la luce era soffusa. Parcheggiò la macchina lì e poi scendemmo dall’auto e ci appoggiammo al muro. Mi raccontò del viaggio, mi disse che era emozionato e che dal vivo ero ancora più bella, quando arrossii aggiunse che era felice di aver fatto questa follia. Anche soltanto vedermi contro quel muro di mattoni rossi valeva tutta la fatica che aveva fatto. Mi sentii felice di quelle parole, ma ero ancora molto tesa. Voi lettori dovete sapere che nonostante il mio modo di scrivere ed il forte rapporto che ho ora con il sesso, io sono una ragazza riservata e timida. Prima di conoscere Alessio e di “sbocciare” (a lui piace dire così) ero ancora più timida ed ero molto insicura.
Fu lui a fare la prima mossa. Si avvicinò lentamente al mio viso e appoggiò la mano contro il muro per creare uno spazio ristretto soltanto per i nostri due visi; ero praticamente bloccata tra lui ed il muro. Il primo tentativo di bacio andò a vuoto, immaginavo che volesse provarci e per questo mi girai e sorridendo espressi il mio diniego, ma lui non si fermò. Iniziò a baciarmi le guance in modo dolce, poi scese sul collo e mi baciò lì. Intanto la sua mano mi stringeva il fianco, ma era a metà altezza tra il fianco ed il mio sedere, stranamente non mi diede fastidio. Anzi, quando dal collo tornò a baciarmi il viso, incontrò le mie labbra socchiuse e finalmente mi diede il nostro primo bacio. Era il segnale che il ghiaccio era rotto. Mi resi conto soltanto in quel momento che la nostra era in realtà una cosa inarrestabile, era solo questione di tempo. Rimanemmo in piedi a pomiciare, lui lentamente conquistò diverse “tappe” del mio corpo. Prima mi toccò il culo, poi il seno, schiaccio il mio corpo con il suo per farmi sentire la sua eccitazione. Poi, risalendo dalla coscia, appoggiò la sua mano, da sopra i miei jeans, sul mio sesso. Ogni volta che provava a fare un passo avanti inizialmente io dicevo di no, allora lui faceva qualcosa, prendeva la situazione alla larga, e quando ci riprovava ormai io, presa dall’emozione, non riuscivo a negarmi. Ormai sapevo che sarebbe successo, quindi non mi stupii quando, slacciandomi il primo bottone dei jeans, mi infilò una mano dentro le mutandine iniziando a toccarmi. Credevo però che la situazione mi stesse sfuggendo di mano, così tentai debolmente (probabilmente troppo debolmente) di dirgli di smettere. Poi il suo dito iniziò a scavare dentro di me, la sua mano si muoveva agile e sicura, era delicata e toccava i punti giusti. Poco dopo quel trattamento, quando ormai ero così bagnata da facilitargli il compito, capii che era decisamente più bravo di tutti quelli che si erano avvicendati in quel piacevole compito. Mi godetti quel primo ditalino stando in piedi, ero eccitatissima ed emozionata. È imbarazzante ricordare che praticamente quasi tremavo. Prima di incontralo non immaginavo saremmo arrivati a tanto, o meglio, pensavo che lui ci avrebbe provato, quello che non immaginavo era che non riuscissi a dirgli di no.
Quando il trattamento fu ultimato, mi chiese di entrare in macchina per stare più comodi ed appartati; in effetti ero in piedi con i jeans e le mutande abbassate fino a metà coscia. La scena era molto sexy, mi resi conto infatti che poteva guardarmi tutta. A quel tempo ero ancora completamente depilata lì sotto. Mi piacque lo sguardo languido con cui i suoi occhi si posarono verso la mia intimità, ma io ero ancora un po’ poco sciolta dal punto di vista sessuale, così mi venne spontaneo coprirmi con le mani e non riuscii a sostenere il suo sguardo. Accettai di entrare in macchina sperando che il buio mi facesse sentire più a mio agio. Questa volta ci sedemmo sui sedili posteriori e una volta lì mi tolse completamente pantaloni e mutande. Grazie alla luce più fioca gli lasciai aprirmi le gambe, ora ero nuda a gambe spalancate davanti ad un ragazzo che avevo incontrato per la prima volta da meno di un’ora.
Quando nei mesi precedenti ci confidavamo sul sesso (sempre tramite messaggi) gli avevo parlato del fatto che mi eccitava da morire l’idea che me la leccasse. Lui a quel punto mi inviava delle descrizioni di come lo avrebbe fatto e quando alla fine mi domandava se mi fossi bagnata la mia risposta era sempre affermativa. Ora approfittava delle informazioni che il nostro rapporto epistolare gli avevano fornito: quando ebbi le gambe completamente aperte, si inginocchiò davanti a lei e chinandosi iniziò a leccarmi l’interno coscia e poi l’inguine. Tremavo, ero emozionata da morire. Quando iniziò a leccarmi capii che non era bravo soltanto con le mani. La sua lingua era delicata e la usava per aprirmi le labbra e poi leccare lei per tutta la sua lunghezza. Quando ero molto bagnata si soffermava sul clitoride che titillava con leccate via via più forti e decise. Non era soltanto bravo, era anche paziente, infatti rimase con il viso sopra di lei per molto tempo. Non ero mai stata leccata così bene. Quando si risollevò mi baciò in bocca e mi invitò a sedermi sopra una sua coscia. Non aspettò neanche una risposta e mi accompagnò con una mano appoggiata sulla mia schiena a sedermi su di lui. Mi tolse il reggiseno e mi leccò i capezzoli, poi continuammo a baciarci. Ora ci baciamo molto di meno, ma ricordo che, forse per riempire gli spazi, inizialmente pomiciavamo molto. Fece una cosa di cui avevo paura, mi prese una mano e se la portò sopra il cazzo. Attraverso il tessuto dei pantaloni sentii che era molto duro. Ero eccitata e curiosa, ma appena lui tolse la mano lo feci anche io. Poco dopo riprovò l’”attacco”, ma anche questa volta tolsi la mano continuando a baciarlo. Sembrava stupito e non sapeva come procedere, mi disse che era troppo eccitato e mi chiese se poteva spogliarsi anche lui. Acconsentii e quando abbassò le mutande vidi per la prima volta il cazzo di Alessio. Notai subito le sue dimensioni, era spesso ma grazie alla buona lunghezza era anche proporzionato. Nonostante avesse notato il mio sguardo, quando mi prese la mano e me lo fece toccare (apprezzai di sentirlo così duro) per l’ennesima volta la tolsi di nuovo. Vidi che ci rimase un po’ male e mi dispiacque. Il mio non era una ripicca per fare la difficile, né era una questione di pudore perché era il primo incontro, quello era andato a farsi benedire insieme alle mie mutande lanciate a caso tra i sedili della sua macchina. La verità, che gli confidai soltanto tempo dopo quando ormai potevamo rimuginare sul nostro primo incontro come una vecchia rimembranza, era che avevo paura di non essere abbastanza brava. Lui era più grande di me ed aveva molta più esperienza, io no. Avevo paura di rovinare quel momento e ripensandoci mi vergogno ad ammetterlo, ma l’imbarazzo e l’insicurezza mi paralizzavano. Quando capì che non lo avrei masturbato, tentò il tutto per tutto. Mi stese a pancia in su; in macchina era scomodo, ma sarà che sono bassina, sarà che la voglia appiana tutti i problemi, riuscì a stendersi sopra di me appoggiandomelo sopra di lei. Capendo quello che voleva fare, gli dissi subito di no. Un conto era toccarsi, un altro era scopare. Avevamo già fatto abbastanza per la prima sera, non volevo correre troppo. Stupendomi, mi iniziò a penetrare. Aiutato dal mio “laghetto”, la penetrazione fu subito profonda. Gli dissi di nuovo di no, che non volevo, ma lui non si fermò.
“Alessio… No… No, dai… non voglio! Esci!”
La sua voce era eccitata, ma il tono era perentorio “Marika aspetta, dai… sono troppo eccitato, ne ho bisogno…” Mi ignorò e continuò a scoparmi con colpi profondi e decisi.
Cercavo di allontanarlo leggermente con le mani e gli chiedevo di smettere, ma la mia voce tremava per il piacere, era bellissimo sentirmi riempita in questo modo. Però, continuai come una cantilena a ripetergli di uscire, infatti non rimase dentro di me molto a lungo. Alla fine mi ascoltò e si sfilò. Soltanto ora, a distanza di anni, nello scrivere questa storia gli ho confidato che in realtà in quel momento avrei voluto che non smettesse di farlo e mi scopasse fino a venire. In compenso, però, lui mi ha confidato che se non fosse stato per la mancanza del preservativo, probabilmente non si sarebbe fermato. Le prime scopate sono spesso piene di impaccio ed insicurezze.
Quando uscì da me vidi che c’era rimasto male e lo capivo, avrei avuto voglia di soddisfarlo, ma come prima non me la sentivo di toccarlo, eravamo in una situazione di stallo. Ammetto che lui fu veramente paziente con me, mi riprese in braccio e ricominciò a baciarmi ed a leccarmi il seno e poi a masturbarmi. Era veramente molto bravo e mi godetti le sue dita. La sua erezione era di fianco alla mia coscia, strusciandoci la sentivo e continuava a rimanere durissima, capivo che aveva una voglia pazzesca. Mi prese la mano e la portò su di lui. Me lo fece stringere guidando la mia mano e praticamente iniziò a farsi una sega con la mia mano, ma appena la lasciò io mi fermai di nuovo. A quel punto successe una cosa che non mi aspettavo: davanti a me lo riprese in mano ed iniziò a toccarsi.
“Scusami… io non ce la faccio più” qualche secondo di pausa “Posso?”
Capii quello che mi stava chiedendo, voleva masturbarsi. Era una cosa che non mi aspettavo, ed ancora meno mi aspettavo l’emozione che mi avrebbe suscitato: mi eccitò tantissimo, pensare che si sarebbe masturbato in quel momento davanti a me, con me nuda e con la mia fica bagnata ad un palmo da lui. La situazione era terribilmente erotica. Lui si accorse dal mio respiro corto e dal mio sguardo che non solo avrebbe potuto, ma che desideravo tantissimo che lo facesse. Iniziò a toccarsi, senza farmi guidare. Per la prima volta da sola, presi coraggio ed iniziai a massaggiargli le palle mentre lo faceva. I miei baci sulle sue labbra si fecero più languidi, con più lingua e passione e la mia voce era diventata più roca. Quella era una Marika nuova, una Marika che in mancanza di un partner di livello era rimasta sopita in me. Era la mia parte più porca, il mio lato di donna vogliosa di emozioni forti. Alessio negli anni successivi avrebbe alimentato quel mio lato rendendomi la donna che sono ora. Forse se me lo avesse chiesto gli avrei permesso di venirmi in bocca, probabilmente avrebbe dovuto insistere e spingermi la testa, sarebbe sembrato brutale, ma sono sicura che alla fine lo avrei fatto e mi sarebbe piaciuto. Ma lui era troppo al limite per continuare quel gioco, così mi chiese semplicemente se avevo un fazzoletto. Lo presi dalla borsa e glie lo diedi. Quando ricominciò a toccarsi, con l’aiuto della mia mano sulle palle, iniziò a sospirare più velocemente con la bocca, preludio eccitante di quello che stava per succedere.
In un attimo dalla sua cappella iniziarono ad uscire degli schizzi violenti che subito finivano contro il fazzoletto che aveva messo davanti alla punta e che strinse intorno alla cappella per non sporcarsi. Quella fu la sua prima sborrata insieme a me. Quello sperma che con gli anni sarebbe finito per migliaia di volte dentro di me, passando per la bocca o la fica, oppure che mi avrebbe sporcata per marcare il suo territorio, quella prima volta finì semplicemente sopra un fazzoletto.
Quando ci ricomponemmo, parlammo a lungo rimanendo nudi e vicini. Avevamo paura di quello che sarebbe successo, ci chiedevamo se ci saremmo visti ancora, se ne valeva la pena, se non fosse un errore. Ora sono passati anni da quella volta, abbiamo avuto delle difficoltà, ma ci siamo passati sopra tutte le volte, il nostro rapporto è ormai solido e forte e pensare a quel primo incontro ci riempie di malinconia.
Quella sera uscita di casa pensavo che forse non era il caso di baciarlo, e finii per dargliela la prima sera. Quando quella sera tornai a casa pensavo se fosse o meno il caso di rivederlo, ora non vedo l’ora di andare a vivere insieme a lui.
Note finali:
Grazie per averci letto, abbiamo ricevute diverse email da alcuni lettori e questo ci ha fatto più piacere di quello che avremmo immaginato quando abbiamo iniziato a scrivere, quindi non siate timidi! Ci trovate per pareri e feedback vari al nostro indirizzo email
fiancodivenere@gmail.com