i racconti di Milu
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Ho sempre adorato il corpo di mia madre.

Non c'è stato un inizio, un momento in cui mi son detto “Guarda un po' che figa mia madre”. No, l'ho sempre ammirata, bramata, amata. Amata come una madre, ma desiderata come una donna.
L'ho sempre guardata, anche spiata, ogni volta che potevo. Quando era in bagno, quando si cambiava, quando era in camera sua a porta chiusa, quando scopava con mio padre.

Ho tanti ricordi di mamma e papà che scopano, collezionati nel corso della mia crescita, che da sempre mi accompagnano nella masturbazione... Ricordi che ogni volta arricchisco con la fantasia, immaginando di prendere il posto di mio padre durante il sesso, o anche di unirmi a loro, facendo bellissime cose a tre incestuose in cui soddisfacevamo insieme le voglie più zozze...
Le mie fantasie erano così radicate in me che non me ne sono liberato neanche quando ho cominciato a fare sesso con le prime ragazze. Durante i primi pompini pensavo alla bocca, alle labbra, alla lingua di mia madre, vedendo lei invece della ragazza di turno. La prima volta che ho fatto sesso completo è successo in un bagno, durante una festa, con una mia compagna di scuola(carina e dalle tette gigantesche). Le venni dentro(senza alcuna precauzione, cosa che per fortuna non ebbe conseguenze) immaginando di sborrare nella figa di mamma... Insomma, mamma è sempre stata per me un'ossessione.

Mia madre mi ha avuto quando era molto giovane, all'età di 19 anni, ma evidentemente mio padre, dodici anni più grande di lei, la amava davvero. Così, anche se sono stato (immagino) un errore, sono cresciuto in una famiglia piena di amore, con due genitori fantastici e senza nessun vero problema, nonostante non abbiamo mai sguazzato nei soldi.
Ma crescere in questa famiglia ha significato anche crescere con una mamma sempre in forma, giovane e giovanile, che non sarebbe mai stato possibile non apprezzare fisicamente e caratterialmente: è sempre stata un'amante della vita, dei viaggi (per quanto possibile), dello sport (ha fatto nuoto per anni, poi è passata alla palestra)... Una persona entusiasta e coinvolgente.

Il suo carattere solare donava spesso un grande sorriso al suo bellissimo volto e faceva sì che il suo corpo perfetto esprimesse sempre tutta la propria vitalità. Castana, occhi marroni-verdi, pelle piuttosto chiara e labbra rosse, su un corpo magro, sodo ma morbido, corredato di un seno magnifico, grande, due meloni perfettamente rotondi, e un culo e due fianchi talmente perfetti che sfido qualsiasi figlio con una mamma così a non sfinirsi di seghe per lei.

Fino ai miei 17 anni, mamma aveva i capelli lunghi, mossi, che le ricadevano sulle spalle col loro castano brillante. Quando se li tagliò, per quanto io sia sempre stato un amante dei suoi capelli lunghi, dovetti riconoscere che con quel taglio corto, a parte il ciuffo che le ricadeva sul viso (e con cui da allora gioca spesso con le dita in modo piuttosto sensuale), il suo volto prendeva ancora più vita. Una volta che stavo spiando lei e mio padre dalla porta della loro camera, mi divertì sentire lui che, in piedi davanti a lei e col cazzo che andava avanti e indietro nella sua bocca, si lamentava perché senza quei capelli lunghi non sapeva più come muoverle la testa in momenti come quello. Trattenni una risata, ma per farlo sbuffai rumorosamente, così tornai come un razzo in camera mia e non seppi se mi avessero sentito oppure no.

Quando avevo vent'anni, successe qualcosa di grosso. Mio padre me lo raccontò solo qualche anno più tardi: aveva tradito mia madre con la propria cugina.
All'epoca mi fu chiarissimo che qualcosa non andava, ma non conoscendo questo retroscena, assistetti solo ai loro litigi (e già era grave, perché prima litigavano pochissimo), a settimane intere durante le quali mio padre non rientrava a casa, ai pianti di mia madre che cercavo di consolare con tantissimi, inutili abbracci. Chiesi più volte a entrambi, soprattutto a lei, cosa stesse succedendo, ma mi dicevano solo che in una coppia arriva prima o poi una grossa crisi, ma che loro si amavano ancora, quindi non dovevo preoccuparmi perché tutto si sarebbe aggiustato... Le solite cose, insomma. Ovviamente a vent'anni non ci si lascia più convincere da queste frasette di circostanza, ma pensai che dopotutto erano affari loro e la miglior cosa che potevo fare era continuare a vivere la mia vita aspettando di vedere come la cosa sarebbe finita.

A dire la verità, nonostante io volessi bene a mio padre, la cosa che mi dispiaceva non era la possibilità della loro separazione, ma il fatto di vedere mia madre che stava così male. Lei aveva 39 anni e io ero un ventenne che l'aveva sempre vista come la donna più bella del mondo. Dato che ero un tipo sveglio e a quell'età non mi facevo problemi su niente, a un certo punto pensai che, se abbracciare mia madre per mesi non l'aveva fatta sentire meglio, dovevo cambiare strategia: così, senza sapere veramente dove volevo arrivare, decisi di non trattenere più i complimenti che da sempre avrei voluto farle. Certo, non potevo essere esplicito quanto avrei voluto, ma qualche apprezzamento la avrebbe senz'altro tirata su di morale.

Così, durante la sua ennesima crisi di pianto in un periodo che mio padre era fuori casa, invece di abbracciarla le accarezzai il viso e dissi “è raro vedere un angelo piangere”. Fu un complimento forse eccessivo, anche fuori luogo data la situazione, ma dopo un momento in cui restò immobile, lei rise, non smettendo di versare lacrime. Poi il suo sorriso si spense e disse “non sono un angelo, sono uno schifo” e io risposi “se fai schifo tu, pensa a quanto fa schifo il resto del mondo”. Lei mi guardò con gli occhioni bagnati, mi prese il viso tra le mani e mi dette un bacio su una guancia con le sue labbra umidissime, tenendole così attaccate alla mia guancia per almeno un minuto. Quando si staccò, ancora guardandomi con i suoi occhioni mi disse singhiozzando “sei tu il mio angelo”. Da lì scherzammo per un po' su chi di noi due fosse più angelo e lei fu più tranquilla per il resto della serata.

Il successo ottenuto quella sera nel tirarla su di morale mi fece capire che ero sulla strada giusta, così continuai con i complimenti, provando man mano a essere più esplicito.
Un giorno in cui era particolarmente giù, mi parlò della sua paura che mio padre potesse non tornare più a casa, e che magari potesse trovarsi una donna più giovane, con le curve al posto giusto e il seno sodo. Non mi trattenni e dissi “vorresti dire che tu non hai le curve al posto giusto? E vorresti dire che non hai il seno sodo? Non conosco nessuna ragazza della mia età che abbia due bocce belle e sode come le hai te!”. Mi resi conto subito dopo di cosa avevo appena detto, e diventai rossissimo, mentre mamma mi guardava con gli occhi spalancati. Dopo un attimo fece uno sguardo ammiccante e disse “le hai guardate bene, eh?”. “L-Le ragazze?”. “No, le mie... bocce!”. Lo disse in modo scherzoso e, superato l'imbarazzo iniziale, ridemmo per un po'. Poi provai a scusarmi ma lei mi fermò dicendo “capisco cosa vuoi dire... Vuoi dire che sono in forma e il mio seno è bello... Non preoccuparti, sono cose che a una donna fa piacere sentirsi dire, specialmente da un ragazzino molto più giovane. E credo che sia anche normale che tu guardi le mie... bocce. L'importante è che guardi anche quelle delle tue amiche, non solo quelle della tua mamma!”. Io mi affrettai a rispondere “certo, le guardo a tutte!”. Anche questa non fu una gran risposta, ma lei rise di nuovo per la mia goffaggine nel rispondere. Ci abbracciammo spontaneamente e, dopo quella conversazione, al sentire le sue bocce spingere contro il mio petto non riuscii a impedire al mio arnese di indurirsi. Di sicuro mia madre se lo sentì puntare addosso, ma nessuno di noi due si staccò dall'altro per un po'. Quando l'abbracciò finì io finsi nonchalance e andai in bagno, dove mi sparai un segone pensando a cosa avrei potuto fare con quelle bellissime bocce e col resto del corpo della mia stupenda mamma.

Continuai a farle complimenti, sia in generale che nei particolari, riferendomi spesso anche a quelle che ormai chiamavamo quasi sempre “bocce”, dato che, con la scusa di tirarla su, parlarle liberamente mi fu sempre più facile. Nelle nostre conversazioni sull'argomento, arrivò a dirmi addirittura che portava la quinta, coppa c, che le bocce erano la sua parte preferita del suo corpo e che le piaceva mettersi i reggiseni di pizzo bianco. Insomma, ormai potevamo parlare praticamente di tutto... Ed era una cosa bellissima, sia perché questo rendeva il nostro rapporto molto stretto,sia perché quando, oltre a mille altri argomenti, parlavamo del suo corpo e soprattutto delle sue bocce, mi arrapavo davvero come un porco!
L'unico “problema” fu che ormai a ogni nostro abbraccio mi veniva un'erezione indomabile, che lei sentiva chiaramente senza mai dire niente o mostrarsi infastidita in alcun modo. E non sto a descrivere le erezioni che avevo durante i nostri abbracci quando arrivò l'estate, visto che in quel periodo capitava che mia madre stesse in casa indossando solo mutande e reggiseno!

Erano passati altri mesi da quando la crisi tra i miei genitori era cominciata. Avevo quasi 21 anni, e mio padre in quel periodo stava via anche per periodi lunghi, cosa che almeno fu positiva per il mio umore e soprattutto quello di mamma, che non vedendolo più scomparire ogni poche settimane, aveva ogni volta il tempo di tirarsi un po' su, grazie al suo carattere forte e gioioso e al mio sostegno, che cercavo di non farle mai mancare.

Un giorno in cui, a causa di uno sciopero, non avevo corsi all'università, approfittai della mia libertà per non mettere la sveglia e dormire un po' di più. Quando mi alzai non mi reggevo bene in piedi e avevo lo sguardo annebbiato, risultato anche delle bevute fatte con gli amici la sera prima, ma fui felice di vedere che il mio telefono segnava le 12.03. Da parecchio non dormivo fino a tardi, così fui felice di essere un po' intontito, se quello era il risultato di un po' di divertimento e un po' di riposo extra.

Andai in bagno, pisciai e mi lavai il viso, cosa che migliorò già molto il mio stato. Poi ancora in mutande andai in cucina, dove fui stupito di vedere mia madre, dato che di solito a quell'ora era al lavoro già da un po'. Anche lei non doveva essersi accorta della mia presenza in casa, perché indossava solo un leggero tanga bianco ed era senza reggiseno.
Mi dava le spalle, era occupata a prepararsi la colazione e aveva appena acceso il frullatore per farsi il suo consueto frullato mattutino. Se faceva colazione a quell'ora, voleva dire che anche lei aveva dormito fino a tardi, cosa che non faceva mai, neanche nei fine settimana.
Lei non mi sentiva, dato che il rumore del frullatore copriva quello dei miei passi sul pavimento, così mi venne spontaneo pensare di andare da lei e abbracciarla da dietro col mio solito fare affettuoso. Ma stavolta era diverso, perché lei non aveva il reggiseno e avrei potuto creare una situazione molto imbarazzante. Ma già la sola idea che avesse le tettone al vento mi eccitava da pazzi, e pensai che tutto sommato, dopo tutte quelle conversazioni su quanto fosse bella e sulle sue bocce, ormai avevamo un livello di confidenza tale che un abbraccio a tette nude non era poi la fine del mondo. Affrettai il passo mentre andavo verso di lei, temendo che l'imbarazzo o la vergogna mi impedissero di farlo, così la raggiunsi... e la abbracciai.

Appena la cinsi da dietro con le mie braccia, lei fece un urletto, perché non se lo aspettava.
“Buongiorno amore”, disse.
“Buongiorno mamma”.
“Non sei andato all'università oggi? Hai dimenticato di mettere la sveglia?”
“No mamma, mi ero scordato di dirtelo ma oggi c'è sciopero dei professori, quindi niente corsi!”
"Mmmh, farò finta di crederci senza pensare che volevi solo farti una bella dormita”.
“È vero, mamma, c'è sciopero generale oggi! Ma tu invece? Non sei al lavoro?”
“No, oggi entro all'una. Stamani quando mi sono svegliata mi è presa un po' di tristezza per la nostra situazione, così ho chiamato al lavoro e ho chiesto la mattinata libera... Così sono potuta tornare a letto e dormire finora. Mi ci voleva proprio”.
Al sentire che le era presa un po' di tristezza, la strinsi un po' più forte e le detti un bacio sul collo, primo pezzo di pelle a portata delle mie labbra.
Mentre le mie labbra si poggiavano sulla sua pelle, le mie braccia, stringendosi, sfiorarono la parte inferiore del suo enorme seno e di conseguenza il mio cazzo si impennò... premendo proprio sul suo culo.
Rimanemmo per un po' fermi in quella posizione, ma adesso che eravamo in silenzio, in effetti un po' di imbarazzo c'era. Attraverso il mio petto, appiccicato alla schiena della mia mamma, potevo sentire il battito del suo cuore.

Rimanemmo così abbracciati in silenzio per alcuni minuti, durante i quali avevo cominciato a sudare per l'enorme eccitazione, e anche se era il caso di staccarsi da lei, non riuscivo a farlo.
Così alla fine fu lei a rompere il silenzio e disse, con un tono che faceva capire che anche lei era imbarazzata: “A-amore... probabilmente, se non avessimo t-tutti e due le mutande, ora il tuo 'pistolino' sarebbe nel culetto della tua mamma”. Mia madre voleva dirlo in tono scherzoso, ma data la situazione nessuno di noi due rise, anzi... Era come se il mio cazzo non volesse abbandonare quella posizione e mi impedisse di muovermi. Riuscii solo a muovere leggermente le braccia, che furono sempre più a contatto con la parte inferiore delle sue tettone.
Mi accorsi che stavamo tutti e due respirando affannosamente. Come se il mio cazzo stesse comandando i miei movimenti, cominciai a muovere lentamente il bacino come se la stessi scopando. Il mio cervello mi diceva “no, non farlo, stai facendo una cazzata!”, ma non riuscivo a dargli ascolto, la mia perversione stava vincendo sul buonsenso.
Impazzii quando mi accorsi... che anche mamma non riusciva a resistere: stava muovendo il culo con un movimento rotatorio. “Cazzo!”, pensai, “questa proprio non me la aspettavo! Mia madre sta muovendo il culo per imitare una scopata con me!!!”
A quel punto anche le mie mani persero il controllo, e all'improvviso strinsero le bocce di mamma con forza, avvolgendo i suoi capezzoli duri con i palmi. Sembrava che mamma non aspettasse altro: portò le sue mani sulle mie e le chiuse a sua volta sulle proprie enormi tette! Inarcò la schiena e piegò il collo all'indietro, appoggiando la testa sulla mia spalla destra. Approfittai del suo collo a mia disposizione per morderla tutta, dal lobo dell'orecchio fino alla spalla... Non avrei mai smesso di fare ciò che stavamo facendo!
Ma dopo pochissimo mi resi conto che stavo già per venire e mi chiesi “e ora che faccio? Vengo? Dovrei fermarmi qui?”
Mamma forse sentì la mia esitazione, perché si liberò dalla mia stretta e si girò verso di me, appiccicandosi completamente con le sue tettone al mio petto. Mi guardò negli occhi con uno sguardo da gran porca che non le avevo mai visto e scese lentamente, non staccando mai le tette dal mio corpo... Si stava inginocchiando di fronte a me! Ero confuso e mi girava la testa per l'emozione, lei continuava a guardarmi negli occhi, con i suoi occhioni marroni-verdi che da sempre mi facevano impazzire... Quando quelle magnifiche bocce furono all'altezza del mio cazzo, lei si soffermò lì, muovendocele un po' sopra per farmele sentire... Era questione di secondi, stavo davvero per sborrare...
Mamma scese ancora un po' e, mentre mi abbassava le mutande, il suo viso si trovò esattamente davanti al mio cazzo durissimo. Le sue labbra rosse, leggermente carnose, erano lì, a neanche due centimetri dalla punta del mio cazzo... I suoi occhioni fissavano ancora i miei... Era un'immagine che non avrei mai immaginato di vedere...
Mamma tirò fuori la lingua e dette un'ampia e lenta leccata sulla parte inferiore della mia cappella, fermandosi poi con la punta sul buchino che stava proprio in cima. Io stavo impazzendo, potevo morire in quell'istante e sarebbe stata la morte più bella del mondo.
Mamma, con la lingua ancora spalmata sulla punta del mio cazzo, prese la mia mano destra, la portò sul retro della sua testa e fece un movimento come per invitarmi a spingerla. Senza dire niente, eseguii l'ordine e spinsi la testa di mamma diritta sul mio cazzo rosso e pulsante. Lentamente, la mia mano guidò la testa di mamma facendo scomparire tutto il mio cazzo nella sua bocca. Vedevo il suo labbro superiore a contatto col mio pube... Sentivo il calore umido della sua bocca... La mia cappella toccava il fondo della sua gola... Non resistevo più! Con quella mano dietro la sua testa la tenevo ferma, e cominciai a muovere il bacino avanti e indietro, velocemente, con foga! Stavo scopando la bocca della mia mamma! Non me lo stavo immaginando, il mio cazzo entrava e usciva davvero dalla gola della donna che da sempre avrei voluto chiavare, da cui da sempre desideravo di farmelo ciucciare, a cui da sempre desideravo stringere le enormi e bellissime tette, a cui...!
Tempo scaduto. Ero arrivato. Presi la testa di mamma con entrambe le mani e le infilai il cazzo drittissimo in gola con forza. Lei capì che stavo per sborrare e mi guardò di nuovo negli occhi. Impazzii!

Mentre ci guardavamo, sborrai in gola alla mia mamma.

Fu una sborrata lunga, liberatoria, sentivo la sborra che mi attraversava il cazzo e usciva da me, finendo direttamente dentro di lei. Vidi che cominciava a fare fatica a tenere il mio cazzo in gola e a deglutire, così lo tirai un po' indietro, permettendole di respirare meglio e di inghiottire tutto il seme che le regalavo. Depositai gli ultimi schizzi di sborra sulla sua lingua e tolsi la mano da dietro la sua testa. Lei portò indietro la testa per avere la bocca libera dal mio cazzo e deglutì un paio di volte, per buttare giù tutto.

Mi guardò di nuovo negli occhi e si riavvicinò al mio cazzo per dare una lenta, dolce ciucciata alla mia cappella, come se quella fosse il chupa-chup più buono del mondo. Stavo per svenire, credetti davvero di svenire.

Mamma staccò alla fine le labbra dal mio cazzo, si girò a guardare l'orologio a muro e si rimise in piedi. “Sono in ritardo”, disse, e andò in bagno, camminando come una pantera.

Io rimasi lì, nudo e immobile, per tutto il tempo che mamma passò in bagno. Ne uscì pulita, pettinata e profumata, vestita con un bel tailleur. Si fermò di nuovo davanti a me, sorrise maliziosa e mi disse all'orecchio “poi ne parliamo”. Mi strinse una chiappa con una mano, sfiorò il mio naso col suo, mi baciò con la lingua per cinque secondi e raggiunse la porta, infilò le belle scarpe nere tacco 9, girò la maniglia e uscì.