i racconti di Milu
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Alla cena aziendale di fine anno c'erano circa duecento persone. Non tanti gli assenti, perché non era un'occasione da cui ci si poteva agilmente divincolare. Il grande capo e la dirigenza ci tenevano molto a suggellare con magnanimità il lavoro svolto durante l'anno. E nonostante la crisi mondiale lo standard offerto per la serata non ne risentiva. Bisognava festeggiare, e farlo per bene. Era anche un buon modo per dimostrarsi ancora forti, vincenti, competitivi.
Michele era entrato in azienda da pochi mesi, e quello rappresentava di fatto il suo debutto pubblico. Conosceva quasi tutti, ma una serata come quella avrebbe potuto dargli modo di instaurare altre relazioni, e conoscere colleghi e superiori in un contesto più rilassato. Chissà che la sua posizione ne avrebbe giovato. In cuor suo ci sperava un po'. Approdare in quella grossa azienda, nella filiale italiana, era stata una vera e propria conquista. Una azienda conosciuta in tutto il mondo, con un brand positivo, ambita, giovanile, politicamente corretta. Michele si sentiva dalla parte giusta, ce l'aveva fatta. E non si sarebbe voluto fermare.
Alla serata erano invitati anche i familiari, così Michele convinse Silvia, la sua fidanzata, ad accompagnarlo. Silvia non era tipa da serate mondane, e si trovò subito agitata per decidere cosa indossare in un'occasione tanto importante. Il risultato però fu eccelso, Silvia era fasciata in un completo elegante, ma non barocco. Sexy, il suo corpo ben formato ne usciva in tutto il suo giovane splendore. Il suo bel culo, la sua abbondante terza, la nuca e il collo lasciati scoperti da un'acconciatura sobria ma accattivante, che le era anche costata parecchio. Ma ne era valsa la pena. Nella sala dell'hotel dove si svolgeva la convention molti occhi si posarono in fretta su di lei. Altre belle donne non mancavano, ma certamente Silvia era tra le più ambite. Almeno agli occhi. Al resto ci pensava solo e soltanto Michele.
Venne annunciata una grossa sorpresa. Per la prima volta sarebbe stato presente il grande capo mondiale, una figura quasi mitologica che quasi nessuno dei presenti aveva mai visto dal vivo. Era un onore che la filiale italiana fosse stata scelta per il brindisi, che sarebbe stato trasmesso in diretta anche altrove. Il grande capo avrebbe presenziato a non più di due o tre di queste convention. I dirigenti della filiale erano molto gasati da questa scelta, intravedevano visibilità, soldi, carriera, possibilità. Michele persino ricevette indirettamente quell'elettricità, si sentiva parte di quel gruppo e le sensazioni positive non potevano che renderlo felice. Trasmise il suo fervore a Silvia, che per compiacerlo lo baciò sulla fronte, teneramente.
Il grande capo era un vecchio norvegese, pareva un boscaiolo cui avessero infilato di fretta uno smoking. La grossa barba selvaggia stonava con il ricco vestiario. La pancia prominente denotava abbondanti libagioni. I suoi occhi azzurri erano intensi, severi, impenetrabili. Aveva mani enormi, era alto un metro e novanta. Incuteva timore, certamente. Ancora più considerando la sua potenza economica. Qualche anno prima il Financial Times aveva dedicato a lui un intero servizio, collocandolo tra gli uomini più influenti della terra.
Il vecchio Elias aveva diverse passioni: il golf, gli orsi, la vodka, le donne. Non per forza in quest'ordine. Si vociferava avesse una vera e propria fissazione per le donne dei suoi dipendenti. Mogli, fidanzate, figlie, sorelle, madri addirittura. Evidentemente scopandosi quelle femmine sanciva la sua potenza, e la sottomissione del suo dipendente. Qualcosa che molti avrebbero definito medioevale, forse anche primitivo. Quella voce era arrivata ovviamente anche alla filiale italiana. E a raccontarla a Michele fu il suo collega Giacomo, un po' alticcio dopo diversi bicchieri di prosecco.
Michele si convinse che erano soltanto voci di corridoio, leggende che servivano ad alimentare la mitologia attorno a quel personaggio. Anche Silvia aveva udito quei racconti, e confidò al suo fidanzato che le mettevano timore.
-In che posto ti sei andato a ficcare?
-Ma no amore, quell'uomo è lo stesso che ha creato questa meravigliosa azienda, non lo vedo capace di schifezze del genere.
L'arrivo del vecchio Elias fu accolto con trepidazione. Applausi, sgomitate, fotografie. Tutti volevano andare a stringergli la mano, e lui non si sottraeva a quell'assalto caloroso. I suoi occhi guardavano tutti con attenzione, dall'alto. Sovrastava tutti, accarezzava con affetto i suoi dipendenti. Era una via di mezzo tra gesù cristo e babbo natale. Ma il vecchio Elias era più vicino al diavolo, che agli angeli.
Infatti la sua segretaria, una bionda russa fedele e devota, lo seguiva da vicino. Sapeva che cosa il vecchio stesse cercando. Una femmina da montare. Da usurpare. Da prendere.
La segretaria conosceva la scintilla che scattava negli occhi splendidi e terribili del vecchio. Aspettava solamente che succedesse. Lo vide illuminarsi un paio di volte, così che lei subito prese il nominativo della donna su cui gli occhi del capo si erano posati con bramosia. Senza dare troppo nell'occhio la segretaria scattava anche una foto, alle prescelte.
Quando Elias strinse la mano a Michele, la segretaria vide gli occhi azzurri accendersi, e puntare di fianco al ragazzo. Avevano scorto Silvia. La stava squadrando. La segretaria andò subito di fianco al capo, sapeva che lui la stava cercando. Lui le avvicinò la bocca all'orecchio. Le sussurrò qualcosa.
La segretaria, in un buon italiano, disse a Michele che il capo era molto contento di conoscere una coppia così giovane e bella. Che si complimentava con lui per il suo lavoro, che lo ringraziava. E che lo ringraziava per aver portato la sua splendida compagna.
-Siete sposati?
-No, per ora no. Fidanzati.
Elias non ebbe bisogno della traduzione. Era rapito da quel bocconcino. Continuava a guardarla. A seguirne il profilo, le gambe, le tette, la bocca. La voleva.
Silvia si scherniva, quell'uomo era gigantesco e diabolico. I suoi occhi la stavano spogliando. Si stava pentendo di aver scelto quell'abito troppo scollato, troppo ridotto. Attorno a loro l'aria sembrava essersi fermata. Si era creato un piccolo capannello, tutti aspettavano la prossima parola o mossa del capo. Ma lui rimaneva incantato a osservare la giovane ragazza.
Poi l'incantesimo finì, il vecchio Elias li lasciò lì, sbigottiti, senza nemmeno salutarli. Proseguì verso altri dipendenti. Michele e Silvia si abbracciarono, come se fossero stati investiti da un'onda di acqua gelida. Impauriti, scossi, si defilarono senza dirsi nulla. Presero un drink e lo bevvero di fretta.
Dopo alcuni minuti il giro del capo terminò, ci furono alcuni interventi dal palco, ma il vecchio Elias decise di non parlare. Michele fu raggiunto dalla segretaria. Lo avvicinò silenziosamente, arrivandogli alle spalle. Michele pensò che quella donna avrebbe potuto ucciderlo, sembrava una spia addestrata del kgb. Ma figa. Perché non si poteva fare a meno di notare il corpo sodo e tonico ed esplosivo di quella donna. Lo sguardo duro, gli occhi suadenti, la bocca carnosa. Era uno spettacolo, ma incuteva anche timore.
La segretaria disse a Michele che il capo voleva vederlo.
-Io? Vuol vedere me?
-Esatto. Da soli. Ora. Mi segua.
Silvia fece per seguirlo, ma la segretaria la fermò.
-Tu resta qui. Per ora.
Michele non ebbe troppo tempo per ragionare, si trovò infatti catapultato in una stanzetta semibuia, occupata soltanto da un largo divano, una scrivania enorme, tre sedie, uno schermo, una poltrona.
Dietro la scrivania stava il vecchio Elias. La segretaria spinse Michele a sedersi su una delle sedie di fronte. Subito lei camminò andandosi a posizionare di fianco al capo, come fosse un cane servizievole. Lui iniziò a parlare. Michele non capiva nulla di quel che diceva. Forse era norvegese.
Elias mentre parlava fissava negli occhi Michele, che era ipnotizzato da quello sguardo. La segretaria traduceva in simultanea.
-Ho molto apprezzato la tua fidanzata. Siete una coppia splendida e sono sicuro diventerete sposi splendidi, spero con tanti figli. E sono sicuro che tu qui dentro la nostra azienda potrai dare un contributo enorme. Tu mi piaci, hai uno sguardo intelligente. E hai buon gusto in fatto di donne. Mi piace molto la tua Silvia.
A sentire il nome della sua fidanzata pronunciato da quell'uomo, Michele ebbe un fremito. Stava sudando.
Elias continuava a guardarlo, sempre fissandolo, e la segretaria continuava a tradurre. Ma Michele si era perso. Percepiva alcune parole, poche frasi. Il vecchio a un certo punto gli disse, anzi gli fece dire, che effetto gli avrebbe fatto vedere un uomo mentre leccava le tette della sua piccola Silvia.
Michele ebbe un attimo di lucidità, o almeno così pensava.
Il vecchio continuò nella descrizione di quella scena, la segretaria parlava, ora il suo tono si era abbassato, era più caldo. E soprattutto si stava avvicinando a Michele, sinuosa.
-Immagina le tette di Silvia fuori dal vestito, e poi fuori dal reggiseno. Immagina il signor Elias che si china a leccarle, a baciarle i capezzoli. La vedi la scena, vero?
Michele era soggiogato, la scena la vedeva eccome. Doveva arrabbiarsi, sbraitare, scappare via o denunciare quel vecchio schifoso bastardo, invece si stava eccitando. Anche perché la segretaria intanto si era sbottonata la camicia, rimanendo seminuda davanti a lui. Ora si era chinata, e gli stava sbottonando i pantaloni. Prese a segargli il cazzo, ogni tanto mentre non parlava lo leccava anche.
-Ora voglio che tu vada a chiamare Silvia, che la porti qui e le dici di farsi leccare le tette da me.
La segretaria dopo aver tradotto quest'ultima richiesta riabbottonò i pantaloni del ragazzo, aiutandolo a rassettarsi. Lo fece alzare e lo condusse fuori.
Trovò Silvia in un angolo, insieme con dei suoi colleghi. La chiamò facendole un cenno. Lei notò che era sconvolto.
-Amore, che ti ha detto? Cosa voleva? Sei pallido!
-Vieni Silvia, vuole vedere anche te.
-Me? Come mai?
Il ragazzo la prese per la mano, senza risponderle.
Entrati dentro la stanza, sentirono la segretaria chiudere a chiave la porta. Ora il profumo che pervadeva il locale era più forte, Michele non lo aveva percepito prima. Era un profumo inebriante, pensò che forse li stavano drogando. Vennero fatti avanzare.
Il vecchio guardò Silvia di nuovo, come prima. E di nuovo Silvia si fece imbarazzata. Si sentiva violata da quegli occhi profondi e terribili.
-Hai detto alla tua fidanzata cosa desidero?
-No...non ancora.
Michele si voltò impacciato verso la sua fidanzata. Non ci poteva credere ma si trovò a chiederle di farsi leccare le tette dal vecchio Elias.
-Amore? Ma cosa dici? Ma sei pazzo?
-Ti prego Silvia, solo quello. Non dovrai fare altro.
Non scorti dai due ragazzi, la segretaria e il vecchio si guardarono sorridendo impercettibilmente.
-Michele, amore mio, ma cosa mi stai chiedendo di fare? È davvero quello che vuoi? Ti hanno obbligato?
-No amore, fallo. Fallo e basta.
Silvia rimase pensierosa e turbata per lunghi secondi. Poi vide il vecchio alzarsi dalla poltrona e dirigersi verso di lei. Le si avvicinò, la prese per una mano invitandola ad alzarsi. I due adesso erano proprio davanti a Michele. La segretaria allo stesso tempo prese a muoversi, piazzandosi alle spalle di Michele. Nessuno diceva più una parola.
Il vecchio con una delle sue mani gigantesche abbassò il vestito di Silvia. Lei non provò nemmeno ad opporsi. Anche lei era ipnotizzata da quell'uomo, da quella situazione.
Le sue belle tette gonfie adesso penzolavano fuori dal vestito, e il vecchio ci dedico prima una breve carezza col dorso della mano. Silvia rabbrividì. Poi il vecchio Elias si chinò e prese a leccare i capezzoli della ragazza. Massaggiava le poppe e leccava. Sembrava la stesse mungendo. Nella stanza si sentiva soltanto il rumore lascivo di quella poppata, di quei baci, lo schiocco della lingua, il rumore della saliva. E piano piano i sospiri di Silvia.
-Amore, è così che devo fare? Mi devo far fare questo?
La sua voce era corrotta dall'evidente piacere che quell'uomo le stava provocando.
Michele le rispose.
-Sì amore, sei bellissima. Dobbiamo obbedire, devi fare quello che ti dice lui.
Alle sue spalle Michele sentì un calore. Le tette della segretaria si erano appoggiate sulla sua nuca. Era nuda. Completamente. Aveva approfittato di quei minuti per spogliarsi. Prese a massaggiare Michele, arrivando dopo poco a tirargli di nuovo fuori il cazzo. Ce lo aveva durissimo.
-Amore, hai il cazzo di fuori, duro. Cosa ti sta facendo?
-Non lo so amore, non riesco ad oppormi.
-È brava? Te lo sega bene? Sembra di sì, è molto bella.
-Sì amore, mi sta facendo sborrare.
La segretaria intanto si era chinata e stava succhiando il cazzo di Michele.
-Ohhhhh amore, Silvia, mioddio....
Michele continuava a guardare la sua fidanzata con le tette nella bocca del vecchio.
-Michele... mi sta mettendo le mani sul culo... mi sta alzando il vestito...cosa devo fare? Lo lascio continuare?
-Amore fai come vuoi...ti infastidisce molto? Ti sta facendo male?
-No....non mi fa male....per niente...è possente...ma quasi delicato allo stesso tempo...ooohohohoh mi ha sfilato le mutande amore....oddio sono nuda...mi sta palpando il culo...ha le mani grosse, me lo prende tutto in mano. Ha le dita lunghe, larghe, sta cercando di....aaahahhahahah
Il vecchio Elias aveva infilato un dito nella figa di Silvia, trovandola fradicia. Silvia ansimava a quell'intrusione, il vecchio faceva entrare e uscire lentamente il suo ditone. Il suo indice era grosso come il cazzo di Michele.
Elias si tolse le bretelle e la camicia, poi si sfilò i pantaloni e i boxer. Il cazzo che ne uscì era qualcosa di mostruoso, non sembrava umano. Silvia cadde in ginocchio più per lo spavento che per la leggera spinta sulla nuca da parte dell'uomo. Iniziò ad avvicinarsi a quella minchia con sospetto, temendo quasi di essere morsa. Lo soppesò nelle mani. Era pesante, caldo, gonfio. I coglioni enormi pendevano e lei prese anche quelli nelle mani. Erano due pesche mature.
Il vestito le era ormai attorcigliato alla vita. Il culo e la figa all'aria, le tette ballavano a ogni sua oscillazione.
-Amore....è gigantesco....è grosso....
-Lo vedo Silvia...lo vedo...hai paura?
-Tanta...ma voglio solo toccarlo un po'...magari lo assaggio...
-Sì...provalo...
Silvia provò subito a ingoiare un pezzo di quel cazzo. Ne riuscì a mettere in bocca nemmeno metà.
A vedere la sua Silvia, la sua piccola dolce fidanzata, ingoiare la minchia di quel satiro, Michele ebbe il suo primo, violento orgasmo. Sborrò tantissimo, emettendo un suono gutturale. Silvia girò lo sguardo giusto in tempo per osservare la sborra del suo fidanzato zampillare verso l'alto, per poi cadere a terra. Era tanta.
-Eri pieno amore mio, ti piace vedermi così? Ti piace vedermi fare queste cose?
Michele rifiatava, sconvolto.
Ma Silvia, illanguidita da quella situazione, stava scoprendosi perversa e maliziosa.
-Sai amore...non credo si accontenterà di una sega o di un pompino...temo che voglia farmi altro...con questo arnese...cosa devo fare? Mi devo concedere al tuo capo? È questo che vuoi che faccia? È quello che devo fare?
La segretaria aveva iniziato a leccare i capezzoli di Michele, e ripreso il mano il suo cazzo ancora sporco di sborra. Lo stava ripulendo con la lingua e intanto ricominciava a segarlo.
Un po' per le parole della fidanzata, un po' per le immagini che aveva di fronte, un po' per la bravura della segretaria, il cazzo gli tornò duro subito.
-Porcellino...sei di nuovo duro...deve essere proprio brava quella lì...
-No...no...sei tu amore...sei tu Silvia....
Il vecchio Elias adesso aveva voglia di scopare. Sollevò con facilità la ragazza e la trascinò verso il divano. La gettò lì sopra come una bambola di pezza.
-Te lo avevo detto che non si sarebbe accontentato...sta diventando arrabbiato...me lo vuole infilare...ahaaaaaaaaah
Il vecchio aveva infilzato Silvia con il suo cazzone. Rimase fermo dentro di lei per qualche secondo, poi si sfilò via. Poi ricominciò, sempre più velocemente. L'aveva messa a pecora, appoggiandole il petto sullo schienale del divano. Le sferrava colpi potenti e profondi. Silvia era squassata da orgasmi. Gridava, piangeva, sbuffava, urlava di gioia e dolore e goduria.
Ogni tanto si rivolgeva a Michele dicendogli che si sentiva piena, che la stava riempiendo, che loro due non avrebbero mai più potuto scopare ancora. Michele sotto le cure della segretaria era venuto già tre volte, e ancora il suo cazzo reclamava attenzioni, quell'esperienza lo stava frastornando e sorprendendo.
Vedeva Silvia posseduta da quel demonio, da quel gigante peloso. A un certo punto lui si alzò e la prese sopra di sé, iniziando a farla salire su e giù sul cazzo. In piedi, tenendola per le chiappe. Lei si infilzava e godeva, la faccia nel petto di lui. Un dito di lui le si era infilato nel culo, e lei godeva anche di quello. Era preda e schiava di quel maschio, di quel mostro che l'aveva soggiogata, anzi che aveva soggiogato lei e Michele. Dalla figa le colavano umori, era sudata, i capelli appiccicati alla fronte. La sua acconciatura tanto ricercata era andata a farsi benedire, così come pure il trucco, il vestito, e ogni dignità.
Elias spostò la ragazza vicino al suo fidanzato. Ora Michele era segato dalla segretaria, che gli rimaneva alle spalle. E Silvia aveva la faccia a pochi centimetri dal cazzo del fidanzato. I due potevano guardarsi negli occhi. Elias disse qualcosa nella sua lingua che nessuno volle tradurre ma che tutti capirono. Stava per venire, finalmente.
Silvia aveva il culo all'aria e il vecchio che la sbatteva con forza, ogni affondo Silvia apriva di più la bocca, e le tette ballavano.
-Amore...lo sento gonfiarsi...mi vuole venire dentro...questo mi mette incinta....amoreeeee....aaaaaaaaahhhhhhhhhhhhdddiooooooooo
Il grugnito di Elias riempì per diversi secondi la stanza. Svuotò tantissima sborra dentro Silvia, e quando sfilò via il cazzo sul pavimento colava una grande quantità di liquido, colava come da una fontana, l'aveva davvero riempita.
Nello stesso momento anche Michele venne per l'ennesima volta, e i due fidanzati si trovarono a tentare di riprendere fiato, svenuti, sfiancati.
Si svegliarono nel salone, erano di nuovo ben vestiti e attorno a loro tutto scorreva come prima. Come non fosse successo niente. Ambedue si guardarono negli occhi ma scelsero di non parlare.
-Devo andare in bagno.
Silvia si guardò lungamente allo specchio. Era stato un sogno? Un incubo? Una illusione collettiva?
Si abbassò un po' il vestito e iniziò a vedere sul suo corpo i segni di Elias. Morsi, lividi, graffi. Si tolse il vestito e la sua figa larga, rossa, ancora umida, sciolse ogni dubbio su quell'esperienza. Se era stato un sogno, o un incubo, era stato bellissimo. La loro vita non sarebbe più stata la stessa.
Note finali:
viktorburchia@gmail.com