i racconti di Milu
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Note:
Cari lettori, scrivere per me è una sorta di piacere erotico. un afrodisiaco naturale, ma conoscere le vostre opinioni e commenti lo è altrettanto quindi vi prego, esprimete il vostro parere.
Grazie
la mia email per eventuali commenti se non è possibile scriverli qui è:
wenona_borslav@hotmail.com
MAI FIDARSI DELLE APPARENZE




"Salvo, oggi è una vera rottura di palle."
Sbadiglio spalancando la bocca come se dovessi ingoiare un treno. Senza mano davanti ovviamente.
"Scegli sempre dei posti di merda per fare i posti di blocco ".
Il mio collega mi lancia un occhiataccia.
"Certo Paola. Meno macchine che passano meno rotture di coglioni. Io a tre anni dalla pensione non ho certo le tue manie di protagonismo. E cazzo, mettiti una mano davanti alla bocca quando sbadigli. Mi sembri uno scaricatore di porto".
Lo guardo con disprezzo. Salvo non mi è mai piaciuto. Un mollaccione. Uno che rispetta le regole. Poca voglia di lavorare ma sempre integerrimo. Salvo ha un suo codice morale.
Io non ho nessun codice invece. Tranne il mio.
Faccio roteare fra le mani la paletta, annoiata.
Sono in piedi sul ciglio della strada. Salvo invece è seduto in macchina. Dalla parte del passeggero, con una gamba di fuori.
Sono io che guido. Se guidasse lui non prenderemmo neanche uno in bici in caso di inseguimento.
"Si lo so come la pensi Sa. Ma a me delle buone maniere non me frega un cazzo".
Poi vedo a circa duecento metri una piccola utilitaria uscire dalla curva.
Si avvicina a ritmo lento. E già questo mi fa innervosire. A bordo due persone.
Man mano che si avvicina riesco a vedere meglio gli occupanti. Quella a destra è una vecchia mentre il guidatore è un uomo di mezza età sembra.
Un sorriso malvagio mi si accende in faccia mentre mastico la gomma.
Mi viene una mezza idea.
"Salvo adesso animiamo un po la mattinata. Stanno arrivando Bonnie e Clyde " gli dico mentre mi sposto verso il centro della carreggiata.
Sento Salvo alle mie spalle brontolare mentre alzo la paletta e faccio segno con l'altra mano al pandino di accostare.
"Che palle che sei Pa…"

Da sempre ligio alle regole e sicuro di non aver nulla da rimproverarmi accosto obbedendo all’alt.
In attesa di adempiere alle normali procedure...patente..libretto..tiro giù il finestrino attendendo l’arrivo dell’agente che ha abbassato la paletta.
La signora al mio fianco in silenzio assiste alla scena che al momento non ha nulla di anomalo.
La osservo avvicinarsi al finestrino..."ah una donna -penso tra me e me" inconsciamente mi fa uno strano effetto la vista di una divisa indossata da una donna,legato come sono a vecchie tradizioni ormai anacronistiche

Mi avvicino piano. Nessun sorriso. La mia faccia è una maschera inespressiva.
Mi piace incutere disagio. Fin da subito. Di solito faccio il tradizionale saluto ma oggi sono particolarmente annoiata e ho proprio voglia di divertirmi un po con questi due. Quindi vado giù diretta mentre il guidatore abbassa il finestrino e mi guarda con un espressione da ebete contento
"Patente e libretto. Favorisca prego".

Ma questo naturalmente è solo il pensiero di un momento. E’ dopotutto un agente in servizio che sta facendo il suo dovere ed è giusto che sia così. E io da sempre ho sostenuto l'importanza e l'utilità di questi vostri controlli stradali.
“Buongiorno agente dico con un'espressione gentile mentre già faccio il gesto di prendere la documentazione richiesta.
Ecco a lei il libretto....un attimo che prendo anche la patente…."
E’ in quel momento che...tendendo la mano verso la tasca posteriore dei pantaloni scopro di aver dimenticato il portafogli a casa. In un flash ho la precisa immagine del comodino..e il portafogli lasciato li per una distrazione dell'ultimo momento.
Di istinto una persona corretta e rispettosa come me impallidisce scoprendosi in fallo...per cosa poi? una stupidissima distrazione...maledicendo già la fretta che mi ha fatto incappare in una dimenticanza simile,
sentendomi dalla parte del torto provo istintivamente a spiegare...consapevole si dell'infrazione ma certo anche di essere creduto. In fondo non ho mai fatto nulla di male, mai una multa, ma un richiamo, il classico cittadino modello…
“Io...agente, non so come sia potuto succedere..forse la fretta, il timore di essere in ritardo...ma ho dimenticato il portafogli a casa...e con esso tutti i miei documenti.
Ma naturalmente posso farglieli avere, dico quasi a rimarcare la mia assoluta buona fede, abito a pochi isolati da qui...se vuole.....è questione di pochi minuti.”

Questa volta sorrido. Ma il mio non è un sorriso amichevole.
Questa è la mia giornata fortunata penso.
Mi chino un po verso l'abitacolo. Scocco un occhiata di curiosità al passeggero, una signora tra i sessanta e i settanta. Faccia abbastanza arcigna. Tutto tranne che una bellezza. Poi torno con lo sguardo sul guidatore.
Il mio sorriso adesso è sparito.
"Certo che può andare a prenderli. Peccato che non funzioni esattamente così. Scenda dalla macchina adesso signore ".
Poi mi abbasso di nuovo
"Anche lei signora. Scenda prego".
Salvo è dall'altra parte della macchina. Dal suo sguardo si capisce che non si aspetta niente di buono da me conoscendomi
I due si guardano tra loro. Sguardi che si interrogano a vicenda. Esitano un attimo di troppo per i miei gusti
Alzo la voce. "Vi ho detto di scendere dall'auto. E non tra un ora. Adesso! "

Un po increduli ma ancora intimamente convinti di non aver fatto alcunchè da meritare particolari sanzioni scendiamo dalla macchina...anzi scendo e passo dall'altra parte aiutando cavallerescamente la signora che è con me a scendere.
Agnese, di circa settant’anni ben portati è la mia vicina di casa. Abitiamo in un vecchio condominio alla periferia di Milano. Entrambi all’ultimo piano. Entrambi soli. Lei vedova da molti anni, io scapolo da sempre. Oltre a essere buoni vicini ci aiutiamo spesso a vicenda. Lei mi prepara sempre da mangiare quando torno tardi dal lavoro e io ricambio facendole compagnia e accompagnandola spesso con la mia auto per commissioni varie. Come oggi dal suo medico di base e poi a fare la spesa.
Nel corso degli anni fra noi si è legato un legame quasi materno.

Ho guardato in silenzio la scenetta del cavalier servente. Una perfetta coppia di idioti. La vecchia mi sembra la megera di braccio di ferro. Mi sta già dando sui nervi con quell'espressione acida stampata in faccia. Quanto a lui...cazzo il trionfo dell’uomo qualunque. Con quei ridicoli occhiali e quella faccia da scemo. Se questi due fossero una coppia non ci sarebbero dubbi su chi comanda.
"Quindi lei mi sta dicendo che non ha con se i documenti. Molto male. È un problema per me lo sa?"
Lo scemo mi guarda inebetito. Balbetta qualcosa verso la vecchia che invece non dice una parola.
"Intanto apra il bagagliaio. Vediamo un po se troviamo qualcosa di interessante. Poi mi seguirete entrambi in commissariato per verificare le vostre generalità. Non penserà certo che vi lasci andare a casa a prendere i documenti vero?"
Il tipo sembra restare spiazzato alle mie parole. All'idea di essere portato via come un qualunque criminale. L'incubo peggiore per uno della sua specie. Per non parlare della vecchia.
Sto già ridendo dentro me stessa per la piega che sta prendendo la cosa e già mi pregusto il seguito. Ma intanto voglio godermi il momento.
"Cazzo ma lei è sordo o fa finta! È la vecchia che dovrebbe essere la sorda qui casomai. Apra subito quel dannato bagagliaio prima che perda la pazienza davvero! ".

La violenza verbale con cui la poliziotta si esprime mi scuote, destandomi quasi da un sogno...anche se non riesco ancora a comprendere la situazione che sto vivendo.
Balbetto qualcosa....quasi a non voler offrirle modo ulteriore di alterarsi
“S...si..subito agente...apro subito il bagagliaio….ecco…"

Lo seguo a debita distanza. Anni di servizio mi hanno insegnato a non fidarmi mai di nessuno. Anche se sono ben consapevole del mio grado di addestramento e capacità di reazione in caso di pericolo. Lo osservo mentre con la mano tremante traffica con lo sportello del bagagliaio. E non perdo l'occasione di punzecchiarlo.
"In giornata se fosse possibile. .."

“S..si...ecco agente....è che..il cofano ha ..ha sempre dato problemi con l’apertura...."

Nel dirlo lancio un occhiata alla vecchia sorridendole beffardamente

Lei incrocia il mio sguardo senza tradire alcuna emozione..inespressiva
"Cristo che impedito. Va bene si sposti adesso. Diamo un po un occhiata”

Mi affaccio al vano del bagagliaio. Borse della spesa piene di generi alimentari. Faccio finta di rovistare. Trovo una confezione di uova che...
"Oh mi spiace. ...si sono rotte" rido.
Il liquido delle sei uova rotte cola sul resto della spesa

Io..ormai in chiaro disagio...con una situazione che incomprensibilmente ha assunto connotati imprevedibili...cerco di minimizzare: “non..non si preoccupi agente..forse..i gusci erano già intaccati..”

Poi rivolgendomi alla vecchia il cui atteggiamento impassibile e muto mi infastidisce "erano forse per lei...signora cara?"

Lei non risponde guardando altrove…

Io mi giro di scatto verso di lui "non sto parlando con lei" dico dura come un sasso. "Lei risponda solo se è interpellato".

Mentre io con zelo ..quasi come temessi che l'accaduto abbia potuto creare disagio mi affretto a pulire
“Mi..mi scusi...agente..mi scusi”
Ormai l'agitazione e il disagio..l'assurdità di una simile situazione mi sta facendo sudar freddo...la gola secca...le parole che farfuglio sempre più spesso...

"Mi scusi un cazzo! È fortunato che non mi sono sporcata la divisa. Mi doveva avvertire che c'erano delle cazzo di uova!"

“S.si..mi scusi signor agente..ma come vede, per fortuna non è successo nulla e la sua divisa è perfetta”.

Lo guardo balbettare...con uno sguardo di disprezzo
Salvo, il mio collega cerca di intervenire
"Va be dai Paola non credo avesse intenzione. ..credo si siano spaventati abbastanza lasciamoli andare adesso. ..dopotutto è una signora anziana. .."
Lo interrompo brusca

Io noto il modo con cui la donna lo mette a tacere...e forse per la prima volta mi appare chiaro il modo con cui…una femmina..stia dominando la scena
"Agente Micoli, io sono una sua superiore in grado. Decido io quando è abbastanza. E io dico che adesso questi due furbacchioni ci seguiranno in commissariato per gli accertamenti del caso ".

Assistere alla scena dove lei, con poche gelide parole metti a tacere il suo collega..un uomo assai più avanti negli anni rispetto a lei...
mi scuote forte...è il primo momento in cui sento messa in discussione la supremazia maschile.

"Avanti madame" rivolgendomi alla vecchia in malo modo "rimetta il culo sulla macchina che andiamo a farci un giretto. E lei mi segue. Sono stata chiara? "
Lo guardo dritto negli occhi. Sguardo duro di chi non ammette repliche. Il mio non è un invito ma un ordine perentorio

Silenzioso e servile, mi accingo ad obbedire...seguendo con lo sguardo i suoi passi mentre si dirige verso la volante più che certa della mia assoluta obbedienza.

Il suo non è stato un semplice sguardo..ma un braccio di ferro dove havoluto constatare la mia resa.
Per me: la resa a una donna, a una femmina.
La guardo mentre sta dirigendosi verso la macchina di servizio...e per la prima volta gli occhi notano la sua femminilità, le forme delle chiappe che i suoi passi evidenziano sotto i pantaloni della divisa...
Il mio non è ancora risentimento..ma qualcosa ..di sottile sta pian piano montando su pur essendo ancora a livello embrionale, ma inconsciamente sono rimasto già scosso dalla sua durezza quasi sfacciata e dalla freddezza con la quale ha messo a tacere un uomo, tra l'altro il suo collega e partner di squadra.
Poche laconiche parole..il modo gelido e severo con cui lo ha chiamato per cognome (cosa strana per due che condividono turni di servizio) facendogli pesare i suoi gradi e quindi la sua superiorità e ora ...per la prima volta...un dettaglio fisico di lei che impressiona la mia mente.
tTa l'altro..e questo è un dettaglio importante…la poliziotta indossa una divisa non un completino sexy. Pantaloni e scarponcini tipo anfibi, come il suo collega...e la giubba..la polo color carta da zucchero..il berretto con la visviera...niente che sia esclusivamente femminile insomma.
Eppure….anche attraverso quest'uniforme "neutra" la sua femminilità ha avuto modo di mostrarsi in modo improvviso e prepotente.

Ci dirigiamo lentamente verso il commissariato. Guido piano. Ogni tanto butto un occhiata nel retrovisore per vedere se ci seguono diligente. Intanto pensando a come divertirmi con loro due una volta li. Tra me e Salvo è calato il gelo. Non ha gradito la scenata. Me ne frego. Penso e me la rido di quei due, del tutto inconsapevole di aver iniziato ad attirare l’attenzione del tipo in un modo che non immagino di certo. Ma soprattutto sono inconsapevole di aver iniziato ad attirare anche l'attenzione della vecchia.

Anche a bordo della nostra auto c'è silenzio..io ingoio saliva a fatica...la gola arida, la mente scossa da pensieri disarticolati....mille dettagli che si accavallano troppo velocemente e disordinatamente perché io possa metterli correttamente a fuoco.
Poi d'improvviso, secca come un fendente di spada, due semplici parole: “Che troia!”
Istintivamente mi volto verso la mia condomina, quasi sorpreso da un simile frasario da parte sua.

Arriviamo infine in commissariato . Accosto nelle strisce riservate e vedo che il coglione fa altrettanto. Scendo e mi dirigo verso la loro auto.
"Ehi idiota, non sai leggere? Questo posto è riservato alle auto della polizia. Tu parcheggi laggiù e poi mi raggiungi a piedi".

Rosso in viso, mi accorgo di aver effettivamente commesso un errore

“S..si ha ragione agente..mi scusi...sposto subito la macchina, mi perdoni”.

Sorrido perfida. "Anche la vecchia naturalmente ".

“Se lo sguardo bastasse ad uccidere Agnese la avrebbe trafitta con mille dardi”

Entro io per prima, salendo la breve rampa di scale che dalla strada conduce all'ingresso principale del commissariato di via Ariosto. Non ho volutamente usare la porta secondaria per aumentare l'effetto psicologico sulle mie due prede. Non mi volto nemmeno a guardare se mi seguono o no. Tanto so che chiude la fila Salvo e che non oserebbero mai rifiutarsi di entrare.
Un rapido saluto a Nicola, il piantone di guardia dietro il vetro blindato. Giusto il tempo di dirgli che i due personaggi sono con me. Lui capisce al volo e non fa domande.
In commissariato sono abituati ormai a queste mie cose e non ci badano più.
Non dico altro e mi dirigo diretta verso l'ultimo ufficio in fondo al corridoio. Senza nemmeno bussare spalanco la porta ed entro. Dietro un tavolo sul quale è appoggiato un computer è seduto Antonio, un altro dei vecchi del commissariato. Ma a differenza di Salvo è uno che si fa molti meno scrupoli e menate nell'assecondare i miei metodi, come dire...poco ortodossi.
Alle spalle di Antonio, come a sorvegliare il tutto, troneggia il ritratto di Mattarella, il nostro glorioso Capo dello Stato.
Antonio è uno sveglio. Gli basta un'occhiata per capire la situazione.
"Paola! Che mi hai portato oggi. Chi sono questi due signori" sorride mentre lo dice.
"Posto di blocco in via Rospigliosi. Ambedue senza documenti alla guida di una Fiat panda targa....AE419PO...vedi un po' se trovi qualcosa".
Solo a quel punto mi giro verso i due. "Voialtri due vuotate le tasche e appoggiate tutto su quel tavolo lì a sinistra. E quando dico tutto intendo TUTTO. Non fate che vi trovi io poi qualcosa che avete dimenticato in tasca perché sennò davvero sono dolori".
Mi giro verso Antonio che mi schiaccia un occhiolino. Poi mi appoggio al tavolo con il computer, dando le spalle a Mattarella e mi godo lo spettacolo.

La scena sembra ora assolutamente assurda....due persone tranquille che stavano procedendo nella più totale serenità per una strada condotte in caserma e trattate alla stregua di delinquenti. si, assolutamente assurda. Ma nonostante ciò, ancora una volta il senso del dovere civico e il rispetto per le autorità in questo caso rappresentato da esponenti delle forze di polizia, mi porta ad obbedire.
Un'occhiata alla mia condomina, come a dire: va bè, facciamo ciò che ci chiedono....e poi inizio a depositare sul tavolo indicato quanto ho nelle tasche: un fazzoletto, qualche moneta, le chiavi.


Come me anche la vedova esegue l’ordine, che senza dir nulla esibisce una confezione di fazzolettini estratta da una tasca dei pantaloni e l'intera borsa che depone sul tavolo.
Io timoroso quasi che non sia sufficiente le dico: forse...forse l'agente vuole che tu mostri anche il contenuto della borsa. ma lei mi guarda con uno sguardo che mi fa vergognare delle mie parole.
Come se mi dicesse: ma vuoi proprio che ci caliamo anche le braghe di fronte a questa puttana? non hai ancora capito che sta solo divertendosi con noi? Sento tutto il disprezzo. un disprezzo non cattivo intendiamoci, ma disprezzo nel vedere un uomo trattato così..umiliato..da una schifosa troietta che non avrà avuto neppure 30 anni. Un uomo a lei caro dopotutto.
A quel punto non dico altro..quasi attendendo che sia lei ora a dire se ciò che abbiamo fatto la soddisfi o meno.

Io assisto a tutta la scena. Vedo te che lui fa sempre più curvo, quasi gobbo per la vergogna e forse la paura. E vedo invece la vecchia. Lei non si piega. È dritta. Testa alta. Svuota anche lei le tasche senza dire una parola, ma poi appoggia la borsa sul tavolo in malo modo e lì la lascia. Il tutto senza degnarmi di uno sguardo. Guarda te invece. Con occhiate pesanti come piombo.
A quel punto mi scosto dal tavolo al quale sono appoggiata e lentamente, molto lentamente mi avvicino a lei.
Questa stronza mi da sui nervi. Questa non molla. Non ha nessuna intenzione di lasciarsi intimorire. Ma gliela faccio passare la voglia
Mi fermo a mezzo metro da lei
È decisamente più bassa di me che sono 1,75 ma la guardo dritta negli occhi. Siamo faccia a faccia. Il mio viso è un espressamente dura. Poi, con un sorriso perfido le dico

"Nonna, sono sicura che noi due diventeremo grandi amiche. Molto intime...ahah"
Anche Antonio ride. Mi conosce. Sa che mi piace giocare con il gatto con il topo..
Io ignoro ogni cosa che i due hanno depositato sul tavolo. Compresa la borsa della vecchia. Tanto so già che non ci troverò dentro niente di interessante.

Con assoluta freddezza Agnese le risponde: “faccia ciò che deve agente, siamo a sua disposizione”.
A differenza mia, lei la sfida, sostiene il suo sguardo. Sa che per quanto la poliziotta possa essere carogna non può oltrepassare certi limiti. Può divertirsi certo, condurre quel gioco a lungo, ma alla fine non potrà far altro. Ma io non sono della tempra di lei..e questo lo sa anche la poliziotta. L'ha capito subito.

So bene che non posso oltrepassare certi limiti. Ma non è detto che quelli che ho a disposizione non siano sufficienti. Anzi...
Questa mi vuole provocare penso. ..ma non ha ancora capito con chi ha a che fare
"Va bene. Antonio penso che sarebbe carino far fare ai nostri ospiti un piccolo giro turistico del nostro commissariato. Mostriamogli per esempio la saletta per gli interrogatori al piano di sotto. Che ne dici ".
Antonio sorride e rivolgendosi a te vi dice "Seguitemi". Dopodiché apre la porta dell'ufficio e si dirige verso un'altra porta in fondo al corridoio.

Lo seguiamo in silenzio.

Dalla porta blindata si accede a una scala che porta nel sotterraneo dell'edificio
Antonio fa strada. Poi voi due e io a chiudere la fila. In silenzio ci dirigiamo verso una piccola celletta
"Accomodatevi" dice Antonio con ironia.
"Aspetta Anto'. Lui portalo nella cella di fianco e poi lasciaci pure soli. Me la vedo io con loro ".

Sediamo..assecondando la volontà dell’agente.
Torniamo ad alzarci.

"Certo Paola...divertiti ". Se ne va sorridendo mentre accompagna il tizio nella cella adiacente. Separata da quella in cui siamo adesso.
Restiamo sole io e la vecchia.
Io mi avvicino di nuovo a lei guardandola sempre fissa. Occhi negli occhi. Lei sostiene il mio sguardo.
"So bene che che tu sei di un altra pasta vecchia stronza. Ma lui no. Ed è proprio con il tuo amichetto che mi voglio divertire. Poi magari una volta a casa ti fai raccontare tutto e per consolarlo gli succhi il cazzo. Intanto tu aspetti qui befana ".

Nell'altra stanza intanto io sono stato invitato a sedere. Il suo collega si è piantato a breve distanza da me..in piedi..poggiato contro un tavolo con le gambe incrociate a livello delle caviglie e ha estratto da una tasca una mela che ha cominciato a mordicchiare...incurante della mia disapprovazione.

Detto questo me ne vado chiudendola dentro la cella a chiave e raggiungo il tipo nella sua.

Agnese la ha ascoltata in silenzio, senza darle la soddisfazione di replicare o di minacciarla per questo assurdo abuso di potere. In fondo anzi...è contenta. contenta che questa donna le abbia dato conferma di quanto sin dal primo momento ha pensato di lei: sei una troia schifosa, che con l'uniforme addosso crede di poter dominare gli uomini mettendoli ai suoi piedi. Fai pure...pensa...verrà il momento in cui risponderai di tutto questo…

Entro. "Antonio lasciaci soli".

Oltre tutto, ma questo la poliziotta non può saperlo, nella sua vita..soprattutto in gioventù, Agnese ha vissuto sulla propria pelle ben altri episodi di arroganza, non di rado accompagnati da violenza. Una violenza non solo verbale come in questo caso.

Il mio collega esce. Restiamo noi due soli. Mi avvicino guardandolo minacciosa. Lui sembra rimpicciolirsi a vista d'occhio. Se potesse sollevare una mattonella probabilmente si nasconderebbe sotto il pavimento

Ingoio saliva in totale disagio. sento la forza..la pesantezza del suo sguardo dominante...e istintivamente abbasso lo sguardo.

"Sai...ho promesso alla tua amichetta di là che noi due ci saremmo divertiti. Lei è una dura mio caro, mica come te che sei una merda. Vi ho capiti sai...è lei quella coi coglioni non tu".
Gli tengo lo sguardo addosso. Non lo mollo.

Ascolto in silenzio...tremendamente a disagio
sento la sua forza...una forza schiacciante e dominante su di me...

"Siete una coppia vero? Tu le lecchi la passera e lei in cambio te lo ciuccia vero? Ahah si dai che è così ammettilo...la porti a fare la spesa. ..magari le fai anche le pulizie".

“Io…."
sussurro qualcosa di incomprensibile cercando di negare quanto afferma.

Lo fulmino con lo sguardo
"Tu cosa. ...tu adesso fai quello che ti dico io. Qui comando io...

Ascolto le sue parole che nella testa rimbombano come colpi di cannone...potenti..severe...crude

"Rispondi sissignora".

“Io…s..si..sissignora"

"Bravo...iniziamo a capirci. E adesso spogliati. Completamente ".

Sono a disagio..profondamente a disagio..terribilmente a disagio...totalmente a disagio. mai, neppure durante l'ormai lontano servizio militare qualcuno era riuscito a farmi sentire così insignificante. Mai, mai prima d'ora. E adesso...un'esperienza nuova e terribile, soprattutto perché a impormi questi stati emotivi non è un altro uomo, ma una donna, peraltro anche molto piu giovane di me.
“Io…spo..spogliarmi?" chiedo balbettando già rosso in viso e stupidamente incredulo di una tale richiesta.



"Si ti devi spogliare. Sei sordo cazzo? Fallo!" Gli grido in faccia.

Per un istante...un brevissimo istante sollevo lo sguardo verso i suoi occhi..quasi a cercare conferma che il suo ordine non fosse uno scherzo
gelato e dominato dal tono glaciale della sua voce chino nuovamente il capo consapevole di non avere altre possibilità se non quella di eseguire il suo comando.
Non mi sono mai spogliato davanti a una donna e ora..penso..mi tocca farlo in condizioni tremende.
La vergogna mi fa sentire vampate di fuoco in volto mentre inizio a sfilarmi la maglietta...una polo di color blu scuro che lascia completamente nuda la parte superiore del mio corpo.
Le mani si muovono nervose e tremolanti d'imbarazzo mentre lente iniziano a sfilare la cinta dai pantaloni.
Una nuova...breve esitazione..un respiro profondo..quasi a darmi la forza di continuare...e inizio a sbottonare uno dopo l'altro i pantaloni mostrando inevitabilmente il colore bianco dei miei slip.

Io resto impassibile a guardarlo mentre lui inizia a spogliarsi.
"Datti una mossa stronzo. Non ho tutta la giornata ".

Ogni sua parola suona nelle mie orecchie come colpo di frusta e non resta che obbedire.
Lentamente le mani accompagnano verso il pavimento i pantaloni che restano ai miei piedi.

"Belle mutande" rido

Sfilo agevolmente i mocassini...cosi da poter rimuovere anche i pantaloni ormai finiti a terra e lentamente e con qualche disagio dovuto al fortissimo imbarazzo sfilo uno dopo l'altro anche le calze...corte, estive..pochi cm oltre le caviglie. Solo gli slip ora coprono il mio corpo..tutto il resto è in mostra...esibito..offerto ai suoi occhi. Afferro gli slip ai lati e esitando lentamente inizio a farli scendere chinandomi contemporaneamente quasi a coprirne la vista.

Mi avvicino a un piccolo scaffale a muro dal quale estraggo un manganello. È un tonfa, modello ritirato dal l'equipaggiamento di ordinanza dopo il G8 di Genova
Ma qualche esemplare lo abbiamo conservato per…ricordo.

In modo completamente puerile tengo ora le mani sui genitali in un estremo tentativo di salvaguardare la mia dignità.

Facendolo roteare fra le mani vado verso di lui senza staccargli gli occhi di dosso un attimo

L'emozione e la vergogna mi paralizzano...respiro in modo agitato nervoso sempre piu a disagio.

"Perché ti nascondi...che cazzo hai li sotto. ..dai fammi vedere il tuo di manganello" gli dico con scherno
"Togli quelle cazzo di mani!" Ti grido a brutto muso in faccia

Io ancora esito..quasi in stato di confusione totale
ma poi...lentamente..eseguo...mostrandole il mio sesso nudo
docile quasi come il suo proprietario.

Faccio una smorfia divertita
"Pensavo peggio. Anche se ho seri dubbi che ti funzioni. Di la verità. .ti ecciti solo con le vecchie eh"
"E magari ti piace anche subire vero? "
Gli schiaccio l'occhiolino.
"Vediamo se ho ragione. In ginocchio! Subito! ".

Lentamente...ipnotizzato dalla sua voce sicura...imperiosa...mi chino fino a mettermi in ginocchio. Sento il fresco del pavimento a contatto con le rotule ma non riesco a pensare a nulla..stordito da quanto sta accadendo come fossi sotto l'effetto di droghe.

"Bravo. Vedo che sai obbedire. Metti le mani sopra la testa adesso "

In silenzio...eseguo

Mi sposto alle sue spalle e senza preavviso gli piazzo una violenta manganellata all'altezza dei reni che lo fa cadere a faccia in avanti.

“Ahhhhhhh” non ho mai avuto una tempra robusta...crollo con facilità a terra.

"Resta giù! "
Gli giro davanti
Mi metto davanti a lui
"Adesso di che sei un cane. Un bravo cane"

“Io..io non……"

"Io...io....dillo cazzo invece di piagnucolare come una donnetta!"

Accucciato a terra..ancora dolorante....nudo come un verme...davanti a lei..una donna..una ragazza anzi “io...sono..sono un cane” dico quasi con un filo di voce.

"Non ti sento "

“Sono..sono un cane” dico quasi cercando di far appello a tutte le mie energie. L'orgoglio frantumato..la mia virilità calpestata...umiliato..deriso...mi sembra di impazzire..e il dolore fisico è l'ultimo dei mali.

"Si, sei una cane. Una merda di cane. E come tutti i cani sai cosa devi fare. Lecca! Leccami gli anfibi. E lecca bene. Li devi fare lucidi o te la spacco quella schiena da frocio che hai".

Le punte dei suoi anfibi a pochi centimetri dalla mia faccia..e quell'ordine..un ordine assurdo..assolutamente arbitrario. Ma ormai non ho più la forza di obiettare...timido..servile..umile...avvicino la bocca alla sua scarpa e timorosamente inizio a sfiorarla con la lingua.

Io lo guardo senza muovermi
"Lecca bene cazzo!"
E gli piazzo un altra manganellata sull' osso sacro.

“S..si” dico quasi temendo di aumentare la sua ira
“Aaaaaaaaaaah”
Mi accascio nuovamente al suolo torcendomi per il dolore
non sto subendo più solo la sua violenza verbale ma anche la sua fisicità..sia pur attraverso un manganello.

"Lucidami sti cazzo di anfibi o giuro che ti metto su una sedia a rotelle. Ti spacco la schiena. Non te lo dico più "

Cercando di vincere il dolore che mi affligge mi risollevo a fatica e riprendo quell'umiliante azione leccandole gli anfibi come il più umile degli schiavi.

"Così, bravo. ...anche intorno alla suola".
Mi godo il mio momento, poi all'improvviso mi sposto e con la suola dell'anfibio destro gli dò uno spintone sulla spalla che lo fa rotolare via.

Per effetto della spinta mi rovescio all'indietro finendo quasi contro la parete offrendo la visione del mio corpo nudo.

Lo guardo con un aria patetica.

Cerco di ricompormi...rimettendomi in ginocchio

"Che inutile merdina che sei. Pensavi di prendermi per il culo con la storia dei documenti eh.."
Mi avvicino a lui

“Non...non era una storia” dico quasi con un filo di voce.

Io resto in piedi guardandolo dall’alto.
"Taci merda!"

Sento tutto il peso e la forza della sua figura.

E gli sparo un altra legnata sulla spalla sinistra. Arrogante dispotica prepotente dura.

“Aaaaaaaaah”

"Sei talmente insignificante come uomo che non c'è nemmeno gusto con te. Forse mi sarei divertita di più con la tua amichetta di là. Comunque adesso ne ho abbastanza di voi due. Tu adesso ti rivesti prendi quella troia succhiacazzi della vecchia e vi levate dai coglioni. Inutile dirti che se fate una parola con qualcuno di quello che è successo qui..."
Sorrido cattiva
"Non ci sarà un posto dove vi potrete nascondere".
Mi giro dandogli le spalle e mi dirigo verso la porta della cella.
"Torna a casa e fatti consolare dalla vecchia. Magari ti succhia l'uccello e dimentichi tutto ".
Detto questo esco e me ne vado lasciandolo solo.
"Antonio, accompagna all'uscita questi due stronzi" dico prima di scomparire in cima alle scale.

Io ancora a terra...umiliato e dolorante per i colpi ricevuti..riesco a sollevare lo sguardo di quel tanto che basta a consentirmi di vederla mentre mi dà le spalle lasciando la stanza.
Ancora una volta...forse per una strana casualità...lo sguardo è colpito dalla bellezza del suo fondoschiena...e ancora una volta le sue chiappe sembrano imporsi prepotentemente sulla decenza formale dei pantaloni della sua divisa.
E’ come se tu avessi voluto..offrendomi sia pur involontariamente quella veduta...sottolineare che è stata una femmina a ridurmi cosi, una femmina dotata di un culetto sodo e tonico che anche in condizioni cosi estreme non posso non apprezzare.
Appena scomparsa di scena la nuova umiliazione di dovermi far trovare in simili condizioni dal suo collega...per la verità assolutamente impassibile davanti allo squallido spettacolo di me nudo ancora dolorante per i colpi ricevuti.
Cercando di vincere il dolore che cmq sento in diverse parti del corpo, provo a rivestirmi in tutta fretta...non desiderando altro che allontanarmi da quel posto da incubo sperando che si sia trattato solo di questo.
Un incubo appunto.
Quando raggiungo la vedova sto ancora sistemandomi la polo e sento che lei ha gia capito ogni cosa.
Del resto Antonio (che mi segue) tiene in mano la cinta in attesa che gli chieda di passarmela per terminare la mia vestizione.
Evidentemente è abituato agli eccessi della sua collega, sa che non riesce a farne a meno..e in fondo..in un modo o nell'altro non ha mai causato grane al commissariato, per cui..va bene cosi.
Oltre tutto...non avrebbe comunque la tempra per prenderla di petto e metterla in riga.
In silenzio veniamo accompagnati alla porta...Antonio aspetta che abbiamo varcato la soglia per tornare alle sue cose...senza curarsi neppure di salutarci...sa bene che non serve.
E in silenzio iniziamo a dirigerci verso la macchina.
Apro...stavolta nessun gesto cavalleresco...del resto non se lo sarebbe aspettato neppure Agnese.
Nervosamente metto in moto e frettolosamente lasciamo quel luogo di umiliazioni e soprusi.
Tutto cosi assurdo…irreale…incredibile. Mentre io ancora mastico amaro per il ricordo delle situazioni che aggiungevano umiliazione ad umiliazione e la voce dispotica della poliziotta bastarda riecheggia ancora viva nella mia mente lei tiene il silenzio.
Ma è un silenzio gelido quello che si avverte fra noi.

Sono nel bagno del commissariato. Sola. Davanti allo specchio. Mi sto guardando. Mi piace quello che vedo riflesso. L'immagine di una donna bella e forte. Dura. Spietata. Arrogante e sicura di se. Sì, io piaccio a me stessa. Mi eccita quasi piegare i miei antagonisti.
Quasi inconsapevolmente la mia mano sinistra sfiora i pantaloni della divisa, all'altezza della mia vagina. Mi struscio sopra il tessuto un paio di volte. Mi rendo conto di essere umida sotto. Mi sono bagnata. Posso avvertire l'umido sul perizoma che indosso sotto la divisa
E rido con me stessa ripensando a tutta la scena. Alle facce di quel coglione senza palle e della vecchia stronza. Si, io non l'ho vista dopo ma mi piace pensare a lei offesa e inacidita per quello che ho fatto al suo stupido amico.
"Brutta strega..." poi mi ricompongo ed esco.

Il silenzio glaciale che contrasta con l'uragano di emozioni e immagini che infuria nella mia mente è improvvisamente rotto dalla voce di lei: “Stai tranquillo Federico, tranquillo, quella cagna non godrà a lungo della sua vittoria”
In quel momento quelle parole, così secche, sicure, sembrano scuotermi, richiamandomi alla realtà e strappandomi ai miei pensieri convulsi.
“Io..io non riesco...a crederci” mormoro quasi senza voce….avvilito..distrutto “cosa abbiamo..fatto per essere trattati cosi? Non può essere che...che una semplice..stupida dimenticanza abbia scatenato tutto questo”
Lei, Agnese, mi guarda, comprensiva questa volta. “No, non è stata la tua dimenticanza a scatenare tutto questo. E’ stato solo il suo perverso piacere di troia sadica. Ha voluto divertirsi, umiliarci e infliggerti dolore. Solo, esclusivamente per il suo piacere”.

Mancano poco alla fine del turno. Cazzeggio un po in attesa di andarmene. Oggi pomeriggio mi farò una bella seduta in palestra ho deciso. Ho un po di adrenalina da scaricare


Siamo intanto arrivati a casa il nostro vecchio condominio di periferia troppo scosso l'accaduto contravvengo all'abitudine di parcheggiare in modo ordinato rispettando i limiti segnati sull'asfalto ad attribuire a ciascun condomino un proprio spazio macchina. E’ sempre stata una strana abitudine la mia pure quando come ora non ci sono altri condomini sempre avuto scrupolo nel curare la sosta.

Salvo mi raggiunge alle macchinette del caffè

Stavolta invece parcheggio in modo brusco nervoso toccando anche con l'anteriore il muretto che delimita il parcheggio.

"Ti sei divertita Paola?" mi apostrofa in modo brusco

In silenzio apro il vano bagagli tirando fuori i resti degli acquisti fatti prima che una normale giornata si trasformasse in un incubo.

Ho in mano il caffè Non lo guardo nemmeno in faccia nel rispondere alla sua provocazione

L'odore delle uova ha impregnato tutto senza dir nulla cerco di pulire in fondo, cosa sono due uova rotte in confronto a ciò che ho dovuto subire in quella stanza?
Saliamo. La vedova apre la porta del suo appartamento la seguo dentro con le buste della spesa. Mentre le depongo sul tavolo Agnese mi dice “ti preparo un caffè ne hai bisogno”.
La guardo mentre si dirige verso la cucina. Osservo la sua fermezza. Una tempra che non avevo avuto modo di conoscere prima d’ora.
Mi accascio in silenzio sul divano sprofondo nuovamente nei miei pensieri.

"Si Salvo, mi sono proprio divertita Lo sai quanto mi diverto Qualche problema? "

E mentre sono in balia di mille selvagge immagini sento confuse come fossero lontane il parlare di lei.

Lui mi guarda. Serio. "Prima o poi qualcuno te la farà pagare li sai Paola "

Non ho la forza e l'attenzione necessarie a comprendere solo una parola ripetuta più e più volte si fissa nella mia mente chiara e limpida: TROIA!

È a quel punto che io ricambio il suo sguardo
"Chi? Quei due? Una vecchia vedova e uno sfigato coglione come quello? Ahah cazzo mi piacerebbe proprio vedere come!"
Gli rido in faccia arrogante come al solito stronza fino alle ossa.

Lei torna con in mano un vassoietto e due tazzine e me ne porge una quindi deposto il vassoio su un tavolinetto vicino, si accomodo accanto a me prendermi le mani con fare materno
“Ti faccio una promessa Federico mio. La pagherà, te lo prometto troveremo il modo di fargliela pagare a quella troia in divisa. E allora” dice carezzandomi i capelli “sarai tu a ridere”.
Ascolto ma sono ancora troppo turbato e scosso per razionalizzare.
Faccio sì con la testa ma è una mossa meccanica istintiva inconsapevole. Lei lo sa ma non le importa.

Salvo ha una smorfia di disgusto e si allontana ma prima mi dice " Sei troppo sicura di te stessa Paola E questo sarà il tuo punto debole. Addio.”
Lo osservo stranita allontanarsi "Addio?"
Ma che cazzo di modo è di salutare penso
Cazzate penso Getto con rabbia il bicchiere di plastica vuoto e me ne vado verso l'uscita posteriore

Lei in silenzio mi segue accompagnandomi fino alla porta"se hai bisogno sono qui non farti pensiero mi raccomando a qualunque ora chiamami"
io senza neppure voltarmi verso di lei replico “si grazie non preoccuparti sto bene” e un attimo dopo scompaio alla sua vista chiudendo la porta dietro di me. Mi getto sul divano liberandomi dei mocassini e in quel gesto così normale e quotidiano un flash tagliente mi ricatapulta in quella stanza, ed è come spogliarsi di nuovo davanti a suoi anfibi.
Anfibi che sono stampati nella mia mente

Io mi dirigo verso casa. Mi cambio della divisa e preparo il borsone della palestra.

Le sue parole, le sue risate… tutto scolpito indelebilmente nella mia testa
guardo la mia polo i pantaloni e li rivedo in terra per il suo capriccio.
Mi rivedo nudo e la rivedo ridere sonoramente davanti al mio imbarazzo.

Arrivo alla Virgin nel primo pomeriggio C'è poca gente a quell’ora. Meglio così. Non ho voglia di rompicoglioni intorno oggi.

Immagini che si susseguono senza sosta e senza ordine mentre ogni tanto come spari isolati tornano a martellarmi la mente le parole con cui la apostrofava la vedova… troia troia troia!

Mi voglio allenare per bene

Mi sembra di impazzire nudo umiliato mentre è come se lei seguitasse a incalzarmi…troia troia troia.
In quel momento beffa ho il ricordo vivo delle forme delle sue chiappe…

Inizio con un ora di corsa Poi passo alle macchine Glutei e addominali
Sudo tantissimo Sto lavorando al 90%

Indugio su quel ricordo…ed è come se sorprendentemente la mente pur nella drammaticità di quella situazione avesse memorizzato ogni minimo dettaglio di quel momento.

Poi mi infilo i guantini boxe E inizio a picchiare sul sacco allenamento

Sì, il suo culo tondo e sodo è impresso nella mia mente come ne avessi vanti la fotografia ed è come se ancora adesso attraverso il ricordo delle sue chiappe lei seguitasse a perseguitarmi perchè pur in quelle condizioni di sofferenza e umiliazione lei è riuscita ad attrarmi.

Colpisco con furia Per un istante però è come se al posto del sacco rivedessi le loro facce.

E’ forse una strana suggestione una specie di allucinazione ma sembra quasi che il pantalone della divisa non metta nessun ostacolo alla percezione della bellezza del suo posteriore ed è in quel momento che mi viene duro, al ricordo della sua voce, dura e arrogante, dei suoi colpi, l 'immagine delle sue chiappe sode.

Per un attimo è come se li vedessi ma non hanno più l'espressione di prima.

La mano mi scivola tra le gambe, stringendo il bozzo che ormai è già caldo nel pantalone, un gemito a quel contatto.

Lui ha uno sguardo perverso mentre la vecchia cattivo; di una cattiveria che va oltre l’immaginario…

Troia penso ora, e stringo sulla patta sento il turgore dell'uccello

E allora colpisco ancora con più furia e violenza come a volerli cancellare

Palpo il mio sesso che sento vivo e gonfio…mmmm troia ripeto mentalmente e in pochi attimi quasi come se quello sfogo fosse l'unico modo per liberarmi dalla tensione opprimente dei freschi ricordi
mi ritrovo a masturbarmi avidamente su quel divano ancora vestito stringendo nervosamente nella mano il cazzo, un piacere liberatorio emotivo, respiro affannosamente stremato esausto.

Anche io sono esausta Per altri motivi Alla gym ho to tutto Sono sotto il getto bollente della doccia
Strani pensieri si mischiano nella mia mente

Rivivo anche io alcuni di quei momenti Ma questa volta a differenza di prima non riesco ad eccitarmi
Non so perché ma le parole di Salvo e quelle immagini delle loro facce così diverse prima mi impediscono di rilassarmi come vorrei
Ma poi il mio carattere prevale. Elimino ogni pensiero oscuro e mi dirigo verso casa mia.

Quando mi sveglio sono tutto umido di sudore quel sonno non ha placato affatto la mia mente, anzi osservo il mio sesso fuori dei pantaloni il sonno mi ha travolto subito dopo quell'orgasmo feroce rabbioso senza neppure darmi il tempo di ricompormi. Cerco di sollevarmi rimettermi in piedi cercando di mettere ordine nella mia testa. Una testa pesante tormentata. Non riesco a scacciare dalla mia mente l’immagine della poliziotta.
Decido di concedermi una doccia nella speranza che l'acqua lavi via tutto anche la mente.
Mi svesto liberandomi ancora una volta dei miei indumenti. Lo specchio mi rimanda l'immagine del mio corpo nudo e mi trovo immobile a fissarla osservando le mie nudità. Osservo il mio sesso e di colpo ricordo sonoro il suo riso sarcastico. Le sue perverse accuse su una complicità sessuale tra me e la mia anziana vicina.
Apro il getto dell'acqua e mi immergo sotto di esso chiudendo gli occhi
mentre l'acqua percorre l'intero mio corpo.

Mi hanno invitata fuori a cena questa sera delle amiche ma ho rifiutato Ho voglia di divano e musica Poi domattina mi devo alzare presto. Ho il primo e poi oggi in palestra ci ho to dentro di brutto. Mi sento stanca

Insapono il mio corpo così a occhi chiusi sotto l'acqua fresca che scroscia nella cabina doccia ma vedo lei, i suoi occhi, la sua bocca ora che sorride ora che mi urla i suoi comandi.

Mi preparo una cena leggera Il telegiornale parla solo di bombardamenti e immigrati. La solita merda Non lo ascolto nemmeno. Mi serve come sottofondo e basta.
Il telefono Rispondo È Teresa, una collega di Frosinone
"Ciao Tere'"
"Oh Paola mooo hai visto che casino co sto terremoto Fino qua si è sentito "

Inconsciamente sono di nuovo eccitato…dal potere di una donna così spietatamente sperimentato sulla mia pelle.

"Eh lo so Tere', ho visto Che ti sei spaventata Luigi Come sta E i ragazzi? "

E nuovamente è una masturbazione rabbiosa frenetica impaziente ricerca di uno sfogo che rechi il piacere di una vendetta, neppure un minuto e già l'orgasmo mi esplode impetuoso schizzando violenti getti di sperma contro la parete della cabina…mmmm gemo, respiro forte.

"Tutti bene grazie a Dio Luigi è partito Lo hanno chiamato stanotte ad andare giù a re una mano con le altre squadre di VVF "
"Senti Pa, mo è un momentaccio ma quando è che ci vieni a trovare che torniamo in quel l'osteria di Orvieto Te la ricordi no"

Stremato e ansimante tendo un braccio contro la parete della cabina ottenendo un appoggio resto così

"Eh me la ricordo si Per adesso non posso ma a settembre mi sono presa una settimana Senti Tere' ti devo salutare che ho la cena che vedi che s'attacca Ciao Te'a presto "

Esausto come reduce uno sforzo immane proprio in quel mentre mi giunge all'orecchio il suono del campanello. Mi scuoto quel torpore chiudo il rubinetto dell’acqua e cerco con la mano l’accappatoio.

"Cazzo! Lo sapevo! Si è bruciato tutto E vaffanculo pure a Teresa che cazzo mi chiama sempre al momento sbagliato "
E adesso che cavolo mangio penso Poi mi viene un pensiero assurdo
Se avessi avuto l'indirizzo di quel coglione di oggi e della vecchia li avrei chiamati e obbligati a prepararmi la cena. La vecchia sa cucinare di sicuro

Mi dirigo verso la porta apro e trovo l'altra parte la mia vicina
che subito mi guarda cercando di capire come stia

Pazienza che cazzata riprendo il telefono e chiamo la pizzeria Il Faraone Pizza express in 5 minuti
Me la recapitano in meno di dieci ma tanto la mancia non gliela avrei data comunque. Odio questi egiziani di merda.

“Ti ho disturbato?” mi chiede.

A dire il vero odio tutti gli extra. Creano solo problemi.

In quel momento è come se mi sentissi un ragazzino beccato con le mani nel sacco.

Io odio un sacco di gente a pensarci bene.

Arrossisco lei sorride gentile e mi carezza una guancia.
Entra nell'appartamento prima ancora che la inviti a farlo capisce subito che non ho neppure mangiato. “Vuoi che ti prepari qualcosa?” chiede gentile.

Seguo alla tv lo speciale su Rai Uno sul terremoto Brutta storia Mi spiace vero Sono presenti anche alcuni colleghi di Pescara che conosco bene avendo fatto servizio lì per cinque anni prima di essere trasferita al nord

Ma io non ho avuto neppur modo di pensare al pranzo come se non fosse una necessità quotidiana di ogni essere vivente

Mentre mangio la pizza egiziana ciccosa e acida buttata sul divano

Non disturbarti non ho fame rispondo

Io dico che questi arabi del cazzo ci stanno avvelenando.

Ma lei ha già iniziato ad armeggiare tra il frigo e i fornelli
“Come stai?” mi chiede d'un tratto.
“Bene” rispondo sapendo perfettamente di non suscitare un minimo di credibilità.

Cambio canale Basta notizie Ho voglia di distrarmi La giornata di oggi è stata pesante ma divertente.

“Ma va là’ fa lei “si vede benissimo che sei uno straccio ma so io chi dobbiamo ringraziare per questo”

Ripenso ancora alla mattina Il passaggio di quei due sfigati vanti al mio posto di blocco è stato un vero colpo di fortuna
Mi sarei annoiata a morte sennò Con Salvo poi...

Mi siedo accettando ormai l'idea di mandar giù qualcosa. La testa mi pesa sto male in attesa che l'acqua raggiunga la temperatura di cottura lei viene a sedersi vicino a me

Giracchio tra i canali. Sport, qualche noiosissima serie intanto ripenso alla faccia di lui ingobbito dalla vergogna.
Incapace persino di nascondersi in ginocchio nudo e piagnucolante
Che mi lecca gli anfibi.
Ahahah cristo santo che razza di smidollato più unico che raro uno così
È stato fin troppo facile

“Hai pensato ancora a lei?” chiede facendomi irrigidire all'istante.

Peccato non aver potuto bastonare anche la megera ma quella rischiava di rompersi Non posso esagerare come vorrei o finisce che vero prima o poi parte una denuncia come dice Salvo.
Ma veramente Salvo non ha parlato di denunce.

L'istinto sarebbe di negare ma con lei non riesco forse non ne sarei capace o forse è solo che sono certo non crederebbe a una mia bugia.

Ha detto semplicemente "prima o poi qualcuno te la farà pagare ma sono sicura che intendesse in quel senso che magari mi denuncia.

“Un po” rispondo quasi timidamente

Rido che ci provino intanto lo devono dimostrare, e poi c'è sempre Antonio a coprirmi il culo.

Lei mi rivolge un sorriso dolce e comprensivo “lo vedo”

Mi basta fargliela annusare per averlo dalla mia parte.

Un nuovo rossore mi colora il viso ma lei si avvicina e mi abbraccia
« non c'è niente di male sai, ho visto anch'io che la troia è una bella donna. E tu sei un uomo”

A Salvo invece l'articolo non interessa. È sposato ma a volte mi viene il dubbio che stia diventando frocio Non gli faccio nessun effetto cazzo anzi secondo me gli sto francamente sui coglioni.

“Non devi vergognarti delle tue emozioni caro”

Ma la cosa è ricambiata. E comunque non mi farei ne l'uno ne l'altro.
Finalmente becco un film
Il terzo capitolo di Saw, la saga dell'enigmista
Bello mi piacciono gli horror Ho visto i primi due che culo ho avuto
Saw poi mi piace particolarmente Quelle macchine assurde dove lui lega le sue vittime.

Che in me crea automaticamente e istintivamente un profondo bisogno di comprensione.

Sono sempre stata attratta corde e catene Una volta mi sono fatta anche ammanettare un collega alla testata del letto.
E poi scopata selvaggiamente senza che io potessi fare niente Era stata una bella cavalcata la sua quella notte.

“Quando vorrai se sentirai il bisogno di farlo potrai venire me e raccontarmi tutto mio caro so che hai passato momenti terribili in compagnia di quella strega puttana”.

Peccato che poi l’hanno trasferito a Rovigo.

“Una come quella dovrebbe esser messa in strada a battere non certo dotata di un'uniforme come quella troia schifosa ma se si illude che noi si dimentichi tutto come se nulla fosse accaduto si inganna di brutto”.

Il film entra nel vivo Ci sono alcune belle scene splatterose, di quelle che piacciono a me.
Stesa sul divano, un po complice il film, un po ripensare ai momenti in cella con te mi provoca una certa vibrazione fra le cosce
Mi metto seduta appoggiata ai cuscini e allargo un po le gambe
Questa volta la mano scivola sotto la stoffa dei pantaloncini sintetici
Fino a trovare il bordo del perizoma.
E poi più giù ancora ad incontrare il primo pelo rado della mia passera
Sullo schermo uno dei macchinari dell'enigmista ha appena fatto esplodere la testa di un altro idiota sfigato
Non sfigato come il mio di oggi ma c'è la faccia del coglione davanti a me mentre con le dita della mano destra massaggio con movimenti circolari le labbra della mia fighetta. Inizio a scaldarmi bene. Poi a bagnarmi
Continuo il massaggio alle labbra ma attacco anche a sfiorare sempre più intensamente il clitoride.“Mmmm si mi piace che brava che sei Paola nessun altro sa toccarti così " Ormai tutta la mia figa è fradicia di umori è il momento di affondare il colpo. Aumento il ritmo e la pressione e"oohhhhsssiiiiihhhhsiihhhmmmhhhhh". Vengo. Li così. Sul divano. Ma che cazzo! Per un attimo l'immagine della tua faccia idiota viene sostituita l'espressione torva e acida della vecchia. "Ma vaffanculo brutta stronza volevi rovinarmi l'orgasmo ma non ci sei riuscita "
Sullo schermo hanno appena versato dell'acido nella gola di una donna Un altra vittima dell'enigmista. Ho un pensiero cattivo
Se mi ricapita l'occasione non sarò più così tenera con la vecchia stronza
Poi, finalmente rilassata mi addormento secca sul divano, con ancora la mano sporca dei miei umori.

Io non riesco a comprendere bene le parole di lei sono ancora imbambolato è stata una giornata troppo forte per le mie abitudini di piccolo borghese
Cerco di mettere ordine nella mia testa ma non trovo la pace che vorrei dimenticare come nulla fosse successo è impossibile anche perchè Agnese seguita a martellarmi con i suoi propositi. Forse vuole portarmi ad analizzare l'accaduto seguendo il suo punto di vista.
Che si tratta solo di una troia schifosa che si è divertita ad umiliare e ferire una persona perbene e incapace di reagire

Il mio non è un sonno tranquillo. Faccio sogni strani
Deve essere stata quella maledetta pizza. È come se sentissi delle voci nel sonno. Qualcuno che mi chiama. Non riesco a identificare il timbro vocale. Mi sembra di riconoscerle ma non lo potrei giurare

Lei tiene vivo in me il pensiero di quella donna, la poliziotta maledetta, abile mi seduce un lato sottolineando la sua fatale bellezza, mentre l'altro alimenta costantemente il ricordo, amplificato ad arte, delle umiliazioni che mi ha fatto provare. Sa che se vuole che io la segua nei suoi propositi deve fare in modo che lei diventi per me un'ossessione.
Per questo deve tener vivo in me il senso frustrante dell'umiliazione.

Forse Salvo mi sembra di riconoscere la sua voce ma c'è anche una voce femminile mi sembra. Si una voce di donna, non giovane. "Paola"è un sussurro"Paola…devi pagare per quello che hai fatto. .."
"Agente…"

Lei intanto mi ha preparato qualcosa mangiare sono scosso e non ho molta voglia di parlare per cui piu che una conversazione durante il pranzo è una specie di monologo.
Un monologo che abilmente mi induce a pensare e a riflettere sul significato di quanto accaduto.

Mi sveglio di soprassalto Mi rendo conto di essere completamente sudata nonostante sia fine ottobre e io abbia indosso solo pantaloncini e canottiera. È sudore freddo

Sa che io l’ho trovata bella è bastato un attimo quando lei ci ha to le spalle per tornare alla volante e lei ha colto come il mio sguardo si sia posato sul suo culetto sodo ma sa anche cosa ha saputo farmi facevi sentire piu verme di un verme.

"Che faccia che hai stamattina Pa" Antonio è alle macchinette a bere il caffè con l'ispettore Savino quando arrivo in commissariato.
Mi dirigo diretta al distributore "Ho dormito malissimo Una di quelle pizze fatte con il gasolio".
L'ispettore e Antonio si fanno una risata e poi se ne vanno Prima di girare nel corridoio di destra però Antonio si volta e mi dice "Ah Paola, quel coglione che hai portato qui ieri ha dimenticato il libretto della macchina nel mio ufficio "
"Cazzi suoi Quando se ne accorge torna a prenderselo"
Si, sono proprio di cattivo umore oggi
Antonio se ne va e io resto lì a bere il mio caffè ingrugnata Poi, all'improvviso mi viene un idea. E se invece di aspettare che venga a riprenderselo glielo portassi io?
Cazzo che idea Mi potrei divertire ancora un po’ con quel deficiente. E se ho fortuna magari incontro pure la vecchia e mi tolgo qualche soddisfazione pure con lei.
Mi fiondo nell'ufficio di Antonio "Dov'è? " Antonio è alla scrivania "Cosa" "Il libretto del coglione" "Ah sta li vedi. Sul tavolo"
"Ok Senti abbiamo il numero di telefono di questo stronzo?"
"Si certo, dalla targa sono risalito all'indirizzo".
Antonio senza sospettare delle mie vere intenzioni mi consegna tutto. Io mi guardo bene dal dirgli che glielo voglio riportare personalmente Questa volta voglio fare tutto da sola. Niente testimoni scomodi. Voglio avere mano libera. Prendo i documenti ed esco. Esco in cortile e telefono immediatamente al numero che il collega ha scritto sul foglio.
Dopo pochi squilli mi risponde una voce che già conosco
"Si, il signor B?"

Quando suona il telefono io stavo ancora dormendo. La notte era stata soffertissima, tra mille pensieri a tormentarmi e un senso di malessere diffuso e non ben definito. Apro gli occhi mentre l'apparecchio seguita a squillare e tendo la mano verso il comodino cercando di afferrarlo
“Pronto? Si sono io chi parla?”

"Sono l'agente M Sono sicura che tu ricordi di me Dico bene idiota?"
Ho un tono beffardo e volutamente provocatorio Arrogante come sempre.

La sua voce la riconosco immediatamente. Ho un sussulto e sento addosso di colpo un'incredibile agitazione “si si agente”. Il cuore in gola l'emozione che mi riporta all'istante a ieri. E’ assurdo ma per quanto intimorito dalla voce che subito associo alla sua personalità dura e violenta, è come se inconsciamente provassi piacere nel sentirla

"Ieri mattina ti sei talmente cagato addosso che ti sei dimenticato in commissariato il libretto della macchina lo sai?"

“Io…ah non non devo essermene accorto grazie”

"Ora, la prassi sarebbe che tu alzi il tuo culo molle e vieni a prendertelo Ma questa volta, per te farò uno strappo alla regola "
Sento la sua voce tremolante al telefono e già inizio a divertirmi.
Aprovare un sottile sadico piacere.
"Grazie un corno idiota Tu e la tua amica succhiacazzi non ne fate uno in due Comunque , ho deciso che sarò io personalmente a riportartelo"

“Ma io” farfuglio qualcosa agitato ed emozionato, la sua durezza inspiegabilmente mi attrae e la sua voce mi mette addosso un'agitazione convulsa assolutamente irrazionale

"L'indirizzo non mi serve Ce l ho già. Domani faccio il turno di pomeriggio. A fine turno passo te. Vedi di farti trovare o questa volta mi incazzo vero"
"Ci vediamo domani sera scemo. E porta i miei saluti alla strega"
E chiudo Soddisfatta

Mi ritrovo basito con l'apparecchio in mano ancora scosso la tua voce le sue parole, secche perentorie dure come sempre hanno lasciato il segno. E già l'idea di ritrovarmi di fronte a lei mi agita. La rivedo, l'immagine del suo culo i suoi anfibi...mmmm gemo mi ritrovo a masturbarmi quasi senza neppure rendermene conto meccanicamente con l'altra mano ancora a stringere l'apparecchio del telefono anche se razionalmente l'idea di un nuovo incontro con lei mi intimorisce, nel profondo l'essere schiacciato la sua femminilità mi eccita follemente.
E’ un'eccitazione frustrante che mi brucia addosso e che può essere placata solo con una furiosa masturbazione.

Il turno della mattina scivola via liscio Niente emozioni particolari
Un paio di interventi, di cui uno per una lite familiare degenerata Qualche controllo random e via così.
Sono ancora in coppia con Salvo, anche oggi Non parliamo del l'episodio di ieri e io mi guardo bene l dirgli le mie intenzioni
Lui sta sulle sue Si vede che ormai mal mi sopporta
Poi a un certo punto, mentre siamo fermi a un semaforo sbotta "Antonio mi ha detto che hai trovato il libretto di quello di ieri Che intenzioni hai Paola "
Sbuffo visibilmente scocciata "Questo posto è peggio di un circolo di cucito. Restituirglielo ovviamente Che pensi che me ne faccia "
Antonio mi guarda "Hai intenzione di maltrattare ancora quel povero cristo per caso? Non ti è bastato ieri?"
Io ricambio lo sguardo. Dura.

La vedova che per varie ragioni ha deciso di non lasciarmi solo troppo a lungo mi ha chiesto di aiutarla a sistemare degli scaffali questa mattina Non mi preparo neppure il caffè tanto so che come al solito insisterà per offrirmene uno.

"Non sono cazzi tuoi Salvo. So fare il mio lavoro e conosco i limiti "
Il semaforo diventa verde. Ripartiamo.
"Si lo so Paola Ma te l'ho detto, prima o poi troverai qualcuno che non ci starà a subire le tue prepotenze E quel giorno le pagherai per tutte"

Mi vesto e nel farlo indugio sulla mia immagine riflessa nello specchio vedo un uomo ma non il maschio e immediatamente la mente mi spara ricordi come fossero flash accecanti ricordi parole udite di come l'uomo debba sempre essere cosi è sempre stato cosi mio padre nei riguardi di mia madre, e prima di lui il nonno con la nonna e in quegli attimi sembra quasi che le loro immagini mi stiano ora guardo severe, deluse ed è come se mi puntassero il dito contro gridandomi vergognati!

"Certo Salvo Ti farò sapere nel caso E comunque se stai pensando a quei due mi viene ridere solo a pensarci che possano fare qualcosa. Una vecchia vedova brutta come il peccato e uno sfigato che si regge in piedi a malapena "
"Ma cosa vuoi che facciano ahah"

Caccio quei fantasmi allontanandomi dallo specchio prendo le chiavi ed esco, suonando subito alla porta della mia vicina.

La mia risata di spregio chiude definitivamente il discorso

Sento i suoi passi, li conosco ormai, i giri di chiave nella serratura e la porta che si apre “ciao caro, vieni ho già messo su il caffè’
La seguo è sorprendente come alla sua età sia ancora cosi lucida e risoluta e sappia sempre cosa fare.
Le mie riflessioni sono interrotte di colpo dalla sua voce “sai, dovremmo scoprire chi è quella grandissima zoccola”
“ah cosa?” mi lascio sfuggire, sorpreso

Rientriamo in commissariato. Io e Salvo ci separiamo. Devo redigere un paio di verbali prima di andarmene.

“Si, chi è, dove abita, cosa fa, non starà mica tutto il giorno in quella specie di fortino e allora non avrà alcuna divisa a proteggerla.
Si bisognerà studiar bene quella troia e poi vedremo come ripagarla delle sue gentilezze.

Per il pomeriggio ho intenzione di tornare in palestra. Mi voglio allenare per bene anche oggi.

Le sue parole mi colpiscono. Cosa avrà in mente Agnese mi domando. Nella mia mente di uomo tranquillo e ligio alle regole già la vendetta suona come una parola molto forte, su un'agente di polizia poi...
Mi porge il caffè prendo la tazzina senza dire nulla la accosto alle labbra e ne sorseggio il contenuto caldo e forte, quando poggio la tazzina sul tavolo e alzo lo sguardo verso di lei la trovo a fissarmi.
“Dico, non penserai mica di dargliela vinta a quella là? o è bastato un paio di chiappe a farti dimenticare le cose che ti ha fatto?”
“io ecco”
“ah smettila, lo so, per essere una carogna è un gran bel pezzo di figa te lo concedo ma tu sei un uomo, nel dirlo si avvicina a pochi cm l mio viso, e un uomo non deve permettere a nessuno, soprattutto a una donna, di mettergli i piedi in faccia neppure se indossa una divisa della polizia questo ti è chiaro voglio presumere”.
“Si si certo, replico con voce insicura”.
“Vedrai, quando sarà il momento avrai la tua rivincita mio caro e allora rideremo noi ho si rideremo eccome. Presto verrà il momento in cui ce la troveremo di nuovo vanti ma allora i ruoli saranno ben diversi oh si, altrochè se saranno diversi!”.
In quel momento non avrei voluto dirle della sua telefonata ma se poi avesse chiesto di lei? avrebbe certo scoperto che io sapevo benissimo della sua visita e non avergliene parlato sarebbe stato come mentirle. Non potevo permettermelo di mentire ad Agnese.
Questa sera, dico quasi a fatica, questa sera verrà qui.
Lei mi guarda con aria interrogativa “Cosa dici? chi verrà qui?’
“Lei. Mi ha chiamato 10 minuti fa che ancora ero a letto ho dimenticato il libretto al commissariato e passerà a riconsegnarmelo.

200! Termino la terza serie di addominali e mi alzo la panca. Sono completamente sudata.

“Strano” -commenta lei- “per quale ragione avrà mai deciso quella troia di scomodare le sue chiappe per venire noi? Molto più logico convocarci in caserma. Avrebbe oltre tutto avuto una seconda occasione per, in quel momento temendo di turbarmi lascia in sospeso la frase, uhm qua c'è sotto qualcosa non mi convince”.
“Ha detto che verrà al termine del turno di servizio”.

"Ci dai dentro eh Paola "
Alfredo, uno dei miei personal trainer. Grosso, pompato ma simpatico. Ci ha provato mille volte con me ma il tipo palestrato non è proprio il mio genere.
Però ha una gran faccia culo e gli do retta perché mi fa ridere.

“A termine del servizio? Uh ma perchè mai?” Resta un attimo in silenzio. Pensierosa. “Quindi quando arriverà qui non sarà una visita ufficiale bisogna che ci rifletta su”.

"Si Alfre stasera ho un appuntamento E voglio scaricarmi un po prima "
"Un appuntamento! Cazzo lo sai che sono geloso E me lo dici così! Ahah chi è il fortunato "
Sorrido perfida "Non so se per lui è una fortuna "
Alfredo ride "Conoscendo il tuo caratteraccio ho anche io dei dubbi al proposito. Beh ti lascio allenare Paola poi mi racconterai come è andata "
Lo guardo allontanarsi mentre mi viene pensare alla serata. Mi dirigo verso l'area cardio Penso alla faccia dello scemo Penso a quello che gli farò questa volta.
Magari stavolta il tonfa glielo infilo nel culo.
Al solo pensiero sento di nuovo quel brivido fra le gambe.
Sempre più insistente Cazzo Devo toccarmi
Mi dirigo verso i bagni e mi chiudo dentro una toilette
Infilo immediatamente una mano dentro i leggins
Supero l'elastico del perizoma e trovo subito la mia passera
La trovo già umida.
È un attimo che mi diventi bagnata
Mi sfrego come solo io so fare le grandi labbra
Allargo le piccole e mi infilo due dita direttamente in vagina
Appoggiata al muro del cesso, in piedi inizio un furioso dentro e fuori
"Si Paola ti stai fottendo sola e ti piace mmhhh"
Sto per venire pensando a lui nudo in ginocchio con il mio manganello che gli sporge dal culo quando
cazzo di nuovo il viso della vecchia megera mi si materializza davanti sovrapponendosi al suo cazzo come se in qualche modo la stronza volesse intromettersi sempre.
Ma alla fine riesco a venire lo stesso. Alla faccia sua Alla faccia sua.
Stasera gliela farò pagare anche a lei se ho la fortuna di incontrarla

La guardo. Ora è silenziosa, sono certo starà riflettendo, è sempre stata una donna intelligente, ne ha passate tante e ha spesso dovuto trovare sola le soluzioni.
Iniziamo a sistemare i suoi scaffali. Non sono affatto convinto che lei avesse desiderio di spostarli. Qualcosa mi dice che sia stato solo un pretesto per tenermi li con sè ma questo lo tengo per me. Ad un tratto rompe il silenzio con una di quelle domande che mi hanno sempre creato disagio
“ Da quanto non vai con una donna caro?”
Io, in piedi su una scaletta, mentre cerco di fissare alla parete la parte superiore dello scaffale, mi sento di colpo rigido e a disagio io non non ricordo…”
“Ti ho messo in imbarazzo vero? ma non devi sentirti a disagio potresti essere mio figlio e una madre vuole sempre che il proprio figlio sia felice
e che soprattutto sappia come comportarsi con una donna”.
Capisco il suo gioco ma resto in silenzio.
“Lei ti piace vero?”
Ingoio saliva arrossendo di colpo ma non dico nulla.
“S lo so che ti piace è una strega ma non c'è niente di male se quando pensi a lei ti viene duro”.
A volte i suoi trascorsi la fanno esprimere in modo volgare anche se con me non ha mai mostrato una condotta disdicevole io la rispetto malgrado sul suo conto ne abbia sentite tante.

Il turno del pomeriggio è uno di quelli dimenticare.
Ci sono state diverse chiamate fra cui un intervento per rapina in un ufficio postale della zona Bovisa.
Le rapine a banche, furgoni portavalori e uffici postali sono le più rognose
I bastardi sono sempre armati E spesso non si fanno scrupoli a usare le armi Anche in piena città.
Quindi se riteniamo in caso li intercettiamo che un eventuale conflitto a fuoco sul posto possa mettere a rischio l'incolumità di civili preferiamo indurli a scappare salvo piombargli addosso appena le condizioni ambientali lo consentono. Comunque alla fine li abbiamo presi. Poco fuori quarto oggiaro. Nomadi slavi. Gente pericolosa.

“Le donne oggi son pericolose devi stare attento possono far perdere la testa a una persona per bene come te caro ma non dimenticare mai che tu sei un uomo e l'uomo deve sempre saper dominare una femmina”.

Quando torno in commissariato sono stanca
Grazie a dio non tocca a me stendere chilometri di verbali. Stavolta è compito del sovrintendente capo.

Ascolto in silenzio le sue parole cerco di capire cosa voglia dirmi in verità

Mi siedo in saletta a bere un gatorade. Mi viene in mente che stasera devo passare quello sfigato a portargli il libretto

“Ho conosciuto tanti uomini in vita mia sai e so bene che non ci voglia tanto a una donna perchè vi venga subito su il pisello e quella troia si devo riconoscere che quella schifosa abbia un gran bel corpo non sei d'accordo anche tu caro?”

Ho quasi voglia di lasciar perdere per stasera. Sono molto stanca.

“Io..non saprei forse beh si”

Poi però penso che invece un po di divertimento mi farà bene.

“Ma certo certe cose non bisogna aver paura di ammetterle anche con una puttana come quella e non devi vergognarti se pensando a lei un uomo virile come te senta desiderio è comprensibile comprensibilissimo non sei forse un maschio? sarebbe stupirsi semmai se due chiappe come quelle ti lasciassero indifferenti”
Mi sento a disagio malgrado le sue parole in fondo suonino comprensive e amorevoli e mi sento come se lei fosse stata testimone dei miei sfoghi solitari.

Decido per un piccolo antipasto. Prendo il telefono e chiamo il cellulare del coglione.
Squilla a vuoto la testa di cazzo non risponde ah ecco
"Allora ci sei Era solo per farti sapere che ho anche il numero del tuo cellulare come vedi so tutto di te. Anche quanti peli hai nel culo ma questo già lo sapevi vero? ahaha"

Io ho appena finito di fissare al muro lo scaffale dopo averlo spostato dalla la parete di qualche metro. Non molto abituato a questo genere di lavori, mi sento piuttosto affaticato e la vedova si offre subito di portarmi un bel bicchiere fresco di limonata
Quando sento suonare il cellulare nella tasca dei pantaloni Agnese è in cucina intenta a prepararmi quella bevanda dissetante. Il numero non è in memoria, ma nemmeno criptato. Rispondo. “Pronto…io…”. Di nuovo quell'emozione che mi paralizza è bastato sentire nuovamente la sua voce per restarne schiavo.

"Tu cosa tu vedi di farti trovare stasera. Sai, vengo apposta per te"

“Ssi…”

La mia voce è volutamente un mix di arroganza e provocazione

In quel mentre la vedova torna con un vassoio. Le basta guardarmi per comprendere ogni cosa.

"Magari invita anche la tua amichetta settantenne che in tre ci divertiamo ancora di piu"
"Ci sei coglione? E cazzo smettila di balbettare come un ritardato!”

Il mio imbarazzo,la mia inferiorità nei suoi confronti è palese e assoluta ma lei aveva capito già dopo pochi minuti la superiorità che vantava nei miei riguardi.

Mi viene ridere cattiva

“Forse... forse è meglio di no” dico sperando che lei non intuisca la tua richiesta.

"Stasera magari mi fermo un po da te e riprendiamo il discorso dell'altra mattina che ne dici "

Malgrado tutto temo un pò l'effetto delle parole di lei non so forse è solo una sensazione ma mi suscita un certo timore pensare alla portata di certe sue frasi.

"Oh si invece, e anzi avverti la strega che se stavolta mi manca di rispetto o mi risponde male glielo spacco sui denti il manganello! "

L’arroganza delle sue parole ora è tale che non c'è bisogno che io le ripeta tutto. Lei ha udito perfettamente ogni cosa.
Le sue labbra disegnano un sorriso enigmatico indecifrabile per me ma in un certo qual modo inquietante.
Con la testa fa cenno di si lasciarmi intendere che non avrà alcun problema a essere presente.
Cosi io riferisco che ci sarà anche lei

"Adesso hai capito che ti tengo per i coglioni. Quindi niente cazzate. E ricorda che questa volta non ci saranno testimoni a pararvi il culo"
"Magnifico! Non vedo l'ora di salutarla A modo mio "

La durezza del suo linguaggio mi turba provocandomi un principio di erezione
“Si ho capito” rspondo con voce fioca.

"Un ultima cosa. Verrò sola e nessuno sa che vengo li da voi. Quindi fatti i tuoi conti idiota ". Riaggancio. Nessun saluto. Sorrido a me stessa soddisfatta della telefonata. Il solo pensiero mi provoca di nuovo quel fremito fra le gambe

Quella sua frase ha in sè l'effetto di una bomba. La sua provocazione mi manda in tilt. Sento l'erezione divamparmi nei pantaloni. Il pensiero vola a lei.

Mi guardo un attimo intorno per vedere che non ci sia nessuno e per un paio di minuti mi strofino rudemente la figa attraverso la stoffa dei pantaloni della divisa.

La sua spavalderia i suoi insulti le sue minacce l'attesa ansiosa di riaverla davanti sono ingredienti esplosivi per la mia eccitazione.
Lo stringo forte nella mano con la solita voglia rabbiosa e inizio un frenetico e rude su e giu.

Mi tocco Sono umida ma non bagnata al punto giusto per poter venire.
Per un istante penso di chiudermi in bagno di nuovo come ho fatto in palestra.

Nella mente la vedo. La sento. Gemo. Gemo forte

Poi lascio perdere, finisco il gatorade e mi alzo
"Tempo scaduto bambino " sorrido perfida.

Quando sento di colpo la voce della vedova che mi chiede l'altra stanza “tutto bene caro?”
Un sobbalzo e una risposta singhiozzata “s..si… tutto a posto arrivo”.

Lentamente mi avvio verso il posteggio riservato.

Nicola il piantone mi fa il saluto. Io lo ignoro. Salgo in macchina e accendo la radio. Stanno trasmettendo un pezzo degli acdc. Highway to hell. Autostrada per l'inferno. Rido con me stessa. Un titolo appropriato per la serata. Guido piano. Mi voglio gustare la strada, la musica.

Lei si avvicina e mi da una carezza sulla guancia mi dice “tra non molto sarà qua e allora sarà tutto piu bello. Te lo prometto “.

Ormai è già buio fuori. Non c'è nemmeno molto traffico in giro.
Un bastardo vanti a me passa con il rosso pieno. Avrei voglia di andargli dietro e fargli il culo. Ma questa è la sua serata fortunata
Ho altro e di meglio fare.

“Naturalmente” aggiunge “non vorrai riceverla nel tuo appartamento. Aspettala qui da me dopo tutto da quel che ho capito vuole che ci siamo entrambi e non possiamo deluderla non pensi?”

Il viaggio comunque non è breve. Il coglione abita in periferia dall'altra parte della città.

Non capendo bene a che gioco stia giocando, acconsento ugualmente. In fondo, l'idea che possa trovare nel mio appartamento qualcosa che non le va a genio potrebbe darle ragione di nuovi scatti d'ira e nella mia posizione, ciò è assolutamente evitare

Finalmente arrivo in zona. Il navigatore mi porta in una strada di estrema periferia.

Man mano che passano i minuti mi faccio più ansioso neppure si trattasse del primo appuntamento

In fondo ad essa un unico palazzone anonimo. Alto sei piani. Decisamente trascurato nella manutenzione.

“Hai voglia di rivederla vero?” mi chiede a un tratto Agnese.

Parcheggio fra le altre auto, probabilmente dei condomini. Riconosco anche la sua di auto parcheggiata.

Con i suoi occhi puntati nei miei non riesco a mentire.

Dietro il condominio la città finisce. Solo campi.

“Beh quando sarà qui ricordarti che questa è casa nostra perché lei è fuori servizio e quindi non può un accidenti di nulla per cui fai l'uomo e fatti valere promettimelo”

Mi avvicino ai citofoni. Molti nomi stranieri. Che posto di merda penso

Balbetto un si a cui lei non crede neppure per un attimo ma mi carezza una guancia come se l'avessi convinta.

Lo trovo B. E suono. Suono ancora. Ma nessuno risponde. Suono di nuovo. Niente. Ma che cazzo

Dallla finestra lei l’ha vista arrivare, non si mostra ma dice a me di farla salire.

Prendo il telefono per chiamare l’idiota.
"Dove cazzo sei brutto figlio di puttana!"

Apro la porta finestra del balcone mi affaccio e sperando che la voce non mi si spenga in bocca le dico “sono qui salga è aperto”

Guarda sto coglione. Il cancello scatta e io entro nell'androne. Mi dirigo verso l'ascensore. Ultimo piano L'ho visto quando ti sei affacciato

La vedova decide di non mostrarsi subito lascia a me il compito di accoglierla, dirigendosi verso la sua camera.

Arrivo al piano. Ci sono tre porte C'è odore di muffa e di vecchio nel corridoio. Vedo una delle tre porte è socchiusa.

Io ho già aperto la porta dell'appartamento e stando sulla soglia attendo che la luce dell'ascensore segnali il suo arrivo al piano
Finalmente la vedo

Lo vedo sulla soglia.

“Salve agente”.

Sorrido. Ma con disprezzo
dico con fare quasi gentile "Cazzo ma tu balbetti sempre cosi?" Rido
"Avanti scemo spostati fammi entrare"

Io, immediatamente rosso in viso,
mi sposto lateralmente cosi da lasciarle libero il passaggio.
In quel mentre respiro in cerca del suo profumo.

Entro come se fossi io la padrona di casa. Mi fermo un istante in anticamera. Mi guardo un attimo intorno e poi dico "Questa non è casa tua, vero?"

Non ho mai provato emozioni cosi travolgenti nei confronti di una donna anche se nei suoi confronti mi sembra assolutamente assurda una cosa del genere. “No, è della signora Agnese, sa quella che era con me ieri”.

Il viso mi si illumina in un sorriso a 32 denti.
"Ahhhh ma bene! E dove è la padrona di casa allora ". Ho un tono volutamente ironico.

Mentre la poliziotta esplora la stanza con lo sguardo io rivolgo tutta la mia attenzione al suo corpo che ora mi dà le spalle.
Indugio sulla forma delle sue chiappe quelle che non ho mai dimenticate.

Io non mi accorgo di lui che mi guardi anche se so che lo sta facendo di sicuro. Mi giro verso di lui di colpo
"Allora dove cazzo è? "

Tale è la rapidità con cui lo fai che mi coglie con gli occhi puntati sul suo fondoschiena.

Sorrido quasi benevola

Cercando immediatamente di mascherare la cosa rispondo prontamente

"Ti capisco " dico

“E’ andata in camera ma arriverà subito sa del suo arrivo”

Ma un istante dopo gli piazzo un fortissimo manrovescio in faccia con il libretto della macchina.
"Ti sei dimenticato questo Coglione!"

“Si” e faccio per prenderlo tendendo la mano verso di esso

Mentre glielo passo sento una presenza alle mie spalle.

“Beh? che sta succedendo?” chiede la vedova con voce sicura

Mi giro

Nessun saluto non è in servizio e lei non ha alcun motivo per essere gentile.

Le sorrido io. Falsamente amichevole. “Vi ho riportato il libretto della macchina Lo avete dimenticato in commissariato".

“E allora? c'era bisogno che scomodassi le tue chiappe per venire qua? o temi che abbiamo dimenticato la strada per il commissariato?”

Resto per un attimo spiazzata. Mi ricordo di lei che fosse una combattiva ma non la pensavo audace fino a questo punto. Le vado vanti. Muso a muso. La guardo dritta in faccia

Agnese sostiene il suo sguardo.

"Come cazzo ti permetti vecchia"

“Come cazzo ti permetti puttana o non hai capito che qui sei a casa mia e a casa mia le regole le detto io!”

"Tu lo sai che io ti posso spaccare quella tua brutta faccia strega che ti ritrovi". Non ci vedo più dalla rabbia

“No non lo farai perchè stavolta non la passeresti liscia”.

Devo fare appello a tutto il mio autocontrollo per non colpirla.

“Alla mia età certi colpi mi condurrebbero dritta all'ospedale e li dovresti saperlo fanno un sacco di domande e il tuo nome verrebbe fuori lo sai”.

"Stammi bene a sentire nonna io sono qui sola e nessuno sa che sono qui oltre noi tre quindi non potresti dimostrare un bel niente ho previsto tutto lo sai vecchia stronza"

Io che finora sono stato silente spettatore di quel match degno di un preliminare di un incontro di boxe mi intrometto tra di loro.
“Su su non alteratevi”, e guardo la mia vicina, “in fondo l'agente è stata gentile a venir qua.Ci ha risparmiato di dover andare nuovamente in caserma no?” E appena dette queste parole offro la sedia alla poliziotta invitandola a sedere.

Io approfitto del suo intervento per calmarmi un attimo o rischio di rovinare tutto

“La prego agente si sieda”.

Voglio godermi le cose con calma ma prima devo ristabilire le gerarchie.

“E tu Agnese, dico rivolto alla mia vicina, non essere cosi prevenuta

"Sedermi?" lo fulmino con lo sguardo.

“Magari ora vi preparo una bevanda alla menta, vedrete vi aiuterà a rilassarvi”

"Io vi riporto il libretto e questa è l’accoglienza che cazzo dovrei sedermi a fare. Ficcatela in culo la bevanda alla menta" rispondo rabbiosa.

Ma io sto già precipitandomi verso la cucina per preparare le bibite

" E casomai deve essere LEI a prepararmela E' il minimo che possa fare per farsi scusare per come ha osato rivolgersi a me. Hai sentito quello che ho detto stronzo?” Poi mi rivolgo direttamente alla vecchia
"Adesso nonna tu vai di là e la prepari tu con tanto amore Ti è chiaro il concetto?”. Afferro la sedia e mi siedo

“Tu non berresti mai qualcosa preparato da me come io non berrei mai qualcosa preparato da te ma se vuoi rischiare allora come vuoi” risponde la vecchia stronza acidamente.

Rido. "Rischiare cosa, che mi avveleni? Ahahah ma smettila và, fila di là e comportati come una decente padrona di casa"

Mentre dalla cucina sento le vostre schermaglie cerco di accelerare i tempi della preparazione

"Anzi, ho cambiato idea Preparale tu coglione, io e la nonna restiamo qui a fare quattro chiacchiere vecchie amiche vero nonna?"

E quasi di corsa torno voi con un vassoietto traballante

La stronza resta in piedi
"Siediti anche tu, così ci guardiamo dritte in faccia"

“Ecco vedrete che vi faranno sentir meglio” e cortesemente porgo il bicchiere alla poliziotta e ad Agnese.

Guardo i bicchieri contenenti il liquido giallino pallido.
"Non è che ci hai sputato dentro vero?"

Rosso in viso come offeso dal suo sospetto “sputarci dentro? e perchè mai avrei dovuto fare una cosa così ripugnante?”

"Lo sai che se me ne accorgo per te è finita”. Rido. "Cristo che cazzone che sei”. Inizio a bere

“Io…non..non farei mai una cosa così spregevole”.

“Mmm…niente male. Bravi, almeno qualcosa di buono lo sapete fare"

La osservo mandar giù la bevanda tendendo naturalmente all'indietro il capo mostrando il suo collo. Agnese invece non tocca il suo bicchiere.

"A proposito nonna, che facevi tu nella vita prima di andare in pensione"
Noto che la vecchia mi fissa. Non mi piace come mi guarda "Che cazzo hai che non va. Non ti piace la mia divisa?"

Anche quel dettaglio sembra ai miei occhi carico di erotismo.
“Non ho mai amato le divise, ragazza, ma non mi lascio di certo impressionare alla mia età” risponde Agnese. Sembra si sia tranquillizzata.

Annuisco
“Mmm…capisco. Non mi hai detto di cosa ti occupavi"
Un altro sorso
Non so perché, forse la giornata pesante ma inizio a sentirmi un po stanca. Forse dovevo rimandare la visita a questi due.

Io non noto nulla di insolito ascolto i vostri scambi verbali sperando che l'atmosfera si calmi.

"Non chiamarmi ragazza. Per te sono un’agente di polizia. Per questo sono in divisa "
"Mentre tu non sei un cazzo di nessuno. Probabilmente non hai nemmeno lavorato. Ti sarai fatta mantenere come un parassita"

“Io ti chiamo come cazzo mi pare e come hai detto tu prima,,,nessuno sa che sei qui e sei in casa mia, per cui che ti piaccia o no io ti chiamerò come vorrò tutte le volte che vorrò. Ti entra nella tua testolina di troia il concetto?”

Bevo ancora un sorso. Non so perché ma sta bevanda più va giù e più la sete aumenta.

Io sono ora seduto tra loro due e ascolto senza intervenire, quasi annichilito dallo scontro tra i caratteri dominanti delle due donne.

Stavolta è troppo. Spalanco gli occhi incredula a quelle parole. Anzi, cerco di spalancarli.
"Hai esagerato brutta vecchia bastarda adesso io te li spacco quei den…”
La frase si interrompe a metà.

Agnese la osserva senza scomporsi. Sa bene cosa tu stia avvenendo e conosce bene l'effetto di quel sonnifero e ora si diverte. Si prende il suo tempo. La provoca.

Non so perché ma…faccio fatica a parlare. Ho la bocca impastata. Ho bisogno di un altro sorso.

“Visto caro? la nostra amichetta si diverte a fare la gradassa ma non sa reggere neppure una limonata”.

Subito. Vuoto il bicchiere avidamente. "Ma vaffanculoio adesso io… "
Cristo che stanchezza.

Io ancora non comprendo ma effettivamente noto qualcosa di strano nel comportamento della poliziotta, ignaro del fatto che Agnese abbia precendemente messo il potente sonnifero nella preparazione per la limonata.

Tento di alzarmi ma ricado sulla sedia.

Come se improvvisamente la sua spavalderia iniziasse a scemare attimo dopo attimo

Sempre più stanca
Istintivamente allungo una mano verso di lui.

Agnese ora la osserva con un sorriso beffardo.

"Aiutami un attimo ad alzarmi, scemo"

Mi lascio raggiungere dalla sua mano. Sentire il suo tocco è per me come un momento di intimità.

"Io non mi sento molto bene è meglio che vada adesso… "

Anche se seguita a chiamarmi in malo modo.

Anche la vista non è più molto lucida. Lascio che quel contatto non si interrompa. I contorni del volto della vecchia stanno cambiando.

Prendo la sua mano cercando di capire cosa effettivamente dovrei fare.

Ho la mano sudata.

La sua mano nella mia. Quanto vorrei accostarla alle labbra e baciarla.

Il viso della vecchia è adesso una maschera deforme. Non mi piace. Non mi piace come sta evolvendo la situazione e voglio andarmene.
Anche la sua voce è deforme anche se capisco ancora bene quello che dice.

Provo a sollevarla, ad aiutarla. Forse vuole solo stendersi un attimo sul divano penso ancora impacciato su cosa fare. E’ Agnese che interviene. Come sempre prende in mano lei la situazione. “Avanti Federico aiutala ad alzarsi”.

“Hai sentito idiota? Aiutami…”

Lei le accarezza una guancia, teneramente. Sorridendo. “Certo tesoro ti aiuteremo, eccome se ti aiuteremo”. Agnese si alza e si dirige verso il fondo della cucina. Sposta con apparente facilità un’alta credenza che copre tutta la parete. In realtà è una finta che ruota su dei perni. Dietro è nascosta una porta. Una porta di cui non sospettavo l’esistenza.

“Si dove cazzo mi portate …la porta di ingresso è di la…”
Sono ormai incapace di reagire. L’idiota intanto mi sta aiutando ad alzarmi. Mi ha messo un braccio sotto l’ascella e mi sostiene quasi di peso.

“Non si preoccupi” dico io con voce rassicurante “vedrà che presto si sentirà meglio”

“Si aiutatemi a uscire di qui…”

“Stia tranquilla signorina presto starà meglio vedrà” continuo a ripetere.
Tenertla tra le braccia respirare il suo profumo è per me come magia.

Mi appoggio completamente a lui mentre sono costretta a seguirlo.

Intanto Agnese ha aperto il chiavistello della porta ed è già entrata. E’ buio là dentro. Sento la sua voce chiamarmi da dentro la stanza. “Vieni Federico, portala qui”.

Vedo una porta aperta su una stanza che prima non avevo notato.
Stiamo andando li. Sarà il bagno penso. Oppure la camera letto, forse mi vogliono far riposare un po.

Io intanto seguo la mia vicina nella stanza. Ormai è lei che ha preso in mano la situazione.

"Dove cazzo è la vecchia. Non la vedo più ma sento ls sua voce che ti chiama "

La vedova senza voltarsi mi fa “non era questo che sognavi caro? di tenerla tra le tue mani” Visto? te l'avevo detto che avrei appagato tutti i tuoi desideri”. Annuisco constatando la veridicità delle sue parole

“Ehi…dove stiamo andando…questa non è l’uscita…coglione… "

Il suo linguaggio è ancora duro mentre si sorregge a me ma mi emoziona lo stesso.

Mi lascio trasportare. Per ora non posso fare altro. Non ho più forze.
Ormai sono praticamente trascinata di peso.

La mano che le cinge la vita quasi per un naturale istinto cala lentamente piu giu iniziando a lambire timidamente la zona del suo fondoschiena.
E’ sufficiente qeull'avvicinamento perchè tutto il mio corpo sia scosso brividi caldi.

Sento a malapena la Sua mano sul culo. Cazzo gliela la farò pagare per questo penso.

E in quel momento un impulso primordiale mi spinge a spostare la mano più giù. Sì, le sto palpando sul culo.

In realtà dietro la porta non c’è una stanza ma un lungo corridoio. E in fondo al corridoio un’altra porta. Il corridoio fino all’altra porta dove è entrata la vecchia sembra non finire mai.

E il cazzo mi si drizza in un baleno

Ma alla fine ci arriviamo.

La mia mano palpa le sue chiappe, le sente così sode, dure come il marmo.

Mi sento palpare. Bastardo penso, ne approfitta. La vedova è la prima a varcare la soglia. Appena dentro anche noi accende la luce. La luce mi abbaglia. Stringo gli occhi. Ancora con la sua mano fra le mie chiappe.

“Mettila lì” mi ordina Agnese indicandomi un lungo tavolo di acciaio.

Io obbedisco deponendola delicatamente su quel tavolo mentre sento il cazzo durissimo nei pantaloni.

Mi sento distendere su una superficie dura. Per un attimo penso sia un letto.

La vedova getta un'occhiata verso di me l'erezione è evidente a lei non dispiace affatto.

Si, deve essere per forza un letto. Uno scomodo, ma è sicuramente un letto penso. Almeno posso rilassarmi un attimo

Mi si avvicina

"Brava nonna…ottima idea…adesso vattene e lasciami riposare un pò…”

Mentre sono in piedi vanti al tavolo su cui è distesa la poliziotta la guardo. “E’ bella vero?”
“Si” rispondo seguitando a fissarla “si è molto bella”

Io cerco di girarmi sul fianco di sinistra, la posizione in cui dormo di solito. Metto le braccia sotto la testa a farmi da cuscino.

Così facendo involontariamente mostra ancora meglio il suo culetto.

E piego le gambe. Ho bisogno di riposare solo cinque…minuti”

Agnese nota che lo sto fissando.

"Andatevene fuori i coglioni adesso… lasciatemi sola"

“Ti ha fatto effetto eh tesoro?”

Li sento parlare maledetti stronzi, non se ne vanno penso. Vorrei dormire ma non riesco veramente. In realtà è come se stessi dormendo. Ma sono anche lucida abbastanza comprendere alcune cose. Le voci pere esempio. I contorni delle cose invece sono sfuocati.

Io non riesco a distogliere lo sguardo da lei vedendola lì così, distesa e mezza addormentata su quel tavolo d’acciaio. . E’ la voce di Agnese a richiamarmi alla realtà.
“Federico! Sveglia! Aiutami dai…sbrighiamoci prima che l’effetto del sonnifero svanisca”.
Soltanto allora capisco il motivo dell’improvviso malessere della poliziotta. Un sonnifero! Agnese aveva previsto tutto. Ogni cosa, da quando le avevo detto che lei sarebbe venuta a casa nostra questa sera. Da sola, a fine turno. E solo allora riesco a distogliere lo sguardo da lei e mi rendo conto meglio della stanza in cui mi trovo.
Una stanza senza finestre. Scaffali lungo alle pareti; una sola grande lampada di luce fredda sopra il centro del tavolo. E solo allora noto con stupore che il tavolo di acciaio non è un normale tavolo. A entrambe le estremità dei quattro angoli ci sono dei robusti bracciali di cuoio ai quali si collegano dei sottili ma resistenti cavi metallici a loro volta collegati a dei rulli di arrotolamento. Il tutto è gestito da un piccolo ma potente motore elettrico.
La voce della vecchia vedova mi scuote di nuovo come una frustata.
“Federico! Ti ho detto di darti una mossa. Ti sei imbambolato? Aiutami a legarla prima che riprenda le forze, sbrigati. Avrai tempo dopo di stare a contemplarla. Prima però la dobbiamo girare a faccia in giù”.
Agnese si muove rapida. E’ già dietro di lei. Dopo averla girata all’ingiù con apparente facilità le solleva il braccio sinistro oltre la testa, decisa e rapida e in pochi gesti sicuri fissa il polso della poliziotta dentro il bracciale di cuoio nell’angolo sinistro del tavolo. Poi ripete la stessa operazione con il braccio e polso destro.
“Le caviglie Federico, tu pensa a fissarle le caviglie”.
Io mi sposto come un automa al fondo del tavolo. Senza nemmeno rendermi conto di quello che sto facendo prendo la gamba destra della poliziotta, gliela distendo delicatamente e le fisso il bracciale intorno alla caviglia destra, sopra il pantalone della divisa, proprio dove termina il bordo superiore dell’anfibio. Poi ripeto anche io la stessa operazione con la gamba sinistra.

Mi sento muovere. Spostare. Mi ritrovo a pancia in giù. Qualcuno mi sta allungando le braccia tirandomele verso l’alto e allargandomele un poco.
Cerco di opporre resistenza ma non ho assolutamente la forza. Ora anche le gambe…ma cosa cazzo sta succedendo…non riesco a capire bene…sono troppo intontita…Tento di rimettermi sul fianco sinistro. Non mi piace come sono messa adesso. Anche se, lentamente quella strana sensazione di spossatezza sta passando. La testa ancora è immersa in una nuvola di ovatta. Solo che, cavolo non ci riesco. Ma perché.
Anche la vista migliora Riesco a mettere meglio a fuoco le cose
Mi rendo conto allora che non sono stesa su un letto ma su un tavolo. Un cazzo di tavolo.
E che ho le braccia legate a livello dei polsi. Guardo meglio. Si cazzo, sono legata. Provo a muovere le gambe. La stessa sensazione di costrizione. Merda, anche le gambe sono legate. "Ma che cazzo sta succedendo! “. La mia voce sta tornando normale insieme alla mia lucidità mentale. E a quel punto sento una voce che ormai conosco bene. La vecchia strega.
Lei è nell'angolo della mia visuale. Sollevando la testa e ruotandola un poco la posso vedere di fianco a me. Sorridente. Soddisfatta. Il coglione invece non lo vedo. Ne posso solo avvertire la presenza però. Forse all’altra estremità del tavolo di acciaio su cui sono distesa e legata.

“Bravo Federico. Hai visto, abbiamo fatto appena in tempo. La nostra amica si sta svegliando”:

"Che cazzo di storia è questa brutta stronza!”. Apostrofo la vecchia in malo modo. La mia voce è dura come granito. Sono furiosa. Alzo la testa dal tavolo inarcando la schiena.
"Hei vecchia gallina sto parlando con te! Che cazzo state facendo. Sei impazzita? Mi avete drogata e sequestrata. E ora legata qui. Siete in un mare di merda lo sapete? “.

Io sono completamente in bambola. Anche in quella situazione la poliziotta sfodera tutto il suo carattere aggressivo e prepotente. Minaccia e insulta. Se potesse ci ammazzerebbe entrambi. Sono quasi soggiogato dalla sua combattività, ma è ancora una volta Agnese a riprendere il controllo della situazione e a farmi scuotere dal mio torpore. Ignora completamente le minacce urlate dalla poliziotta e si rivolge a me direttamente invece.
“Ecco Federico, adesso è nostra. E’ nelle nostre mani. Tutto come avevo previsto. questa troia arrogante, troppo sicura di se stessa, di essere intoccabile, al di sopra della legge e senza onore ha fatto la cosa sbagliata alle persone sbagliate. Credendoci deboli e indifesi. Non le è bastato quello che ti ha fatto patire in commissariato. No. Ha voluto venire fin qui per divertirsi di nuovo, con te, con me. E si è infilata da sola nella nostra trappola. Puttana presuntuosa. Ma adesso saremo noi a divertirci con lei. Vero caro?”.
La vedova mi sorride. Ma il suo è un sorriso perfido da far gelare il sangue nelle vene. Anche il mio. “Avanti mio piccolo Federico, adesso è tutta tua. E’ quello che volevi in fondo no? La desideravi. Bene. Eccotela servita. Non aver paura, non devi più avere paura di lei adesso. Da dove vuoi iniziare?”
Finalmente mi scuoto. La sua voce mi distrae dai miei pensieri. Pensieri che quegli anfibi mi suggeriscono, la guardo come a capire il significato pieno di quelle parole e lei ricambia il mio sguardo con aria materna sembrano quelle scene del mondo animale dove la mamma procura cibo al suo cucciolo ancora inesperto e lascia che lui faccia esperienza diretta con ciò che lei le ha fornito
torno a guardare la forma di quelle calzature che non hanno nulla di femminile ma indossati da questa donna assumono un significato molto potente su di me. Improvvisamente con la mente mi ritrovo catapultato in quella stanzetta del commissariato, nudo, in ginocchio, costretto a leccare quei maledetti anfibi. Ora però la situazione è ribaltata. Ora è lei nel nostro territorio. Legata, in divisa, sul nostro tavolo. È tempo di pareggiare i conti. Adesso non ho più paura ripeto a me stesso. Agnese me lo ha promesso e ha mantenuto la parola. Adesso so da dove iniziare.
Inizierò proprio da quei maledetti anfibi
Esito ancora attimo prima di iniziare. La vedova mi guarda ma non dice capisce che devo aver avuto a che fare in qualche modo con quei suoi scarponcini anche se non può sapere come . “Caro qualunque cosa tu abbia in mente lei ora è qui per consentirti di realizzarla. Avanti Federico, non aver paura, inizia a spogliarla. Toglile quella odiosa uniforme della quale si fa forza.”.
Spogliarla…si…io…la…voglio. ..spogliare.
Inizio a slacciarle con religiosa lentezza i lacci dell’anfibio destro. Poi faccio lo stesso con il sinistro. Mi fermo. Cerco lo sguardo della vedova, come a cercare conferma di quello che sto facendo. Lei ricambia il mio sguardo, tranquilla, sicura di sé, continua figliolo dicono i suoi occhi. Ed ecco che un istante dopo mi ritrovo a sfilare gli anfibi della poliziotta. Stavolta i miei gesti sono bruschi. Quasi glieli strappo via.

Non posso vederlo ma sento le sue mani che trafficano su di me. Una vampata di rabbia mi assale. “Che cazzo stai facendo tu coglione. Dico a te! Che cazzo fai con i miei anfibi. Cazzo brutto coglione di merda mi hai sentita? "

Ho appena sfilato entrambi gli anfibi e già ho la tentazione di chinarmi su quei piedi libero e leccarli sia pure per un breve fuggevole istante, anche attraverso i calzettoni di cotone.

"Che cazzo state facendo. Siete nella merda è sequestro di persona lo sai cretina di una vecchia !" Sono infuriata. Nera. Una situazione surreale.

Basta quella brevissima emozione a procurarmi una erezione violentissima.
E il fatto che l’effetto del sonnifero sia completamente svanito rende la cosa ancora più eccitante. Adesso la poliziotta stronza è di nuovo lucida e combattiva, ma anche totalmente impotente. Può solo imprecare insultarci e minacciarci.

Provo a dare degli strattoni alle cinghie di cuoio che mi serrano polsi e caviglie. I cavi non sono molto tesi e ho ancora un discreto margine di movimento.

In quel momento capisco che se solo avessi indugiato qualche attimo in piu ora sarei di certo steso sul pavimento. Ci avrebbe sopraffatti entrambi. Dopo tutto è armata, allenata e molto più combattiva di me e della vecchia vedova. Ma Agnese è stata più furba. Ha scommesso proprio sul suo unico punto debole : la sua immensa arroganza e la troppa fiducia in se stessa. Mai sottovalutare l’avversario. Mai fidarsi delle apparenze! Mentre questi pensieri mi distraggono la vedova non perde tempo. Le ha sfilato la Beretta di ordinanza dalla fondina. Non si sa mai. Deposita l’arma in uno degli scaffali.

Ma mi rendo subito conto che sono dannatamente robusti.

“Visto caro? Era necessario che legassimo per bene la tigre”

Cerco di nuovo la vecchia con lo sguardo.

“Ma ora…” lo dice eseguendo un controllo al mio operato per accertarsi che l'emozione non mi abbia fatto fissare in malo modo i bracciali delle caviglie

"Che cazzo dici strega. Perché mi avete legata qui. Toglietemi subito da qui e forse mi posso anche dimenticare di questa stronzata"

“…l'abbiamo privata degli artigli e l'unica cosa che le resta è gridare la sua rabbia impotente”.

"Cazzo dico a teee!". Mi rendo conto che sto gridando furiosa.
"Brutta troia maledetta mi capisci o no!"

Agnese ignora del tutto le sue parole. Sa che sono inutili e vane. Viene dietro di me come se volesse osservare insieme a me il suo corpo e quei piedi ancora nascosti dai calzettoni di cotone bianco.

Io sono livida di rabbia. Impotente. La vecchia ha ragione. Mi sento come una tigre e se potessi li sbranerei entrambi. Devo solo riuscire a farmi liberare da questo maledetto tavolo.

“Federico, non aver timore, sei libero lei è qui per appagare i tuoi desideri lo sai vero? Per questo è venuta qui. Per questo non ha voluto che andassimo noi in caserma. Per questo è qui sola. Per questo ha atteso la fine del turno. Lo capisci vero?”

"Cazzo non avete idea di cosa vi farò appena mi libererete"
Sghignazzo perfida. “Ma cosa stai farneticando nonna"

“Lei è qui perchè aveva bisogno di te
dell'uomo che sei della tua virilità mio caro”.

"Cosaaa? Io bisogno di questa specie di debosciato? Ahah tu sei pazza vecchia ".

Agnese mi accarezza la testa. “Rilassati mio caro e dalle ciò che è venuta a cercare”.
La guardo come se avessi bisogno di leggerle negli occhi la serietà delle sue parole. Con un sorriso benevolo mi ripete ancora...è tua…è qui per te.
Timidamente allungo la mano verso uno dei suoi piedi...mmm solo a sentirne il contatto mi sembra di impazzire.
Ho una voglia matta di leccare quel suo piede, di baciarlo.
La vedova ha compreso il mio desiderio.

Io continuo nella mia opera di provocazione e convincimento. È la strategia che ho scelto per riuscire a farmi liberare. Spingo sulla vecchia che ho capito che è lei che comanda il gioco.
"Senti stronza vieni un attimo qui vanti Ti voglio dire una cosa "

La presenza della vedova al mio fianco è per me la liberazione da ogni indugio. Mi chino e come se quell'attesa fosse durata secoli inizio a leccarti il piede inumidendo il calzettone che lo riveste. Il cazzo preme nei pantaloni come fossero sbarre di una gabbia.

Di istinto cerco di scalciare via qualcosa che sento sotto il piede destro.

Mentre la lingua percorre già tutta la pianta del suo piede e poi ancora scivolando via via verso le dita sulle quali indugio follemente attratto.

"Cazzo strega dico a te Ti conviene ascoltarmi! E tu non mi toccare coglione!"

Lecco, lecco e bacio quelle dita seppur attraverso la barriera della calza.
“Bravo tesoro cosi…” sento la voce della vedova approvare.

“Hei sei scema o mi capisci Sto parlando con te puttana!"

Sentire la veemenza scurrile del suo linguaggio sia pur rivolto alla vedova mi eccita ulteriormente Così femmina, cosi meravigliosamente e autorevolmente femmina

Il nervoso mi aumenta sempre più in corpo. Se potessi strappare queste cinghie li farei a pezzi con le mie mani. Tutti e due. La vedova si è seduta a qualche metro di distanza osserva controlla approva. La vedo. La posso vedere quella posizione. La guardo con tutto l'odio che riesco a trasmettere. "Ti stai divertendo troia? Ti stai godendo lo spettacolo brutta pazza pervertita"

Attraverso il calzettone provo a ciucciare l'alluce.

Decido di cambiare strategia.

“Tesoro sfilale via quella calze, non pensi sia meglio?”

"È questo che avevate in mente? Siete due pervertiti L'ho intuito subito”.

Guardo Agnese e con la testa faccio un cenno di assenso. Sfilo le sue calze quasi in modo animalesco ormai totalmente preso dalla furia di quell'eccitazione.

Continuo a guardarla e a provocarla. Intanto sento che lui mi sta togliendo le calze.

E finalmente tutta la bellezza dei suoi piedi mi appare vanti agli occhi.

"Ti piace lo spettacolo eh vecchia strega"

Gemo a quella vista

Resto a piedi nudi.

Il cazzo mi tira forte come volesse liberarsi dalla sua prigione.
Mi avvicino, struscio il viso contro la pianta del suo piede destro come a volermi perdere nella bellezza di quel momento.

"Certo visto che a te non ti scopa più nessuno ormai e forse nemmeno prima visto quanto sei brutta"

E’ legata ma la sto venerando, adorando come una dea.
Voglio adorarla
adorarti tutta, completamente.

"Ti piace vedere questo povero stronzo che mi bacia i piedi vero"

La vedova che ascolta distrattamente le sue inutile parole segue invece ogni atto del mio rituale erotico.

"Se me lo dicevate ve lo avrei fatto fare volentieri senza tutta questa messinscena"
"Hei mi ascolti? "

“Mettiti nudo tesoro starai certo piu comodo” . Le sue parole sono dolci ma suonano come dei comandi ai quali non riesco a non obbedire.
Inizio a spogliarmi
ma stavolta senza la lentezza e gli indugi del giorno prima.

"Senti vecchia se è solo questo che vuoi facciamo così…”

E’ una svestizione frenetica disordinata scarpe maglietta pantaloni calze rimossi uno dopo l'altro senza alcun ordine.

"Voi mi liberate e io mi faccio leccare tutti e due i piedi dal coglione ok?"
"E magari anche te se ti va ". Quasi sorrido all'idea nonostante la situazione
"Ti va di leccarmi i piedi anche tu nonna?"

Appena tiro giu gli slip il cazzo impenna in uno stato di fortissima erezione. “Bravo caro cosi va molto meglio non trovi?”

"Dai ammettilo"

Ingoio salivala gola secca dalla grandissima emozione
dò un cenno di assenso con la testa.

Vedo che la vecchia fa finta di non sentire
La cosa mi irrita ancora di più.

Torno a dedicarmi ai suoi piedi come se non ci fosse null'altro di piu importante per me in questo momento.

"Troia di merda parlo con teee!!!!"

Le dita ohhh quelle mi fanno letteralmente impazzire
le catturo con la bocca una dopo l'altra iniziando a succhiarle…

Intanto sento le dita del mio piede destro che vengono inghiottite dalla sua bocca.

Le ciuccio avido
soprattutto l'alluce

Sento la tua lingua scivolare fra le dita

Dita curatissime, deliziose e fatalmente attraenti. Poi scendo con la lingua lungo tutta pianta. Fino al tallone. In quella posizione, essendo lei a pancia in giù le piante dei suoi piedi sono rivolte verso l’alto, arricciate. Questo crea quelle naturali pieghette della pelle eroicamente stupende. Le sento e una ad una, con la punta della lingua. Ne avverto la consistenza, il sapore, e quel lieve odore acre di piedi al termine di una giornata di lavoro all’interno di un paio di anfibi di cuoio. Ad un tratto come se la forza di quell'esperienza fosse eccessiva per me mi stacco da lei allontanandomi.

Io fisso la vecchia con odio profondo ma anche con disgusto

Dirigermii verso un angolo della stanza mi siedo cercando di quietare le mie ansie.
Lei mi ha seguito con lo sguardo comprensiva. Si avvicina materna dolce premurosa, si siede accanto a me, nudo, ma non provo disagio ad averla accanto
riconoscendone il ruolo materno. Mi poggia una mano sulla coscia “tesoro è tutto a posto stai andando benissimo”.

Io rido
Mi viene ridere giuro.

Io di nuovo balbetto qualcosa troppo preso dalla forza delle emozioni provate.

“Si sei stato bravissimo Adesso di alla pazza di slegarmi che ti faccio giocare meglio "

Per certi versi è come se temessi di non avere la forza di andare oltre. Troppo forti sono state le emozioni provate .

"Mi hai sentito scemo? Dico a te visto che la nonna sembra non sentire un cazzo"

Il timore di crollare...

Cerco di cambiare strategia Essere più mansueta Affabile
"Ok va bene avete vinto voi lo ammetto Siete stati più furbi e mi avete fregata"

“Caro cosi ti farai solo del male, lo sai vero? Lei non deve farti paura è solo una donna. Una troia pericolosa certo, ma noi l’abbiamo fregata. Adesso non può fare più niente. Non lasciarti intimidire dalle sue provocazioni “.

"Forse ho esagerato un po con voi va bene ho imparato la lezione. Adesso slegatemi e ridiamoci sopra ok?"

Mi conosce conosce ogni mia debolezza ogni mio tabu ma mi parla con disinvolta naturalezza.

"E vi prometto che dimentico tutto ok?"

“Torna lei tesoro hai bisogno di lei e lei ti vuole “.

Punto ancora sulla vecchia.

Con la testa annuisco ancora una volta.

"Nonna, cerca di essere ragionevole "

Lentamente torno ad avvicinarmi al tavolo sul quale la poliziotta giace ancora vestita nella sua uniforme eccezion fatta per gli anfibie e le calze.
Stupidamente come se però le parole della vedova avessero davvero persuaso la mia mente le chiedo se davvero è qui per me.

"Possiamo ancora sistemare tutto se mi liberate Sono disposta a chiudere un occhio"

“Dimmelo”.

"Cosa?"

“E’ per me che sei venuta qui sola?”

Al momento non capisco subito che il coglione si riferisce a me. “Per te?"

“Dimmelo!” Le chiedo con voce piu forte ora

"In che senso per te... nonna che cazzo di idee si sta facendo questo scemo”.

Lei mente. Sta mentendo, lo so.

"Non darai mica retta a quella vecchia pazza vero?"

Sì è proprio cosi non c'è altra spiegazione.

"Io ti ho solo riportato il libretto idiota!"

La vedova ascolta il nostro dialogo e si compiace del risultato psicologico ottenuto.
La risposta della poliziotta mi provoca una crisi d'ira.
Bugiarda! E un attimo dopo sono di nuovo sui suoi pied che leccandoli e baciandoli.

"Ma che cazzo stai pensando. Ma secondo te io posso essere venuta per uno come te!" Di nuovo sento la tua bocca sui miei piedi nudi.

Sembra voglia perdermi in essi quasi in modo ipnotico
riprendo a gemere mentre dedico tutto me stesso di nuovo alle sue dita e alle sue piante. Che meraviglia mugolo quasi con un filo di voce, senza interrompere quel gioco inebriante. Ad un tratto sento un improvviso desiderio di inginocchiarmi. Si, devo mettermi in ginocchio, cosi si adora una dea. Poggio le ginocchia nude sul pavimento e sento il fresco contatto.

Guardo di nuovo la vecchia con odio.
"Gli hai fatto il lavaggio del cervello a questo demente vero? Sei tu che manovri tutta la regia”. Guardo la vecchia e sibilo velenosa “La pagherete lo sai vero "

La vedova si avvicina al tavolo. Le sorride, un sorriso perfido. Con una mano accarezza i suoi capelli mentre io sono completamente immerso nella venerazione feticista dei suoi piedi.
“Gli piaci molto sai?” le dice come se fosse una confidenza tra donne, tra due vecchie amiche.

"Non mi toccare strega! " Sposto la testa di lato per evitare il suo contatto.

Incurante delle sue parole. “Fin dal primo momento che ti ha vista è stato attratto da te lo sai E’ letteralmente pazzo di te”.

“Tu sei pazza.Cosa credi di fare di ottenere "

“Del resto anche tu sei attratta lui lo sento. Sei venuta qui da sola apposta vero? Dillo che lo sei, puttana!”

"Tu piuttosto cosa vuoi tu me"
Resto spiazzata dalla sua reazione
Fino a quel momento mi aveva ignorata.

Le vostre conversazioni mi giungono indistinte sono troppo preso l mio piacere perchè possa concentrarmi sui contenuti dei vostri dialoghi.

E adesso è cone se si fosse improvvisamente svegliata. Come se improvvisamente si fosse resa conto che le sto parlando da un po.
Devo insistere con lei.
“Senti nonna ok va bene. Mi hai sentita prima vero cosa vuoi fare "

Mi sembra di impazzire di crollare un momento all'altro per l'intensità delle mie emozioni
mi sollevo rimettendomi in piedi vanti a lei che ,anche cosi. per quanto inerme e distesa a pancia in giu sul tavolo mi sovrasta mentalmente, forte della sua personalità dominante. Gemo forte, masturbandomi quasi brutalmente.

Avvicino l'uccello alla pianta dei suoi piedi,
la sfrego, socchiudendo gli occhi in un totale edonistico abbandono.

Sento qualcosa sfregare contro le piante dei miei piedi.
Ma non mollo la presa sulla vecchia. “Sei consapevole almeno della situazione in cui vi siete ficcati vero? Si chiama sequestro di persona Sono almeno vent'anni lo sai, stronzate se tu pensi di evitare il carcere per l'età lui se li fai tutti”.

Agnese sposta lo sguardo su di me.

E’ contenta appagata di questo suo regalo a me, il suo figlioccio, ma sa anche che la poliziotta ha ragione.

"Si brutta cretina lui è fottuto.E sei tu che lo stai fottendo"

Ma delle tue parole non si cura. E’tornata ad ignorarla come qualche minuto fa.

"Ma te lo ripeto sei ancora in tempo "

La vedova gira intorno al tavolo osservando il corpo della poliziotta ancora in divisa e poi me, ormai animale in calore tutto abbandonato ai propri istinti sessuali.

"Dove cazzo vai stronza! Tu non ascolti! "

Si avvicina nuovamente a me
“Bravo tesoro bravissimo
ma non credi sia meglio toglierle quei pantaloni ora?”
la guardo come in attesa di un suo comando. Mi risponde con un benevolo sorriso.

Io sento e mi infiammo come un cerino.

Senza rendermi conto che in quella posizione non potrei mai sfilarti i pantaloni mi sposto come volessi iniziare sfilandoti il cinturone.

"Che cazzo avete in mente! Brutti pervertiti di merda! Non osate fare una cosa del genere! "

Ma lei mi prende per un braccio “Tesoro non penserai mica di toglierle i pantaloni cosi” sorride ma per quanto solo ora comprendo la stupidità di quanto stessi per fare il suo sorriso non è di quelli che imbarazzano.

Io cerco di dare altri inutili strattoni alle cinghie.

Resto un attimo basito come se chiedessi e allora? come posso toglierle quei pantaloni?
E lei premurosa
“Caroti aiuterò io”
e da un cassetto estrae un grosso paio di forbici.
“vedi? ecco la soluzione tesoro”.

Io non vedo cosa stanno facendo
Li sento armeggiare con qualcosa ma non capisco cosa.

La vista di quell'oggetto mi procura un lampo di perveso piacere negli occhi. Sì ecco la soluzione!
“Tieni caro” dice cedendomi le forbici
le impugno stando vanti a lei. La guardo, cosi esposta, vulnerabile eppure anche cosi sento la sua forza, la tua sicurezza spavalda.
“Avanti tesoro” mi incita lei. Avvicino le forbici alla caviglia impugnando con l'altra mano l'estremita del pantalone.

"Ohhh che cazzo fai! Non vorrai tagliare la divisa! "

Con un movimento lento ma sicuro agevolato dalla perfetta efficienza dell’utensile inizio a tagliare la sua divisa. Le forbici risalgono la gamba scoprendo attimo dopo attimo segreti di lei.

Sento il rumore del tessuto dei pantaloni della mia divisa che viene lacerato

Le caviglie snelle. I polpacci sodi scolpiti da costanti esercizi fisici e la sua pelle liscia setata.

"Cristo ma siete pazzi! Con cosa me vado qui In mutande? "

Riprendo a muovere le forbici dopo qualche istante di contemplazione
scoprendo cosi tutta la parte posteriore della sua cosce.

Mi rivolgo alla vecchia
"Ehi stronza diglielo tu di fermarsi "

Gemo anche solo nel vederla.
A quel punto la voce ferma di lei che mi intima l'alt
“Ora l'altra gamba mio caro”

"Troia mi hai sentita?"

Eseguo senza esitare
ripetendo la stessa operazione con l'altra gamba.

"Che cazzo avete in mente Che cazzo è questa idea di tagliarmi la divisa eh"

Quando arrivo a livello dei glutei mi ferma di nuovo.
“Va bene cosi tesoro” e tendendomi la mano si fa restituire le forbici
come in una specie di rituale dove l'oggetto del potere è stato prima affidato e poi ripreso dal legittimo titolare
“Ti piace vero?”
“Si” dico con voce tremante per l'emozione.

Ormai i pantaloni sono andati definitivamente.
Merda penso a come farò a tornare a casa.

Poso la mano dolcemente su uno dei suoi polpacci, sento la sua pelle liscia come nel piu inebriante dei sogni erotici. E’ cosi sodo il muscolo tonico come nelle atlete.

"Toglimi le mani di dosso dannato deficente"

Muovo la mano lentamente salendo quasi timoroso verso la coscia.

"E tu vecchia pazza pervertita che glielo permetti"

Ne sento tutta la sensuale bellezza la sua carne fresca liscia e invitante
la palpo ricavandone un piacere indescrivibile.

"Cazzo me la pagherete tutti e due"

Mi chino su di lei vicinissimo respiro il profumo della sua pelle
godo del suo corpo di donna. Un bacio, timido e leggero
e poi un secondo
un terzo.

"Mi senti puttana? A te in particolare per prima E poi al mongoloide"

Il piacere del contatto delle labbra sulla sua pelle

Mi fa ribrezzo sentire la bocca viscida dello scemo che mi bacia e lecca le gambe nude.

I baci si fanno sempre piu fitti ravvicinati frequenti
cedendo poi alla lingua il compito di seguitare
percorre lenta la sua pelle.

Cerco di muovermi per sottrarmi a quel contatto sfruttando il limitato margine di movimento di cui dispongo, ma è troppo esiguo. Non posso fare altro che piccoli movimenti. Inarco la schiena cercando di guardare indietro. La lingua dello scemo segue strani percorsi
ora longitudinali ora piu sinuosi finendo per stuzzicare le zone piu interne della coscia. “Smettila è un ordine!” percorsi che si spingono ora giu ora su fin quasi al limite consentito quel taglio di forbici. Tento di usare la mia autorità su di lui.

Come se cercassi di spingermi oltre il consentito
alla ricerca di qualcosa che al momento anche solo al pensiero mi farebbe impazzire indugio con la lingua in quell'insistente tentativo di andare oltre. Leccatine decise stimoli costanti
e poi ancora giu su di lato insaziabilmente.
La vedova segue attenta e compiaciuta la passione con cui amo il corpo della poliziotta.


Devo agire sulla vecchia penso
Con il coglione è tempo perso. E’ totalmente succube del volere della megera, succube di lei e ipnotizzato dal mio corpo.

"Ordinagli di smetterla subito o aggiungerò anche violenza sessuale alle accuse"

Se non fosse perchè Agnese non me lo avrebbe mai permessoti la avrei già slegata avrei gia’ ceduto da tempo .

"Cazzo non ti vuoi proprio rendere conto in che razza di guaio lo stai mettendo eh stronza"

Certo lo so, la poliziotta mi avrebbe punito duramente un attimo dopo ma l'idea di essere obbligato a prostrarmi vanti ai suoi piedi mi eccita in modo assurdo.

"Fa come ti dico idiota Questa pazza ti sta rovinando"
"Mi ascolti scemo!"
Stavolta ho gridato per davvero.

“Ti… ti piace?” le chiedo stupidamente come farebbe un innamorato con la sua compagna. Lei mi da la schiena ma la veemenza della sua voce è come se infliggesse continue frustate al mio corpo.

"Piacermi? Ma vaffanculo coglione! Slegami subito cazzo! Altro che piacermi! Muoviti! “

Di nuovo la sua volgarità verbale mi provoca brividi di eccitazione.

Sento che se premo sullo scemo potrebbe mollare. E’ luil'anello debole.

Godo al pensiero di sentirmi umiliato e deriso lei, al ricordo di quando mi ha voluto ai suoi piedi per farsi leccare gli anfibi
e rivivo la scena con le varianti attuali,
scalza, il pantalone della divisa tagliato lungo tutta la lunghezza delle gambe
e io nudo inginocchiato a baciarla e leccarla.

"Cazzo non senti? Ti ho detto di slegarmi subito! !!"
Adesso sto gridando ordini in preda all'ira

Guardo verso la vedova come se sperassi in un atto di indulgenza parte sua.

Magari liberarle anche solo una gamba o un braccio cosi che stia piu comoda. Sì non penso sarebbe male.
Ma la vedova stavolta è una statua di ghiaccio. Mi fulmina con lo sguardo come delusa della mia richiesta. Quello sguardo ha l'effetto di una lama che taglia in due il mio corpo timido e docile come in fondo mai mi era capitato in compagnia di lei. Comprendo che sono lì solo perchè lei l'ha voluto e la poliziotta è il regalo che lei ha voluto offrirmi come segno della sua benevolenza. O forse della sua vendetta?

Cerco di cogliere i segnali di quel breve silenzio tra loro.

Tuttavia basterebbe un nulla perchè tutto questo finisca, ma questo la mia mente non vuole neanche pensarlo. Non ora, non adesso, non oggi.
Loro sono le padrone del palcoscenico io solo un attore il cui copione ho solo l'illusione che sia un prodotto naturale della mia volontà. Ma ciò che loro mi offrono è troppo inebriante.
Un attimo dopo Agnese è già tornata dolce e materna. ‘Sciocchino cosa pensavi di fare eh? Sai bene che non possiamo fidarci di lei. Non pensare nemmeno per un attimo di slegarla. È falsa e bugiarda, e anche pericolosa. Una volta libera non esiterebbe un solo istante a sopraffarci, e tutto questo finirebbe in un istante. Non è questo che vuoi vero Federico. Così invece, finché è legata non può farci niente di malo mio caro. È una tigre che non può usare i suoi artigli. Ed è completamente nelle nostre mani. Impotente e vulnerabile. Alla nostra, tua completa mercé”. Poi mi dà un pizzicotto su una guancia come fossi il suo bambino e mi invita a continuare.

Io digrigno i denti
Sono viola di rabbia.
"Brutta stronza merdosa"
"Tu godi più di lui sei una schifosa mi fai vomitare "

Davanti alle tue gambe ormai scoperte quasi impazzisco volendo far mille cose e tutte insieme.

Tento un altra carta.
"Ti avverto vecchia Io domattina sono di turno Se in commissariato non mi vedranno arrivare inizieranno a cercarmi lo sai?"

Io dopo il suo materno buffetto è come se avessi all'istante perso ogni ricordo della severità con cui solo pochi attimi prima Agnese mi aveva guadarto.
Torno a dedicarmi alla poliziotta legata sul tavolo a braccia e gambe aperte.
Mia signora e dea, e
sebbene legata e impossibilitata a muoversi la adoro e mi eccita l'idea di farlo
mi eccita l'idea di sentirmi debole e meschino vanti a lei.

Sento di nuovo le mani e la bocca di lui sulle parti nude del mio corpo
Cristo penso qualsiasi cosa dica non le fa effetto a questa vecchia stronza.

Ho ripreso a leccara e carezzarla. Avido.
E descrivere le emozioni che mi danno le tue cosce nude è impossibile.

"Cazzo vecchia allora non mi stai a sentire. Non vuoi capire, non ti rendi conto? "

Ma lei non si cura dei patetici tentativi della poliziotta di mutare la situazione. Fa soltanto una cosa fauna sola.
Si avvicina a lei abbassandosi quasi all'altezza del suo viso cosi che lei possa vederla in volto. Le sorride in modo beffardo e quasi sussurrandolo, non possa sentire le sue parole “e tu? ti rendi conto che non vedrai il giorno di domani bellezza?”

Al momento non capisco esattamente le parole della vecchia.

E un attimo dopo averla gelata con quelle parole si rivolge a me “caro accompagnami di là in cucina, ho delle cose prendere”

Cerco di metabolizzare quello che la vecchia mi ha appena detto di dargli un senso.

“Non preoccuparti per lei non credo deciderà di lasciarci vero?”

Ma poi sento che devono allontanarsi a prendere delle cose
Mi lasciano sola.

E preso per mano lasciamo la stanza lasciandola sola legata e adesso con mille domande nella testa.

Devo assolutamente approfittare di questo momento della loro assenza. Cerco con tutte le mie forze di strapparmi via i bracciali di cuoio.
"Mmmghhhh"
Ci metto tutta la mia forza ma…niente fare.

Torniamo in cucina dove lei come in una giornata qualunque si offre di prepararmi un caffè.

Devo farcela...merda…niente fare...

“Siediti caro non aver fretta di tornare lei. Avrai tutto il tempo per farlo”.

Non c'è speranza.

“Non essere impaziente”

Dove cazzo saranno andati penso.
E a prendere cosa
Non mi piace.
Non mi piace per niente la piega che stanno prendendo le cose.

Mentre la caffettiera della moka è sul fuoco la vedo aprire uno scaffale e prendere quella che sembra una piccola cassetta degli attrezzi.

Quelle sue parole poi.
Che cazzo intendeva quella vecchia pazza. Cosa voleva dire con "non vedrai il giorno di domani. Non hanno senso.

La vedova di tanto in tanto mi guarda sente la mia impazienza la mia ansia ma non dice nulla.

Non possono avere un senso.

Lentamente seguita a cercare le sue cose
in attesa di servirmi il caffè.

Domani dovranno slegarmi per forza e allora verrà il mio momento.

“Tieni bevi” mi dice servendomi il caffè nero caldo e fumante.

Si penso, ha detto una cosa senza senso. Una stronzata che le è uscita quella testa marcia che ha.

Bevo, è una piacevole sensazione quella del caffè che percorre la mia bocca scivolando poi caldo in gola
“Bene” dice lei “ora possiamo tornare dalla nostra ospite”
e portandosi dietro la scatola mi precede nel tragitto di ritorno.

In un certo senso paradossalmente i miei ragionamenti mi hanno un po tranquillizzata.

Come un cagnolino fedele percorro i suoi passi obbediente alla sua volontà.

Sento dei passi in corridoio. Stanno tornando. E io sono ancora qui maledizione.

Varchiamo la soglia della stanza. Ovviamente leiancora li bloccata a quei lacci come l’avevamo lasciata. Braccia e gambe divaricate, il corpo che giace contro la superficie di acciaio del tavolo.

Non dico una parola quando loro rientrano.
Sto ancora pensando.
Devo trovare un punto debole. Una crepa tra loro. Devo uscire di qui, convincerli a slegarmi.

A me basta vedere i suoi piedi e gambe nude, il pantalone tagliato, e mi torna duro.

Lo scemo è l'anello debole della coppia Su questo non vi sono dubbi

Quei pochi minuti di assenza mi sono sembrati secoli.
Ma ora sono di nuovo qui accanto a lei. La mia mano accarezza
Nuovamente la sua pelle perfetta.

Ma lui è sei totalmente soggiogato al potere di quella arpia. E quella è una tosta.

Gemo di voglia al solo contatto

Non sarà facile venirne fuori. Scelgo un altra strategia. Sempre puntando sulla vecchia. Mentre sento di nuovo le mani di lui sul mio corpo. Mi fa ribrezzo essere toccata dallo scemo.

Baci, carezze intense leccate sulla pelle.
Ora su ora giu. Edi nuovo sui piedi si, quei suoi piedi meravigliosi che mi hanno subito reso suo.

Giro la testa a cercare lo sguardo della vecchia.
Lo trovo.

Si, sono il suo servo il suo schiavo e lei la mia signora, la mia dea.
Il pensiero di queste parole mi eccita follemente
riprendo a succhiare le sue dita.

Sento la sua lingua intanto che lavora avidamente sulle pieghe della pelle delle piante dei miei piedi nudi.

Dal minuscolo mignolo al robusto alluce.
Ne sono stregato lo sente, lo capisce dal modo con cui mi dedico ad essi.

Chiamo la vecchia.
Cristo come mi succhia le dita dei piedi questo intanto.
"Hei nonna, vieni un attimo qui ti devo parlare "
Per la prima volta il mio tono è tranquillo. O comunque non arrogante e prepotente.

Senza mostrare particolari attenzione lei si avvicina, non trascurando la sua richiesta.

Mi sta succhiando le dita come un idrovora.
Questo è pazzo penso
La vecchia mi si è avvicinata. "Prima quando hai detto quella cosa intendevi dire…che avete intenzione di slegarmi qui prima di domattina giusto? Io ho capito questo "
Mi sforzo di sorriderle.

La vedova ride. Nelle sue parole ha sentito la paura e questo è dolce nettare per lei
Non le risponde ma prima di allontanarsi le regala una carezza che percorre i suoi capelli.

“Hei dico a te vecchia perché non rispondi Ho ragione vero? Ho indovinato?”Sento che per un attimo lui sei interrotto.
Allora ci provo con lui.
“Hei idiota chiediglielo tu alla nonna "
"Questo scherzo dura ancora poco giusto?"

Incapace di ignorare le sue parole domando “Cosa…devo chiederle?”
“E cazzo smettila di leccarmi i piedi!"

Quasi intimorito dalla sua voce perentoria mi irrigidisco interrompendomi.

"Cristo! Chiedile cosa ha in mente! Se mi vuole lasciare andare prima di domattina "

Volgo lo sguardo verso la vedova. Lei mi sta fissando come se volesse dirmi ebbene, anche ora hai intenzione di farti comandare? Esito.

"Ha detto così prima non hai sentito coglione?"

Indeciso su quale autorità riconoscere come riferimento tra due donne dal carattere dominante.

Ho alzato di nuovo la voce istintivamente.

Sono in balia di due donne due femmine e non posso ignorare questa realtà. N sono schiacciato completamente soggiogato
ma finora la loro autorità non si è mai sovrapposta, per quanto tesa verso propositi completamente differenti. Stavolta però è diversa
il potere della poliziotta, donna per la quale sono disposto a tutto e il potere di Agnese, la madre severa e comprensiva che ogni figlio vorrebbe avere.

"Allora? Sto aspettando Glielo chiedi o no!"
Ho intuito il suo momento di dficoltà e voglio approfittarne.

“io io non…”
Ma alla fine cedo con un filo di voce, esile, timoroso, impaurito, provo a girarle la domanda. Psicologicamente confido piu sulla comprensione di lei superato l'iniziale disappunto.

“Io io io..." imito la voce tremolante di questo idiota.

Agnese resta in silenzio ma intimamente furente. Aspetta che io termini di formulare la risposta in modo disarticolato, frammentario, per certi versi incomprensibile se lei non conoscesse già perfettamente l'oggetto di quel quesito.
Ai suoi occhi la poliziotta è sempre piu puttana. Una puttana insidiosa che dovrà star bene attenta a controllare, non potendo contare ciecamente sulla mia complicità. Mi risponde con un sorriso gelido ipocrita che mi fa pesare tutta la sua delusione. “Ogni cosa a suo tempo mio caro
perchè pensare al domani quando hai tutto l'oggi vivere e godere?”

Resto maledettamente delusa quella risposta.

Mi sento un pò a disagio ora, in piedi, nudo come un verme, esito a riprendere i miei giochi

"Sei solo una merda" gli dico.

Agnese interviene “Lascia che ti guardi tesoro e non temere”

"Ok bravo ti tira il cazzo. E questo pensi che dovrebbe impressionarmi? Non è il primo uccello che vedo e non sarà nemmeno l'ultimo.Oltretutto ho visto di meglio”.

Continuo ad affondare d'istinto sto per allontanarmi li tornando dall'altra parte del tavolo ma la vedova non lo consente.

Senza rendermi conto di ottenere l'effetto contrario. Rido. Mi viene ridere. Ahah cosa c'è sei deluso? Non devi sai mi hai sorpresa dico davvero pensavo veramente che a uno come te non gli tirasse nemmeno”.
Poi sposto il tiro sulla vecchia "E a te cosa tira vecchia troia sfatta".Le sorrido maliziosa.

Le sue ultime parole mi portano quasi al limite dell'orgasmo.

"Scommetto che ti ecciti a guardare Dico bene? Ahah". Ormai sono convinta di avere fatto centro. Sono convinta di avere capito il vostro gioco
"Si è così vero nonna? Lui fa e tu guardi ahahho indovinato eh?"

«  Perchè non le accarezzi i capelli?” dice improvvisamente la vedova.

"Si bravo esegui gli ordini"

Ancora una volta esito
come se un residuo di orgoglio mi impedisse di mostrare alla poliziotta che sono succube anche del potere della vedova.

"Avanti fatela finita ormai ho scoperto il vostro gioco siete due maniaci pervertiti ma siete innocui. Quindi levatemi ste corde e mettiamoci una pietra sopra "

Stavolta tendo la mamanraggiungendo i suoi capelli lisci morbidi. Corti. Neri.

"Diciamo che lo scherzetto vi è riuscito ok?" Sono ottimista. Quasi divertita. Mi lascio accarezzare la testa. Sorridendo trionfante ad entrambi.

Li carezzo sognando di perdermi tra di essi
le dita sfiorano uno dei lobi delle orecchie indugiando in sottili carezze.

Come colei che ha risolto l'indovinello e adesso aspetta il premio. Mi lascio fare. Tanto ormai è questione di poco. Ne sono certa.

Le dita si muovono ora verso il viso sfiorando leggere guance e mento
poi le labbra.

Sarei tentata di staccargli le dita con un morso improvviso.

I miei polpastrelli percorrono l'intera lunghezza delle sue labbra
le inferiori come le superiori
e nel farlo mi avvicino ancora a lei.

Se non stessi aspettando di essere liberata un momento all'altro lo farei.
Ma mi trattengo. Rovinerei tutto. Ci sarà tempo dopo per la mia vendetta.

Lei si lascia carezzare mentre sente nel mio respiro tutta la mia emozione.

Poi decido che ne ho abbastanza “Va bene coglione hai avuto quello che volevi Adesso slegami. Anche tu diglielo. Vi siete divertiti. Adesso basta"

Mi blocco. La vedova si avvicina ora vuole altro “Caro ho dimenticato ago e filo nella stanza dei lavori ti spiace andare un attimo a prenderli?”

La guardo avvicinarsi.

Un pò spiazzato dalla domanda della quale non comprendo la finalità
eseguo comunque senza obiettare.

Ago e filo che cazzo sta dicendo questa.

Agnese aspetta che io lasci la stanza e si avvicina alla poliziotta.

La guardo dritta in faccia in attesa incuriosita
"Allora nonna?"
"Che hai deciso. Che intenzioni hai”

“Ora ascoltami bene puttana. Da adesso in poi sarà meglio per te che tieni quella boccaccia chiusa o ti giuro che l’ago e il filo che il mio ragazzo è andato a prendere li uso per cucirti le labbra. Sono stata chiara?”

La guardo dura
"Che cazzo intendi dire. Stai bluffando vecchia. Non oseresti mai”.

“So-no sta-ta chia-ra” ripete sillabando Agnese.

"A che gioco stai giocando vecchia pazza. Tanto lo sai che mi devi liberare quindi non peggiorare la situazione e fallo subito ". La fisso dura
"Tu e quel deficente di la avete esaurito le carte ".

Agnese tira fuori dalla tasca l'accendino che aveva preso in cucina e lo avvicina al viso. Un clic fa brillare la fiammella.

"Io non prendo ordini da te vecchia pazza "

“È incredibile come certe persone siano terribilmente stupide” commenta la vedova.

"Tu sei stupida. Credi di potermi minacciare stronza?"

E inizia a muovere quell'accendino acceso a brevissima distanza dal volto della poliziotta. La fiammella quasi lambisce la sua pelle.

"Ti sei dimenticata che sono una poliziotta?"
Ne sento il calore sulla guancia. Cerco di spostare la testa di lato.

La avvicina pericolosamente a un occhio.

"Credi di farmi paura? Cazzo cosa pensi che farò una volta che mi avrete liberata. Toglimi quell'affare da sotto!"

Sposta l'accendino appena sotto il mento indugiando qualche istante nella stessa posizione.

Sento il calore. Troppo.
"Ahhh" mi scappa un breve grido. “Troia di merda te lo infilero’ nel culo quell’ accendino ma che cazzo credi di fare!”

“Scommetto che una troia come te a questi giochetti sia abituata”.

"Di intimorirmi con un accendino?" Rido
"Ci vuole ben altro con me"

“Ah già ma tu preferisci farli agli altri magari a uomini indifesi e corretti come il mio Federico”.

"E prima di domattina quando mi avrete liberata".

La sua spavalderia la infastidisce torna a farle sentire la fiamma sotto il mento

"Si mi piace mi diverte e toglilo ahai cazzo brucia cretina!"
Cerco di spostarmi come posso. “Le pagherai tutte lo sai ahhhiaahhh cazzo!!!"
"Bruciaaa!!!"

“Si grida puttana fammi sentire la tua voce!”

"La sentirai meglio quando mi avrai liberata e ti starò rompendo le ossa"
Sono furiosa.

La spavalderia della poliziotta porta Anese a indugiare tenendo ancora li la fiamma

"Mmghhhaahhh"
Stringo i denti cercando di spostare la testa come posso per evitare la fiamma.

“Cosa? non ho capito bene. Devi parlare in modo chiaro puttana hai capito?”

La guardo durissima.

Agnese vuole la sua resa una resa totale e incondizionata.

"Ho detto che ti spacchero le ossa non appena mi liberi "

“Si si certo ma ora intanto voglio vedere come sai urlare”
e le avvicina ancora di piu la fiamma alla carne.

Il calore adesso è troppo.

« Cosa c'è puttana? hai caldo?”

Devo cedere per ora.
Sto sudando
"Ok va bene va bene ok hai vinto tu ok adesso falla finita con quel cazzo di accendino però "

Agnese allontana la fiamma spegnendola.
E’ soddisfatta. Le avvicina la mano al viso, le sue dita invecchiate gli anni le accarezzano la pelle liscia delle guance. E proprio in quel momento io compaio nuovamente nella stanza. La vedova mi vede e mi sorride “ah tesoro sei qui vieni vieni pure. Io e la nostra amica stavamo aprofondendo la nostra conoscenza “.

Dentro di me sto bollendo. So che la rivincita è solo rimandata.

Quella che vedo e’ una strana situazione, per certi versi una specie di braccio di ferro giocato tra le due donne che sta decretando la vincitrice, mentre io mi sento come la posta in palio, fra chi avrà la meglio. .

Emotivamente, vedere la poliziotta in quella posizione mi fa impazzire è il pensiero di lei, cosi arrogante, spavalda, autoritaria e orgogliosa che alla fine piega il capo davanti a una autorità più forte. O quantomeno più astuta.

E invece mi trovo al centro della scena.
Ma dalla parte sbagliata.
Mi sono fatta fregare come una principiante.
Troppo troppo sicura di me stessa ho sottovalutato la vecchia.

Penso alla mia mascolinità, ai tanti discorsi uditi sino alla nausea negli anni della mia giovinezza sul sesso forte, sull'uomo e sul maschio provo vergogna disagio riconoscendo nei confronti di entrambe la mia assoluta inadeguatezza.

E adesso sono qui legata su questo dannato tavolo alla mercé dei suoi capricci e delle sue perversioni in attesa che si stanchi e mi liberi. E per di più l'umiliazione di dovermi trovare in questa situazione di fronte a quel coglione.
Dio che rabbia. Guardo la vecchia con tutto l'odio che ho in corpo."Sei soddisfatta adesso brutta bagascia?"
Le mie parole sono un sibilo di veleno."Possiamo farla finita adesso? Dico a te stronza!”

“Caro ci pensi tu a farla tacere o devo farlo io?”

"Farmi tacere lui? Ma per favore è solo capace di leccarmi i piedi e masturbarsi,tu piuttosto che cazzo aspetti a slegarmi"
"Avete avuto quello che volevate no? Umiliarmi e divertirvi. Bene lo avete avuto. Adesso però il gioco è finito "

Improvvisamente mi sento sprofondare. “Farla tacere…ma io..”

Mi viene ridere "si dice a te coglione sfigato"
È più forte di me.
Non riesco proprio a trattenermi.

Di colpo la vedova si gira verso di me e con uno sguardo tagliente come lama di spada mi dice “vuoi che rida di te? che creda tu sia solo un segaiolo? Tesoro caro sii uomo mostrale cosa hai dentro di te la tua forza, falle sentire che non sei un cagnolino da tenere al guinzaglio ma un vero uomo” e mi accarezza una guancia ora materna e benevola.

"Ma fatemi il piacere e tiratemi via qui!"


“Non è cosi che devi metterla a tacere lo capisci vero?”
Sì dico a me stesso ho capito, ora si aspetta che la colpisca riducendola al silenzio
ma il pensiero di colpirla mi intimorisce, mi mette paura, la stessa che avrei se dovessi colpire con un bastone il corpo di una tigre.

Io intanto sfrutto quel margine di movimento per cercare di sciogliere la muscolatura della schiena.
Muovo un po le braccia e le gambe per quello che posso.

Provo ad avvicinarmi a lei al uo viso che sprezzante guarda verso di me; faccio il gesto di colpirla ma la mano resta bloccata a mezz'aria.

Il bacino le spalle...

Io.. non non ce la faccio, ammetto riconoscendo la mia impotenza.

Movimenti minimi...

Anche in questo sono un fallito un debole.

Gli lancio un occhiata patetica.

E la vedova non lo tollera

E faccio una smorfia.
Quasi inconsapevole.

“E sia,resta pure li”

Di disprezzo totale
"Ahah cosa credevi nonna"
"Che si trasformasse in un leone? "

“Possibile tu non abbia neppure un briciolo di virilità dentro di te?”

"Quello merda è e merda morirà. Rido. “Ti è andata male nonna.Forse ci riesci meglio tu nonna ahah.Magari quando mi liberi te la faccio annusare te lo meriti. Magari sei anche un po lesbica e ti piace pure"
Rido.

E d'improvviso la vedova colpisce la poliziotta una manata in pieno volto.

Sono di nuovo sicura di me stessa.
"Vaffanculo troia!" urlo in faccia alla vecchia.

Facendola sanguinare dall'angolo delle labbra a causa dei suoi tre grossi anelli.

Te le taglio quelle mani stronza!”. Mi lecco il sangue. Ha il sapore della mia vendetta che verrà.
E che sto sognando. “Brava nonna bel colpo".

Agnese mi guarda “Era cosi difficile?” mi dice con tono deluso.
“Su dai ora andiamo a mangiare qualcosa e tu troia non sentirti trascurata torneremo a trovarti presto”. Non potendo che obbedire la seguo mentre lascia la stanza lanciando un'ultima occhiata verso la poliziotta.

"Che cazzo significa andate a mangiare! Hei non vorrete lasciarmi ancora qui!Heiii" grido. Ma la porta si chiude e io resto da sola
mentre quei due si dirigiono verso la cucina. Mi prende una furia incontrollabile. Inizio a strattonare i bracciali con gambe e braccia.
Facendomi solo del male.

Durante il pasto non oso prender la parola mangio in silenzio aspettando che la vedova dica qualcosa.


Cristo ero convinta che stavano per liberarmi e invece dovrò aspettare ancora. Mi devo rassegnare ad aspettare il loro ritorno
Non c'è altro fare.

Come sempre è la vedova a parlare per prima. “Ti piace la poliziotta vero?” Io tengo la testa bassa sul piatto cercando di evitare una risposta. Resto li a pensare.
Mi fissa poi a un tratto dice “su dai, vai da lei
io ti raggiungerò tra un po'. Te la senti spero. Quella proposta mi rende immediatamente euforico. Solo con lei, solo il pensiero basta a eccitarmi. Mi alzo tavola e mi dirigo verso la stanza dove lei è immobilizzata.

Sento la porta aprirsi.

Apro la porta e la vedo. ‘Amore mio’ questo è quello che vorrei dirle.

"Siete già qui? Meglio "

Mi avvicino a lei

Giro la testa con fatica ma vedo solo lo scemo.

Con la mano accarezzo di nuovo i suoi piedi la pelle corrugata a causa della posizione e le dita.

Interessante.

Mentre osservo la bellezza dei suoi polpacci, le cosce sode meravigliose, irresistibili.

Questa potrebbe essere la mia occasione.
Senza la vecchia tra le palle me lo giro come voglio.
Toccami toccami.
"Ti piace toccarmi vero? Io ti piaccio. Lo so. L’ho capito subito sai. E allora sai che ti dico. Slegami. Fammi vedere la tua buona volontà. Dopo potrai avere molto di più me lo sai?" Il mio tono e calmo. La voce suadente. Convincente come quella di un attrice esperta. Quasi calda. Nemmeno mi riconosco a recitare così bene.

La mano le percorre le sue gambe. Un uomo potrebbe perdersi in una bellezza simile. Ascolto le sue domande quasi senza il coraggio di rispondere
eppure avrei voglia di gridarlp che sono pazzo di lei, che il suo corpo mi fa impazzire, che la desidero, che la voglio come nulla al mondo. La mano ora indugia sulla coscia, stringendola, palpandone la carne.

In qualche modo io posso avvertire i suoi fremiti. Sento il suo desiderio.

Salendo piano verso la parte superiore di essa.

Ma devo ottenere il mio scopo.

Fin dove si è arrestato il lavoro delle forbici.
Provo a spingere la mano oltre quel limite
dove inizia il tondo delle sue chiappe.
Sento la loro consistenza
mentre il pensiero di toccarle mi sconvolge
non trovo la stoffa delle mutandine. Devono essere molto ridotte penso, probabilmente simili a quelle che sfoggiano le ragazze della tv.

Sento che le tue mani dello scemo sono arrivate al mio culo.

Gemo, gemo forte sentendo le sue chiappe dure come marmo.

Bene penso.Tocca, tocca pure. Palpa bene.

E io palpo, violando la resistenza del tessuto dei suoi pantaloni della divisa ancora integri a livello delle natiche.

"Ti piace vero il mio culetto eh lo sento che ti piace.Puoi averlo sai?”

“Sì” ammetto con un filo di voce.

"Si". Sorrido soddisfatta. Mi ha risposto.

Stringo le sue carni sode.

"Bravo così fammi sentire che ci sai fare "

Immaginando di possederle.

"Io dico che la vecchia è il tuo problema "

Le sue parole i suoi incitamentti mi mandano il sangue agli occhi.

"Senza di lei tra i coglioni secondo me saresti quasi normale "

Ora ho spinto ambo le mani oltre i suoi pantaloni e con tutte e due sto palpandola vigorosamente.

"Ma è lei che ti condiziona...bravo così stringi. Puoi avere molto di più da una donna lo sai? Anche me volendo"

Per la prima volta si è creato una specie di dialogo tra noi. Una complicità inebriante. Ma esito a prendere sul serio le sue parole

"Ma una cosa la devi fare prima di avermi completamente "

La vedova mi ha avvertito di stare attento.

Pausa
"Mi ascolti? "

“Si” rispondo senza staccare le mani dalle tsue chiappe.

“Bravo allora senti. Siccome in questa posizione mi fa tanto male la schiena perché non mi liberi i polsi "

“Io...io non…non credo di…non posso ecco”

"I bracciali, così io mi rilasso di più e tu continui a toccarmi per bene. Che ne dici " gli sorrido benevola e maliziosa."Ma si che puoi. Anche solo per 5 minuti, solo per farmi riposare le spalle” gli sorrido ancora.

Io sembro riflettere cercando di capire se possa eseguire ciò che la poliziotta chiedendo.

"E poi avendo le mani libere posso fare anche io qualcosa a te non credi? Sono brava sai. Ci so fare"
Mi devo torcere dolorosamente per guardarlo e fargli l'occhiolino.

Sono turbato sconvolto dalle sue parole. La tentazione è tremenda ma anche il pensiero di quanto lei sia pericolosa è una specie di monito.

"Ma di cosa hai paura. Di lei vero? Ti proteggo io non temere ci penso io a lei"

“Tu davvero vorresti… cioè mi faresti… insomma quelle cose li?”

"Ahah ma certo mio caro. E poi mi puoi toccare anche meglio se sono libera no?"

La voglia di liberarla si fa più travolgente ad ogni parola che mi dice.

"Anzi slegami anche le gambe”.

Le forbici sono rimaste li a un paio di metri di distanza su un tavolinetto di servizio.
Le guardo.

Io ti osservo fiduciosa.

Indeciso come non mai.

Ormai ci siamo. È mio.
"Pensa se mi liberi le gambe mi posso girarle e sollevarle.Non credi sia più bello? "

“Io…si bellissimo”

"Sì esatto sarà bellissimo vedrai"

Non resistendo mi avvicino a quelle forbici e le prendo.

"Avanti allora cosa aspetti. Taglia
Taglia i bracciali"

Guardo il suo corpo, la sua schiena le gambe le forme del sedere ancora coperte dai resti del pantalone.

"Coraggio ormai ci sei"

Le avvicino laddove avevo interrotto tagliando un altro lembo del pantalone.

"Liberami e scopiamo come si deve"

E finalmente il suo culetto mi appare in tutta la sua bellezza.

"Ehi no…no non hai capito devi tagliare i bracciali "
Sento la lama fredda delle forbici sulle mie natiche. Adesso completamente denudate.

Vedo ora il suo perizoma quasi scomparso tra le chiappe. Infilo la punta delle forbici oltre quel tessuto sottile tendendolo.

“Hei che cavolo stai facendo. Cazzo stai attento con quelle forbici rischi di tagliarmi il culo così "

E un attimo dopo zac! quel sottile filino di stoffa cede. Poggio le forbici al lato del tavolo e riprendo a palparle le chiappe.

"Ok va bene. Volevi vedere il mio culo tutto nudo ma adesso i bracciali. Svelto prima che torni la strega "

Continuo a palparla stringendo le chiappe e allargandole

"Slegami avanti "

Fino a scorgere il suo sfintere.

"Cazzo mi senti"

La sua voce mi scuote “Io…si…si”

“Bravo muoviti allora taglia questi dannati bracciali"

La vista del suo buchetto mi ipnotizza
e le sue parole mi tentano. Volgo nuovamente lo sguardo verso quelle forbici

"Muoviti ti ho detto! Taglia!"

Le prendo e faccio per avvicinarmi a uno dei suoi polsi. Ma improvviso il pensiero della vedova mi fa desistere.

Ci siamo. Poi vedo che esita.

“Io...non posso”

"Cazzo si che puoi!"

Resto bloccato con le forbici in mano e paralizzato in quella posa.

"Ormai ci sei. Taglia!"
Il tono della mia voce si alza.
"Ti ho detto di tagliare cosa cazzo aspetti dannato mongoloide!"

Osservo la forbice nella mia mano come se studiassi le possibili conseguenze di quello che la poliziotta mi sta chiedendo di fare.

"Liberami Subito! È un ordine! " Lo guardo. È come inebetito. "Muoviti deficente ma che cazzo hai in quella testa marcia!"

No, non posso tagliare quei lacci la vedova ha ragione non c'è fidarsi di lei penso tra me e me.

Ora sto gridando di rabbia
"Taglia brutto figlio di puttana taglia!!"

Ma ormai il suo gioco è fallito il suo tentativo non ha dato il frutto sperato e torno a posare le forbci sul tavolinetto dov'erano state lasciate in precedenza.

"Vaffanculooo! !!" Sto urlando livida di rabbia e frustrazione. Do’ potenti inutili strattoni con le braccia riuscendo solo a farmi del male alle spalle già provate dalla posizione forzata.

Provo a carezzarla ancora sulla coscia ma di colpo la sento rigida come se la ripugnasse il mio tocco. “Io...perdonami” le dico quasi pentito di non averla accontentata.

"Tu sei un maledetto inutile coglione! Perdonarti? Vaffanculo aspetta che mi liberate e poi vedi come ti perdono "Rido istericamente sadica.

Dico con voce debole “ma tu prima…”

"Perché prima o poi dovrete pur slegarmi e allora… "

“dicevi…cioè davvero avresti fatto fatto quelle cose con me?”

Rido cattiva.

Le sue ultime minacce neppure le sento ma sono preso dal dubbio che fosse vero ciò che mi stava dicendo.

"Si certo testa di cazzo aspetta che mi libero poi vedi che belle cose faccio con te"

Quasi pentendomi di aver pensato che lei volesse fare davvero ciò che mi diceva mi sento preso un impeto di rabbia. Allora torno a palparle le chiappe
stringendole forte come mai fino a quel momento. C'è rabbia stavolta dentro di me, voglia di rivalsa.

Sento la sua stretta forte e cattiva su di me.

Le tendo le carni delle natiche fino all'estremo
poi le stringo come se volessi stritolarle con le mani.

Ma sono talmente incazzata che sento appena il fastidio.

Con un dito punto il suo sfintere lei lo sente indugiare, soffermarsi tutt'attorno all'orifizio.

"Che cazzo pensi di fare idiota non ti permettere"

Il dito inizia a premere

Lo sento spingere.

Sempre di più. Contraggo istintivamente lo sfintere anale.

Inizia ad affondare violando la resistenza

"Figlio di puttana"

Spingo di piu’. Sento il dito scivolar via via sempre piu dentro.

Digrigno i denti mentre lo sento entrare sempre più in profondità.

Gemo sentendo il mio dito ormai prigioniero del suo ano. Lo muovo piano
e poi ancora più giù. Fino in fondo.

È fastidioso. Molto.

In un ritmico avanti e indietro.

“Bastardo non sai come te la farò pagare per questo "

Spingo piu forte.

Ormai ho rilasciato il muscolo. Inutile opporre resistenza.

Cominciando a muovere il dito con maggiore veemenza.

Peggioro soltanto la situazione. Fastidioso ma sopportabile. Quello che fa male è l’orgoglio. Io non parlo più. Subisco in silenzio anche questo. Ma intanto metto tutto nel conto.

E un’esperienza troppo intensa per uno come me, qualche attimo di selvaggio ardore e poi un gemito violento.

"Togli quel dito stronzo" Dico secca e perentoria.

Ormai esausto dalla forza travolgente delle emozioni sfilo piano il dito dal suo sfintere.

Io sto bestemmiando in silenzio per la rabbia del l'umiliazione subita.
Ma forse ancora di più per la rabbia di essere arrivata a un passo dal farmi liberare e non esserci riuscita. "Me la pagherai per questo Non hai nemmeno la più pallida idea di quello che ti farò A te e a quella vecchia troia pervertita"

Al suono delle sue parole lentamente, meccanicamente mi volto verso di lei
in silenzio come cercando di tirarmi fuori uno stato ipnotico

Un'occasione come quella sprecata penso.
Devo giocare la carta della paura prima che torni la vecchia.
"Dimmi una cosa genio. Forse tu non ci hai pensato ma non ti sei chiesto quali saranno le conseguenze di tutta questa vostra bella idea? Ti tralascio i dettagli di quello che ti farò ma voglio dirti una cosa. Tu andrai in carcere. Per molti molti anni. Sequestro di persona. Violenza sessuale. E tutta una serie di reati minori. Ti fai vent'anni come minimo. E tu hai idea di come se la passerà in galera uno come te vero?" Rido perfidamente "No, non lo sai poveretto. Mentre la tua amichetta invece non farà un solo giorno per via dell'età. Le daranno i domiciliari se va bene. Ecco come andrà a finire. Tu ci andrai in una cella mentre lei se ne starà a casa sua bella tranquilla "
Pausa. Lascio che le mie parole facciano il loro effetto. Aspetto che gli entrino bene in testa. Poi attacco di nuovo. “Hai ancora una possibilità coglione. L’ultima. Liberami e forse questo potrebbe essere un attenuante in sede processuale. Potresti avere un forte sconto di pena. E magari io posso anche testimoniare a tuo favore. Dire che eri totalmente succube dell'arpia ma che alla fine hai reagito e collaborato. E mi hai liberata. Pensaci bene. In fondo non mi hai fatto niente e anche questo episodio del dito diciamo che io lo posso dimenticare tu alla fine sei solo un povero idiota impotente. Liberami adesso e te la puoi ancora cavare. Non avrai una seconda occasione"

Ascolto le sue parole in silenzio. La fermezza della tua voce mi colpisce assai piu del contenuto. E incredibile come anche in queste condizioni lei riesca a mantenersi sicura e spavalda, per niente intimorita o preoccupata.

Ci sta riflettendo penso. Forse stavolta lho convinto. Ma deve fare presto. Se torna quella non farà niente. È totalmente sottomesso a quella donna.

Mi allontano di qualche passo da lei avvicinandomi ancora al tavolinetto delle forbici. Le guardo indeciso se prenderle o meno. Tendo la mano verso di loro. Le dita si infilano nei cerchi dell’oggetto. Ecco, le ho prese.

Giro la testa e lo osservo. Prendile i penso. Ecco bravo così

Le osservo come se ne studiassi attentamente gli effetti, le possibilità.

Lo guardo. Cazzo ci sta impiegando troppo tempo. Dai muoviti che ci sei.

Mi volto verso di lei.

Incontro il suo sguardo. Gli faccio un cenno di assenso. Come a voler dire fidati di me, stai facendo la cosa giusta.

Mi giro. A passi lenti riduco la distanza che ci separa. Le forbici nella mano.

Bravo. Tendo il poco margine di escursione del polso destro verso di lui.

Sollevo la mano avvicinando le forbici al legaccio.

I cavi non sono troppo tirati e ho po’ di margine di movimento. Ci siamo.

“Dimmele ancora quelle cose”

Sorrido, è fatta. Cristo!
Lo guardo. “Si, ti puoi fidare. Parola di poliziotta. Al processo parlerò di te come di quello che mi ha salvata dalla vecchia strega...taglia adesso prima che quella arrivi svelto"

“No non non dicevo quelle le cose, quelle di prima intendevo…”

Inizio a perdere la pazienza “Quali cose. Cosa cazzo di quali cose parli!"Lo guardo come si può guardare un insetto schifoso ma devo bluffare o questo demente non taglia.
Mi sforzo di sorridergli
Mi riesce “Io si certo quando tutto sarà finito io e te ci rivediamo e scopiamo come fanno le persone normali Senza catene. Ok?”

“Si’, tu e io vero? soli tu ed io. Anche lei del resto ha detto ha detto che tu sei venuta qui per me”

"Adesso però, bravo, taglia queste cazzo di cinghie prima che torni la pazza...si io e te soli taglia cazzo taglia! "

“Anche lei lo ha detto si, ma tu devi promettermelo però”

"Si, te lo prometto. Hai la mia parola "

Mi chino su di lei. Poggio la testa sulle sue natichee e mi lascio andare teneramente
al mio amore per lei. Mormoro estasiato al pensiero di noi due soli per sempre uniti
come nel piu romantico dei film.

Sta perdendo tempo.
Cazzo! Digrigno i denti per la rabbia.

Accarezzo la sua pelle, le sue cosce meravigliose lisce e sensuali.

Gli sparerei se potessi.

Le forbici nell’altra mano…

Tagliaaaa!!!

Mi sollevo. Alzo gli occhi verso il laccio che imprigiona il suo polso destro.


Poi uno sguardo alle forbici che sembrano insolitamente pesanti per la mia mano. Lentamente aziono l'apertura delle punte accostando piano lo strumento al laccio.

Eccolo eccolo si!

È tra le due lame delle forbici.

Ormai è fatta penso.

Un niente e il suo braccio sarebbe libero.

Non sto più nella pelle.
Trattengo quasi il fiato

L'idea di farlo non avendo intimamente alcuna certezza che lei terra’ fede alla promessa fattami stranamente mi eccita.
Al pensiero che appena strappato quel legaccio lei possa infierire su di me con tutta la veemenza che possiede riducendomi di nuovo ai suoi piedi.

"Taglia "Il mio è un ordine adesso

Mi rivedo a terra, nudo, che subisco la sua ira mentre lei mi ordina come già aveva fatto in caserma di leccarle i piedi nudi. Il cazzo mi si drizza prepotentemente.

"Che cazzo stai aspettando!"

Inizio lentamente a incidere quel legaccio
che lentamente sento cedere sotto l'azione delle forbici

Eccolo ci siamo.
Io sono già pronta a liberare il braccio

Un'ultima pressione e il laccio si spezza in due parti lasciando immediatamente libero il suo polso.

Subito sento la spalla destra indolenzita per il cambio improvviso di posizione."Si ma non ancora. L’altro polso adesso e poi le caviglie. Svelto"

D'improvviso sento dei rumori. Ho un sussulto. La vedova sta tornando.

Oh no!

Quasi per lo spavento le forbici mi cadono dalla mano.

No no no noooo!

Vado ad avvicinarmi alla porta per accertarmene.

"Sbrigatiii!" Urlo
"Cazzo taglia gli altri bracciali maledetto idiotaa!"
Freneticamente con la mano libera cerco di slegarmi dall'altro bracciale che mi tiene il polso sinistro. C'è una specie di chiusura.

Poi i passi deviano in altra direzione. Allontanandosi. Forse la vedova ha cambiato idea. O forse si è dimenticata qualcosa ed è tornata indietro.

Cerco di aprire la chiusura. Frenetica.

“Cara non preoccuparti
è tutto ok”

Io nemmeno lo sento intenta a cercare di aprire la chiusura “dai sbrigati trancia anche gli altri "

Avvicino le forbici al secondo laccio che bloccano il polso sinistro. “Cara presto sarai di nuovo libera”
Zac!

"Si certo ma sbrigati quella sta tornando me lo sento "

E anche il secondo polso non ha piu impedimenti. Finalmente!
Immediatamente mi sollevo e mi metto in ginocchio sul tavolo.
Le caviglie sono ancora legate
"Bravissimo Un ultimo sforzo adesso” Dall'altra stanza pero’ sento la voce della vecchia che chiede allo scemo se tutto va bene. Deve avere sentito il trambusto. Merda. Mi assale di nuovo il panico. “Taglia invece di perdere tempo cazzo! "

“Si…Agnese…tutto… tutto a posto”

"Liberami anche le caviglie svelto! "

La vecchia risponde.

“Allora se non hai bisogno di me termino un lavorino non ti dispiace vero caro?”

Cerco di girarmi su me stessa torcendomi tutta ma non riesco.

“No no fai pure” rispondo sollevato
rassicurato mi sembra di rinascere peril sollievo.

Mi tranquillizzo per un attimo. “Ok bravo approfittiamone"

L’ansia con lo stesso impeto con cui era sorta in me con altrettanta rapidità si dissolve.

Io sono praticamente a quattro zampe sul tavolo. Muovo un po la schiena indolenzita.

Guardare la sporgenza delle sue chiappe mentre sei in ginocchio con la camicia ha il fascino erotico di tante immagini viste e riviste nei momenti di solitudine sulle pagine di siti erotici.

Io non capisco cosa stia aspettando
"Muoviti cazzo cosa aspetti ti sei imbambolato di nuovo!”

“Mi ami anche tu vero?” le chiedo come vivessi un sogno d'amore irreale.

Questo è veramente troppo. Lo guardo con tutta la cattiveria che ho in corpo. “Amarti? Povero deficente ma come cazzo puoi pensare che una come me si possa innamorare di un coglione sfigato impotente come te!"

“ma tu…avevi detto che…

"Ma ti vedi cazzo maledetto demente.Vaffanculoo!"
Sono esasperata.

Sono nudo vanti a lei mentre ricevo tutta la veemenza del suo disprezzo.

"Taglia quei cazzo di braccialiii!!!dannato mongolide!"

Esito, sono disorientato.

Cerco di strapparle le forbici dalle mani.
Ma in quella posizione precaria manco la presa.

“Tu mi hai mentito”
dico con un misto di delusione e rancore.

"Si testa di cazzo ma cosa pensavi"

Ascolto in silenzio le sue parole dure e umilianti.

"Tu sei un povero cretino un inutile coglione e basta. Non sei buono a niente Veramente a niente! Nemmeno a tagliare due bracciali di merda!"
Scalcio con la caviglia destra come a indurlo a rendersene conto.

“Tu non mi ami. Non mi hai mai amato”

"Ma vaffanculo! Tu sei rinchiudere altro che amare!"

Sono furibondo. Mi verrebbe urlare gridare al cielo la mia rabbia “No tu non meriti il mio amore”

"Come cazzo si fa ad amare una nullità come te"

“Non meriti la mia fiducia”

"Nessuno ti amerà mai fattene una ragione scemo"

“Ha ragione Agnese. Sei solo una troia”

"E adesso dammi quelle forbici. È un ordine! "

E come di colpo avessi addosso una forza mai avuta getto via le forbici e afferro la poliziotta dal collo
Prendendola da dietro.
“Troia sei solo una troia!” le urlo. Poi inizio a stringere.

Cerco di colpirlo con i gomiti. Di liberare il collo.

Stringo come se d'improvviso avessi una morsa al posto delle mani. E mentre serro questa stretta la spingo giu obbligandola a chinare la testa mentre seguita a essere in ginocchio.

Cerco di colpirlo di lato. La stretta al collo inizia a fare il suo effetto. Mi resta poca autonomia di aria.

Come invasato seguito ora a ripetere meccanicamente quella parola…troia troia…

Questo coglione mi sta strangolando penso.

Come se il solo pronunciarla mi desse forza.

La mia faccia inizia a diventare rossa.

Premo…stringo

Faccio uno sforzo tremendo per torcere il corpo.

Tutto l'amore di soli pochi minuti prima è diventata rabbia furiosa.

Devo liberarmi dalla presa. Aria. Ho bisogno di aria. Adesso
O sono fregata.

In quel momento compare alla porta la vedova

Questo mi soffoca

“Ma caro cosa stai facendo? Su via via lasciala”

Ho gli occhi fuori dalle orbite. La vista si annebbia. Mi sento svenire.

Sulle prime la voce di Agnese mi giunge solo come un semplice impulso sonoro
ma appena incalza eccomi che di colpo sembro tornare in me
“su bravo ora lasciala o la uccedarai così. ..”

All improvviso tutto si oscura.

Lentamente mi stacco da lei. Le mani ancora contratte continuano a simulare l'atto dello strangolamento. La vedova come non fosse successo nulla di irreparabile con estrema calma sostituisce i legacci ormai inservibili con nuovi lacci approfittando del temporaneo intontimento della poliziotta.

Cerco di respirare. Di incamerare più aria che posso. Istintivamente mi porto le mani alla gola.

Con mossa decisa la vedova le prende uno dei polsi e con estrema abilità e rapidità lo immobilizza riconducendola di nuovi alla precedente posizione. Stessa operazione per l'altro polso

Mi sento strappare via.
Tirata per i polsi.

Io nel frattempo sono accasciato su una sedia a ridosso di una parete. Tutti i miei sogni frantumati.

Mi rendo appena conto che sono di nuovo nella stessa posizione. Distesa sul tavolo. Braccia e gambe larghe. Con i polsi di nuovo legati. Come le caviglie. Continuo a respirare intanto. E piano piano riacquisto lucidità. Finalmente mi rendo conto di essere di nuovo esattamente nella stessa situazione di prima. Identica.

Dopo averla nuovamente sistemata la vedova mi rivolge un'occhiata e dice “torno di là caro”
sta uscendo dalla stanza quando sente la mia voce dire
“avevi ragione tu è solo una troia”. Per la prima volta riesco a scuoterla e un'intensa soddisfazione la fa sorridere di gioia. Ha vinto io ho scelto chi seguire. Da questo momento non avrà piu obiezioni parte mia.

"Maledetti, maledetti "
La mia voce è carica di odio.

Continuo a fissare la poliziotta. Con profondo rancore adesso. “Puttana…sei solo una puttana”

Non sono abituata alla resa e non inizierò questa volta “Avevi la tua occasione. Te la sei giocata "

Mi alzo e mi avvicino.

"Adesso sei fregato davvero "

Le giro intorno come studiassi la prossima mossa.

Rido minacciosa. “Stavi per strangolarmi. Adesso si aggiunge anche tentato omicidio”.

E di colpo l'essere inetto e titubante che lei aveva conosciuto sembra sparito e al suo posto sembra averloo preso un essere duro e dispotico. La afferro per i capelli tirandoli all'indietro fino a farle inarcare la schiena.

"Sai come me la ridero'al processo "

“Sei solo una puttana”

“Mmm lasciami mi fai male. E tu un povero stronzo demente"

Torno a cercare le forbici.

"Tu e quella pazza di là "

“Volevi che le usassi vero? Bene le userò”.
E con veemenza inizio a tagliare la camicia della sua divisa. Con rabbia, come volessi disintegrarla. Taglio partendo dal basso, prima in corrispondenza del tronco poi a livello delle braccia “Ti voglio nuda puttana”.

"Stai attento cazzo rischi di tagliarmi coglione!"

« Zitta troia o taglierò altro al posto delle maniche”
Ridotta a brandelli getto i resti della camicia sul pavimento e anche il resto dei pantaloni. La sua intera divisa ora è a terra distrutta.

“Tu sei pazzo non lo farai" Guardo i resti della mia divisa per terra.

Noto che non ha il reggiseno sotto la t-shirt e malgrado la sua posizione schiacciata contro il piano del tavolo lo consenta solo in parte intravedo la forma dei suoi seni. Alquanto piccoli sembra di intuire.

Dovrò procurarmi dei vestiti per andarmene penso.

Di nuovo le forbici iniziano a fare il loro lavoro tagliando la parte inferiore della maglietta di cotone bianco con movimento ascendente.

Sento la stoffa della maglietta lacerarsi.
L'ultima mia barriera di tessuto. Poi sarò nuda. Completamente nuda.

Scoprire la sua schiena cm dopo cm mi eccita
di un'eccitazione selvaggia animalesca
alimentata dalla rabbia che sento addosso
L'ultimo lembo della t-shirt cede ai colpi delle forbici. Le depongo a un lato del tavolo
afferro le estremità di quei pezzi di stoffa
e con un movimento brusco feroce quasi glieli strappo di dosso.
Ora si, è nuda, completamente. Ora è mia. Completamente mia.

Nuda eccomi nuda.
Il fatto di vedere la mia uniforme fatta a pezzi mi fa aumentare la rabbia. “Sarai soddisfatto adesso brutto stronzo "

Resto ad ammirare il suo corpo nudo. Distesa sul tavolo. Legata. Esposta. Vulnerabile. Accarezzo quel corpo. Seguendo il profilo della sua schiena muscolosa, apprezzando ogni singola vertebra, fin giu alle curve perfette dei suoi glutei. Mi chino su di essi baciandoli. Avvicinando la bocca e la lingua al solco che le divide in due emisferi assolutamente perfetti.Vertebra dopo vertebra. Fino alle natiche. La mia lingua solletica leggera quella parte di lei mentre le chiappe sono ora dilatate all'estremo e con rapidi colpetti le stuzzica ora la regione dello sfintere. “Ti piace puttana?” chiedo con voce cosi diversa quella a cui era abituata a sentire.

Non avrai alcuna soddisfazione parte mia penso dentro di me.

Non piu la dea la dolce ispiratrice dei miei sogni romantici ma una troia usare a piacimento.

"Ti stai divertendo figlio di puttana?” lo provoco. “Non ho alcuna paura di te.
Nonostante il tuo cambio di tono. So che una pecora non può trasformarsi in un lupo improvvisamente”.
Adesso però devo pensare a come comportarmi per quando tornerà la vecchia. Quella bastarda mi ha legata immediatamente. Ha perfettamente sotto controllo la situazione la megera. Continuo a provocarlo. “Tu non sai nemmeno cosa voglia dire far godere una donna coglione"

“zitta! Devi stare zitta puttana”.

"Perché? Ti fastidio la verità? "

“Lo so che ti piace puttana”.

"Non sarò mai tua idiota"

La colpisco violentemente su una natica.

"Ahah tu non hai la più pallida idea di cosa mi piace a me. Si anche un po di sadomaso. Come sei scontato povero stronzo”.
Un nuovo braccio di ferro si è creato. Savolta però tra me e lo scemo. Non ho assolutamente intenzione di mollare.
Non posso fare a meno di ripensare a due giorni prima in commissariato.
C'è un particolare che mi fa sorridere e trovo quasi divertente
Anche lì questo coglione era completamente nudo
Solo che era buttato per terra a lucidarmi gli anfibi con la lingua tra una legnata e l'altra, tremolante e piagnucolante.
Una mer dinasul pavimento.
Solo quella zoccola della vecchia non si è mai piegata.
Ma arriverà il suo momento.
Oh si eccome se arriverà anche per lei
Certo è che è assurdo se penso che ero venuta qui per fargli il culo a questi due e invece guarda che stronzata.
Guarda che situazione di mer mi ritrovo
Dovevo sfondargliela quella testa di cazzo.
Patetico sacco di merda. Soprattutto non dovevo bere quella dannata bibita che sicuramente era drogata.
"Slegami"
Una sola parola. Un ordine secco.

Come catapultato nel mondo reale mi blocco. E ritorno ad essere me stesso. Ovvero l’essere mansueto che sono sempre stato. Non ho bisogno nemmeno di parlare. Solo obbedire. Il mio patetico momento di gloria è già finito.
Definitivamente questa volta.
Stavolta non ho bisogno di forbici
le dita si muovono frenetiche sui legacci.

Bene lo fa. Stavolta lo fa. Un polso è già sciolto. Muovo il braccio di nuovo libero

In quel momento sento una carezza sui capelli
nella foga di quel bacio non mi ero minimamente accorto dei suoi passi. Agnese è tornata.

Cazzo no!

“Sai che non puoi fidarti di lei mio caro
guardala guarda i suoi occhi
cosa ci leggi dentro?”

Nemmeno io mi ero accorta della sua presenza.

“Ti salterebbe addosso un istante dopo che tu l'abbia liberata”

Merda nooo non adesso!

“Una serpe non fa le fusa,morde. Elei è piena di veleno”

Con il braccio libero cerco di slacciare altro bracciale. Freneticamente
Ce la devo fare...

Io sono mortificato. È di nuovo Agnese che deve intervenire. « Fermati brutta troia o giuro che prendo queste forbici e te le ficco dritte nel buco del culo sono stata chiara?”

Guardo la vecchia
Per un attimo resto senza parole
Sinceramente non mi aspettavo mi dicesse una cosa del genere.
Immediatamente mi blocco. Il tono con cui lo ha detto mi fa optare per non metterla alla prova.
Mi aspetto che mi rileghi il polso libero, invece la vedo dirigersi verso uno degli scaffali e tornare con in mano una boccetta e un fazzoletto che viene impregnato del liquido che è contenuto. Poi tenendomi per i capelli con una mano mi spinge il fazzoletto contro bocca e naso. Riconosco l’odore pungente. Cerco di scuotere la testa, di non respirare.
Cloroformio!

Agnese non dice una parola. Tiene solo premuto il fazzoletto contro la bocca della poliziotta che lotta disperata per alcuni secondi. Poi, la donna perde i sensi. Io osservo tutta la scena senza fiatare. Poi la vedova dopo aver atteso ancora alcuni secondi ed essere certa che il narcotico abbia fatto effetto le lascia ricadere la testa inerte sul duro piano di acciaio del tavolo.
Agnese resta per un attimo a osservare il corpo nudo e privo di sensi della poliziotta distesa sul tavolo a pancia sotto.
Poi, senza voltarsi mi ordina “Dai Federico aiutami a slegarla che la voglio girare all’insù “ Ormai sono ridotto ad una marionetta priva di volontà. Eseguo gli ordini della vedova senza fiatare e mentre lei slega il polso sinistro io mi occupo dei bracciali alle caviglie, con gli occhi fissi sulle meravigliose piante dei piedi nudi della poliziotta. Poi, una volta liberata la giriamo a pancia in su. “Bravo. Adesso la dobbiamo legare di nuovo come prima”. Le fissiamo di nuovo i quattro arti ai robusti bracciali di cuoio. Solo a quel punto la vedova si rilassa, mentre resto a contemplare il suo corpo nudo visto adesso dal davanti. Resto imbambolato nel vederla così. Ancora addormentata, inerte, quasi rilassata nonostante la posizione innaturale in cui è legata a quattro di spade. Il suo corpo forma una sorta di X. Il respiro è regolare. Agnese si avvicina a me e mi accarezza i capelli. “Adesso aspettiamo soltanto che la troia si svegli”.

Lentamente torno alla realtà. La testa è immersa in una sorta di mondo di ovatta. Le tempie pulsano. Sto riprendendo conoscenza. Stavo sognando qualcosa, ma non ricordo bene. Non credo fosse un bel sogno comunque. Era un sogno freddo. Ora capisco il perché del freddo. Sono completamente nuda, e sono distesa su un tavolo di acciaio. E sono legata. Di nuovo. Merda no! Sono di nuovo qui! Con questi due pazzi. Lo scemo e la vecchia strega. Solo che adesso la prospettiva è cambiata. Stessa posizione ma girata all’insù. Adesso vedo il soffitto della stanza. Biascico qualcosa tipo figli di puttana. Un insulto comunque. Vedo le loro facce. Sono in piedi davanti a me. Lo scemo mi guarda bavoso ma non dice niente . Anche la vecchia mi sta fissando. Poi, mi sorride velenosa.

“Bentornata tra noi troia. Ti stavamo aspettando”.

“Brutta strega di merda. Mi avete legata di nuovo” do un paio di strattoni ai bracciali solo per constatare che sono fissati esattamente come prima. Nessuna possibilità di liberarmi.
“Che cazzo volete ancora da me. Non vi siete divertiti abbastanza? “

La vedova guarda la poliziotta. Le sorride. “Oh mia cara no. Fino ad ora abbiamo solo scherzato. Il divertimento vero inizia adesso”. Poi si avvicina alla parete a destra, apre un piccolo pannello nel muro. Noto che ci sono due bottoni, uno rosso e uno nero, in una scatoletta da cui partono dei fili elettrici. Agnese schiaccia il bottone rosso. Un ronzio. Meccanismi che si accendono, che prendono vita.

Che cavolo sta succedendo penso.

Io resto fermo. Non capisco cosa sta succedendo. Poi vedo che i sotili cavi di acciaio a cui sono collegati i bracciali di cuoio iniziano ad arrotolarsi sui rispettivi tamburi di avvolgimento. Lentamente ma inesorabilmente.

Un ronzio. Di un motore elettrico. Un meccanismo che si mette in moto. Al momento non capisco poi, dopo alcuni secondi i miei arti, gambe e braccia, tutti e quattro contemporaneamente iniziano ad essere tirati verso i rispettivi opposti del tavolo.
Merda! In pochi istanti tutto il mio corpo viene messo in trazione. “Cazzooo vecchia pazza ferma il meccanismo!”
Vengo stirata. Allungata. Tesa, tesissima. Sento i muscoli e i tendini del mio corpo sollecitati all’estremo. Dio, penso, se non si blocca mi strappo in quattro pezzi!

Io resto immobile ad ossevare la scena. I cavi si arrotolano lentamente sui rulli tirando i bracciali a cui sono collegati. Poco alla volta il corpo nudo della poliziotta viene allungato e messo in tensione. Sono affascinato e spaventato da quello che vedo. Sembra di assistere a un film, con quelle scene di tortura stile medievale. La poliziotta è molto magra e molto tonica. Ha il tipico corpo di una persona che si allena moltissimo. Ed è molto resistente. Ma non può opporsi alla forza dei cavi. Gli effetti della trazione si manifestano sul suo corpo. I seni,molto piccoli sono praticamente scomparsi, completamente appiattiti sulla magrissima gabbia toracica della donna. Le costole si possono contare una ad una, sotto la pelle così tesa che quasi sembra che la possano bucare da un momento all’altro.

Cerco di resistere. Di opporre resistenza. Ma è tutto inutile. "Cazzo ferma il meccanismo! "
"Che cazzo stai facendo puttana!"
"Ferma questo dannato meccanismo prima che mi squarta!"

Ma la vedova sembra sorda alle sue invocazioni. Guarda la poliziotta sul tavolo, nuda, tendersi sempre più, come una corda di violino. La mia attenzione viene catturata dal suo ventre. Piatto e tonico in origine. Quasi muscoloso è ora diventato una conca. Non ho mai visto una pancia così incavata. Le creste iliache sporgono come ali. Sembra quasi impossibile che lì dentro vi siano contenuti degli organi li dentro dato che quasi la parete addominale tocca la colonna vertebrale.

Metto tutti i muscoli in tensione. A protezione di tendini e articolazioni. Una lotta impari. Anche il semplice respirare è diventato difficoltoso. Tutta la mia gabbia toracica iperestesa fatica ad espandersi.
La mia paura è che non si fermi. Poi, invece all’improvviso la vecchia schiaccia l’altro bottone e tutto il meccanismo si blocca. Solo che mi lascia così, nella trazione raggiunta.

Come se la vedova intuisse le mie sensazioni mi chiede se va tutto bene.

Adesso sono veramente tirata devo rilasciare i muscoli o mi strappo.

Io ammiro le sue cosce, cosi sode e stupendamente toniche, la sua figa depilata, le caviglie snelle, e ancora quei piedi lunghi e bellissimi. “Io…si…va…tutto bene “. Ma ho la gola secca e un turbine di emozioni contrastanti dentro di me. Combattuto fra la pena di vederla soffrire e un sottile piacere sadico di. .vendetta? Dopo tutto questa donna è la stessa che mi ha umiliato e colpito. Che forte della sua uniforme e del suo ruolo ha tentato di sottomettere anche la vedova, mai potendo immaginare che la apparentemente indifesa vecchietta celasse invece un lato oscuro che nemmeno conoscevo. “Tesoro la desideri proprio tanto allora”.

"Maledetta pazza. Mi senti vecchia sono troppo tesa non respiro. Maledetti pazzi mollate un po la tensione dei cavi mi si stanno slogando le articolazioni "

“Vuoi leccarla caro? Vuoi giocare ancora un po con lei?”

"Mi senti vecchia? Dico a te"

“Puoi farlo se vuoi tesoro”. I la guardo come se avessi bisogno del suo nulla osta. Un benevolo cenno di assenso
e sono già li in ginocchio pronto a leccare la parte piu intima del suo corpo.

"Non vi basta ancora maledetti porci! "Dio che odio che provo per quella donna. Ma devo pensare ad altro adesso. Torno all'attacco della vecchia. “Il vostro tempo sta per scadere lo sai vero questo nonna. E tu coglione divertiti pure che tra poco sarà finita "

Il suono della sua voce anzichè turbarmi mi sprona a rendere quei giochi di lingua ancor piu profondi. Continuo a provocare la sensibilità del suo clitoride mentre la vedova approva e incita a continuare.

"Hai sentito quello che ti ho detto vecchia troia!"

“Non è detto che sarà un buon giorno per te ragazza” le risponde Agnese senza smettere di guardarmi soddisfatta.

"I miei colleghi quando non mi vedranno arrivare verranno a cercarmi siete fottuti. Nemmeno per voi lo sarà quando mi slegherete "

Ora la lingua si tende oltre il limite inferiore della sua figa cercando di raggiungere anche lo sfintere. “Bravo caro leccala tutta per bene così si cosi…”

"Cristo santo ma voi due siete malati! Non hai sentito bagascia! Digli di smetterla al mongoloide e slegami Vi siete divertiti abbastanza.Ora il tempo sta per scadere"

“Ha ragione, basta cosi
tesoro ho chiederti un piccolo favorino”. La vedova mi dice di fermarmi.

Finalmente penso fra me e me. Come lo scemo smette ho di nuovo coscienza di quanto le articolazioni mi facciano male per la trazione.

“Vestiti prendi le chiavi della macchina della troia e valla a sistemare nel garage dei Di Salvo poi chiudi tutto e torna qui”

Che cazzo di storia è questa” Ehi vecchia pazza che cazzo è questa novità adesso. Tu devi slegarmi che cazzo centra la macchina adesso "

Io inizio a recuperare i miei vestiti e lascio la stanza pronto ad eseguire l'ordine della vedova.

"Non penserete di fregarmi la macchina. Non arriverete a sto punto di demenza". La vecchia mi fissa per qualche istante in silenzio. Poi, come se nulla fosse se va anche lei lasciandomi di nuovo sola. “Dove cazzo sei andata adesso!" Nessuna risposta. Cristo intanto devo fare i conti con la trazione. Va sempre peggio. “Ehi nonna che ne dici di allentare un po sti cavi adesso che avete fatto tutto! "

Io intanto ho raggiunto la sua macchina apro entro sedendo al posto di guida. Resto qualche attimo immobile come a studiare quell’ambiente respirandone l’aria il profumo
dei cd ne prendo in mano le confezioni leggo i nomi dei suoi artisti preferiti.

"Cazzo nonna mi senti? "

Un paio di occhiali sole senza custodia gettati li nel vano portaoggetti.

Ma dove cazzo è andata. Respiro a fatica. Muscoli e articolazioni iniziano a farmi male davvero.
Questi maledetti cavi…
Poi all'improvviso ho un pensiero che non mi piace per niente.
Tutto questo meccanismo, il tavolo le cinghie, tutto questo non è qualcosa di improvvisato.

Ma non posso restare li avvio il motore e con una piccola manovra dirigo l'auto verso il garage dei Di Salvo.

Questo vuol dire che forse lo hanno già fatto. Forse no, è solo la mia fantasia. Forse ha a che fare con il lavoro che faceva la vecchia...

Al mio ritorno Agnese mi sta aspettando in cucina. “Ti ha visto qualcuno Federico? “mi domanda subito.
“No, non c’era nessuno in giro a quest’ora. Però non ho capito perché abbiamo nascosto la sua auto Agnese”.
La vedova mi guarda come se fossi un ritardato ma poi, con tutta la comprensione di cui è capace mi risponde serena “Perché lei non è mai stata qui”. Poi mi si avvicina, una carezza sulla guancia. Lo so Federico che lei ti piace molto e ti assicuro che presto sarà tua per sempre. Lei resterà sempre con noi. Te lo prometto. Fidati di me tesoro”. Mi sorride benevola. “Adesso però caro devi lasciarci sole. Tu resti qua in cucina da bravo. Intesi? Ti guardi la televisione. finché non torno io hai capito?”
“io….sssi si”
“Bravo caro e non ci venire a disturbare hai capito?” La sua voce è gentile ma decisa. Non è un invito il suo. È un ordine preciso.

Vedo la porta che si apre. È la vecchia strega che è tornata. Ed è sola. Lo scemo non c’è. Io sono stremata. La vecchia si avvicina a me. Sorride. Ma è un sorriso perfido, pieno di malignità. Con la mano mi accarezza la pancia nuda e concava. È un tocco gelido. Non mi piace, non mi piace per niente. Risale con la mano, dalla mia figa lungo tutto il mio ventre, linea retta fino allo sterno, segue il profilo delle mie costole, mi accarezza i seni, i capezzoli
“Che cazzo stai facendo vecchia pazza…cosa hai in mente”

“Vedi cara, io voglio che lui sia felice. Sai, hai visto, tu gli piaci così tanto. Gli sei piaciuta da subito sai? Fin dal primo giorno che ti ha vista. È da quando ci hai fermati a quel posto di blocco che non smette più di pensare a te. E tu adesso, che sei stata tanto gentile da venire qui a trovarci, vuol dire che anche tu non potevi di fare a meno di pensare a lui. Bene, compito di una matrigna è la felicità del proprio figlioccio. Resterete insieme per sempre sai. Vedrai, lui sarò molto felice che tu diventerai sua per sempre…beh, magari non per sempre. Magari per un paio di anni prima che i tessuti inizino a decadere. Il tempo sai mia cara…passa per tutti”.

Sorride la vecchia. Si sposta, la vedo trafficare con degli oggetti che prende da uno degli scaffali. Pinze, strane pinze, divaricatori, ago e filo da sutura, boccette contenti strani liquidi giallognoli e garze, molte garze.”Ma di cosa stai parlando. Che cazzo…hai…in mente…vecchia. se questo è uno scherzo…che cazzo vai farneticando…io e lui insieme per sempre. Tu sei matta. Completamente pazza. Anzi no malata. Tu hai il cervello bacato…” Torna verso di me. In mano ha quello che assomiglia a un grosso bisturi in acciaio. Non mi piace…che cazzo ha in mente questa pazza…”hei…nonna…che vuoi fare con quello…” Lei mi guarda dritta negli occhi.

“Prima mi hai chiesto che lavoro faceva il mio povero marito. Te lo dirò. Faceva l’imbalsamatore. E questo era il suo laboratorio. Certo, leggermente modificato. Sai, ho aggiunto io stessa il meccanismo elettrico per la trazuone. Un mio piccolo…diciamo hobby. Comunque, io l’ho aiutato per anni nel suo lavoro sai. Mi ha insegnato bene il mio povero Gustavo. Abbiamo imbalsamato di tutto. anche un orso una volta sai?”

Ride mentre racconta adesso. Sembra quasi divertita

“Davvero di tutto. Ma, ti giuro, è la prima volta che mi capita di imbalsamare una poliziotta. Viva per giunta!”

Ride di gusto adesso. Davvero ride di gusto. Io non riesco a dire una sola parola. Non riesco nemmeno a credere alle sue parole.

“Ah…dimenticavo…non ho nessun anestetico come puoi immaginare quindi temo che…ti farà un po male sai cara. Ma tu grida pure quanto vuoi. Non ti preoccupare, tanto qui all’ultimo ci siamo solo noi. Nessuno ci disturberà ».

Non è possibile…sto sognando. vedo la vecchia appoggiare la lama del grosso bisturi alla base del mio sterno, proprio nel punto dove finisce l’osso e inizia il ventre.

“E adesso mia cara, vediamo come sei fatta dentro…”

Inizia con una fitta di dolore accecante. Che per un attimo mi fa dimenticare il dolore alle articolazioni per la trazione dei cavi. Come una una coltellata. Non come…È una coltellata. Ma non brutale. Precisa, studiata. Quasi delicata. La lama del bisturi affonda senza trovare ostacoli nella pelle tesissima del mio addome tirato allo spasimo. Non ho un centimetro di grasso a protezione e questo facilita il percorso della lama che scende dritta per il lungo sulla mia pancia, fino ad arrestarsi quando incontra le ossa della pelvi. Urlo. Urlo per il dolore ma soprattutto per l’orrore di quanto sta succedendo. Trovo lo sguardo della vecchia che, concentrata sul suo lavoro mi ricambia con un sorriso benevolo.

La vedova appoggia il bisturi sul tavolo, poi con entrambe le mani allarga i lembi della ferita spalancando completamente l’addome della poliziotta. “Ne ero certa” le dice sorridendole perfidamente.

La guardo senza comprendere il senso delle sue parole. “Co…cosa…”

“Anche se sei magra e secca come un bastone ero sicura che una troia come te fosse bella piena. Non ho mai visto così tanti metri di budella. Sarà un vero piacere svuotarti la pancia. Goditela tutta puttana.”
Poi, lentamente, con assoluta sapienza ed esperienza inizia a estrarre e strotolare i lunghissimi intestini della poliziotta urlante.


Sto guardando la tv. come mi ha detto di fare la vedova. Ci sono i simpson. Mi piacciono. Mi fanno ridere. In fondo io e Omer un po' ci assomigliamo. Ho i mano un bel barattolo di nutella. mi piace la nutella.
Ogni tanto dalla stanza di là sento gridare. Gridare forte. Forse la vedova sta litigando con la poliziotta. Spero non le faccia troppo male. Vorrei andare a vedere, sono curioso ma lei ha detto di restare qui e non disturbarla finché non ha finito.
Non le voglio disobbedire. Mangio la nutella allora e mi distraggo con la tv.
Non vedo l’ora di tornare di là però. Di rivedere Paola, la mia poliziotta, e stare con lei.
Per sempre, come mi ha promesso la vedova.