i racconti di Milu
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Indice
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Note:
Il mio trono di reginetta del centro commerciale era seriamente minacciato da un'altra maiala da competizione.
Note dell'autore:
Detronizzata da una stallona.
Mancavo dal negozio da qualche giorno, e al mio rientro trovai una grossa novità, ovvero di fronte si era aperta una nuova attività. Era spuntata dal nulla, da un giorno all’altro. In effetti era già da qualche mese che c’era uno spazio disponibile dopo il fallimento del negozio di giocattoli, e adesso al suo posto c’era un negozio di attrezzature per fotografi e videoamatori; telecamere, macchine fotografiche e accessori vari. Il problema non era il negozio in se; lo sarebbe stato se si fosse trattato di un altro negozio di intimo come il mio. Allora a quel punto sarebbe scoppiata una vera e propria guerra per la concorrenza. No, non era quello il problema, piuttosto la commessa che ci lavorava dentro. Era lei il problema.
Non appena la vidi capii che non le andavo a genio, ma comunque il sentimento era reciproco: anche lei infatti non mi andava a genio. Mi suscitava una grande antipatia, anche se non conoscevo neppure il suo nome. Il motivo? Quella ragazza, che aveva la mia stessa età, e che poi venni a sapere che si chiamava Milena, era una gnocca colossale, una cavalla da competizione, una macchina del sesso che non fa prigionieri, con un paio di cosce che non finivano più. Aveva i capelli neri lisci come la seta, e indossava sempre dei vestiti succinti che mettevano in risalto le fantastiche forme del suo corpo da cavalla. E portava sempre dei top che mettevano a nudo la pancia e il suo ombelico che aveva un qualcosa di altamente erotico. E ovunque andasse si lasciava una scia dietro, un odore di sesso che faceva indurire chiunque. Ammetto che la prima volta che ho sentito quell’odore ho avuto l’impressione che stesse succedendo qualcosa anche in mezzo alle mie gambe. Ho sentito le labbra della mia vagina inumidirsi, e ho pensato: ma come è possibile? Possibile che la carica erotica di quella ragazza è così forte da eccitare anche me?
Nel giro di qualche giorno nel centro commerciale diventò una specie di diva, la gnocca per eccellenza. Capite dov’era il problema? Mi aveva rubato la scena. Prima del suo arrivo ero io la gnocca, adesso invece era lei la reginetta del centro commerciale, e io, se c’era lei nei paraggi, diventavo quasi invisibile. La sua presenza in qualche modo oscurava la mia. Per esempio se mi trovavo a percorrere un corridoio e in quel momento si trovava a passare anche lei e allora ecco che tutti gli uomini si giravano a guardarla, e io invece venivo ignorata. Non mi era mai capitata una cosa del genere. E questa cosa mi faceva salire il sangue alla testa.
Prima del suo arrivo, per esempio, quando andavo al bar del centro, i baristi spesso non mi facevano neppure pagare il caffè, perché ero “la gnocca”. Bastava che facessi loro un sorriso, oppure che gli facessi perdere la ragione con una minigonna più corta del solito, e a quel punto venivo servita e riverita come una regina. Adesso invece era Milena “la gnocca”. Quindi dovetti dimenticare i bei tempi in cui il caffè era gratis. Adesso era gratis per lei, ma per me non più.
Ero stata detronizzata, maledizione. E quella ebbe pure la faccia tosta di venirsi a presentare. Lo sapeva, la stronza, che mi aveva rubato il titolo di reginetta del centro commerciale, e quindi era venuta a sfottermi. Me la ritrovai in negozio, sorridente, cazzo quanto era bella; una cavalla di due metri con un corpo praticamente perfetto sotto ogni punto di vista.
“Ciao” esordì. “Ancora non ci siamo presentate. Io mi chiamo Milena, ho il negozio proprio qui di fronte”.
“Ciao” le risposi svogliatamente, e le strinsi la mano che aveva allungato verso di me. Le feci un sorriso finto, giusto per farle capire che per me potevamo anche instaurare un rapporto di reciproca tolleranza. “Ho notato che il tuo arrivo ha suscitato un certo buon umore nei maschietti del centro commerciale”.
“Non me ne parlare!” rispose facendo un’espressione di insofferenza. “Continuano a farmi recapitare in negozio mazzi di fiori e scatole di cioccolatini a forma di cuore. Ti dirò, in principio mi piaceva, poi però quando è troppo è troppo!”.
“Eh già” avevo voglia di metterle le mani al collo e strangolarla.
E a pensare che prima del suo arrivo questo genere di cose avvenivano a me, e prima ancora a mia madre. Eravamo noi le dive indiscusse del centro. Adesso quella Milena aveva preso il nostro posto, il posto che ci spettava di diritto. E il fatto è che c’aveva pure da ridire; aveva anche la presunzione di dirsi infastidita da tutte quelle attenzioni che le venivano rivolte. Ma chiaramente stava recitando una commedia; non era vero che tutti quei regali la infastidivano, voleva solo farmi credere che non gliene fregava niente, perché era abituata. Ebbene, anche io prima del suo arrivo ero abituata a ricevere dei regali da parte degli ammiratori. Avrei voluto dirglielo, però in questo modo avrei confermato quello che era evidente a tutti, e cioè che ormai era lei la nuova reginetta lì al centro commerciale.
“Vedo che hai un negozio molto ben fornito” mi disse.
“Sì, in effetti abbiamo tanta roba” risposi. “C’è qualcosa in particolare che potrebbe interessarti?”.
“No no” disse con quella sua solita aria di sfida. “Non ho bisogno di indossare intimo provocante per fare furore a letto. Gli uomini mi preferiscono così come mamma mi ha fatta, cioè nuda”.
“È quello che credono tutte le donne. Ma nella maggior parte dei casi le donne che la pensano così sono donne che non hanno capito nulla di come è fatto un uomo”.
“Per caso stai dicendo che non conosco abbastanza gli uomini?” mi chiese stizzita.
“No, non intendevo dire questo. Volevo dire soltanto che stai sottovalutando il potere che ha un buon completino intimo”.
“Beh, se ne avrò bisogno verrò certamente a chiedere consiglio a te. Mi hanno detto che hai molta esperienza in fatto di uomini”.
Capite? Mi aveva dato della puttana. E io non avevo battuto ciglio, perché era stato come un colpo basso. E non ero mai stata molto brava a incassare i colpi bassi. Ero così infastidita che sarei voluta scoppiare a piangere.
Per fortuna il seguito della giornata fu decisamente meglio; alle cinque del pomeriggio Berni mi venne a prendere a lavoro e mi portò a vedere un appartamento. Già da qualche tempo infatti avevamo deciso di prendere casa per conto nostro e andare a vivere da soli. Era la cosa più giusta da fare dal momento che a breve ci saremo sposati. E il fatto di andare a vivere da sola con Berni era una cosa che mi eccitava tantissimo; riuscite a immaginare? Io e il mio fidanzato nel nostro nido d’amore, sempre nudi, come Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, sempre pronti a fare l’amore, in qualsiasi momento.
L’appartamento che Berni aveva trovato era un po' periferico, ma forse era meglio così perché abitare al centro voleva dire stare nella confusione del traffico. E poi obiettivamente in periferia si trovavano appartamenti più grandi ad un prezzo più accessibile. Devo dire che non appena vidi la casa me ne innamorai subito; era già arredata, l’arredamento aveva uno stile moderno, e poi l’appartamento si divideva su due livelli. Al piano di sopra c’era l’angolo notte, con due camere da letto, una per noi e una per eventuali ospiti. Al piano di sotto c’erano la cucina, il soggiorno e il bagno. Pensai subito che era perfetta per una coppia di giovani innamorati come noi, quindi dissi a Berni che per me andava benissimo, quella sarebbe stata la nostra nuova casa.
Intanto il film hard che aveva realizzato Berni, e in cui comparivo io come protagonista, aveva raggiunto un notevole numero di vendite online, tanto che la piattaforma che lo aveva distribuito aveva dato l’ok a Berni per la realizzazione di un altro film. E così aveva riunito tutta la troupe che aveva partecipato alla realizzazione de I Buchi della Moglie del Senatore e si era messo subito a lavoro. Bisognava innanzitutto creare una storia, poi un copione e cercare gli attori. Ovviamente avrebbe fatto piacere a tutti che fossi stata di nuovo io la protagonista di questo nuovo progetto, ma a tal proposito ero molto dubbiosa. Dissi loro che ci avrei pensato. Ma era più no che sì, perché diventare una pornodiva non era certamente una delle mie aspirazioni. La popolarità che ne sarebbe conseguita avrebbe reso certamente la mia vita molto difficile. E quindi essendo ben consapevole di questa cosa ero più orientata nel rifiutare quella proposta.
Berni me lo chiese più volte, ma io gli risposi sempre che ci dovevo pensare. Un giorno passò dal negozio di intimo per salutarmi. Mi piaceva tanto quando lo faceva. Andammo al bar a prendere un caffè e me lo chiese di nuovo.
“Allora” mi disse, “ci hai pensato?”.
“Certo che ci ho pensato, ma lo sai quello che penso, e cioè che diventare una pornostar renderebbe la mia vita un vero inferno. Piuttosto voi avete pensato ad un soggetto?”.
“Forse sì. Abbiamo pensato ad una trasposizione in chiave hard della celebre canzone Bocca di Rosa. Cosa ne pensi?”.
“Bello. Si presta molto”.
Dopo il caffè Berni mi riaccompagnò al negozio e si accorse che di fronte si era aperta una nuova attività, quella di cui vi parlavo nel post precedente, dove ci lavorava quella stangona esagerata di nome Milena. Stavo quasi per dire a Berni di andare a chiedere a lei se fosse interessata a diventare una pornostar, d’altronde aveva tutte le carte in regola per farlo, aveva un corpo perfetto, e poi secondo me era abbastanza zoccola per diventare una nuova diva del porno. Poi però mi trattenni dal dirglielo; se avesse accettato sarei diventata nera di gelosia. Ancora una volta quella stronza mi avrebbe rubato la scena. Non potevo permettere che una cosa del genere accadesse. Ero io la protagonista dei film del mio Berni.
“Un negozio di attrezzature per le videoriprese” disse quasi distrattamente. “Molto interessante. Quasi quasi ci faccio un salto”.
“No, forse è meglio di no” gli dissi prendendogli il viso con entrambe le mani e baciandolo, quasi come se inconsciamente stessi cercando di distrarlo.
“Perché no? Avrei proprio bisogno di un’attrezzatura nuova”.
“Ma perché? Io credo che quella che hai va benissimo”.
“E invece no, lo sai. Ormai è roba vecchia la mia. Ho bisogno di qualcosa di nuovo”.
“Lo sai di cosa hai bisogno tu?” gli chiesi facendogli un’espressione da panterona arrapata. “Hai bisogno di andare a casa e aspettarmi, poi io ti raggiungo e facciamo una bella doccia insieme, e poi ci trasferiamo in camera da letto e mi fotti fino allo sfinimento, e magari mi fai anche il culo. Cosa ne pensi?”.
“Wow Moana, sei arrapata di brutto!”.
“Sì, proprio tanto” risposi morsicandomi il labbro inferiore. “Mi sento la figa bollente oggi”.
“Ok, allora stasera ci diamo dentro di brutto. Però prima andrò a dare un’occhiata a quel negozio”.
Insomma, fu impossibile trattenerlo. Mi diede un bacio e poi andò spedito in quella direzione. Lo vidi entrare dentro e Milena subito gli andò incontro. Iniziarono a chiacchierare e io stavo per perdere la pazienza, perché vedevo lei che faceva la gatta morta. Era un atteggiamento che aveva con tutti i clienti. Più lei si comportava da zoccola e più quelli compravano. Era quasi come flirtare, soltanto che lo scopo ultimo era quello di vendere. In effetti era un trucchetto che conoscevo bene anche io, e spesso avevo fatto la stessa cosa. Devo dire che funzionava sempre. Ma il discorso è che in questo caso Milena lo stava facendo con il mio Berni, e la cosa mi stava facendo proprio incazzare. Per non pensarci me ne ritornai al mio negozio e cercai di distrarmi mettendo a posto gli scaffali. Ma era impossibile lavorare in quelle condizioni. Il pensiero di quella stallona che flirtava con Berni mi rendeva tutto molto difficile, e allora andavo continuamente fuori a vedere cosa stesse succedendo dall’altra parte. E intanto il tempo passava; era passato un quarto d’ora e loro erano ancora lì dentro, e parlavano animatamente, e ridevano, e Milena era passata dalle parole alle toccatine, e allora mentre parlava gli toccava il braccio come gesto di amicizia. Molto furba la cavallona, di questo passo a Berni sarebbe venuta un’erezione e probabilmente avrebbe comprato qualche stupidaggine di cui non aveva bisogno. A quel punto decisi che non potevo starmene lì a guardare, e allora partii spedita e li raggiunsi.
“Ciao Moana!” esultò Milena non appena mi vide e mi sorrise in modo platealmente finto.
“Ciao” le risposi senza troppo entusiasmo, poi mi rivolsi a Berni. “Tesoro, hai trovato quello che cercavi?”.
“Forse sì. Milena mi sta dando degli ottimi consigli”.
“Moana, non mi avevi detto che il tuo fidanzato è un regista di film per adulti”.
“Beh, sono tante le cose che non ti ho detto di me. Per esempio non ti ho detto che sono una ragazza molto gelosa e possessiva” dissi abbracciando Berni da dietro, e quindi con l’intento di far capire a lei che quell’uomo era mio e non si toccava.
“Berni comunque quell’attrezzatura di cui ti parlavo poco fa purtroppo non ce l’ho qui in negozio. Però se vuoi posso portarla a casa tua domani, magari quando stacco dal lavoro”.
“Va bene, allora ti do l’indirizzo”.
“Mi sembra una pessima idea” dissi in modo brusco.
“Perché tesoro? Cosa c’è di male?” mi chiese Berni.
“Infatti. Cosa c’è di male? Moana, non sarai mica gelosa di me? Dopotutto siamo amiche”.
Questo lo diceva lei, ma in effetti non eravamo amiche per niente. Anzi, c’era un vicendevole odio, e lo sapevamo bene entrambe. E il fatto che si era autoinvitata a casa nostra, e proprio dopo l’orario di lavoro, era stata proprio una gran furbata. Sapeva benissimo infatti che io facevo parte del comitato del centro commerciale, e che proprio il giorno dopo era prevista una riunione del comitato proprio dopo la chiusura del centro, e che quindi non sarei ritornata a casa prima delle undici di sera. Di solito le riunioni del comitato duravano un paio d’ore, e lei in quelle ore in cui sarei stata impegnata lì al centro avrebbe potuto fare qualsiasi porcata insieme al mio Berni, nella privacy di casa nostra. La cavallona mi aveva sferrato un altro colpo basso, e questo devo dire che faceva davvero male. Anche perché non potevo assentarmi dalla riunione. A questo punto potevo soltanto fare affidamento sulla fedeltà di Berni. Era tutto nelle sue mani. Era scontato che Milena in mia assenza ci avrebbe provato con lui e quindi avrebbe tentato di farci l’amore, e quindi dipendeva tutto da lui. Ma sarebbe riuscito a resistere alla tentazione di penetrare un corpo come quello di Milena? Si sa che gli uomini non sono molto bravi a resistere alle tentazioni. E quindi da come si sarebbe comportato probabilmente molte cose sarebbero potute cambiare. Se Berni fosse andato a letto con lei probabilmente non sarei più riuscito a guardarlo negli occhi. E probabilmente sarebbe saltato anche il matrimonio e la nostra storia sarebbe finita per sempre.
La stallona mi aveva rubato la scena, era diventata la reginetta del centro, e adesso stava cercando anche di rubare il mio uomo.

Continua...

Link ai racconti:

http://paradisodisteesabri.blogspot.it/2017/04/la-reginetta-del-centro-commerciale.html

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http://paradisodisteesabri.blogspot.it/2017/04/gelosa-e-possessiva.html
Note finali:
paradisodisteesabri.blogspot.it