i racconti di Milu
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Io mi dipingo spesso le unghie dei piedi, lo faccio con grazia senza quei buffi batuffoli di cotone che usa Corinne il venerdì sera, in quanto è sempre là indaffarata in maniera curva e arrossata, sbuffante come un treno in corsa. Sono ben proporzionata alle estremità, mi piace guardarmi le mani, le caviglie, mi piace accarezzarle e risalire piano con la punta delle dita la curva dei polpacci, l’interno delle ginocchia, la ripida arroganza delle mie cosce. Passare all’esterno, toccarmi i fianchi, risalire al seno lentamente, lasciare che i capezzoli si gonfino ma senza toccarli, accarezzare piano piano la pelle attorno senza bagnarmi l’indice con la punta della lingua solamente pelle su pelle. In seguito m’accarezzo con delicatezza le guance, mi coccolo facendo scendere i miei lunghi capelli sulle spalle e stringendomi forte da sola.

E’ infatti in quel preciso frangente che rido, perché lascio che il cuore si spalanchi guardandomi il viso riflesso, ispezionando il nero delle sopracciglia, squadrando la spavalderia dei miei occhi azzurri, la baldanza le mie labbra che sembrano essersi appena staccate da un bacio eterno. E’ precisamente questo che compio ogni sera prima di vestirmi, d’allacciarmi il cinturino delle scarpe alle caviglie infilandomi dentro un comodo vestito, che mi metta bensì in riguardosa evidenza, lasciando che la mia pelle mostri i suoi veri colori senza tutte quelle porcherie che usa Corinne. Con schiettezza devo riferire che non mi piaccio molto, tuttavia so di stare bene in quel modo. Dopo esco, anzi, usciamo io e Corinne, lei è alla giuda, mentre io avvolta nella mia sigaretta resto dubbiosa sulla destinazione quasi mai convenzionale e fedele come la mia amica. L’estate in questa pianura afosa pullula di locali all’aperto, malgrado ciò questa volta lei sceglie una festa di paese: avete presente quelle sagre di pesce fritto e d’anguria?

“Che cosa ti prende, stasera?” - le chiedo, quando parcheggia a tre metri da un chiosco. Appoggia la lingua sul labbro superiore e mi sorride:

“Hai fame?” - le chiedo.

“Sì, un po’” - ammicca lei.

Lei ha la capigliatura castana liscia, è d’una bellezza che ormai la mia invidia ha smesso di soffrirne, osservandola io la reputo bellissima, molto attraente, perché quando la esamino ammirandola in quello stato mi sento che mi ribolle il sangue, penso che a volte lo faccia volutamente. Una sera, cariche all’inverosimile di vino ci siamo baciate, ho captato la sua lingua scivolarmi in bocca ed esplorarla, poi l’ha ricevuta lei mentre io perdevo il controllo e le accarezzavo i capezzoli, ma lì ci siamo guardate, abbiamo iniziato a ridere come due pazze e non se n’è parlato più. Adesso mi fissa trattenendosi, in maniera deliziosa con il rovescio della mano m’accarezza una guancia:

“Sei stupenda, lo sai questo?” - mi manifesta apertamente lei. Vuoi per caso farmi scoppiare il cuore? - penso io, in maniera appassionata e invasata per la circostanza, in quanto mi sento fremere tutta.

In un secondo tempo scendiamo, percorriamo qualche metro e la confusione ci avvolge entrambe. Lei mi tende la mano per non perdermi, io l’afferro al volo. I suoni e i colori che ci circondano non li colgo, perché ci sono solo i suoi capelli meravigliosi, fintanto che osservo che il filo della sua schiena va a perdersi nel vestito scoprendo le sue gambe modellate. Io scendo, lei è scalza. Sorrido, lei che di solito s’arrampica su dei trespoli sopra i quali io mi ribalterei con certezza cammina scalza, ogni tanto si volta e mi sorride rassicurandomi. Dove mi porti? Dove vuoi portarmi, adesso che ti stringo la mano talmente forte da sembrare incollata a te? In ultimo arriviamo nei pressi d’uno spiazzo, velocemente ci siamo lasciate il baccano dietro le spalle, nei paraggi vede un portone anonimo d’una casa altrettanto sconosciuta, lei in maniera usuale s’avvicina e suona. Nessuno risponde, si sente soltanto saltare la serratura. In quell’istante mi saltano i nervi e inizio a piangere, non so perché, mi sento insignificante, stupida e ottusa, ho paura, non l’ho mai vista agire in tal modo, lei s’avvicina, abbracciandomi forte mi sussurra:

“No, piccolina, non fare così, dai, fammi un bel sorriso”.

Lei mi solleva il viso raccogliendolo fra le sue mani e appoggia le labbra sulle mie, sale, mi bacia gli occhi e con la lingua ripulisce la mia faccia dalle lacrime, poi torna sulle mie labbra le lecca senza fretta dal centro scivolando lentamente per tutto il loro perimetro, io apro la bocca e lei mi è dentro, io l’avverto morbida come una caramella, le passo la mia attorno, cerco d’entrare nella sua bocca però mi sposta leggermente riferendomi:

“Vieni con me” - mi palesa nel tempo in cui ci arrampichiamo su d’una rampa di scale al buio.

“Io ho il batticuore, rifiuto il buio Corinne” - sussurro con avversione strattonandola.

Lei non risponde, socchiude una porta dalla quale filtra una luce blu, probabilmente là dentro c’è già stata, è evidente, perché un poco d’invidia e di curiosità si mischia alla paura, cosicché mi lascio agevolmente condurre dalla parte opposta di quella porta. Le pareti non hanno quadri, si notano soltanto dei giochi di luce che le colorano con lampade che escono dal basso, dall’alto scruto un corridoio di pochi metri che s’apre all’interno d’una ampia stanza illuminata di colore blu, con un pilastro in mezzo da quale scendono fasci di luce rossa:

“Cosa ci facciamo qui?”.

“Quello che hai sempre sognato: oggi non è forse il tuo compleanno?”.

“Oddio, è vero, dovevo telefonare a mia madre, santo cielo, come ho fatto a scordarmene?”.

“Devo chiamare mia madre” - rispondo io d’istinto.

“L’ho già fatto io stamattina, le ho detto che sei un po’ svanita, lei si è messa a ridere e ha detto di farti gli auguri”.

Sono salva, penso dentro di me, ho ancora nella mia mano quella di Corinne quando vedo un’ombra muoversi. Stringo forte, l’ombra si materializza nella visione della perfezione in persona. E’ alto, ma non è un colosso, ha due pettorali che sembrano scolpiti, accompagnati da dei bei muscoli addominali per nulla grossolani né popolareschi. Io guardo in basso, è nudo, possiede un fondo schiena da tranciare il respiro, due gambe quasi da donna ma forti, i piedi ben piantati per terra. Salgo ancora, non ci credo, ha un cazzo non eretto, non troppo lungo, proporzionato ma dallo spessore giusto e i testicoli che sembrano da svuotare ad ogni costo.

Lui mi stacca a rilento la mano da quella di Corinne, intanto che mi guarda con gli occhi lucidi e la bocca semi aperta. E’ visibilmente eccitata penso io. Il ragazzo porta una mia mano sul suo petto, con una gamba s’intrufola tra le mie, attualmente siamo in piedi. Io lo abbraccio mentre scendo per misurare la consistenza del suo cazzo. Faccio così come compirebbe una lumaca nel suo tragitto, lasciandogli una scia di saliva dai capezzoli sino all’ombelico con il quale gioco per qualche istante, dopo dalla zona centrale proseguo perfino ai peli del pube. Una volta per tutte risalgo quella meraviglia con la punta della lingua trovandomi e scivolando sull’asta avanti e indietro con una lentezza che inasprisce.

Corinne frattanto mi spoglia, mentre alla lingua sostituisco le labbra, non uso le mani, lo tengo su appoggiandogli le mie labbra gonfie sotto l’impugnatura e poi risalendo sempre da sotto lo accompagno con dei minuscoli bacetti. Corinne intanto si sta accarezzando il seno come faccio io, si mette di fronte a me e dal suo ventre depilato vedo una fica enormemente eccitata. Siamo nude, perché l’unico capo d’abbigliamento sono le mie scarpe con i tacchi. Il ragazzo fa scivolare una mano su e giù lentamente, io gliela stacco con un ghigno di rimprovero girandogli attorno mordicchiandomi il labbro inferiore, perché adesso avverto davvero il fuoco tra le gambe. Non mi tocco né mi lascio toccare, so che se qualcosa mi si avvicinasse ora, in dieci minuti sarebbe tutto finito ed io starei urlando il mio orgasmo. No, è il mio regalo di compleanno e me lo voglio godere, nel vero senso della parola.

Rapidamente lo metto di spalle sussurrandogli di non toccarsi né di tastarmi. Lui accetta benevolmente quel mio armonioso ordine senza battere ciglio baciandolo sotto il collo, sui muscoli delle spalle, a sinistra, a destra, inizialmente ritorno verso i capelli, appresso scendo nuovamente. Corinne ha il viso paonazzo, si dimena, soffre e subisce, deve esplodere, ma ha capito il gioco e resta seduta con le gambe incrociate fissandolo negli occhi ed eccitandolo bagnandosi le labbra con la lingua. Io lo sento tremare, sennonché per rilassarlo brevemente gli massaggio la schiena lasciandolo in piedi, poi digrado daccapo e con la lingua gli sfrego tutto il filo della spina dorsale, torno su centimetro per centimetro e poi con la stessa lentezza mi dirigo di nuovo verso i suoi magnifici glutei. Inizio a palparli e a leccarlo nell’attaccatura in alto, Corinne geme, sta palesemente godendo senza toccarsi oppure non ce la fa più, m’accorgo che piagnucola un poco, ma a un mio sguardo supplichevole china la testa e poi la tira di scatto indietro facendo volare i suoi splendidi capelli.

Ben presto siede sulla moquette e spalanca le gambe lentamente, con il ragazzo che suda dalla voglia di possederci entrambe, ma io lo costringo a stare fermo mentre con due dita continuo a sodomizzarlo. Corinne inizia una battaglia frenetica di dita con la sua pelosissima fica, esplodendo in faccia questa meraviglia, contorcendosi sotto il peso d’un impetuoso e travolgente orgasmo. A quel punto che io vedo distintamente scendere delle gocce da quel magnifico cazzo, e mentre Corinne sta per terra ancora sconvolta gl’infilo di nuovo tre dita dentro con violenza e gli mordicchio un testicolo, fermando l’alluvione che sta per iniziare. Sono bizzarra, capricciosa e incostante, lo voglio punire.

Corinne alza appena la testa e non crede ai suoi occhi: con la punta dei capelli gli solletico i capezzoli, scendo, salgo, scendo ancora, finché non ce la fa più, capisce che mi sto allagando, che il mio clitoride è allo spasimo, che la mia bocca non chiede altro e astutamente si tira indietro. Io cerco di toccarlo e lui si sposta, lo fa per riacquistare quell’ equilibrio che Corinne con la sua straordinaria bellezza gli ha spezzato venendogli davanti masturbandosi. Lo fa per punirmi a mia volta. Lui tende i pettorali, mi lascia avvicinare ma non si fa toccare, anche Corinne adesso si trastulla accarezzandomi da dietro con dei piccoli colpetti. Vogliono farmi perdere la ragione penso io, allora sto al gioco e lascio che Corinne inizi a peregrinare con la sua lingua succosa. Lei scivola su di me, ma non tocca mai né capezzoli né fianchi: scopre altri punti, altre dimensioni del mio corpo che ancora non conosco. Lui intanto si masturba lentamente e mi avvicina ogni tanto il suo cazzo stupendo, lascia che allunghi una mano, lo agguanto e me lo tiro in bocca. Esce dalla mia bocca, di fronte ho il vuoto, unicamente il suo sapore sulle labbra che mi passo con la lingua in continuazione. Sento due mani forti che m’impugnano i fianchi, poi un dolore lancinante perché credo di svenire. Devo tenermi sui gomiti, le braccia cedono, mi chiedo a quando il piacere che peraltro non tarda ad arrivare. Quella che vivo è una sensazione strampalata e sorprendente, eppure mi sento infinitamente felice, il ragazzo sta sfogando tutta la tensione, ma non voglio farlo sborrare, anche se non ho la completa lucidità né perspicacia per impedirglielo. E' Corinne, che assiste a tutta la faccenda, mentre con la bocca cerca i punti inesplorati, celermente avverte la mia esigenza e lo blocca quando vede che i suoi bellissimi muscoli stanno aumentando vertiginosamente l’andatura, poiché dalla mia bocca escono solo gemiti convulsi. Non so se sono venuta, non almeno nel modo che conosco, ma ogni parte del mio corpo sta godendo come non mai, io lo sento bloccarsi e mi dispiace, guardo Corinne sdraiarsi per terra facendomi segno di montarle addosso.

Io lo sento uscire, mi giro e lo guardo: è sudato, è bellissimo, gli trema la bocca, sta scoppiando. Guardo Corinne sdraiata che si masturba di nuovo, gli faccio segno con la testa: vai. E lui va, s’inginocchia, con le mani le allarga le gambe, se le porta attorno ai fianchi ed entra nella mia amica che piega la testa indietro. Le vedo sobbalzare i seni, la bocca contorcersi in mille smorfie di piacere, la cavigliera dondolare ritmicamente sul piede sinistro che vado a leccarle aumentando i suoi mugolii, dopo quei mugolii diventano piccoli lamenti, dalla caviglia risalgo fino al clitoride e alterno la mia lingua tra lei e quel membro incontrollabile, che pare non averne mai abbastanza. Corinne irrigidisce le gambe, le serra contro i fianchi del ragazzo che sto badando a leccarlo, imprime un paio di colpi con il bacino, allunga le braccia all’indietro e vola in un altro orgasmo che la lascia pulsante con i muscoli ancora contratti.

Lui si stacca dalla mia amica ed entra nella galleria succosa della mia bocca. Io sono fuori di me, mi permetto di toccarmi, ma continuo a insalivare quel cazzo eretto per altri dieci minuti buoni, assieme alla lingua di Corinne che pare in estasi dal piacere. Poi con una mano lo spingo per terra e gli salto addosso. Quando entra ha le dimensioni d’un toro, sento che ne vorrei ancora, ma non faccio in tempo ad accontentarmi che lui con una spinta verso l’alto mi fa vedere le stelle di giorno. Ho perso il controllo, inizio a saltellare sui suoi fianchi sempre più spasmodicamente, non mi curo di Corinne che se la fa leccare di fronte a me continuando a godere, io insisto, spingo con tutta me stessa, mi strappo quasi i capelli dal piacere, rallento un attimo cercando di controllarmi ma non ce la faccio, mi tocco il seno, uso la lingua per inumidirmi la punta dell’indice e vado a strapazzarmi i capezzoli. Getto la testa all’indietro, in avanti, mi tiro su con il busto appoggiandogli le mani sui pettorali, godo talmente tanto che con le unghie lo faccio sanguinare. Me ne accorgo e serro i pugni nelle sue mani, spingo così forte da urlare, schiaccio ancora, mi gira la testa, non capisco più niente, m’accanisco su quel cazzo infinito, lo sento ingrossarsi a dismisura, cavalco fino a sentire un brivido alla schiena, un tonfo alla bocca dello stomaco e urlo sfibrata. Poi mi fermo un attimo, riprendo fiato, e nel vedere Corinne che freme di piacere nella bocca del ragazzo vado in estasi e ricomincio più forte di prima, ho le gambe indolenzite ma continuo ed esplodo ancora, poi ancora, poi di nuovo.

In verità non riesco a staccarmi e quando sento i miei muscoli cedere, il pavimento ribaltarsi e il soffitto crollarmi in testa, capisco che è ora di smettere. Mi lascio cadere di lato, lui s’alza, si mette in ginocchio sopra la mia bocca, dal momento che mi ritrovo il clitoride di Corinne esasperato che preme sulla mia bocca. Lecco, la penetro con le dita, mentre quel cazzo stupendo va a prenderla da dietro lasciandola sussultare provocandole altri orgasmi incontrollati. Lui toglie il cazzo dalla fica e gliel’infila nell’ano facendola urlare, muove i fianchi in modo sempre più veloci, finché un suo rantolo non m’annuncia l’imminente liquida ondata. Si stacca da Corinne ipnotizzata e schizza il suo seme sborrando sul mio collo, sul mio seno e perfino sui capelli. Dopo si siede esausto e ci esamina. Corinne si gira, mi massaggia il corpo con quel denso liquido e poi mi pulisce tutta leccando quel seme fino all’ultima goccia. Cado in trance, penso di svenire. Quando ci svegliamo fuori il sole è già alto, la stanza mi sembra più piccola della sera prima, vedo Corinne ancora esausta che mi sorride:

“Ti ha deliziato il regalo?”.

“Ti amo Corinne, ti amo più d’ogni cosa al mondo”.

Lei sorride, si mette su d’un fianco e inizia ad accarezzarmi pronta per ricominciare.

{Idraulico anno 1999}