i racconti di Milu
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Sicuramente era già passata la mezzanotte, almeno credo, e ciascuno era nel suo letto. Io, non riuscivo a chiudere occhio, ero ancora troppo eccitata e provavo a saziarmi con un vibratore acceso nella figa che mi regalava spasimi e contorsioni. “Rachele”, sentii chiamarmi nel buio. “Rachele stai già dormendo?”, era mio fratello Antonio, di un anno più piccolo di me, che bisbigliava sull’uscio della mia cameretta. “E’ tardi”, gli mentii. “Volevo solo chiederti una cosa”, insistette lui. “Che vuoi?”, risposi concitata in un orgasmo per poi voltarmi su un fianco e portarmi le ginocchia allo stomaco. “Ecco io…”, avanzò in camera mia e si interruppe: “Ma che cosa è questo rumore?!”. Oh cazzo, allibii rendendomi solo ora conto di quanto fosse forte il ronzio del vibratore poi balbettai: “Ci saranno delle zanzare”. “Ma come è possib…”, rispose ma lo troncai subito: “Allora si può sapere che vuoi?”. Si sedette a bordo letto. Io, imbarazzatissima, nuda e rannicchiata col vibratore dentro di me, stetti ad ascoltarlo, piuttosto contrariata dal dover sopportare la presenza di un fratello che per me era solo un moccioso, arrendevole e troppo per bene, mai cresciuto nonostante i suoi venti anni: “Allora dai spara, che c’è?!”. “Oggi… ehm, nel pomeriggio, …mentre pescavo sono…”, non riusciva a parlare. “Sei?”, lo incalzai colta da un’improvvisa apprensione. “Sono tornato da voi”. Spaventata tagliai corto balzando in ginocchio accanto a lui: “Che hai visto?!”. Stette zitto ed io insistetti: “Che hai visto Antonio?”. “Ecco... vi ho visto...”, bisbigliò con voce calante. Io annaspai, non sapevo che dire, mi sentii girare la testa poi, vista la situazione, mi allungai verso di lui, prossima al suo collo. “Posso spiegarti… ogni cosa”, gli feci. “E’ che non me l’aspettavo mica…”, disse. “Ti è dispiaciuto o… ti sei eccitato… per caso?”, gli chiesi tentennante. “Mi sono eccitato”, rispose secco. Mi sentii improvvisamente colta dalla frenesia e sragionai a voce alta: “E lo sei ancora?”. Percepii un sì sibilante ed allora allungai la mano tra le sue cosce. Se ne stette impietrito: “Che fai?”. Io zitta, tastavo, il suo cazzo barzotto fuoriusciva dai boxer. “Oh merda… merda!”, eccitata tastavo, palpavo per bene. “Rachele…”, proferii ancora ma non ebbe il tempo d’aggiungere altro che mi abbassai tra le sue gambe a succhiarglielo.

“Racconta cosa hai visto”, gli dissi china, tra una ciucciata e l’altra. Tardò a rispondermi, poi in affanno mi accontentò: “Beh, c’era papà, papà sdraiato su un telo, tu sopra di lui e mamma seduta sul suo viso che ti baciava le tette”. “Oh siamo stati a lungo così”, gli dissi impegnandomi in una lenta azione. “Non so, ho guardato poco, mi sono sentito spaventato e sono tornato al fiume”, mi chiarì con una voce che trapelava tutta l’insania che stava vivendo. “Potevi unirti a noi”, gli proposi ma non rispose. “Ecco perché sei stato così taciturno in auto mentre rientravamo”, mi spiegai e tornai a succhiarglielo con decisione. Mugolò poi ancora aggiunse: “Ero… ero sconvolto, pure in auto ho visto mamma che teneva la mano tra le gambe di papà e tu... tu che con naturalezza guardavi fuori dal finestrino con la mano negli shorts”. Mi venne da ridere ed interruppi ancora il mio pompino: “Ma lo faccio sempre, te ne sei accorto solo oggi?”. “Non farmi sentire uno stupido”, mi rimproverò. Sorrisi tra me e prima di succhiare ancora gli chiesi: “Vedi un po’ cos’ho nella figa”. “Cosa hai detto?”, stupì ed io nel buio gli mossi una mano sul mio corpo. La sciolse raggiungendo la mia figa oltre il culo sino ad incontrare il vibratore. “Che... che…”, chissà cosa voleva dire, lo arrestai: “Ora che ho te non mi occorre più, me lo togli?”. Zitto mi compiacque, me lo sentii lentamente sfilare via. Fui io, in piedi sul pavimento, a spegnerlo. “Ci divertiamo un pochetto?”, mi disposi a cavalcioni su lui che stava seduto a bordo letto, afferrai il suo cazzo e lo tenni ritto contro la mia vagina. "Tu, io, la mia figa ed il tuo amichetto… ci divertiamo un pochetto”, sussurrai e mi ci sedetti sopra.

“Ohhhh”, conobbi un’escalation di allucinazioni scomposte e grovigli di amplessi. “Ohhhmmmmmm”, trottai per un po’ ma lui non era disposto a star sotto, mi buttò sul letto e mi fece sua come pigliato da una energia primitiva. Mi farcì di cazzo con colpi irruenti che facevano tumultuare sonoramente la branda e mi costringevano a gemere, ad entusiasmarmi, ad esultare. Cazzo! Che furia! Si scagliò dentro di me come un barbaro, con irruenza, con voracità, liberandosi di tutta l’eccitazione accumulata durante il giorno. Sentii il suo vigore, il desiderio, il calore, la sua durezza pervadermi e finii tramortita, urlando orgasmi plurimi e cocenti.

Svegliai tutti.

Si accese la luce della camera. Vidi mamma e papà a testa in giù dal letto mentre Antonio rallentò fin quasi a fermarsi. “Guardalo lì, che torello!”, esclamò mamma. “Uh tutto suo padre”, inorgoglito commentò papà. Si sedette accanto a noi ed allungò una mano sui miei seni mentre mamma prese ad accarezzare le spalle di Antonio. “Te l’avevo detto che era solo questione di tempo ed anche lui sarebbe stato un perfetto membro della nostra famiglia”, disse ancora mamma navigando con le mani sul sesso di Antonio ancora dentro di me. Dovetti cederglielo. Mio fratello si guardò attorno con un’aria così buffa che non riuscii a trattenermi dal sollevarmi sul bacino e baciarlo, intanto nostra madre conquistava il suo cazzo impregnato dei miei umori e ne gioiva al tatto. Papà si spogliò del pigiama: “Era così timido, ho sempre temuto che potessi forzare la sua indole…”. Mamma, coccolosa, gli rispose: “No no no… è un bravo ragazzo il mio Antonio”, gli leccò l’orecchio sinistro e la sentii sussurrare: “Fa divertire un po’ pure mamma…”.

Se lo prese, era un suo diritto del resto. Papà spense la luce.

Di quella sera con servo un ricordo indelebile. Mi spappolarono figa e culo e credo che lo stesso possa dire mia madre. Fu tutto selvaggio, meraviglioso, euforico! Ci ritrovammo su di giri, felici, entusiasti, ebbri di gioia per avere anche Antonio finalmente con noi.