i racconti di Milu
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Note:
Capitolo 1 di 4
- Non sei abbastanza troia. -
La voce di Marta era carica di odio, disprezzo e rancore mentre ripeteva le parole che le eran state dette poche ore prima. Si sentiva umiliata, ma non per questo sconfitta. Dopo mesi di relazione in cui lei aveva fatto di tutto per lui, quelle quattro parole le bruciavano più del non ti amo.
- Stronzo. -
Sbottò uscendo dalla doccia e avvolgendosi nell'accappatoio.
- Non so come dirtelo... -
Attraversò il corridoio quasi andando a sbattere contro suo fratello che s'era avvicinato per vedere con chi ce l'avesse. Aveva solo capito che ci fosse qualcosa che non andava tra lei e il suo ragazzo, ma non che fosse stata scaricata.
Furiosa, a momenti neanche lo. Solo quando si chiuse in camera sua si rese conto che, con il movimento brusco fatto per evitarlo, un seno si era scoperto e il capezzolo faceva bella mostra di sé. Davanti a suo fratello. Ma era talmente arrabbiata che non ci diede importanza.
- Tanto non sono abbastanza troia. -
Si tolse l'accappatoio, gettandolo sul letto. Che suo fratello la vedesse anche nuda se volesse, per quello che le importava! Come se non sapesse che internet è pieno di porno!
- Ho bisogno di qualcosa di più, ha detto lo sfigato. -
Si portò davanti allo specchio, nuda, completamente nuda, osservando la propria immagine riflessa.
- Se potessi fare qualcosa per quei fianchi. -
Gli fece il verso con disprezzo. È vero, aveva i fianchi un po' larghi, ma nemmeno poi così esagerati. Ad ogni modo era una ragazza in carne e in salute, andava a camminare ogni santo giorno e prestava attenzione a quello che mangiava. Si curava e si teneva sempre in ordine, cercando di essere sempre impeccabile, a fronte, a detta dalla società odierna, di quei chili in più. D'accordo poi che non era una taglia 38, ma dove hanno due tette come quelle le ragazzine anoressiche tutte pelle e ossa? Se le sognano! Si prese entrambi i seni con le mani e li soppesò. E se c'era una cosa di cui andava fiera del suo corpo eran proprio le tette!
- Non gli dispiaceva mica metterci il cazzo in mezzo però, bastardo. -
Aprì le cosce, il sesso completamente depilato. Non lo faceva spesso, non si sentiva a suo agio, le dava la sensazione di essere nuda e vulnerabile, ma visto che all'idiota piaceva tanto, cercava di accontentarlo il più possibile. E quel giorno, dopo essere stata scaricata in quel modo vigliacco, era tornata a casa e aveva pianto. Per poi dedicarsi al suo corpo togliendo ogni singolo pelo superfluo.
- Non sei abbastanza troia. -
Nessuna parola potrebbe essere stata più offensiva di quelle. Aveva la ragione la sua amica Lidia, il suo ex era proprio una testa di cazzo ingrata. E se c’era una cosa che faceva male a Marta nella fine di quella relazione era il sospetto di essere stata usata e nulla più. Quante volte gliel'aveva ripetuto Lidia?
- Guarda che a lui non frega un cazzo di te, ti usa come svuota palle. -
E lei no, testona, a crederci e a impegnarsi ancor di più.
- Fanculo. -
Sbottò di nuovo andando via dallo specchio.
- Vediamo chi è la troia. -

Un paio d’ore più tardi, truccata e (s)vestita, Marta uscì di casa passando sotto gli occhi sgranati del fratello. Forse per mancanza di autostima, forse per non fare ingelosire il suo ex, erano state assai poche le volte in cui aveva curato il proprio aspetto nel dettaglio, cercando di rendersi sensuale e seducente. Aveva scelto di indossare quel vestitino nero che le lasciava le spalle scoperte e le arrivava a metà coscia, mettendo una cintura sottile in vita, e le calze. Quante volte aveva messo le autoreggenti? Quelle occasioni si potevano contare sulle dita di una mano. Ora ne poteva contare una in più. Un trucco leggero sul viso, quel tanto che bastava a far risaltare gli occhi castani, e i lunghi capelli raccolti in una treccia completavano la figura. Prima di uscir di casa aveva preso anche un giacchetto, caso mai l'aria si facesse fresca a una certa ora.
- Che c'è? Non vado bene? -
Aveva chiesto davanti all'espressione perplessa del fratello.
- Certo certo, vai benissimo! Dovrebbero lasciarti più spesso se l'effetto è questo! -
La battuta non fu subito apprezzata, ma quando il ragazzo se ne rese conto s'affrettò a scusarsi.
- Non preoccuparti, so che l'hai detto con affetto. -
Marta gli sorrise e gli diede un bacio su una guancia prima d'uscire.

Gli amici l'accolsero di buon grado, come sempre. Chi non le voleva bene all'interno del gruppo? Non erano tanti, ma erano affiatati. Marta voleva un sacco di bene a quei ragazzi. Lidia, la sua migliore amica, fu la prima ad accoglierla con un abbraccio e due baci.
- Come siamo in tiro Marty! -
- Sono single, mica suora! -
Risero tutti. Quella frase, detta con leggerezza, sarebbe diventata il leit motiv della serata, tra un brindisi e l'altro.
- Più che giusto! -
Matteo le era arrivato dalle spalle, cingendole la vita con un braccio e stampandole un bacio sulla guancia. In realtà, lo sapevano benissimo entrambi, tutta la scena era stata studiata, complice il vestito, per poterle guardare i seni dall'alto. Dopo una prima reazione in cui si aggiustò meglio l'abito le tornarono alla mente le parole dell'ex: non sei abbastanza troia. E si ripromise che non l'avrebbe più aggiustato.
- Secondo me non resti single a lungo! -
Aveva detto Tia, il più spiritoso del gruppo, quello che aveva sempre la battuta pronta e su cui si faceva affidamento per ravvivare i momenti morti. A nessuno era sfuggita la lunga occhiata che aveva riservato alle gambe della ragazza. E per fortuna che il vestito era abbastanza lungo da nascondere l'orlo delle autoreggenti.
- Davvero? Grazie ragazzi, ma non so se voglio un ragazzo. -
- Avete capito gentaglia? Stasera si tromba! -
Avevano riso tutti quanti, ma lei lo aveva preso bonariamente a borsettate.
- Smettila scemo, non sono una troia! -
L'aveva detto per davvero rendendosene conto un attimo troppo tardi. Non era il caso di rabbuiarsi ora. Non sei abbastanza troia. Infame, pensò. Gliel’avrebbe fatta pagare.
- Va bene! Va bene! Scusami! Chiedo perdono! -
- Vieni in auto con me? -
Gio. Il ragazzo l'aveva guardata con gli occhi a forma di cuore per tutto il tempo. Non era un segreto che avesse una cotta per lei da tempo immemorabile, lo sapevano tutti, ma a lei non era mai interessato particolarmente. Non che fosse un brutto ragazzo, per carità, semplicemente non le faceva nessun effetto.
- Si può fare. Chi altri viene con noi? -
Il caso volle, però, che gli altri fossero già tutti organizzati con le macchine piene.
- Uno di voi potrebbe venir con noi. Lidia? -
L'amica era in auto con il fidanzato e l'espressione fu sufficiente a far sentire Marta in colpa per averlo chiesto.
- Non vorrai mica che vi roviniamo questa occasione per conoscervi meglio! -
L'intervento di Tia, simpatico come sempre, aveva posto fine a qualsiasi discussione.
Sarebbero occorsi mezz'ora, quaranta minuti per arrivare al locale.

La conversazione con Gio non sembrava brillare particolarmente. Lui era chiaramente in imbarazzo ad essere in auto da solo con lei, nemmeno avessero ancora sedici anni, e lei... beh, Marta non era troppo invogliata a parlare quando l'unico argomento sembrava essere il suo ex. Così, infastidita, si era messa a scambiare messaggi con Lidia attraverso WhatsApp.
- Ma sul serio? -
Le aveva scritto l'amica.
- Che, non mi credi? Mi ha proprio detto che non sono abbastanza troia. -
- Infame. Come va in auto? -
- Stronzo. Mi sono sempre fatta in quattro per lui e mi ha ripagato così. Va... non abbiamo molto dialogo, specie se lui continua a parlare del puttaniere. -
- Dai poverino, sarà in imbarazzo. -
- Poverina io! -
- Prova a cambiare argomento magari... -
Marta guardò nell'oscurità oltre il finestrino e, per un qualche scherzo della mente, si ricordò della prima volta in cui aveva fatto un pompino al suo ex. Ingoiando tutto.
Di colpo si girò verso il ragazzo.
- Gio, cosa pensi di me? -
- In che senso scusa? -
- Voglio dire... pensi che sia una troia? -
Gio rise, chiaramente in imbarazzo.
- Cosa? Tu? Troia? Assolutamente no! -
- Assolutamente? Allora vuoi dire che sono una suora? -
- No no aspetta non ho detto questo! -
Non sei abbastanza troia.
Quelle parole le martellavano in testa fin quasi a farle male. Sapeva che un presto o tardi avrebbe superato quell'offesa e la rabbia che ne derivava. Ma non quella sera.
- Sai tenere un segreto? -
- Perché? -
- Sai tenere un segreto sì o no? -
- Beh, sì, certo! -
Marta non disse altro. Si sistemò meglio sul sedile e si piegò tra le gambe di Gio, iniziando a slacciargli i pantaloni. In quel momento sapeva che, viste le emozioni del ragazzo, gli avrebbe fatto del male ma... fanculo gli uomini!
- Ehi aspetta cosa fai? -
- A te cosa sembra che stia facendo? -
Allargò per quanto possibile i jeans e infilò una mano sotto le mutande. Era così caldo là sotto!
- Non mi pare il caso Marty... -
- Sul serio? -
Facendo attenzione a non fargli male tirò fuori il membro del ragazzo. Non era ancora al massimo della forma, ma era certa che avrebbe rimediato presto.
- Sì. Cioè no. È che non è così che... -
Non gli fece finire la frase. Accolse quel membro nella propria bocca, stringendolo tra le labbra morbide, mentre teneva giù i vestiti. Lo prese tutto e lo tenne lì, accarezzandolo con la lingua. Tornò su.
- Tu pensa a non schiantarti, d'accordo? -
Il ragazzo annuì con un cenno del capo.
Per quanto a Marta piacesse fare pompini e poter decidere del piacere degli uomini, si era resa conto che la più banale fantasia, una simpatica fellatio al maschio che guida, non l'aveva mai realizzata.
Si dedicò a quel sesso al meglio delle sue possibilità viste le circostanze non proprio favorevoli. Doveva riconoscere che tra volante, leva del cambio e freno a mano era assai scomodo. Ma la trasgressione per quello che stava facendo era più che sufficiente per farle sopportare il disagio.
Non sei abbastanza troia.
Infame. Bastardo. Puttaniere.
Più troia, si disse.
Scivolò in basso con la testa entrare il membro quanto più possibile. Lo tenne lì, ben in fondo in gola, cercando quasi di farlo entrare ancor di più. I gemiti del ragazzo erano la conferma che si stava muovendo bene. Onestamente, se c'era una cosa che riteneva di sapere far bene, quella cosa erano i pompini.
Lo succhiò e lo leccò con cura, con passione, quasi con amore, facendo scivolare la lingua su quella carne tanto sensibile.
Quando si staccò un attimo per prendere aria e respirare alzò gli occhi sul ragazzo. Per un attimo incrociarono gli sguardi.
- Quanto manca? -
- Dieci minuti. Forse meno. -
- Ti piace? -
Gio annuì.
Più troia, pensò ancora.
- Ho il tuo cazzo in bocca, ti piace? -
- Sì, mi fai godere. -
Vedi? Basta essere più troia. Sorrise, gli baciò il membro sulla punta e tornò al proprio lavoro. Questa volta con il preciso intento di fargli raggiungere l'orgasmo iniziò un più veloce movimento di sali e scendi con la testa.
- Se fai così vengo. -
Con la bocca piena Marty mugugnò qualcosa in segno d'assenso e accelerò il movimento. Lo voleva. Voleva quel dannato sperma in bocca.
- Mar... -
Iniziò a dire. Un primo schizzò le colpì il palato. Poi un secondo più copioso seguito subito dopo da in terzo. Se possibile questo fu ancora più abbondante e forte, arrivandole diretto in gola. Per un attimo rischiò di andarle di traverso. Ma se fosse successo avrebbe proprio fatto una pessima figura, assolutamente da evitare. Il quarto schizzo arrivò un attimo più tardi, più debole e scarso.
Non sei abbastanza troia.
Ingoiò quasi tutto. Quasi. Aprì leggermente le bocca e lasciò che una gocciolina di sperma le colasse sul mento.
Si alzò e aspettò che Gio la guardasse. Solo in quel momento raccolse quella goccia con un dito e si leccò il dito con la lingua. Lui era senza parole, completamente rapito.
- Ho ingoiato tutto. -
- Non pensavo... -
- Non pensavi cosa? -
Dillo. Forza, dillo! Dillo che sono troia. Pensò.
- Che avresti ingoiato tutto. -
Si trattenne dallo sbuffare. Maschi! Possibile che non ci arrivino mai da soli?
- Perché? -
- Beh, perché... -
Gio si trattenne. Ancora?
Avvicinò la bocca all'orecchio di lui, sussurrando sensuale.
- Perché cosa? Dillo... -
- Sei appena stata mollata. Mi hai fatto un pompino in auto. Ingoiando. Ecco io non pensavo tu fossi... -
Dai che ce la fai! Pensò, quasi esasperata.
- Fossi cosa? -
- ... troia. -
- Pensi che lo sia? -
Ci fu un momento di silenzio.
- Abbastanza. -
Marta si ricompose sul suo sedile.
Abbastanza non è sì, pensò tra sé e sé.
- Rimarrà il nostro segreto. Se lo dirai io dirò che ti sei inventato tutto. -
- Certo, capisco. -
No, non è vero, non capisci. Ma non lo disse. Più troia.
- E non farti viaggi. Solo perché ti ho succhiato il cazzo non vuol dire che stiamo insieme. -
- Certo. -
Calò il silenzio.
L'ho traumatizzato, non mi parlerà mai più.
Con quel pensiero Marta tenne il volante mentre Gio si rivestiva.
Ecco il parcheggio della discoteca.
Note finali:
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