i racconti di Milu
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                Lella è una bellissima donna sui 30 anni, mora, alta, tutta curve, morbida e quando la vedi non puoi fare a meno di sognare di possederla in modo animalesco. Ti fa uscire di cervello, la desideri terribilmente, vorresti palparla, succhiarla, incularla selvaggiamente, scoparla, sborrare nella sua bocca, farti soffocare dai suoi seni generosi, insomma ti distrugge la mente dal desiderio di possederla e lei lo sa, sa benissimo che effetto fa, perché è una macchina del sesso perennemente vogliosa.

                Ha un difetto. E’ sposata felicemente, ma si sente prigioniera a donare tutto il suo amore ad un solo uomo e sente che non le basta. Pur amando il marito ogni tanto ha bisogno di evadere, di fare sesso con un altro uomo, di sentirsi troia e questo la eccita terribilmente, la eccita il pensiero di attirare nella sua rete il prescelto di turno, di fare sesso con uno sconosciuto, perché lei non concede mai una seconda opportunità, non vuole nemmeno sapere il nome di quello con cui fa sesso, ma quando le prende la voglia improvvisa deve andare fino in fondo.

                Lei sospetta anche che il marito abbia capito qualcosa, anche se lui si sforza di appagarla in tutti i modi , ma è più forte di lei e ogni tanto viene presa come da un raptus erotico. Lella è convinta che questa cosa ecciti non poco anche suo marito ed è sicura che prima o poi lui vorrà sapere tutti i dettagli dei suoi incontri misteriosi. Si è convinta che lui adorerebbe fare il cuckold durante un suo incontro di sesso, ma ancora non gli ha dato questa soddisfazione e sopratutto la certezza che lei faccia sesso fuori dalle pareti domestiche.

                Tutto è cominciato una volta che lei era andata al cinema da sola un pomeriggio. Il film non era gran che e la sala era semivuota. Il computer le aveva assegnato un posto laterale in una zona dove non c’era nessun’altra persona e dopo mezz’ora si era già stufata di quella pellicola poco interessante. Stava per alzarsi e andare via quando un uomo le si era seduto accanto. Nel buio non lo distingueva bene, ma vedeva che era un uomo maturo che poteva essere oltre la mezza età. Ora era curiosa di vedere cosa sarebbe successo, si chiedeva perché quell’uomo in una sala vuota era andato a sedersi accanto a lei.  Indossava una gonna corta e non portava le calze perché era già estate e sentì che l’uomo appoggiava la gamba alla sua, nella più classica delle molestie sessuali. Il cuore le batteva forte, le scoppiava in petto, ma lei non si sottraeva e allora l’uomo prese coraggio e le carezzò la coscia con le dita. Lella cominciava a bagnarsi vergognosamente, ma non poteva farci nulla, solo non voleva che quella mano smettesse di accarezzarla. Le dita salivano sempre più su fino a che non incontrarono il bordo delle mutandine e lei allora si arrese del tutto. Si appoggiò allo schienale scivolando un po’ in avanti con le natiche e aprendo le gambe e lui dal di fuori le accarezzò le labbra della fica. L’uomo subito sorrise perché sentì che le mutandine letteralmente gocciolavano dei suoi umori viscidi e le scostò con le dita scivolando in quella che ormai era una quasi una melma appiccicosa. Si guardarono e lui si mise le dita davanti alla bocca e le fece vedere che le leccava avidamente tutte cosparse del suo nettare profumato e gliele fece anche odorare per poi subito tornare a masturbarla penetrandola con due dita, mentre lei si allargava sempre di più. Sentiva che stava bagnando anche tutta la poltroncina, ma non le interessava. Allargava le gambe e apparentemente guardava il film mentre aspettava l’orgasmo che non sarebbe tardato.

                Anche lei allungò la mano, voleva stringere il suo cazzo, ne aveva bisogno. Fece per tirare giù la lampo, ma trovò che lui aveva già il cazzo in mano e se lo stava menando, mentre con l’altra mano rimestava nella sua fica. La mano di Lella sostituì la sua e anche lui si lasciò andare sullo schienale allargando le gambe. Non lo vedeva, ma doveva essere un bel cazzo, tozzo, grosso, una cappella bollente. Che bello che era menarlo mentre lui continuava ad andare con le dita su e giù nella sua fica, le titillava il clitoride, le infilava le dita dentro sino a dove poteva.  Anche lui era eccitato,dalle cappella gli uscivano gocce appiccicose che gli scivolavano lungo l’asta e le rendevano più agevole la sega che gli stava facendo.  Ad un tratto venne travolta dall’orgasmo e si morse le labbra per non gridare, lui non smetteva di masturbarla mentre lei cominciò a sussultare sul sedile e a tremare tutta. Le arrivò un secondo orgasmo e si sentì quasi svenire, mentre scivolava sempre più in basso sulla poltroncina, ma malgrado tutto non mollò il cazzo nemmeno per un attimo continuando  ad agitarlo in su e in giu.  Lui appoggiò la testa e chiuse gli occhi, segno che stava per venire. A lei venne naturale di abbassarsi e chinare la testa sul ventre di lui. Continuava a menare quel cazzo che le pulsava in mano e si avvicinò con la bocca aperta. Voleva disperatamente succhiarlo a tutti i costi. Sentì che aveva un forte odore molto particolare, un odore afrodisiaco, un misto di sesso, sborra e urina e lo cacciò in bocca succhiandolo selvaggiamente. Le sue labbra si erano sostituite alla sua mano e l’uomo si appoggiò alla poltroncina con la nuca , preparandosi  a venire a sua volta.

                Se lo aspettava, ma quando venne fu quasi colta alla sprovvista. Un lungo e violento schizzo bollente di sborra la colpì in gola e rimase quasi senza fiato, ma non era l’unico perché altri due o tre ne seguirono. Aveva la bocca piena e tirò fuori il cazzo per poter respirare, quando un ultimo schizzo la colpì sulla guancia. Non potè fare altro che ingoiare e si pulì il viso con la mano, ma era tutta appiccicosa e scappò via di corsa per andare in bagno, anche perché voleva evitare di vedere quell’uomo bene in volto e di farsi vedere da lui. Nel bagno delle signore si sciacquò la bocca e il viso e vide che era rossa come un peperone dall’eccitazione. Si sedette sul water per cercare di calmare l’eccitazione che ancora la pervadeva e riacquistare un aspetto normale. Fece pipì, ma rimase seduta, chiuse gli occhi e ripensò all’avventura appena trascorsa, una cosa abbastanza squallida e banale, ma ancora aveva il batticuore. Quasi inconsciamente si toccò e delicatamente prese a masturbarsi…..siiiiiii, le era piaciuto immensamente, aveva fatto la troia con uno sconosciuto e pensandoci si procurò un altro orgasmo e rimase lì spossata e incredula, seduta in un cesso della multisala.  Inutile dire che scappò via prima che finisse il film, timorosa di incontrare la sconosciuto che la aveva fatta godere.

                Da allora le era capitato qualche altra volta che il demone dello sconosciuto la prendesse, ma lei era in cerca sempre di  emozioni nuove che poi raccontava al marito come se fossero sue fantasie e lui si eccitava a sentirla e tra loro finiva sempre a scopate selvagge, con lei che raccontava un’avventura vera e lui che invece immaginava che fosse una fantasia.  Lui era giunto perfino a proporle di fingersi una prostituta per strada per vedere quante macchine si fossero fermate ad abbordarla e si vedeva che la cosa lo attizzava parecchio, lei per stuzzicarlo ulteriormente gli diceva cosa avrebbe potuto fare se nell’auto ci fosse stato più di un uomo e gli raccontava una ipotetica gang bang con più uomini, mentre lui senza quasi accorgersene si prendeva il cazzo in mano e lo menava eccitandosi al racconto. Per tutti e due era un gioco per stimolarsi sempre di più, ma c’era sempre da parte di lei un fondo di verità.

                Lei era libera tutto il giorno, dal momento che non lavorava, e quando le prendeva la voglia andava in cerca di una preda che le piacesse.

                Una mattina era seduta al bar a fare colazione, quando entrò un uomo che la sbalordì. Era bello come il sole, elegante, faccia da schiaffi, il tipo che concentra l’attenzione su di sé. Era una specie di Pierce Brosnan più giovane con le tempie brizzolate e lei non riusciva a staccare gli occhi da lui. Lui se ne accorse e le rivolse un sorriso facendole un cenno di saluto con la mano, poi bevve un caffè in piedi al banco e se ne andò.

                Lella era rimasta colpita e aveva avvertito un fremito al basso ventre, segno che quell’uomo le aveva acceso un desiderio irrefrenabile che voleva a tutti i costi soddisfare.  Tornò al bar e scoprì che quell’uomo era un frequentatore abituale e che veniva sempre più o meno alle stesse ore.  Un giorno decise che lo avrebbe fermato e si mise in tiro per l’occasione: tacchi alti, vestito sexy e aderente, scollatura profonda. Si sedette al solito tavolino e aspettò fino all’orario in cui lui di solito si presentava.

                Quando entrò lui notò subito quella donna che lo guardava fisso in maniera quasi imbarazzante e non smetteva di osservarlo. Mentre beveva il suo solito caffè sentiva addosso gli occhi di lei che lo spogliavano e la osservò. Si guardavano l’un l’altro e lei senza staccargli lo sguardo da dosso, si diresse verso la toilette in fondo al corridoio. Lui posò la tazzina e la seguì, ma appena girato l’angolo lei gli mise al braccia al collo e lo baciò appassionatamente,  le lingue avviluppate si stringevano, le bocche si cercavano, lei  lo spinse contro il muro e protese il bacino, sentendo che il cazzo di lui si gonfiava e voleva sgusciare fuori . Lui la prese per le natiche e la spinse contro di sé, mentre con le mani le cercava i seni turgidi e appuntiti e una mano di lei si impossessava del cazzo ancora dentro i pantaloni. Le bocche si staccarono, si guardarono negli occhi e lui la prese per la mano. A passi veloci uscirono dal locale, lei si faceva trascinare e sarebbe andata dovunque con lui, ma il tragitto fu breve e dopo nemmeno cento metri entrarono in un portone, salirono tre piani in un lampo e furono a casa di lui.  Appena chiusa la porta cominciarono freneticamente a spogliarsi mentre lui la conduceva nella camera da letto e seminando vestiti per tutta casa, arrivarono sul letto già nudi.

                Lui la fece sdraiare e riprese a baciarla mentre le accarezzava i seni e i capezzoli che parevano di acciaio da tanto che erano duri, poi cominciò a scendere e a leccarla, a succhiarle i seni, a baciarle il ventre, fino ad arrivare alla fica perfettamente depilata che pulsava dall’eccitazione e che, appena spostò leggermente le labbra, vide lucida dei suoi umori che cominciavano a gocciolarle di fuori in un rivolo biancastro.  Cominciò a succhiarle anche le labbra sporgenti, il clitoride appuntito, mentre la lingua la spazzolava su e giù lungo tutta la vagina, fino ad arrivare al solco di pesca tra le natiche e a solleticarle l’ano per poi riconcentrarsi sulle labbra che gli riversavano copioso succo viscido in bocca. Lei si sentiva travolgere, ma non voleva ancora venire,voleva aspettare ancora un po’. Ora voleva il cazzo. Se lo era meritato.  Lo fece stendere supino e si mise sopra di lui. Voleva ammirare il suo cazzo ed era un vero capolavoro. Lungo più di 20 cm, largo al punto di riempirle la mano, era una vera meraviglia e lo accostò alle labbra come stesse per assaggiare un dolce prelibato.

                Lo sentì fremere mentre cominciava a leccarlo e la lingua avviluppava il prepuzio, solleticava il glande; come era bello quel cazzo, come era buono. Piano piano tutta la sua bocca lo circondò e cominciò ad ingoiarlo per poi risollevarsi e affondarsi nuovamente. Le sue guance instancabili si gonfiavano quando lui era piantato nelle sua gola e lei si alzava e si abbassava mentre le sue labbra scivolavano salde lungo l’asta in un pompino violento che faceva godere tutti e due.  Lella si toccò e sentì che la sua fica era un lago e non resistette a passare le dita lungo le labbra stimolando il clitoride,eccitata come era. La stessa eccitazione cresceva anche in lui che non esitò ad afferrarle saldamente la testa con le mani e a spingerla verso il basso, come a volerle trafiggere la gola e farglielo ingoiare. Lei diventava sempre più paonazza mentre sentiva che le mancava il respiro, ma avrebbe accettato anche di morire pur di non fare uscire quel cazzo dalla gola, ma lui si accorse della sua difficoltà e allentò la presa.  Saliva copiosa e filamentosa le uscì dalla bocca quando tossendo riprese a respirare e anche l’asta dell’uccello ne era piena e così la sua mano che lo impugnava, ma appena riempiti i polmoni di aria la sua bocca famelica si avventò nuovamente. Non sapeva che le succedeva, di pompini ne aveva fatto in quantità, ma mai un cazzo la aveva eccitata così.

                Lui la vide esausta e non la fece continuare, anche lui non voleva venire subito.  Si girò e si mise a quattro zampe sul letto, aprì il cassetto del comodino e le porse un dildo bello grosso, quasi come il suo cazzo, poi si mise coi gomiti appoggiati sul letto e il culo in alto, attendendo le sue mosse.  Lei gli aprì le natiche con le mani e poi prese a leccargli l’ano, sapeva che questo piaceva molto agli uomini, e a lei farlo risultava molto piacevole anche perché lui era completamente senza peli.  Mentre leccava aveva la scroto davanti agli occhi e il cazzo che penzolava davanti duro fino all’inverosimile. Non resistette a prese a menarglielo e la sega contemporaneamente alla leccata la eccitava terribilmente.  Lui la aiutò e prese a tenersi le natiche allargate con le mani per lasciarle libere le braccia. Una era già impegnata a fargli la sega e con l’altra lei impugnò il dildo cominciando a farlo scorrere lungo le labbra della fica per poi farlo penetrare all’istante, da tanto che la vagina era lubrificata. Si mise più comoda e si sdraiò supina sotto di lui, con il viso proprio in mezzo alle sue gambe e il cazzo che le strofinava sulla bocca. In quella posizione da troia consumata lui approfittò della sua bocca e cominciò a dare colpi di reni andando su e giù allargando le gambe. Praticamente la stava scopando, la stava chiavando in bocca violentemente, andava dentro e fuori  mentre le labbra di lei gli circondavano il glande che fuoriusciva gocciolando saliva che a Lella andava nel collo, nel naso e sulle guance. Lei era colmo dell’eccitazione e spingeva il dildo dentro e fuori dalla fica mentre sentiva avvicinarsi l’orgasmo e più si avvicinava più lo faceva andare dentro e fuori sempre più velocemente al crescere dell’eccitazione. Erano due macchine del sesso, due stantuffi  voraci…..le anche di lui non si fermavano un attimo di dare colpi dentro quella bocca sempre più in profondità, mente lei ad ogni colpo in gola faceva corrispondere un colpo dentro la sua vagina col dildo come se volesse sfondarla.

                Lui emise un gemito e per un attimo sembrò fermarsi, il cazzo pulsò e dopo un istante cominciò a riempirle la bocca e la gola di sborra bollente che sembrava non finire mai. Lei non sapeva che fare, non riusciva ad inghiottire in quella posizione, ma non riusciva nemmeno a respirare, si sentì soffocare e in quell’istante venne. Diede ancora colpi  avanti e indietro al dildo e cominciò a sussultare tremando, mentre riuscì a gridare dal godimento. Col grido riuscì a fare uscire il cazzo piantato ancora in gola, mentre una cascata di sborra le si riversava sul mento e sul collo finendole anche nelle orecchie, dato che era ancora in posizione supina. Lui le cadde praticamente accanto e rimase immobile, mentre lei cominciava a calmarsi dalle ondate dell’orgasmo che si succedevano ancora. Il rimmel e il rossetto le avevano formato un mascherone impastandosi con la sborra, ma lei ne avrebbe voluta ancora. Il cazzo si stava rimpicciolendo, ma ancora gocciolava, non sapeva se era sperma, umori  suoi o saliva, comunque lo leccò. Stettero immobili per qualche minuto e poi lui la baciò sulla bocca, prima che si potesse andare a dare una ripulita.

                Poi lei si alzò, si levò il resto del trucco e si lavò un po’ il viso e poi tornò a stendersi accanto a lui. Non era certo finita lì perché questo lo considerava solo un antipasto. Stettero un po’ lì uno accanto all’altra, forse si assopirono un po’, ma poi lui volle fare un po’ di conversazione. Lei  gli mise il dito indice accanto alla bocca, non voleva parlare e soprattutto voleva evitare che si entrasse in confidenza, che si scambiassero i rispettivi nomi, che lui volesse sapere come rivederla ecc.  Questi  incontri dovevano essere unici e assolutamente anonimi, questa era la regola che Raffaella si era data, e lui lo accettò.

                Ora aveva voglia di nuovo di cazzo, questa volta voleva scopare. Cominciò ad accarezzarlo e vide con soddisfazione che quel pisellone si cominciava a muovere e pian piano trovava vigore. Questa volta toccò a lei di mettersi a quattro zampe e lui le si mise dietro in ginocchio in posizione per la classica pecorina. Si allargò la fica e cominciò a toccarsela introducendovi le dita che estraeva poi lucide di umori, e tutto per farlo eccitare sempre di più. Lui non ci mise molto a penetrarla introducendo il cazzo tutto quanto fino in fondo, restavano fuori solo i coglioni che sbattevano furiosamente durante la chiavata.

                La mano di lei corse al clitoride duro e appuntito e cominciò ad accarezzarlo mentre sentiva quell’uccello che le dava colpi in profondità instancabilmente. Lui scopava e vedeva il suo culo importante e generoso, le natiche che ad ogni colpo si allargavano, il buco del culo che sembrava fargli l’occhiolino mentre si allargava e si stringeva ad ogni colpo che lui dava. Con il dito indice cominciò ad accarezzarle l’ano, a sputarci su fiotti di saliva che faceva man mano penetrare dentro aiutandosi col dito, ma quell’ano sembrava allargarsi sempre di più ad  ogni massaggio. In quel momento squillò un telefono. Era lo smartphone di Lella, ma non li distrasse più di tanto. Lei senza scomporsi buttò un’occhiata distratta per vedere chi era che la chiamava in quel momento e vide la foto sorridente di suo marito. Allungò il braccio per spegnere e rifiutare, quando sorrise e cambiò idea e accettò la chiamata. Si sentì il marito dire “Pronto, Lella, pronto, pronto, ci sei?”, ma lei non aprì bocca e continuò a fare quello che stava facendo e cioè gustarsi  la profonda scopata che stava subendo. In quel momento lo sconosciuto sentì di avere allargato lo sfintere al punto giusto, prese il dildo, lo appoggiò all’ano e cominciò a spingere. Lei sussultò e gemette, cominciando a lamentarsi dal godimento  perché sentiva arrivare un altro orgasmo. Accelerò il ritmo della masturbazione che si stava procurando, mentre sentiva il cazzo che le sfondava la fica e il dildo che le penetrava tutto nel culo.

                Ora si mordeva le labbra e mugolava senza ritegno, non preoccupandosi che il marito la stesse sentendo. La doppia penetrazione la esaltava, lui spingeva dentro e fuori il dildo dal suo culo, sincronizzandosi col cazzo mentre la scopava, in modo che non fossero tutti e due dentro contemporaneamente, ma che si potessero alternare. Ululò come una cagna quando le esplose l’orgasmo e nell’eccitazione sentì che qualcuno le sussurrava “troia, zoccola….”. Lì per lì non capì, poi realizzò che era la voce di suo marito al telefono, che stava ascoltando tutto, ma era una voce flebile, sentiva anche lei dei gemiti provenire dall’apparecchio….nooooo……suo marito si stava facendo una sega, aveva capito che lei stava scopando con uno o forse due uomini e si era eccitato, più ascoltava e più si eccitava a sentirla gemere. Sorrise e rivolto all’uomo disse “inculami…” per farsi sentire. L’uomo non se lo fece ripetere, estrasse il dildo e appoggiò il cazzo allo sfintere che era dilatato ancora per l’oggetto che lo aveva penetrato fino a quel momento. Cominciò a spingere e il pisello cominciò ad entrare un po’ alla volta. Anche lei spingeva schiacciando il bacino contro di lui e in breve non si vide più altro che la sacca dello scroto che sbatteva contro la sua fica ad ogni colpo che le dava in profondità…….ogni volta che il cazzo le andava fino in fondo lei emetteva un urlo gutturale e sentiva anche la voce al telefono che fra un -troia, mignotta, vacca- e simili lanciava piccoli gemiti e alla fine emise un respiro prolungato e capì che suo marito era venuto……Il porco cornuto si era eccitato ben bene. Ora le si prospettava un altro tipo di vita col marito, qualcosa di molto più eccitante e pensava che lo avrebbe fatto assistere dal vivo ad altri incontri con sconosciuti.

                Spense il telefono perché il marito aveva sentito abbastanza e si apprestò a gustarsi che quel cazzo che le perforava le viscere con la sua irruenza. Si inclinò ancora in avanti fino ad appoggiare le spalle sul letto e allargò ancora le gambe dilatando di più le natiche e allargandole con le mani. L’uomo affondò ancora più facilmente nella voragine del suo culo aperto a riceverlo e le mise la mano tra le cosce raggiungendo la fica davanti e cominciando a muoverle le dita dentro sentendo che  come al solito lei gocciolava dall’eccitazione. Si abbandonò sotto la spinta di quelle reni che la spostavano e di quel cazzo che sembrava sfondarla, di quelle dita sapienti che armeggiavano tra le sue labbra e il clitoride, mentre la penetravano e la stuzzicavano in tutti i modi. Lui accelerò il ritmo e lei si sentiva trascinare sempre più. Le dita le lavoravano sapientemente e il cazzo la trivellava instancabile e ogni volta che arrivava in fondo e le palle le sbattevano addosso sentiva che l’eccitazione montava sempre di più, fino a che non cominciò a sentire schizzi caldi ripetuti che la colpivano nel retto. Era una sensazione celestiale quella di immaginare un clistere di sborra come quello che stava subendo. Cominciò ad agitare le natiche che tremavano sotto l’assalto impetuoso di lui che stava sborrando e il suo sfintere fu come una piccola mano che stringeva l’asta del pene e lo muoveva se e giù per farne uscire le ultime gocce, mentre lui ormai con due mani le rimestava la fica e stava per procurale l’ennesimo orgasmo che puntualmente arrivò e la travolse con la sua forza, facendola urlare con un grido gutturale che le si strozzò in gola, da tanto forte era il piacere che provava.

                Tremava ancora quando si calmò e crollò sul letto a pancia sotto ancora sotto l’effetto del piacere provato. Il cazzo si ritirò lentamente dal suo culo fino ad uscire, malgrado la resistenza dell’ano che non lo voleva lasciare. Quando fu fuori del tutto, per un attimo l’ano restò divaricato con una apertura incredibile di cui non si vedeva il fondo, poi lentamente prese a richiudersi. Le bruciava terribilmente, ma non le importava. Il piacere provato era superiore a qualsiasi cosa.  Lui stava lì accanto a lei, col cazzo che lentamente cominciava a perdere il suo turgore, tutto lucido della sborra che aveva invaso le pareti del suo culo, mentre le ultime gocce si affacciavano sul prepuzio e scivolavano lungo l’asta. Lella non voleva sprecare niente e lo prese ancora in bocca avidamente leccandolo e succhiandolo per sentire ancora il suo sapore, mentre per il fatto che lei si era sollevata, la sborra che le usciva copiosa dal culo cominciò a gocciolarle tra le gambe.

                Ora capiva che lui avrebbe voluto parlare, approfondire la conoscenza, diventare un po’ più intimo, magari proporre un altro incontro, scambiarsi i numeri di telefono, sapere il suo numero e tutte quelle cose che implicavano una pur minima conoscenza anche se solo riferita al sesso. Era tempo di scappare, lei aveva una regola e tutti gli incontri dovevano restare unici e sconosciuti.

                Si alzò per andare in bagno e ricomporsi, si vestì di corsa, diede un frettoloso bacio sulla guancia al sosia di Brosnan e scappò lasciandolo ancora lì sul letto mentre la chiamava.

                La sua regola era ferrea, niente implicazioni sentimentali, ma solo sesso. Adesso aveva una carta in più, il marito, il cornuto porco segaiolo che d’ora in poi la avrebbe accompagnata quando le prendeva il demone dello sconosciuto. In fondo non si sa mai chi puoi incontrare e il guardone del marito poteva farle comodo in caso di bisogno. Tutti contenti allora, lei si poteva sfogare, lui poteva guardare e magari poi anche partecipare. In fondo, come dice la pubblicità, due cazzi is meglio che one….. o non diceva proprio così?

 

Note finali:

Se volete comunicare con me, la mia mail è

adorante@outlook.it