i racconti di Milu
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La ragazza era seduta al tavolo del ristorante aspettando che il suo ragazzo finisse con la fan. Sapeva che se la stava scopando nel bagno, se le scopava tutte. Lo conosceva, sapeva non fosse in grado di avere una relazione monogama, ma lo amava. L’aveva condotta in tanti giochi e ogni volta si era sentita amata, lo aveva visto, lo aveva percepito, capito, ma non le bastava. Continuava a sentirsi inferiore alle altre, a pensare che non fosse capace di scopare come piaceva a lui. Era così assorta in queste elucubrazioni che non si accorse del suo ritorno. Quando lo fissò stava mangiando con calma serafica la bistecca, come non fosse accaduto nulla

«Era brava?» a chiunque sarebbe stata evidente la gelosia in quella domanda

«Sei gelosa?» chiese sarcastico
«No!- rispose secca, ma era cosciente fosse una menzogna- Sei tu che ci perdi a lasciarmi»

«Perderesti il miglior sesso della tua vita» ribatté calmo. Si infuriò e si alzò, non sarebbe rimasta lì con lui un minuto di più. Il ragazzo sorrideva mentre prendeva il portafoglio. Non aveva idea del conto, ma non gli importava. Lasciò di più, il resto sarebbe stata mancia, chiamò un cameriere per avvisare e la rincorse. Si stupiva come alla fine fosse sempre lui a correrle dietro, ogni volta. La trovò alla macchina, lo aspettava e lui come idiota ci era caduto, ancora

«Allora? Vale, apri la macchina, forza!»

«Non sai quanto ti detesti ogni volta» sorrise lui consapevole di aver colpito, ma di essere anche stato colpito, come ogni volta.

«Mi avresti colpito duramente» furono le prime parole che pronunciò durante il viaggio mentre guardava fuori dal finestrino le luci avvicinarsi e poi sparire dietro di lei, una sequenza di insegne e colori che continuava ad affascinarla ogni sera

«Sono uscito, no?» rispose dosando le parole. Si rendeva conto che era sul rasoio, ogni frase avrebbe potuto trasformare il tutto in una lite, ma come altre volte, sbagliò.

«Dovrei cancellarti dalla mia vita»

«Conosci le differenze tra te e me, non potresti mai farlo prima di me»

«Ho già cominciato» sentenziò secca. Valerio trasse un profondo respiro e lasciò correre la macchina, mangiò l’asfalto, curva dopo curva fino alla piccola casa isolata nella campagna

«Vai dal tuo cavallo, io ti raggiungo a letto» Michela sapeva riconoscere i sintomi dell’incazzatura, ma non le interessava. Non voleva perderlo, ma era certo di spuntarla.
E così mentre la ragazza osservava il suo amato animale, lui si sedette nella sua poltrona estraendo la bottiglia di whisky scozzese, lo versò e si perse in quelle riflessioni che tanto amava e odiava. Ogni volta costruiva film, discorsi, decisioni, mai che qualcuno dei suoi pensieri si avverasse davvero. Ora, per esempio, sapeva che probabilmente sarebbe dovuto andare a recuperarla dalla stalla, che si sarebbe addormentata lì come ogni volta, che si sentiva più amata dal suo cavallo che da lui. Sbagliò, come tante altre volte.
Michela era in casa, si stava spogliando e pensava a quanto avesse voluto una cena diversa con lei protagonista e non una stupida fan morta di cazzo. Si guardò allo specchio con indosso solo il completino, si sentiva bellissima e sapeva di esserlo. Sapeva che la trovava bellissima, ma sapeva che non avrebbe mai saputo dire di no ad una fan che sbavava per il suo cazzo. Lui era così, quel lato a volte le piaceva, ma altre volte non riusciva proprio a sopportarlo. Era così arrabbiata che si dimenticò anche del piccolo plug anale che aveva dentro, ormai il suo culo era così abituato che lei neanche si accorgeva di portarlo, ma ogni volta che le mani di Valerio correvano lì, improvvise scosse elettriche le ricordavano non solo la presenza dell’oggetto nel suo culo, ma come lui ci sapesse giocare benissimo. Si sdraiò e si tiro sopra di sé il leggere lenzuolo per ripararsi dai piccoli spifferi che ogni tanto arrivavano dalla porta.
Valerio posò il bicchiere, ormai vuoto, e si allentò ancora la camicia, detestava quando le loro cene finivano in quel modo. Per lui il tutto era solo un antipasto, con le altre non riusciva a venire, ma si guardava bene dal dirglielo. La conosceva, sapeva quanto aver un potere così grande su di lui l’avrebbe resa forte ed era convinto di non avere lo stesso potere. Rimuginava su ogni singolo fatto, su ogni singolo aspetto ed era sempre più convinto di aver concluso male la serata. Si sentiva un Re in quelle occasioni, riusciva sempre a creare qualcosa di bello, per poi rovinarlo in una frazione di secondo. Si presentò in camera con la camicia aperta, si slacciò la cintura con i soliti gesti rumorosi, ma Michela non gli prestò attenzione. Come poteva? Stava dormendo beata. Si spogliò sconfitto, conscio di aver sbagliato e consapevole che avrebbe dovuto dimostrarle ancora una volta la sua forza. Scostò il lenzuolo e la vide. Il sexy completino incorniciava quel corpo che lo aveva sempre attratto e a cui non riusciva a resistere. Lanciò via il sottile velo che la copriva e l’attirò a sé per le gambe mentre sbrigativo le sfilava le mutandine

«Che cavolo…» protestò Michela prima di vedere il suo fidanzato sopra di sé, quasi mastodontico nella sua posizione. Si sentiva piccola al suo confronto, quasi impotente e si paralizzò, si bloccò del tutto.
Valerio non se ne interessò e la rigirò. La ragazza si aspettava che entrasse in lei con rudezza, quasi che la stuprasse, ma si fermò. Cominciò a leccarla, ad accenderla come solo lui sapeva e poteva fare, il corpo di Michela rispondeva, la mente si scioglieva dietro quell’ennesima dimostrazione di forza e rispetto insieme. I primi gemiti le scapparono di bocca, incapace di trattenerli, il piacere cresceva e non poteva nasconderlo

«Chiara, entra!» ordinò all’improvviso il ragazzo tirando su la fidanzata perché guardasse la porta e vedesse entrare la stessa fan che tanto aveva odiato al ristorante. Era nuda, completamente nuda e portava uno strapon in mano,  ma non sembrava per lei. Si fermò e lo porse delicatamente a Michela che fissò interrogativa il fidanzato

«Ma…»

«Lei è per te, falla tua! Voglio che soffra, che capisca chi c’è nel mio cuore e perché lei è solo una nullità» le disse tutto d’un fiato. Michela raccolse lo strapon e lo infilò. Chiara l’attendeva appoggiata la muro, dove con la sua altezza avrebbe potuto imporre la sua forza, ma si sorprese del sentire la forte mano maschile prenderla e sbatterla sul letto. La ragazza sorrise a quel gesto dolce e rude, senza curarsi di altro penetrò la rivale, spinse con tutte le sue forze e la scopò mentre Valerio assisteva in piedi, appoggiato alla porta, a quella monta così selvaggia e delicata allo stesso tempo

«Credevi sarebbe potuto essere tuo, eh? Insulsa puttanella!» la insultò Michela

«No! Ancora!» cercò di rispondere Chiara annegando nel piacere dell’esser dominata

«Lo sapevi, eh?» la sbeffeggò ancora rallentando i colpi

«È tuo! Ma fammi godere, ti prego!»

«Sì, è mio! E tu non lo farai venire mai più!» urlò rabbiosa. A quelle parole il ragazzo capì come fosse il momento di allontanarsi e silenzioso uscì dalla porta

«Non è venuto! Viene solo con te! Sììì!» urlò venendo Chiara. Michela rimase immobile e scioccata da quella rivelazione. Chiara si raggomitolò su sé stessa mentre la ragazza uscì dalla camera, non le importava più della fan. Percorse la casa alla ricerca di Valerio e lo trovò sulla sua poltrona con un altro bicchiere di Whisky in mano

«Primo?» chiese

«Secondo.- rispose lui senza girarsi- Togliti lo strapon prima di avvicinarti» scherzò. Se lo tolse senza fiatare e lo lasciò cadere rumorosamente a terra. Girò intorno alla poltrona, si issò su di lui e lo fissò negli occhi iniziando una lenta sega

«Perché?»

«Perché le altre non le amo. Possono scopare bene quanto vogliono, ma non riesco a venire» ammise sconsolato

«Era così duro con lei?»

«Forse» rispose laconico. Si penetrò da sola lasciandosi scappare un gemito

«Scopami» le afferrò il culo e la spinse su e giù osservando il grosso seno ballare nonostante il reggiseno. Alzò lo sguardo a fissarla e non resistette, strinse con forza e si alzò. Le braccia sotto le gambe, la tenne ferma mentre il suo cazzo entrava ed usciva. Ruvido, violento, rabbioso

«Ci saranno volte più porche…volte più dolci…ma sarà sempre fare l’amore»disse lei rilasciando in poco tempo la tensione accumulata in un potente orgasmo

La mattina si svegliò nella stalla, un lenzuolo a coprire il suo corpo, dei vestiti poggiati poco più in là e un piccolo bigliettino

“Una goccia in mezzo al mare. Tu non sei altro che questo, ma nonostante tutto riconoscerei quella goccia anche fossi lontano miglia. Sarà una bella giornata, vai a cavalcare. Hai ancora più di 48 ore prima che tu mi cancelli e mi basteranno cinque minuti per dimostrarti che non possiamo cancellarci davvero”

Note finali:

aspetto i vostri commenti a iranes.racconti@yahoo.it