i racconti di Milu
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Indice
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Preludio
È tarda primavera, quasi estate. C’è il sole ma ci sono anche le nuvole. Sono sul prato del giardino che circonda la mia villa seduta sulla sdraio e sto leggendo un libro. Un poco distante c’è un'altra sdraio con sopra mio figlio; anche lui è intento a leggere un libro che, in seguito, scoprirò essere un racconto erotico. Siamo soli. Mio marito non è più di casa; saranno circa 10 anni che abbiamo divorziato. Si è fatto abbindolare da una ragazza di molto più giovane di me. All’inizio della loro storia la ragazza avrà avuto 18 anni. Lui oggi ne ha 40. Io ne ho 34; sono una MILF che ha un corpo che è una corazzata e con armi tutte efficienti. Sono alta 175 cm, bruna, capelli castani e lunghi fino a metà schiena; i miei occhi sono di un blu notte; ho una bocca non piccola ma nemmeno molto grande con labbra rosee e carnose; due gambe ben modellate che sembrano colonne di bianco marmo che fanno da sostegno ad un culo molto prominente (90 cm di circonferenza) da sembrare un mandolino capovolto; il mio inguine è coperto da una folta foresta di neri peli che nascondono il nido in cui agli sparvieri piacerebbe trovare ospitalità; un torace non molto ampio che ospita due magnifiche gemelle (IV taglia 110 cm di circonferenza) che, nonostante abbiano allattato per circa un anno un famelico cucciolo d’uomo, sono ancora dure e vincono la forza di gravità. Sembrano due mongolfiere in cima alle quali ci sono due grossi capezzoli che fungono da detonatori; quando mi vengono i cinque minuti li sottopongo ad una crudele tortura; li strizzo e li torco fino a provocarmi dolore misto a piacere. Non indosso mai il reggiseno, mi piace tenere le tette libere da costrizione. Raramente le sostengo con reggiseno di quelli a coppe aperte. Quando vado in città e passeggio per le vie sento gli sguardi degli uomini e anche delle donne spogliarmi anche se non ho quasi niente da farmi togliere. Siamo in giugno e oltre a non indossare il reggiseno non ho nemmeno le mutandine. Mi piace sentire gli spifferi d’aria fra le cosce e mi piace vedere le mie tette ondeggiare come fossero boe in balia di onde marine. Dopo che mio marito mi ha lasciata ho odiato gli uomini poi ho incominciato a giocare con loro come il gatto fa con il topo. Anche se il desiderio di ospitare uno di loro nel mio letto mi ossessiona. Un pensiero che riuscivo a tenere lontano perché ho un figlio da crescere. Poi un giorno, per puro caso, mi accorgo che sono oggetto di attenzioni anche da parte di mio figlio. Siamo in salotto; sto seduta sul divano e lui mi sta di fronte seduto in poltrona. D’un tratto mi accorgo che mi sta guardando fra le gambe. Come mio solito sono senza slip. Intuisco che dalla sua posizione può benissimo arrivare a vedere il centro del mio inguine dove la folta foresta di peli (sono una pelosona) fa bella mostra di se e nasconde la mia passerotta. I suoi occhi sono accesi e brillano. Riconosco in quello sguardo quello che ogni uomo mi lancia quando passeggio per le vie della città. È carico di desiderio. Non mi sottraggo al suo sguardo per non metterlo in imbarazzo. Lascio che guardi ed allargo le cosce quel tanto che basta da fargli riempire gli occhi. È un errore ma è anche il principio di un cambiamento nel rapporto di figlio - madre. Da quel giorno mio figlio non perde occasione per spiarmi. Lancia lascive occhiate nelle mie scollature; fa di tutto per cogliermi nei momenti della mia intimità. Mi sta continuamente intorno. E di tanto in tanto non perde occasione di strusciare il suo pube contro il mio didietro dandomi modo di sentire la sua eccitazione premere contro il mio culetto. E' come un animale che cerca di farsi notare dalla sua femmina. La cosa non mi da fastidio. Al contrario, nonostante sia mio figlio, mi piace sentire i suoi occhi spogliarmi; leggervi la bramosia. È pur sempre un uomo che molte donne ospiterebbero volentieri nel loro letto. Alto 180 cm con un fisico da guerriero spartano. Sembra un bronzo di Riace. La cosa mi sfugge di mano. Comincio a guardarlo con occhi diversi da quelli materni. Giorno dopo giorno la sua figura mi entra nel sangue. Prendo una “cotta” per mio figlio; diventa un’ossessione. Lo provoco facendogli vedere parti del mio corpo senza veli. Con allusioni e con gesti equivoci gli faccio capire che se lui ci prova io non mi opporrò. lo sto seducendo. Aspetto che sia lui a fare la prima mossa, ma il fatto che sono sua madre lo frena. Mi sento frustrata. Lo voglio ma ho paura di prenderlo. È la meteorologia a venirmi in aiuto. Il tempo cambia. D’un tratto il cielo si oscura ed una forte pioggia viene giù ed inonda il giardino. Mio figlio mi prende per mano e corriamo in casa; ci arriviamo con i vestiti zuppi di pioggia. Abbiamo appena varcato l’uscio della vetrata finestra che ci troviamo l’una nelle braccia dell’altro. Ridiamo per l’incidente piovoso. I suoi occhi si posano sul mio corpo. La mia veste fatta di un bianco tessuto quasi fosse un velo, nello bagnarsi diventa come fosse trasparente. Agli occhi di mio figlio sono come se fossi nuda. Smettiamo di ridere. Il silenzio scende su di noi. I nostri occhi si incrociano. Sono loro a parlare. Continuiamo a restare abbracciati. Intanto senza smettere di guardarci le nostre teste si avvicinano; le nostre bocche entrano in contatto. Chiudo gli occhi e dischiudo le labbra; un attimo e la lingua di mio figlio mi penetra nella bocca e va in cerca della mia lingua. Si incontrano ed un lungo duello ha inizio. Lui me la fa frullare nella bocca ed io impazzisco perché non riesco a bloccarla per poterla succhiare. Intanto che ci baciamo le sue mani scorrono in lungo ed in largo sul mio corpo. Smettiamo di baciarci solo quando l’ossigeno viene a mancare nei nostri polmoni. Non sono mai stata baciata con tanta foga e intensità. I nostri occhi si incontrano nuovamente. Ora o mai più.