i racconti di Milu
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Ci conosciamo da molto tempo, ma non ci siamo mai visti. Ci separano 20 anni, che marcano la tua maturità e la mia freschezza, e molti più chilometri. Oltre, ovviamente, ad una tua totale fedeltà alla donna che hai scelto di sposare. L’hai ribadito più volte, che non l’hai mai tradita. Fino ad oggi.

Mi hai notata anni fa su social network, e c’è stato da subito un feeling particolare. Migliaia di messaggi, telefonate e video-chiamate hanno cementato una sintonia rara ed una forte attrazione fisica e mentale.
Sei stato attento a non svelarmi nomi e luoghi, anche parlando del tuo lavoro, per evitare che ti identificassi, ma col tempo di informazioni me ne hai date davvero tante. Sfruttando la mia ottima memoria ed un pizzico di tecnologia, scoprire la tua città prima e l’azienda per cui lavori poi è stato davvero facile. Essere qui il giorno del tuo compleanno, quando un incontro importante ti terrà fuori ufficio fino a metà mattina, anche. Convincere la segretaria che sono una cara amica intenta a farti una sorpresa, figurati.

Mentre mi scrivi che la riunione è andata meglio del previsto io sono già accoccolata in totale solitudine nel tuo ufficio, in una delle due poltroncine in pelle nera. Pensando a te ho indossato una gonna altrettanto nera, fasciante, che fa risaltare il mio culo tondo e copre appena la balza delle autoreggenti. Fa da contrasto ad una camicetta color pastello, scollata al limite del decoro, e ad un paio occhialini rosso fuoco, dalle lenti neutre, accesi quanto il mio rossetto. Sono lo stereotipo perfetto della segretaria porca in attesa del capo.

Non devo attendere molto per sentire la tua voce in corridoio. Ora non si torna più indietro, mi dico.
La segretaria ti informa della mia presenza, anche se le avevo chiesto di non farlo. Poco male, ti servono comunque lunghi attimi per riprenderti dallo stupore quando apri la porta e mi vedi, raggiante. Mi squadri una, due, tre volte, lasciando a me il tempo di fare altrettanto, poi ti volti e chiudi a chiave la porta alle tue spalle. Hai già capito.


“M… ma, Molly? Qui? C… come?”

Buffo, tu che balbetti. La tua voce è sempre così decisa e netta! Fingo una sicurezza che non ho, recitando una battuta già ripetuta più volte: in realtà ansia ed eccitazione mi assalgono da giorni.

“Mauro, non è il tuo compleanno oggi? E Bisogna festeggiare, ti ho portato un regalo. Indovina”.

Vedi perché ti adoro? Usi il tempo che mi serve a risponderti per riordinare le idee e, quando termino, tu hai già pronta la solita battutina pungente.

“Un’auto nuova? Ma non scelta da te, che non ne capisci niente”.

Senza risponderti mi chino verso la mia borsa, poggiata a terra. Guardandoti, ne estraggo un fiocco di raso rosso. I tuoi occhi azzurri sono incollati al mio seno: si fa notare già di suo, abbondante e sodo com’è, ma complice lo scollo della camicetta ti offro un’anteprima niente male. Lo spettacolino ti piace, il rigonfiamento dei tuoi pantaloni non mente. E tu non cerchi di nasconderlo.
Mi alzo e mi posiziono il fiocco in testa. Con fare ammiccante tolgo gli occhiali. Sono il tuo regalo. Ti avvicini a me come in trance, e mi sfiori delicatamente la guancia. E’ la prima volta che ci tocchiamo. Mi incendio arrossendo violentemente.

“Stai giocando col fuoco, ragazzina. Attenta a non bruciarti.” Voce calma, tono deciso, sicurezza impossibile da scalfire. L’effetto che mi fai, così, lo testimonia il brivido di piacere che dalla figa risale lungo il mio corpo. Passare da seduttrice a sedotta, con te, è un attimo.

“Mai stata così attenta.”

Ti avventi su di me come una tigre sulla sua preda. Il fiocco rosso vola a terra, mentre con una mano afferri saldamente i miei capelli lunghi e con l’altra premi sulla mia schiena, schiacciandomi a te. Sento per la prima volta il tuo profumo, il tuo sapore ed il tuo calore. Le nostre lingue si cercano e si trovano. Mi stringo alle tue spalle larghe, e tu sposti rapidamente le mani sul mio culo. La tua sorpresa è totale quando, alzandomi di scatto la gonna, scopri che non porto l’intimo. Il mugolio di approvazione con cui reagisci, unito al tuo tocco deciso, mi fa ansimare.

Vorresti togliermi la camicetta, ma non te lo lascio fare e ti scivolo dalle mani. Mi osservi curioso. Intuisci il mio intento quando mi fermo dietro la scrivania in vetro temperato, al tuo posto, allontanando la tua sedia. Voglio che ogni giorno, mentre lavori, tu abbia la stessa visuale che avrai tra pochi istanti scopandomi. Voglio che il ricordo di quel che sta per accadere ti torni in mente mentre stai facendo tutt’altro, a settimane di distanza da oggi. Voglio costringerti a ripensare a me e alla mia figa ora bollente.

Mi raggiungi e termini l’opera con movimenti rapidi e decisi, ed io faccio altrettanto con te. In pochi attimi siamo entrambi nudi: tu completamente, io con addosso solo tacchi ed autoreggenti. Percorri il mio corpo con lo sguardo, ammaliato, prima di stringermi e riprendere a baciarmi. Persa in un abbraccio protettivo ed affamato, struscio la mia figa bagnata sul tuo cazzo duro e pulsante. Sono scintille di piacere per entrambi. In risposta, torni con le mani sul mio culo e quasi mi sollevi spingendomi contro di te per aumentare il contatto. Il mio seno, coi capezzoli duri ed eccitati, preme contro il tuo petto. Nessuno dei due parla, di parole ce ne siamo dette fin troppe.

Sto lasciando scivolare una mano verso il tuo cazzo svettante, sperando tu salga a torturarmi il seno con le tue, ma vuoi essere tu a gestire il gioco. Mi volti verso la tua scrivania, e mi spingi in avanti le spalle. Capisco senza bisogno di ulteriori indizi: mi faccio largo tra le carte e mi stendo sul vetro freddo. Tremo quando il seno viene schiacciato contro quella superficie, ma ancor di più quando comprendo fino in fondo la posizione in cui sono. Coi tacchi alti e le gambe ben tese il mio culo punta all’insù con decisione, offrendoti libero accesso anche alla mia figa.

Tremo anche quando la prima, attesa sculacciata mi colpisce rompendo il silenzio irreale che si era creato tra noi. Quando la seconda arriva, sul lato opposto del mio culo candido, sento ancora il contatto bruciante della tua mano nel primo punto. Ne seguono una terza, ed una quarta. Ne conto dieci. E gemo mordendomi le labbra ad ognuna di esse. E sento il tuo respiro farsi più profondo ad ogni mio gemito.

Quel che non mi aspetto è la tua lingua, calda e umida, che ripercorre i punti in cui mi hai colpita a lenire il dolore ed amplificare il piacere, mentre le tue mani mi tengono saldamente immobile. Una coccola dolce ed eccitante insieme, che vorrei diventasse ben altro ed al contempo non smettesse mai.

“Allora… è il mio regalo, o il nostro?”

“Il tuo regalo” mormoro, attirando la tua attenzione con un movimento della mano su un oggetto che non avevi visto, nascosto com’era tra i documenti. Gel lubrificante.

Tuo il compleanno, tuo il regalo, tuo l’ufficio. Tu il capo, io la segretaria.

Sento tutta la tua sorpresa in un gemito non trattenuto. Sai quanto i miei gusti siano diversi dai tuoi, capisci che è prima di tutto per il tuo piacere, e solo di conseguenza per il mio, che mi sto offrendo.

Ti rialzi in piedi, e lasci che il tuo cazzo prema contro la mia coscia per farmi percepire tutta la tua eccitazione. Resto distesa sul piano trasparente, come so che mi vuoi.

Il telefono suona, ma non sembri sentirlo. Senti invece il mio mugolio di approvazione, quando finalmente con due dita raggiungi il clitoride gonfio ed in attesa, e lo stuzzichi con movimenti circolari. Senti il mio miagolio di piacere quando le due dita mi entrano nella figa, senza incontrare la minima resistenza, e affondano nei miei umori.

Quegli stessi umori li depositi poi sul mio buco più stretto e desiderato. Premi appena, per farmi capire la tua voglia, e ripeti ancora la stessa sequenza inebriante. Ogni mia fibra ti vuole dentro di me.

Poi un contatto diverso: stai usando il gel. Questa volta non ti limiti a premere, ma mi penetri con una falange. Trattengo il fiato d’istinto, poi i muscoli si rilassano e ti lascio fare. Mi affido a te. Esci ed affondi ogni volta qualche millimetro in più, in quell’anfratto non inviolato ma di certo poco considerato. Assecondo i tuoi movimenti col bacino, incapace di star ferma, incitandoti a continuare.

D’improvviso bussano alla porta.
“Che c’è” urli secco.
“Il dottor Rossi al telefono, ingegnere” sento rispondere la segretaria. Non prova nemmeno ad aprire la porta ed è meglio così. Sospetto che vorrebbe essere al mio posto, ora.
“Dice che è urgente” aggiunge, non sentendo la tua risposta.
“Lo richiamo nel pomeriggio. E non mi disturbare fino a pranzo” tagli corto.
“Sì ingegnere” e se ne va.

In tutto questo non sei certo rimasto fermo. Hai continuato i tuoi affondi esasperanti ed il tuo dito ora è dentro di me fino alla base, a strapparmi lunghi miagolii. Il tuo cazzo finalmente si sposta dalla mia coscia, e punta all’ingresso della via resa agevole dalle dita.
Mugolando di soddisfazione e desiderio scivoli dentro di me con lentezza ma decisione, consapevole che assieme ai brividi di piacere mi trasmetti anche qualche scintilla di dolore. Le due sensazioni, così in contrasto, si mescolano e si fondono, ed io non capisco più nulla. Quasi mi dispiace sentirti fermare, una volta del tutto in me, e notare che il mio corpo si abitua velocemente al tuo.

“Tutto bene, Molly?” chiedi in un bisbiglio eccitato. La tua attenzione verso di me è sempre stata totale.
“Sì ingegnere” ti rispondo in falsetto.

Mi odi e mi ami quando faccio così, e lo dimostri uscendo appena dal mio corpo ed affondando poi di nuovo con un movimento secco. Gemo, colta di sorpresa, senza sapermi trattenere. Ripeti il movimento, questa volta più lento, e nel contempo porti una mano davanti, alla mia figa. Lasci il pollice sul clitoride e mi penetri con due dita. Il rumore liquido tra le mie gambe è inequivocabile.

Sincronizzi i movimenti della tua mano con il ritmo del tuo cazzo, annullandomi. Nuda nel tuo ufficio, stesa sul vetro ancora freddo della tua scrivania, senza esserti mai stata vicina prima, ed ora scopata, sodomizzata e masturbata da te. E’ troppo. Dopo settimane passate ad architettare tutto, ad immaginare questo momento, non riesco a trattenermi. Il piacere monta molto più velocemente di quanto vorrei. Mi sento colare sulla tua mano, con il mio culo che si muove assecondando il ritmo dei tuoi colpi. Ogni pensiero razionale mi abbandona, ma sento che per te è lo stesso. Il ritmo incalzante dei tuoi movimenti, la forza dei tuoi affondi, i tuoi respiri sempre più corti, e gemiti di approvazione che tenti invano di soffocare, tutto dice che non resisterai a lungo.

Padrone della situazione quale sei, giochi con i miei tempi, rallentando il piacere che mi trasmetti fino a portarlo al ritmo del tuo. Quando i miei muscoli più interni iniziano a vibrare, sento i tuoi ultimi colpi. Quando pianto i polpastrelli sul vetro, non avendo null’altro a cui aggrapparmi, ti irrigidisci in modo inequivocabile. Quando, un attimo prima di godere, mi sento sull’orlo di un precipizio bruciante, anche tu trattieni il fiato. E quando affondo i denti nel mio braccio per soffocare un grido di puro piacere represso per anni, ti sento piantarmi i tuoi nella pelle candida della schiena, per farti sentire solo e soltanto da me. Vieni dentro di me, e io vengo intorno a te.

Ti scuoti tu per primo dal silenzio irreale che ci avvolge, rotto solo dai nostri respiri ansanti.
“Perfetta… indimenti… cabile”
Ti direi lo stesso, se apprezzassi i complimenti.
“Non sarà… un’auto nuova… ma mi pare… il regalo… ti sia… piaciuto” mormoro con voce rotta come te dal piacere che scema lento, mentre resti deliziosamente in me.
“Te lo dirò dopo averti…portata a pranzo…se recupero abba… abbastanza fiato.”
Ed è allora che mi volto. Osservo il tuo volto solcato da un’espressione di puro piacere, e ti offro la visione del mio sfatto e carico di soddisfazione. Ti rispondo con un unico gesto: mi lecco, con estrema lentezza, le labbra rosse.

Il sorriso voglioso e lascivo che mi concedi di rimando mi dice che la giornata sarà lunga.