i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Io sto sperimentando e vivendo un’eccessiva e smisurata notte insonne, mi sto accanendo per il fatto che mi rigiro nel letto passando dal sonno alla veglia e viceversa. Lei è al mio fianco, dal momento che dorme lieta e pacifica, in conclusione quell’effetto acustico causato finalmente della sveglia interrompe troncando quella gigantesca agonia. Io m’alzo per di più demotivato, disinteressato e svogliato, vado verso il bagno e mi sposto davanti al lavandino rivolgendo il mio primo sguardo allo specchio: cazzo, una folta chioma rossa ricopre la mia testa, un viso, due occhi e due labbra da schianto, dato che il mio corpo è sparito come divorato, inghiottito da questo fisico mirabile. No, non è possibile, allora mi dirigo spaventato verso la stanza da letto e cerco di svegliarla, mentre lei colpendomi con la gamba mi risponde di stare buono e di continuare a dormire.

Io ritorno alla realtà, apro leggermente gli occhi sgranandoli: merda è un sogno, in quell’occasione li sigillo, perché farnetico dialogando con quella specchiera, poco dopo riappaio esultante di fronte alla superficie riflettente e contemplo manifestamente ammaliato il mio inedito essere vivente, mi sfioro l’addome ripetendo l’intervento a più riprese perché voglio chiaramente essere sicuro di godermi ogni piccola sensazione, in quanto è morbido, sodo e al tempo stesso gracile. In quel momento scavo sondando nella mia mente e malgrado ciò non riesco a pensare nulla che mi possa dare la stessa sensazione al tatto, successivamente mi lavo dirigendomi verso la stanza da letto, apro l’armadio, vedo la fila di gonne, di camicette, di pantaloni e di tailleur, poi corro verso il comodino dove i miei slip sono stati adeguatamente rimpiazzati da bellissime mutandine di pizzo colorate e sgambate, davvero incredibile. Il mio sguardo si sofferma di netto su d’un perizoma di colore nero davvero eccezionale, io lo indosso e per la prima volta noto la sua assenza poiché ne avverto la mancanza.

Al presente sono nel panico, cerco conforto, perché sono abbastanza confuso e frastornato dall’evento, ripeto all’indietro tutto ciò che mi è successo questa mattina per ritrovare una via d’uscita, in quanto non voglio rinunciare a quest’esperienza, però ho perso il contatto con la realtà: sto sognando, oppure è la realtà? Qualcosa nel mio subconscio mi rasserena tranquillizzandomi, così ritorno a stento a indossare il mio perizoma, analizzo i reggiseni, però alla fine decido di non indossarlo, così pensando all’effetto che ha su di me vedendo i suoi capezzoli crescere a contatto con la stoffa, facendo immaginare il seno in tutta la sua forma. Io voglio rallegrarmi per queste sensazioni, perché ci voglio giocare, dal momento che nella mia testa si sta profilando un piano diabolico, le calze autoreggenti, la minigonna, la maglia aderente sul mio corpo, dato che non ho mai perso tanto tempo per vestirmi, o forse sì? In quel momento avverto il contatto del sedere sulla stoffa, non sono sicuro di riuscire a distogliere la mente da questa sensazione, poi mi ricontrollo allo specchio, riconosco però che è proprio un bel guardare, allora viaggio rapido verso l’ufficio, al semaforo ricevo i primi attestati di considerazione e di stima. Che cosa cazzo hanno da guardare come degl’imbecilli penso fra me, passandomi la lingua sulle labbra e godendomi la loro reazione, poi in prossimità dell’ufficio sono colto dal panico, giacché penso che nessuno mi farà entrare in questa bizzarra e stravagante condizione. Apro in conclusione la valigetta in cerca del lasciapassare, eccolo, con la mia foto al femminile e un bel nome da donna: Elena. Il custode mi scruta, non gli dedico alcuna soddisfazione, eppure mi sta guardando le chiappe.

Io colgo captando i suoi occhi addosso come delle ventose, dato che prima d’ora non aveva neanche sollevato lo sguardo dal suo giornale, mi giro di scatto, lui finge di leggere, io salgo le scale, i primi saluti, pare che qui mi conoscano tutti in questa versione. In seguito incrocio Paolo al primo piano mentre scende le scale, mi giro per controllare, dato che il suo occhio vaga in quella terra di nessuno fra il pizzo delle mie calze autoreggenti e le mutandine, io frattanto gli rubo un sorriso soddisfatto, dal momento che ha compiuto la sua conquista giornaliera, in tal modo mi fermo davanti alla porta dell’ufficio, giacché mi sento un po’ emozionato, sono colto dal panico, sì, ce la posso fare penso dentro di me, infine spalanco la porta e dispenso un ciao caloroso a tutti i presenti. Loro non aspettavano che me, dato che lasciano improvvisamente tutte le loro attività mattutine per squadrarmi dalla testa ai piedi, dopo mi dirigo verso Luca che leggermente agitato si gira per controllare la posta e incautamente io gli appoggio un seno sulla spalla, gli domando qualcosa, mentre lo sento irrigidirsi. Poi mi giro e raggiungo la mia postazione, nel tempo in cui scorgo che imita qualcosa, mentre Marco nel frattempo ha seguito tutta la scena.

Mi siedo sulla scrivania accavallando le gambe, perché sono quasi sicuro che Marco può vedere l’inizio del pizzo delle mie calze autoreggenti, dato che lo leggo sul suo viso, perché ha iniziato a cambiare colore, dal momento che non riesce ad articolare un discorso di senso compiuto, però abilmente fa finta di nulla. Io abbasso le gambe facendo attenzione, visto che cerco d’impiegarci più tempo possibile, scendo dalla scrivania ed esco dall’ufficio senza dire una parola, perché so già che cosa ho lascivamente scatenato. Quei due stanno facendo dei commenti pesanti: “la prendo di qua, la metto così, la giro in questo modo, la sbatto di là”, tuttavia non avranno in nessun caso l’audacia né il coraggio né la spavalderia di metterlo in pratica perché li conosco troppo bene. Posso però spingermi più in là, in tal modo appena rientrato in ufficio intavolo un discorso equivoco e torbido, che li dovrebbe portare presto a parlare istintivamente di sesso, sennonché passano pochi minuti che arrivano al dunque, elementare e ovvio, ci avrei scommesso. In quel frangente mi chiedono quale sia stata la mia esperienza più ghiotta e interessante: adesso li voglio ai miei piedi, dato che mi concedono il più facile dei calci di rigore, cosiffatto inizio a raccontare d’una volta in cui mi sono trovata da sola con tre miei amici a casa di uno di loro.

Avevamo diciott’anni e stavamo guardando un film, giacché m’avevano seriamente convinto di salire in casa con loro per guardare una videocassetta pornografica. Dopo qualche scena particolarmente pepata, due di loro che mi stavano già ai fianchi hanno iniziato a palpeggiarmi i seni, l’altro troppo preso dal film non si era accorto di nulla. Non so che cosa mi passò nella mente, seppur giovane anche per un’esperienza meno fuori dal comune, tuttavia non seppi rinunciare. Mentre racconto il fatto, vedo Luca e Marco agitarsi sulle loro sedie, poiché li sto palesemente eccitando e questo mi fa perdere omogeneità, però anche a me sta capitando qualcosa di veramente entusiasmante e meraviglioso, perché sento che le mie mutandine iniziano a bagnarsi oltremodo. Come li vorrei sfiorare adesso quei capezzoli davanti a Luca e a Marco, perché non resisto. Immobile, continuavo a rincorrere con gli occhi quei pezzi di carne senz’anima nel video, tuttavia non riuscivo più a seguire quello che accadeva, perché la mia vista s’annebbiava, mischiavo come su d’una tela i corpi sudati degli attori. Anche il terzo individuo si era unito al banchetto, dal momento che m’aveva allargato le gambe e scostando le mutandine aveva iniziato a baciarmi, alla fine uno di loro mi collocò in bocca il suo cazzo.

Io mi sentivo come legata, cominciai a muovermi con l’unico intento di prenderne in bocca il più possibile, sentivo sempre una lingua scivolare fra le mie labbra, mentre due dita cercavano un varco fra le mie natiche, mi sentivo il centro dell’universo, in conclusione mi sdraiarono su uno di loro che iniziò a penetrarmi da dietro. Io li avevo dappertutto, perché così incastrata mi sentivo buffa e ridicola, però l’orgasmo mi tolse quel sorriso dalla bocca e mi strappò un urlo di soddisfazione. Adesso sono lì, entrambi impalati, poiché mi guardano come se fossi un marziano, nel frattempo una telefonata interrompe quel silenzio disagevole e imbarazzante per tutti, il capo mi vuole, esco dall’ufficio e mi dirigo nel lungo corridoio, però adesso c’è qualcosa di diverso che non riesco subito a cogliere. Intanto che avanzo, la luce diventa più fioca, scompaiono le pareti e aumenta il degrado, perché è come se camminando il tempo mi scorresse sotto i piedi a folle velocità, poiché faccio fatica con i tacchi a muovermi fra i calcinacci, le scrivanie e i vecchi computer. Colgo dei brividi, l’eccitazione di qualche minuto fa sembra scomparsa, attualmente ho paura, dato che sto scappando da qualcosa o da qualcuno, finalmente una porta. Eccoti, qualcuno urla alle mie spalle. D’improvviso sento dei passi che partono all’inseguimento, inizio a correre come credo di non aver mai fatto, infine inciampo, prontamente mi rialzo e riparto a correre abbandonando queste stupide scarpe con il tacco, sono terrorizzata, la porta è vicina, però la mia corsa sembra inutile, perché corro, eppure non mi avvicino mai, dato che ormai lo sento alle spalle.

Un braccio m’afferra per il collo, cerco di divincolarmi, però sono come un filo di ferro nelle sue mani, in quanto la mia forza sembra bloccarsi e frenarsi alle intenzioni, sferro forti pugni e calci alla cieca che si disintegrano prima di raggiungere l’obiettivo, al termine cala il buio lì davanti ai miei occhi. Con voce calma m’intima di fare la brava se questa sera voglio tornare a casa sana e salva, in seguito per enfatizzare e ingigantire quelle tremende parole mi fa scorrere una lama fredda sulla guancia. Ho le mani legate e sono in ginocchio, intanto che qualcosa spinge per entrare nella mia bocca, non so perché, però mi ritorna in mente di quando mia madre tempo addietro mi costringeva forzandomi di mangiare la carne. Ricordo tutto di quei momenti, la luce gialla della cucina, la porta a soffietto sigillata, dal momento che non c’era maniera di convincerla, poiché era inutile serrare le labbra, giacché alla fine avrei dovuto cedere, masticare senza mai riuscire a inghiottire quel maledetto pezzetto di carne. Adesso il mio cuore batte vigorosamente e cedo, perché è entrato nella mia bocca, mi sento chiusa come in una morsa, spinge il suo cazzo in avanti con forza e avvicina la mia testa con altrettanta intensità.

Quel corpo estraneo entra ed esce dalla mia bocca sempre allo stesso ritmo, forza la mia gola nel tempo in cui lo sento ansimare. La mia bocca è spalancata come per cacciare un urlo, è vistosamente aperta in modo anomalo e innaturale, la sua convulsa movenza è costante, stabile e ripetitiva senza pause né cambi di ritmo. Al presente non sento più nulla, ho la sensazione che esista solo il suo cazzo e la mia bocca, stretti in una macabra e opprimente danza. Mi vergogno ad ammetterlo e a dichiararlo, però da qualche minuto qualcosa mi sta accadendo in mezzo alle gambe, dato che inizio a sentire una forte eccitazione, perché vorrei toccarmi, anzi, le mani legate me lo impediscono però partecipo. La mia lingua inizia ad accarezzare quel cazzo che sta percorrendo la mia bocca da chi sa quanto tempo. E’ come se una parte libera di me stia facendo di tutto per strappargli un orgasmo, perché più m’impegno e più mi eccito, anzi, provo una gioia forte, un piacere reale.

La sua mano abbandona i miei capelli e mi strappa la benda, mentre io faccio fatica a mettere a fuoco la sua figura, che incurante e insensibile continua nel suo va e vieni.

La luce del sole è forte, i suoi lunghi capelli ondeggiano accompagnando il suo movimento e finalmente incontro il suo dolce sorriso, mentre tiene il mio cazzo in erezione tra le mani.

“Buongiorno amore, come va? Hai dormito bene?”.

{Idraulico anno 1999}