i racconti di Milu
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Quell’uomo t’educò insegnandoti per bene, avviandoti sennonché ad amare, indottrinandoti e influenzandoti nel migliore dei modi, eppure tu eri bambina prima di lui, perché credevi nelle favole, confidavi nelle leggende e dubitavi avendo delle riserve nella realtà in quanto erano ben distinte, poi in modo inatteso arrivò lui, il conquistatore, il seduttore delle altre. Tu lo vedevi e non ci pensavi proprio a entrare nel suo sgradevole taccuino, perché lui era il tuo migliore amico, quello con cui infilarsi sotto un piumone in una tenda per confidarsi tutto sino all’alba, poi dormire sorridendo allegri, felici e raggianti di quell’intimità più che di qualsiasi altra malizia, fino a diventare essenziali e indispensabili l’uno per l’altro.

Più avanti, una notte tu e un nuovo ragazzo, lui e la sua ennesima conquista, una tua amica venuta da fuori per puro caso: cinema, panini, bibite e sigarette, dopo tutti a casa tua nel seminterrato, cosicché aprite il divano letto e v’infilate in quattro: tu e Federico, lui ed Elisa, soltanto che tu e lui siete amici come pane e burro, poiché questo è di più di quello che vi può attirare invogliandovi negli altri due corpi che si spogliano e che s’accendono ognuno su chi ha davanti, ma è troppo forte la vibrazione, dal momento che lo spiare di nascosto incoraggia, rinfranca e spinge forse loro due, ma non voi. Mentre lui si sfrega su di Elisa, tu percepisci la sua pelle nuda scorrere accanto alla tua, lo avverti e non focalizzi più l’uomo che ti sta accarezzando eccitato, in quanto sei ammaliata e avida di quei millimetri rubati. Finalmente vi accorgete d’avere la febbre alta nelle vene, quella febbre che non vi aveva mai ammorbato vicini sinora. Tu spingi il polpaccio teso, la pelle lucida e morbida ad allacciare una sua gamba, un’intuizione, un oscuro presentimento ironicamente sottovalutato, perché è così che finalmente si rompe la diga: in altre parole rubando.

Ebbene sì, tu lo estorci alla tua amica, lui ti scansa da quell’individuo che per di più t’aveva introdotto e proposto lui, bello scambio di favori però, niente male, far rotolare Federico ed Elisa l’uno verso l’altro è sin troppo facile, perché siete sempre stati manipolatori tu e lui, abili e competenti per far credere agli altri che stanno facendo quello che vogliono loro, mentre calcano passo a passo le briciole di Pollicino che disponete ad arte e con perizia. In realtà vi viene naturale, dato che non è nemmeno un calcolo, è puro e semplice istinto, indole e temperamento di predazione. I vostri amici sono presi dalla curiosità, dalla foga e dalla violazione, voi state rompendo un millimetro alla volta, un divieto molto più forte, quella separazione che vi teneva a una distanza di presunta sicurezza. C’è tuttavia un momento ben preciso in cui tutto cambia, nulla d’imprevedibile, nessun colpo di scena, perché è come nelle tradizioni più antiche, nella memoria più primitiva quando lui entra dentro di te, precisamente un millimetro alla volta tu apri le cosce ai suoi lombi e lui lacera quell’imene immaginario che vi rendeva fratelli, perché da lì cambierà tutta la tua vita, cosiffatto iniziate a giocare e ad amarvi.

Il sesso fra di voi è una dimensione e un formato nuovo, amici, fratelli e complici, perché giocate, amate regalarvi sogni e sorprese, la fantasia spalanca le porte, abbatte le barricate e scopre innegabilmente ambienti sconosciuti. Ricordi quelle salse spalmate sul tuo corpo in una roulotte nel gelo del mese di febbraio, ma quanto ridevate? E quanto tu godevi tra una risata e l’altra, mentre quei sussulti prendono il sopravvento e il gioco che diventa terremoto e urla in quel cortile deserto, urla di piacere mentre lui ti sbatte rompendoti? Non perdete occasione per sorprendervi a vicenda, in quanto tu sfoggi i tuoi modi deliziosi e ti fai regalare dal cinema il poster del film canaglia, che nascondi con perizia in un cespuglio e lo porti in giro cercandolo nel parco a suon di “acqua” e di “fuoco”. Lui parte in moto da Torino per farti trovare sul vetro della macchina una rosa, mentre tu sei a Sestriere per il fine della settimana, senza farsi neanche vedere. Di frequente, appena vi è possibile, v’infilate all’interno d’un cinema multisala dove tra un intermezzo e l’altro fra qualche cortometraggio che proiettano, tu caldamente ne approfitti regalandogli con passione uno spettacolare pompino mandandolo fuori di senno.

Tutto al presente è eroico, tutto è glorioso, ogni cosa è leggendaria, i gesti sono immensamente imbevuti di voglia di vivere, infinitamente di gioia, saturi al tempo stesso di lontananza e di solitudine disperata, che finalmente trova appoggio e conforto di mani allacciate sempre anche quando nemmeno sai dov’è, però sai sempre dov’è, perché il vostro è un cammino di stelle, visto che basta alzare lo sguardo al cielo e le narici al vento per ritrovartelo accanto. Entrambi compirete svolgendo tutto insieme, in tale maniera il glorioso ed eterno Dio non avrà più creato l’uomo e la donna nel vostro mondo, perché voi siete una cosa sola, siete radicalmente un cosmo inscindibile. Siete una cosa sola anche quando lui gioca con le altre, tu lo sai e ne godi sotto sotto compiacendotene, mentre le vedi cadere squagliate dai suoi trucchi da rubacuori. Ne godi, perché ogni altra donna che lui assaggia non sei tu, in quanto vedi che le altre perdono anche quel poco di sapore che aveva prima che tu ci fossi, ne godi perché ora lui le vuole con te, perché anche tu impari a volerle, rapita dal piacere che gli leggi nella voce rauca quando vi guarda salire e scendere su di lui, coprendolo di fluidi con immagini incancellabili e forme indimenticabili.

Tu rifiuterai sempre gli altri uomini che lui ti proporrà, li respingerai con fermezza, perché sai che non resisterebbe, che si spezzerebbe qualcosa anche se lui è alluvione, vento e tempesta, per il fatto che insegue opportunamente la linea estrema ininterrottamente persuaso d’essere il più forte, il più energico. Tu però sei donna e sai custodire, sai preservare, sai salvaguardare, sai fermarti sul ciglio, dal momento che è lui che t’inizierà, lui che ti presenterà a te stessa, che t’insegnerà a trovare la strada al buio. Lui sapeva fermamente da sempre che eri manifestamente abile e capace, in quanto non doveva far altro che svelarti a te stessa, per il fatto che ti capita ancora di sentire nelle spalle l’eco di quella stanchezza profonda e incolmabile, quella condizione di sfinimento scoraggiato, d’insolita e d’irrequieta anima lesa, quell’inerzia del mettere un passo dopo l’altro rileggendo in un angolo di coscienza il mantra che il tempo aiuterà, che l’importante è in conclusione superare questo momento, venirne fuori un giorno dopo l’altro, un passo senza di lui dopo l’altro.

Lui t’aiuta, si fa persino odiare, manifestamente disdegnare, diventa nemico, il tuo sabotatore peggiore, perché ha radici dentro di te che nessuno estirperà né strapperà mai, nemmeno tu. L’unico modo d’allontanarti da lui è iniziare ad amare altre parti di te, scegliere il giorno adatto e sprangare le porte alla notte, ignorare le stelle, il canto dei lupi, le correnti marine e scegliere per tutta la vita solamente la terra, la fertile terra, la solida terra. Sì, oggigiorno, mi capita ancora di sentirmi addosso quella stanchezza malata, nociva e turbata, sì, perché me la sentivo nelle spalle che sembravano non riuscire più a portare sé stesse, nei polmoni che non riuscivano più a riempirsi davvero.

Adesso ho vissuto dieci vite diverse da allora a oggi, ma le cicatrici e gli sfregi s’arrosseranno ancora e sempre al cambiare del tempo, perché separarmi e sconnettermi da te è la fatica più dolorosa, immensa e straziante che abbia mai dovuto portare a termine. Ti confido amaramente che sono passati quasi dodici anni, eppure ancora quando vedo un diciotto in un film ti sorrido. Ti meraviglierai, certo, però c’è ancora la credenza vana dei numeri, ancora il sorriso complice, perché ci sono legami che diventano ossa, scheletro dentro di te, quella nostra personale versione dello scheletro nell’armadio.

Oggigiorno, ripensandoci bene, sei tu invero che m’hai instradato amore mio sepolto, sei tu che m’hai convogliato insegnandomi a vivere il corpo come un frutto, lo sperma come il color del latte, così come il Re Mida che trasformava ogni gesto in canto e in festa. Forse non era una droga, certamente era dipendenza, perché ambedue eravamo tutto, tutto ciò che conta. Quello che succedeva fuori nel mondo che cosa poteva mai interessarci o importare di là da noi? Ricordo tutto. Rammento lo schiaffo che ti diedi come risposta al tuo fratello piccolo, che dannazione, da dietro la macchina aveva visto solamente la mia mano contro il tuo viso e si era rabbiosamente convinto che volutamente ti maltrattassi. Dopo quei calci, quando io ero già per terra e l’anello che mi strappasti dal dito con una rabbia tale da farmi paura, gettato per terra poi calpestato dall’ambulanza che non era neppure per me, ma per qualcuno di ben più fragile che soffriva non sopportando l’uragano del nostro disperato amore.

Nell’epoca attuale sono consumata, invecchiata e sfiorita dentro e fuori e ne sono curiosamente e nel tempo stesso stranamente felice. Sono bimba, donna, madre, figlia, combattente e pacifista, scansafatiche e iperattiva, tu m’hai forgiato plasmandomi, non l’unico certo, comunque fatale e inevitabile. Attualmente, quattordici anni dopo per la precisione, è in questo momento che ho scrupolosamente ricominciato a dormire sotto le stelle nuotando nell’abisso, ho iniziato a riemergere giocando e respirando nell’acqua, nel cielo e nel mare, in tal modo posso finalmente dedicare rivolgendo uno sguardo corretto, leale e onesto internamente a ciò che siamo biasimevolmente, effettivamente, inclassificabilmente e scorrettamente stati.

Al momento ti svelerò che posso sennonché concedermi regalandomi nel contempo l’improponibile benessere, l’inopportuno appagamento e lo sgradito lusso della nostalgia di quell’amore incalcolabile, immenso e smisurato.

Quest’oggi, posso infine ringraziarti, almeno da qui dove spero facendo vivamente assegnamento che non mi leggerai in nessun caso.

{Idraulico anno 1999}