i racconti di Milu
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Non era la prima volta che le succedeva questa faccenda, per il fatto che lei e Gioacchino si erano chiaramente fermati per osservare un bel paio di scarpe attraverso quella vetrina:

“Sono davvero belle, le vorresti indossare?” - aveva detto inaspettatamente Gioacchino, ma per Lara l’immagine delle calzature oltre la vetrata era sfumata nell’indefinito, perché lei aveva già indirizzato mettendo ben a fuoco un’altra realtà, vale a dire la loro immagine riflessa nel vetro.

Ci sono dei momenti, invero, nel quale tra una domanda e la risposta passa un’eternità di tempo. Eccoli qua Gioacchino e Lara, l’uno e l’altro rispecchiati e accuratamente riflessi nella vetrina, Lara che non ha l’ossessione dello specchio e lo usa quel tanto che basta di mattino per darsi un filo di trucco leggero prima di andare in ufficio, viceversa la sera, quando si strucca si pulisce la pelle dalla stanchezza accumulata della giornata, che ancora non intacca la bellezza né lo splendore del suo viso.

Adesso Lara guarda sé stessa nel riflesso del vetro pulito da poco, per verificare la coppia che loro due rappresentano e che con un urlo muto vede due persone distinte, perché così sa che presto finirà anche questa storia. Fino a mezz’ora prima loro due erano a letto e avevano fatto l’amore per ore e meglio del solito, il tutto era stato più appassionato che mai, aveva tenuto stranamente gli occhi chiusi con un sorriso beato, tirato da un orecchio all’altro. Lui era piombato a casa senza preavviso, quasi per farsi perdonare della serata trascorsa a consolare e a rincuorare un amico depresso. Nessun problema.

Prima dell’alba lui aveva aperto le mandate del portoncino con le proprie chiavi e pur nel pieno del sonno Lara aveva avvertito quel rumore cadenzato distendendo le labbra in un potenziale sorriso, mentre la fica ben più vigile si era già accesa eccitandosi rapidamente per quel risveglio fuori programma. Lara si chiudeva sempre dentro, Gioacchino abitava nel proprio appartamento a qualche isolato di distanza, in tal modo avevano entrambi preferito. Lui l’aveva trovata beata ed eccitata, dopo essersi spogliato in piedi e lasciato l’orologio al solito posto sul vecchio comò, aveva sollevato il lenzuolo all’altezza della sua fica prediletta, come usava chiamarla più che altro per far imbestialire la sua donna, che allora diventava maggiormente appassionata e calorosa:

“Sei bagnatissima, mi stavi forse sognando?” - aveva sussurrato dentro di sé.

Lara per abitudine non dormiva mai completamente al buio, i figli del fratello le avevano regalato una stellina, che fissa nella presa della corrente diffondeva nella stanza da letto un tranquillo tono di colore arancione. Con qualche difficoltà Lara si era distesa supina vincendo il torpore del sonno ed esponendo così le sue nudità. Che splendida veduta per gli occhi di Gioacchino. Lara aveva avvertito il suo respiro avvicinarsi e si era sentita lambire i genitali dalla lingua che furtiva esplorava. A ogni passaggio, nella speranza di molti ritorni, la pelle era fresca di fluidi, in tale maniera sollevata sui talloni Lara esponeva il bacino in movimenti irresistibili e lui separava le natiche serrate con la lingua dura e appuntita percorrendo quel ponticello di carne che in Lara era particolarmente lungo, quello che separa per intenderci i due orifizi, perché appresso si tuffava potente e invadente nel lago profumato di quelle acque calde e avvolgenti, chiuso tra le sue rosee dolci colline, nude e consistenti.

Gioacchino amava dissetarsi così della sua aridità, saziandosi con tenerezza e appagandosi con avidità. Perché resistere e svegliarsi? Lara aveva lasciato che quella strana sensazione che non è prurito né solletico, che le nascesse nella pianta dei piedi, che salisse in ultimo per le caviglie e su per le cosce nella parte più vulnerabile della sua pelle. Le gambe avevano iniziato a tremare da sole e si erano strette sulla testa dell’uomo, per liberarla e poi stringerla nuovamente in movimenti involontari. Come l’ondeggiare pelvico, con la testa che si riempiono delle luci di silenziosi fuochi d’artificio, abbandonata ai sensi, i brividi che si rincorrono per la schiena, dal collo e lungo le braccia, nei glutei e sui seni caldi, nello stomaco e nella pancia, dentro la parte più segreta di se stessi, fino al culmine:

“Bevi, amore” - gli aveva enunciato con tono implorante, scongiurante, come se fosse un comando, con la voce spezzata dal piacere estremo che tutto ti fa precisare.

Oggi è sabato, attualmente si trovano nel centro storico della città, il traffico è quasi pari a zero, il cappuccino più buono della città si può degustare dietro l’angolo, esattamente a metà strada tra i loro due appartamenti:

“Le scarpe sono belle e voglio regalartele, su vieni che entriamo” - l’aveva sorpresa così Gioacchino.

L’aveva trascinata via dalla loro immagine riflessa, Lara si era seduta, mentre la commessa ritornava dal retrobottega con due grosse scatole, trentotto e trentanove le misure, perché non si sa mai. Gioacchino scherza con la commessa, una pagnottella dalle forme armoniose, dalla faccia larga, il giubbotto rosso come i suoi mocassini e i jeans fascianti dalle forme normali, niente di speciale. I capelli colorati di platino, con ricrescita nerissima, senza una particolare piega, il mascara visibile che appiccica le ciglia, con gli occhi chiari. Lui cerca lo sguardo di quella e la reazione alle sue battute, lei ribatte alle battute e allo sguardo.

Lara infila le scarpe, si mette in piedi e cammina fino allo specchio deforme, che slancia la figura esaltandole e valorizzandone appieno la calzatura.

Come probabilmente scaturita da un’atipica e insolita sceneggiatura, nessuno in quel frangente la degna della benché minima attenzione, mentre l’urlo muto echeggia affermandosi, convertendosi e rimbombando solamente nelle sue orecchie.

{Idraulico anno 1999}