i racconti di Milu
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Sono una donna manager in una società di consulenza e per incontrare i clienti sono spesso in viaggio. Mi trovavo in quel momento a Montecarlo e attirata dal mare e dagli yatch decisi di fare una passeggiata sul molo. Vidi venirmi incontro un gruppo di marinai, delizia per i miei occhi, quando all’improvviso una voce mi risvegliò dal mio stato di contemplazione. Mi sentii chiamata per nome. Era il mio ex. O meglio, era l’Ex, il primo amore, quello che non scorderai mai. Non ci vedevamo da 10 anni e, a parte del fatto che fosse in marina, di lui non sapevo altro. Presa felicemente allo sprovvisto, lo invitai a cena per la sera stessa, di certo non mi sarei fatta scappare l’occasione di trascorrere una sera con lui.
La nostra storia era finita male, a causa di incomprensioni e infedeltà, da parte mia. Un ricordo sempre molto vivo degli anni passati con lui riguardava il sesso, a dir poco fantastico e fuori dagli schemi. Molto di quello che sapevo fare lo dovevo a lui, ma di acqua sotto i ponti ne era passata, ora dovevo dimostrargli che ero “cresciuta”. Lui era sempre stato molto emancipato e senza freni, non si sarebbe di certo stupito con poco, per la serata dovevo ideare qualcosa di veramente particolare.
Innanzitutto decisi di nolleggiare uno yatch, con tanto di comandante, che però raggiunto il largo, sarebbe dovuto tornare a riva in gommone. Nessuno doveva esser d’intralcio a ciò a cui avevo pensato.
Alla cucina pensai io, me la cavavo molto bene ai fornelli, e, sperando che fossero rimasti uguali, conoscevo bene i suoi gusti.
Alle 21.00 ci incontrammo dunque al molo dove ci eravamo imbattuti nel pomeriggio. Io indossavo un abito da sera aderente, con una scollatura che lasciava intravedere il sedere e uno spacco laterale non indifferente. Volevo lasciarlo senza parole. Il mio corpo aveva mantenuto la forma negli anni, e arrivata alla trentina potevo ben vantarmi della mia taglia 40 e del mio sedere formato da tanti anni di sport. Lui arrivò in camicia aderente e pantaloni attillati, una favola.
La sintonia tra di noi era subito riaffiorata e tra un calice di vino e piatti appositamente affrodisiaci, la temperatura cominciava a scaldarsi. Tuttavia, bisognava trattenere la cosa fino al dolce, e più si avvicinava il momento più la mia eccitazione e la mia impazienza crescevano.
Finalmente avevamo finito il secondo. Avevo pensato al tiramisù, il suo dolce preferito, ma sarei stata pronta a scommettere che non aveva mai provato la mia ricetta.
Sparecchiai la tavola e mi tolsi il vestito, lui rimase a bocca aperta non capendo cosa mi fosse preso e come fossimo già arrivati a quel punto. Allora mi diressi verso il bancone della cucina e presi gli ingredienti che avevo già preparato: caffè, mascarpone e savoiardi.
Mi sedetti sul tavolo di fronte a lui e aprii le gambe. Lui fece per avvicinarsi, ma subito lo bloccai con i piedi, doveva aspettare il dolce. Faceva fatica a trattenersi, leccarla era una delle cose che più gli piaceva, e la sua erezione traspariva sempre di più dai pantaloni stretti. A quel punto lo guardai negli occhi, e comiciai a spalmare il mascarpone sul clitoride e sulle labbra della mia fica. Allora presi un savoiardo e me lo misi all’interno. Un sorriso affiorò sulle sue labbra e lo sguardo divenne ancora più affamato. Presi il caffè e lo versai sul mio seno, in modo tale che colasse fino ad arrivare a bagnare il biscotto. “Mangia” fu l’unica cosa che gli dissi, e quello che fece fu più un divorarmi. Cominciò a mangiare il savoiardo e svuotò il dentro con la lingua, fino a non lasciare nemmeno una briciola. Poi passò al mascarpone, leccandomi il clitorite con voracità. Quanto mi era mancata la sua maestria. Godetti subito, la mia eccitazione non poteva reggere oltre. Venni copiosamente, e lui non si perse nemmeno una goccia del suo dessert preferito. La cena era conclusa, e noi avevamo appena cominciato.