i racconti di Milu
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La settimana era cominciata male. Era agosto ed era arrivata una grana imprevista. Avevamo del buon personale in azienda, ma non puoi lasciare la barca a dei mozzi. I nuovi programmi non erano piaciuti a molti, ma non che me ne importasse molto. Quando ti ritrovi in una posizione d’importanza sai bene che pochi ti ameranno e, francamente, a me di essere amato non frega nulla.
La tipa con cui uscivo non l’aveva capito, aveva pensato di potermi ricattare come se io avessi bisogno di lei. Le era andata male. Ci avrei messo meno di zero a trovarne un’altra, mi sarebbe bastato andare in qualche locale.
La Sardegna sarebbe stata perfetta per un last-minute. L’hotel che avevo preso era uno dei migliori della zona, vista panoramica e tutti i confort, non sarebbero mancate belle ragazze in vista. Peccato solo che non avessero la camera che avrei voluto, ma la seconda scelta non era niente male.

Mentre ero in aereo ripensai alla chiacchierata di qualche tempo fa con Andrea. Un bravo lavoratore, un po’ taciturno, ma simpatico. Aveva bei gusti in fatto a donne, ma non me l’aveva raccontata giusta e l’avrebbe pagata.

Quando avevo visto la sua amica, mi era stato chiaro ci fosse qualcosa di strano e il fatto che avesse risposto lei al telefono ne era la prova. Quei due bastardi mi avevano fatto arrapare e avevano costretto la povera Francesca a subire la mia eccitazione.
Francesca era una bella ragazza, di quelle minute, basse e poco appariscenti di norma, ma che se valorizzano il loro corpo con i giusti abiti potrebbero far eccitare un morto. Quando era arrivata in azienda era solo una povera timida ragazzina che cercava un impiego per rimediare alla triste vite familiare. Lavorava per me da due anni ed ormai aveva ben chiaro cosa volessi da lei, quando e come lo volessi.
Qualche mese il suo ragazzo aveva manifestato dei dubbi sul comportamento di Francesca, sui suoi orari in ufficio. Era bastato convocarlo e parlarci da uomo a uomo per fargli capire la realtà dei fatti. Lui era un povero fallito che arrancava ad arrivare alla fine del mese, Francesca una ragazza con uno stipendio più alto della media e che godeva a scopare con il suo capo. Guardarlo in faccia realizzare di essere un cervo era stato divertente, ma non potrò mai scordare la sua faccia mentre Francesca, parlandogli come fosse la cosa più normale del mondo si fosse chinata a farmi un delizioso bocchino. La sua piccola boccuccia si era allenata molto ed era una pratica normale chiudere la stressante giornata lavorativa con un bel servizietto

«Guarda quanto è troia! Tocca la sua fica, senti quanto è bagnata!» lo invitai con falsa gentilezza, era evidente fossero ordini. Lo lasciai toccare con mano la realtà, mentre l’eccitazione di Francesca cresceva a dismisura

«Christian, scopami! Ti prego!» in azienda usiamo sempre il nome di battessimo, l’importante è che siano ben definiti i ruoli e le mansioni, e non lo fa una targhetta. 

«Fammi vedere come ti fai scopare dal tuo cornuto»

«Ma lui non mi fa godere! Ti prego» piagnucolò. Per lui fu un duro colpo scoprire così che non era in grado di far godere la sua ragazza. Me la scopai a lungo e dandole numerosi orgasmi, esattamente come feci quel giorno dopo il colloquio con Andrea. Anzi, ad essere sincero, credo di averle distrutto il culo quella volta, ricordo che rimase ansante sulla scrivania al mio fianco per un dieci minuti buoni mentre cercava di riprendere fiato. Mi stupisco di come le donne delle pulizie non abbiano mai accennato una minima battuta quando ci vedono lavorare.
Nonostante il sesso fosse il mio argomento preferito e nonostante le belle scopate, non riuscivo a togliermi dalla testa quel colloquio con Andrea

 

«Tu ti ricordi qual è la politica dell’azienda, vero?»

«Riguardo a cosa?» mi chiese cadendo dalle nuvole

«Andrea, parliamoci chiaramente. Ti stavi scopando la tua carissima amica- calcai volutamente le ultime due parole- e a me non frega un cazzo della tua vita privata. Ma se accade mentre lavori per me, diventano cazzi miei» rimase in silenzio per un po’ mentre io mi dedicavo a leggere dei rapporti appena arrivati

«Sì, ho capito. Adesso vado» e fece per andarsene

«Ti ho detto che puoi alzarti e andartene?»

«N-No» mi rispose titubante

«Allora siediti!- aspettai che si sedesse e fui più duro nelle domande- Chi è la troia?»

«Christian, non so davvero…»

«Non mi prendere per il culo» bastarono queste semplici parole a fargli capire l’antifona in modo molto chiaro

«La fidanzata di un collega»

«Se questa storia creerà problemi in azienda ne risponderete in tre, chiaro? I tuoi cazzi fuori dal lavoro»
«Sì, ho capito»

«Ora puoi andartene» non lo degnai di uno sguardo mentre usciva, ma dovevo sapere chi era la ragazza che avevo incontrato. Un bel bocconcino e pure troia dentro, era interessante. Ad oggi ancora non avevo scoperto nulla.

Quando arrivai in camera la prima cosa che volli fare fu una doccia. Non era bastato il fatto che non avessi trovato la mia stanza, pure un disguido c’era stato. Mi spogliai appena ammirata la vista serale, il mare era uno spettacolo, mi veniva difficile resistere alla vista di un bel mare placido. Mi stavo spogliando quando entrò una ragazza, rimase impalata a fissarmi, fu una piacevole novità. Non mi nascosi, sapevo bene che effetto poteva fare il mio corpo, specialmente se visto all’improvviso in maniera inaspettata

«Entri, entri» la invitai bonariamente. L’uniforme non permetteva di vedere le sue forme, ma aveva un bellissimo viso

«Mi manda la direzione…» era agitata, non riusciva a continuare. Mi avvicinai come fossi un predatore con una preda, e lo ero in quel momento

«Dimmi tutto. Per cosa ti manda la direzione?» le ero davanti ormai. Il suo sguardo non riusciva più a restare dritto, vagava tra le mie spalle, i miei addominali e, soprattutto, il mio cazzo. Sembrava piacerle molto.

«La Direzione mi manda a dirle che si scusano per il cazz…il disguido della camera…» non la lasciai continuare

«E hanno mandato te come bonus?»

«Io? Cosa…» stava andando in pappa. Le prese il mento tra due dita

«Io sono quassù, ragazza. Avvisa la direzione che se vogliono che accetti il loro omaggio- dissi scartandole il colletto della camicetta- me la dovranno concedere per tutta la sera- le aprii anche altri due bottoni lasciando che il seno risaltasse- ora vai ad avvisare che ti daranno la serata libera. Io ti aspetto qui.- mi girai andando verso il bagno- Non ti togliere l’uniforme!» Ero appena entrato in doccia quando sentii la porta chiudersi. La serata prometteva bene.

Mi raggiunse mezz’ora dopo circa, non me ne curai per niente. Uscii dalla doccia e la salutai, era ancora scioccata, ma non aveva richiuso la camicetta. Mi tolsi l’asciugamano, restando nudo e le feci segno di avvicinarsi.

«Dammi il tuo gilet.- era nervosa e si muoveva a fatica- Non abbiamo tutta la sera!- sapevo si sarebbe innervosita di più e mi divertivo a vederla annaspare. Sostituii le mie mani alle sue e lo aprii con delicatezza, glielo sfilai e feci un passo indietro per ammirarla- Meglio!» sentenziai sicuro. Mi allontanai per vestirmi dandole le spalle, ma sapevo che stava osservando il mio corpo, scolpendo nella sua mente ogni linea del mio corpo.
Una leggera camicia di lino e un paio di leggeri pantaloni skinny avrebbero reso più interessante la serata. La camicia in effetti mi stava un po’ stretta sulle braccia, ma non mi importava granché. Mi voltai e la vidi con la gambetta sollevata che si strusciava sull’altra

«Sei nervosa?» le chiesi. Annui senza saper rispondere. Mi avvicinai e l’afferrai per i capelli, la spinsi in ginocchio e mi liberai il cazzo. Lo guardò come rapita e senza neanche ordinarle nulla lo imboccò. Si impegnava, ma era un totale disastro

«Hai mai succhiato un cazzo prima d’ora?» le chiesi fermandola

«No, mai» mi rispose vergognandosi 

«Non hai mai fatto un pompino?» le chiesi stupito

«Mai…vede, è la mia prima volta con un…» non riusciva a finire la frase

«Non sei lesbica» le dissi stizzito tirandola in piedi

«A me piacciono…» 

«Non dire cazzate, piccola bugiarda! Non ti ho detto niente, hai fatto tutto da sola. Tu volevi succhiarmi il cazzo e sono convinto che se ora mettessi due dita nella tua fica troverei un lago»

«Io…io…ahhh!» le infilai due dita in fica con un colpo secco e, come previsto, la trovai fradicia

«Lesbica del cazzo! Andiamo a bere qualcosa»mi girai e la vidi riflessa nello specchio, non potevo portarla in quel modo. Le afferrai il cravattino e lo allentai un minimo, poi finii di slacciare i bottoni della camicetta, lasciai solo gli ultimi. Il seno sodo era, in pratica, coperto solo da quel piccolo tessuto che cadeva libero sul suo corpo 

«Togliti il reggiseno e lascialo qui» era nervosa, ma almeno riuscii a far leva sui gancetti.


Scendemmo e presi la macchina, notai la faccia sorpresa

«Mai entrata in niente del genere?» chiesi con noncuranza

«No, mai. È comodissima»

«Come ti chiami?»

«Veronica. Io…»

«Non mi serve sapere altro»

Raggiunsi un locale sulla spiaggia, non cercavo quei locali super-lusso, lì il sesso è fin troppo facile. Entrammo e chiesi un tavolo appartato, non fecero storie appena sganciai in anticipo

«Cosa prendete?» ci chiese una ragazza

«Io un Manhattan, lei un Caipiroska alla fragola» annuì e sparì alla vista

«Ma io…»

«Ti piacerà!» risposi affabile guardandomi intorno. La ragazza era carina, ma non era di certo la prima scelta. E poi ecco il flash, quella ragazza la conoscevo, era l’amica di Andrea. Ricevette una telefonata e sparii, non era il momento di seguirla. Mi avvicinai alla ragazza e passai la mano sul suo interno coscia

«Saremo soli questa sera» non aspettai che rispondesse, mi alzai e la portai con me. Recuperai i cocktail dal vassoio della cameriera, lasciando conto e una cospicua mancia, e puntai verso la pista da ballo.
Ballammo vicini, era evidente che non le fossi indifferente,

«Come si chiama la tua ragazza?»

«Non ce l’ho»

«Meglio, sono uno geloso»

«Ma…»

«Stasera sei mia» e le artigliai un fianco stringendola a me. La fissavo negli occhi dall’alto dei miei centonovanta centimetri mentre aderiva a me, soggiogata nel corpo e nello spirito. Rimase inerme schiacciata sul mio petto, mentre una mia mano scendeva vorace sotto la sua gonna a giocare con il sottile elastico delle calze

«Sei così…»

«Sono un uomo, un vero uomo.— le dissi con finta dolcezza. La scostai delicatamente- Ora è tempo di tornare in albergo»

«Di già?» mi chiese 

«Non penserai che la serata sia finita» sogghignai

«Io…veramente, ecco…» bofonchiava

«Sei mia stasera e ti assicuro che ci sarà solo una cosa che vorrai ancora domani: il mio cazzo» le risposi sicuro. Si lasciò condurre via.

Nuda rendeva meglio che vestita la ragazza. Inginocchiata, con gli occhi velati di lacrime, la gola piena del mio cazzo e  con la saliva che le colava ovunque era ancora meglio

«Devi migliorare molto sul pompino. Il cazzo lo devi ingoiare tutto- le spiegai spingendole un’altra volta il mio cazzo tutto nella gola- Vedi, ti devi applicare di più» la ripresi quando fallì l’ennesima volta. L’afferrai per i capelli e la gettai sul letto

«La prego, io sono lesbica» piagnucolò ancora. Senza risponderle le infilai il mio cazzo dentro

«Talmente lesbica che sei un lago» la derisi cominciando a spingere con tutte la forza che possedevo. All’inizio si lamentava, piangeva sommessa, ma presto mi accorsi che le cose stavano cambiando

«Ohhh!» si lasciò scappare ad un certo punto quando la sollevai per i capelli verso il mio petto. Come in trance, senza che io glielo chiedessi od ordinassi, mi baciò il petto, mi stava adorando

«Sei una troietta!- la insultai- Tu adori il mio cazzo!»

«Sììì! Oh sì!- mi fermai improvvisamente- No! La prego no!» urlò disperata
«Cosa vuoi?» le chiesi con un sorriso malvagio mentre l’odore di sesso si spandeva nella stanza

«Io…»
«Cosa vuoi?» le chiesi più rude affondando con un colpo ponto in lei

«Ahhh! Che mi scopi!»

«Perché?»

«Perché…?» mi chiese spaurita

«Perché vuoi che affondi dentro di te completamente e ti riempia con il mio cazzo in questo modo» dissi dando una sequenza di affondi rapidi

«Perché mi piace! Mi piace il suo cazzo!» ripresi a scoparla a pieno ritmo

«Dopo mi prenderò anche il tuo culo. Sei mia, ormai»

«Sì, tutto quello che vuole! Mi scopi anche il culo…ancora!» urlò lanciando un urlo di liberazione. Il primo di una lunga serie. La sentii venire ancora mentre affondavo con il cazzo dentro di lei standole sopra, da dietro o spaccandole il piccolo cubetto che aveva. Piccolo, sodo, ma la mattina dopo era diventato bello largo.
La mattina me la ritrovai abbracciata su di me, accoccolata con un’espressione di felicità. Mi alzai e raggiunsi il bagno per farmi una bella doccia. Quando uscii lei si era svegliata e mi fissava adorante

«La mia compagnia si paga- le dissi serio- Succhiamo il cazzo, ora! E che sia meglio di ieri sera!»

«Sì, signore» si avvicinò al bordo del letto ed imboccò il mio cazzo

«Ogni volta che ne avrò voglia ti chiamerò. Da solo o in compagnia, per usarti o per cederti»
«Io sono sua, padrone» Sorrisi. Mi sarei divertito in questa vacanza

Note finali:

aspetto i vostri commenti a iranes.racconti@yahoo.it