i racconti di Milu
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A dire il vero, per dirla proprio tutta, in primo luogo erano unicamente due le cause che lo attanagliavano di brutto abbrancandolo, per il fatto che quell’estate Basilio voleva starsene placidamente accomodato nella sua prediletta dimora. La prima ragione, invero, alla radice del problema era primariamente per via delle sue risorse finanziarie alquanto modeste e ristrette, il secondo movente, invece, perché non lo avvinceva né l’entusiasmava per nulla l’idea di viaggiare in autostrada in compagnia di quella oramai deteriorata autovettura, da piantarlo inaspettatamente in disparte per causa di guasti estemporanei che sarebbero potuti sorgere alla prima occasione, impacciandolo e ostacolandolo oltremodo.

“Cerca di non impensierirti ulteriormente, non disperarti, perché vedrai che acciufferemo indubbiamente un ostello che implichi poche spese” - gli aveva nel frattempo annunciato il suo amico Pietro confortandolo e spalleggiandolo per l’occasione.

In effetti, a ben vedere, quelle insolite decadenze di quella dimora, sulle quali aveva posato distintamente gli occhi appena arrivato a Orbetello, non si poteva di certo reputare una locanda, anzi, forse ripensandoci bene assomigliava più a una casa dei fantasmi con quelle ante scure e il colore tutto sbucciato e scrostato dell’intonaco sui muri. Pietro frattanto era rimasto piuttosto disorientato e per di più scombussolato dall’ambiente, d’altronde poco adatto alla vita cui era abituato a condurre, tenuto conto che suo papà era un agiato e danaroso imprenditore lombardo, Beatrice viceversa, rideva per non piangere, Federica continuava a scuotere la testa, mentre Vanessa aveva assunto un’espressione che tendeva alla disperazione e alla completa sfiducia. Basilio si sentì posare una mano gelida sulla spalla e credendo che si trattasse d’uno zombie si voltò lentamente, per fortuna si trattava del suo amico Renato che aveva terminato di sistemare i bagagli dentro l’albergo. Dopo aver fatto le scale non capirono, perché l’addetto al banco dell’accettazione consegnò loro le chiavi, in quanto le serrature delle stanze erano state tutte disarcionate essendo state totalmente rimosse:

“Non possiamo dormire in tre dentro queste stanze” - sbraitò in modo repentino Vanessa, dopo aver visto l’interno della camera e quel miserevole talamo a due piazze collocato al centro.

“Tu invece, a questo punto che cosa suggerisci” - ribatté insistendo Renato.

“Perché non prendiamo in affitto un’altra camera, così ci coricheremo in due, non trovi?” - propose acutamente Vanessa.

“Tieni presente che c’è tuttavia una contenuta sfumatura. Noi siamo tre maschi e tre femmine, perché questo indica e rivela che quantomeno in una camera dovranno starci un uomo assieme a una donna”.

“E in tal caso? Che cosa cambierebbe, che cosa vorresti intendere?” - ribatté prontamente Vanessa.

“Con l’attuale calura di oggi, non reputo per nulla che voi ragazze siate concretamente al sicuro” - ribadì ridendo malignamente Renato.

“Smettila, non fare il cretino, perché adesso io vado di sotto per farmi consegnare un altro vano, speriamo bene” - annunciò in maniera decisa Vanessa allontanandosi.

“In questo modo alla fine ti rilasserai e in conclusione dormirai in mia benevola compagnia” - replicò convinto e persuaso Basilio.

Lui non si sbalordì oltremodo né si meravigliò, per il semplice fatto che Vanessa avesse preferito proprio lui, dal momento che si conoscevano da quando erano nati, eppure non si piacevano ampiamente a vicenda. Una cosa però Basilio doveva onestamente ammettere e dichiarare: Vanessa era fornita del più benfatto e proporzionato fondo schiena che avesse mai visto, anche se i suoi seni in confronto erano piuttosto ridotti rispetto alla conformazione di tutto il resto del corpo, tuttavia dalla vita in giù lei era perfetta, in quanto i suoi fianchi rotondi con quelle natiche armoniche ed equilibrate formavano precisamente delle chiappe eccezionali. Passarono la giornata a disfare i bagagli e a riposarsi per il viaggio, la sera andarono in un locale dove un piccolo gruppo suonava dal vivo. Tornati distrutti verso le tre di notte si recarono nelle proprie stanze. In realtà l’impaccio c’era eccome, s’avvertiva di netto, poiché Basilio lo sapeva benissimo che dormire insieme con Vanessa lo avrebbe messo radicalmente a disagio, lei probabilmente si era accorta dello stato delle cose cercando di sondarlo per metterlo a proprio agio e per distrarlo nel migliore dei modi gli annunciò:

“Basilio, osserva un attimo qua, ti garba il mio intimo per la notte?”.

“Sai infine che cosa ti dico? Il più delle volte pure io m’addormento con gli slip e con la maglia di cotone, eppure suppongo che stanotte non sia di certo una conveniente trovata”.

“E’ vero, è innegabile” - confermò annuendo immediatamente Basilio.

Vanessa prosegui nella stanza da bagno, infine uscì d’improvviso tenendo in modo spensierato il reggipetto e il tanga poggiandolo infine sopra una seggiola.

“Buona notte elefantino mio” - manifestò affettuosamente Vanessa.

“Buona notte pure a te mia deliziosa cucciolona” - ribatté Basilio.

Loro due si nominavano così reciprocamente con questi vocaboli da quando erano bambini per prendersi in giro, in conclusione Basilio riuscì con fatica ad appisolarsi. Quell’assopimento sennonché durò poco, giacché subito dopo si risvegliò squadrando l’ambiente attorno a sé con gli occhi ancora intorpiditi, notando tuttavia che la persiana era rimasta spalancata e che i raggi della luna penetravano all’interno della camera aumentando la luminosità e con gradita sorpresa, amplificando altresì il corpo aggraziato e armonioso di Vanessa. Lei aveva scaraventato via il lenzuolo a causa di quell’arsura fastidiosa, la sua chioma era nitidamente arruffata sul capezzale, la respirazione era costante e in quell’istante Basilio elaborava il suo volto disteso e rilassato. Dovette però soltanto rappresentarlo, perché lei gli volgeva la schiena, la veste si era lievemente innalzata e mostrava una porzione del dorso, gli arti inferiori erano correttamente slanciati e i cosciotti abbastanza modellati.

Il caldo e quella secchezza sovrastante al momento non gli dava tregua, in quanto lo stava opprimendo, nel frattempo l’erezione dovuta a quella visione lo stava martoriando tormentandolo ulteriormente oltremisura, a quel punto squadrò le pareti della stanza cercando di rilassarsi, ma non successe niente, successivamente esaminò la seggiola e s’accorse degli indumenti intimi che Vanessa aveva poco prima adoperato. Lui si sollevò in piedi come se fosse un resuscitato che girovaga per quello scarno ostello, s’avvicinò alla sedia, agguantò il suo tanga, lo dispiegò, poi se lo portò al volto e ne inalò appieno quella fragranza di femmina facendolo sragionare e vaneggiare oltremisura. Basilio ne fu conquistato, ampiamente dominato e appresso sommerso dalla sua esalazione e dalla sua inequivocabile traccia interiore di donna, però anche da qualcosa di più arcaico e di primordiale, giacché gli fece perdere il controllo, siccome era il suo odore, quell’essenza odorosa del suo sesso che aveva bagnato chissà come e perché quell’indumento. Basilio riguardò alcuni secondi Vanessa distesa e seminuda, poiché se non si fosse sbrigato le sarebbe saltato addosso, invece riuscì a imboccare la porta del bagno, aprire il rubinetto della doccia e lavarsi con l’acqua gelida destandosi per il rimbombo improvviso dello spruzzo. La mattina seguente l’aria fresca entrava con il profumo del mare, Vanessa era già sveglia, si girò verso di lui ancora allungata ridendo a fior di labbra, era veramente incantevole, come aveva fatto a non notarla precedentemente, le sue iridi erano cristalline e la sua faccia pure insonnolita era amabile e deliziosa come il suo sguardo:

“Adesso mi sciacquo per bene come Dio comanda” - rispose, andando verso il bagno e chiudendosi la porta appresso.

Dopo un attimo d’attesa s’alzò di scatto e si piegò di nascosto per ispezionare da parte a parte nella fenditura della toppa, tenuto conto che era un porco di prim’ordine. Questa sensazione con un’altra ragazza gli avrebbe fatto piacere, però con Vanessa - la bella figa come lui sosteneva - era tuttavia un’altra cosa. Stava per rialzarsi, ciò nonostante rimase intralciato da ciò che assistette di celato all’interno della stanza da bagno mentre lei era ignara, poiché a causa dell’altezza del foro vedeva solamente la parte inferiore del corpo di lei e una parte del ventre scoperto. Dopo alcuni attimi d’immobilità Vanessa portò le mani sui fianchi, si sfilò l’intimo restando nuda, il cuore di Basilio sobbalzò, il didietro di lei era più avvenente e piacente di quanto avesse potuto desiderare e pensare. Era talmente pieno e sodo, che avrebbe perso delle giornate per baciarlo. Basilio in fretta senza lavarsi, corse in spiaggia per inabissarsi nel mare freddissimo di quella mattinata:

“Mi spieghi che cosa ti sta accadendo di preciso? Che cosa ti succede di tanto insolito?” - gli sollecitò frattanto Pietro, esaminandolo manifestamente addolorato, inquieto e palesemente impensierito.

“Perché me lo domandi?” - rispose quasi indispettito Basilio.

“Perché? E’ tutto il giorno che stai adocchiando Vanessa con un’aria losca e con un atteggiamento immorale e minaccioso, mentre noi due siamo qui in spiaggia dove ci sono tante belle ragazze da non farti dormire per tutta la notte. Tu sei tutto adirato, esasperato e risentito. Dimmi una cosa, avete per caso litigato?”.

“No, è colpa unicamente di quest’accidenti di caldo che non m’ha fatto riposare come si deve. Sono alquanto ombroso e abbastanza suscettibile”.

“Dai, vieni, che andiamo a farci una passeggiata verso il litorale”.

“Credo che ne varrà la pena, probabilmente sarà meglio, è un buona idea, almeno mi distolgo un poco”.

Basilio non era adirato né furibondo con Vanessa, bensì con sé stesso, giacché adesso lo sapeva concretamente: lui si era materialmente innamorato e questo lo fece sorridere ripensando a tutto l’accaduto. Ammaliato e perso, geloso e sospettoso, mentre Vanessa se ne stava sul lettino in riva al mare con Beatrice e Federica fissando con lo sguardo il paesaggio, facendo commenti e vivaci considerazioni sugli altri ragazzi. E adesso che cosa faccio pensò tra sé. Dopo ritornarono in camera dopo una giornata al sole, Vanessa e Basilio erano entrambi in costume in piedi per discutere per chi avrebbe avuto per primo la priorità per poter usufruire della doccia, sennonché in quella circostanza lei lo punzecchiò accortamente in modo sagace:

“Guarda Basilio, mi sono scottata, sai non credevo di diventare così” - disse lei, massaggiandosi lievemente l’epidermide distintamente arrossata per quella lunga esposizione al sole.

Basilio giunse alle sue spalle, afferrò Vanessa sotto le braccia, la sollevò leggermente, la spinse sul muro premendo il suo cazzo sul suo morbido sedere.

“Basilio, no aspetta. Che cosa fai?”.

“Vanessa, io non resisto più, perdonami, cerca di comprendermi”. Lui al momento conversava oramai con il respiro affannoso e convulso.

“Basilio, che cosa vuoi fare?” - nel tempo in cui lei sofisticava modificando quella definizione quasi criticandola, lui proseguiva la sua opera.

Lui le afferrò i capelli, però senza violenza, li agguantò per dirle che era sua e che la voleva, la collocò sul letto distendendola con la pancia verso il basso, le slacciò i lacci del reggiseno, quelli delle mutandine e del costume. Vanessa si girò per ammirare quello che stava compiendo, in questo modo con un impatto energico le sfrangiò l’indumento, tirò giù il suo e attese di spingersi dentro, poi quando sentì qualcosa di bagnato e di caldo conficcò a fondo ed entrò in lei. In seguito Vanessa si volse per guardarlo, lui estrasse il cazzo e la rivoltò per penetrarla nella posizione più congeniale, successivamente la baciò e sentì il suo sapore, dato che era più buono dell’acqua e di qualsiasi cosa esistesse sulla terra, ricominciò a muoversi dentro di lei mentre vide delle lacrime scorrere lungo le guance di Vanessa.

“Ti amo” - disse lei quasi piangendo per quella commozione talmente inaspettata.

“Io ti amo da quando ero una bambina, lo sai questo?” - le manifesto lei candidamente e tendenziosamente in modo spontaneo.

Basilio a quelle parole d’amore stava per raggiungere l’orgasmo, stava per uscire, però lei s’accorse di quello che stava per accadere e prontamente lo fermò:

“No, rimani qui, dai, ti prego” - disse lei.

Vanessa lo strinse con le sue gambe sode, Basilio venne e riempì il suo corpo, mentre la baciava ancora una volta rimase così finché ogni contrazione del suo sesso non terminò. Adesso erano distesi l’uno di fianco all’altro, giacché fuori era già diventato buio. Vanessa aveva la testa appoggiata sul petto di Basilio e sorrideva, mentre lui guardandola le accarezzava i capelli.

Era proprio vero, quell’indegna, riprovevole e spoglia stanza dove attualmente loro si trovavano, era diventata come per incanto la più stupenda che potesse esistere, trasformandosi successivamente in un inatteso paradiso, ma soprattutto adesso che si stava addormentando aveva al suo fianco unicamente il suo adorato e individuale sole, che risplendeva esplicitamente distinguendosi tutto per lei riscaldandola.

{Idraulico anno 1999}