i racconti di Milu
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Alla fine, un giorno decisi di affrontarlo in un corridoio deserto della scuola. Ormai non ce la facevo più. Ero quasi fuori di testa, eccitata come sempre al solo vederlo, piena di terrore all'idea che lui, in realtà, non volesse più vedermi, che quella scopata che mi aveva vista posseduta da lui di fronte alla sua ragazza, quella puttanella di Jessica, e con il mio fidanzato in strada ad attendermi non avrebbe avuto un seguito.

- Sei uno stronzo - gli avevo detto - non ti sei più fatto sentire, mi hai sempre ignorata... io... io...

- Tu cosa, mignottona? - aveva risposto lui stringendomi le guance tra le dita di una mano e scuotendomi la testa.

Quel contatto mi eccitava, il suo insulto mi eccitava.

- Io faccio il cazzo che voglio, hai capito? - aveva detto infilandomi l'altra mani dentro i miei jeans.

Avevo sentito il contatto della sua pelle sotto la maglietta, sulla mia pancia nuda, poi sempre più giù, velocemente, intrufolarsi sul ventre, sotto l'elastico dei miei slip. Avevo sentito le sue dita scorrere sul ciuffo nero del mio pube e raggiungere l'ingresso già spalancato e umido della mia vagina, il medio e l'anulare violarla, entrare rapidamente a fondo e poi piegarsi a uncino. Avevo sentito la sua mano infilata nei pantaloni tirare con forza verso l'alto, sollevandomi così, agganciata per la fica.

Il mio urlo di sorpresa fu trasformato in un rantolo dall'altra mano di Luca che mi teneva strette le guance. Iniziai a tremare di eccitazione, dovevo avere gli occhi spalancati dallo stupore.

Luca aveva mollato la presa dopo pochi secondi, durante i quali non aveva mai smesso di fissarmi con i suoi occhi arroganti. Si era liberato la mano lasciandomi in preda a un vuoto insopportabile e l'aveva asciugata sulla mia maglietta, proprio sopra il seno. Non riesco a descrivere il brivido di piacere che mi assalì al contatto dei miei capezzolini eretti e sensibili.

- Sei fracica come una troia, lì sotto - aveva commentato sprezzante prima di voltare i tacchi e allontanarsi.

Gli ero corsa dietro disperata, consapevole di correre incontro alla mia nuova umiliazione.

- Ti prego, non te ne andare, Luca, ti prego - gli avevo detto afferrandolo per un braccio dopo averlo raggiunto.

Lui si era fermato, senza dire nulla, limitandosi a guardare la mia mano che stringeva il suo braccio, con un'espressione a metà tra l'indignazione e il ribrezzo. Avevo ritirato subito la morsa abbassando lo sguardo.

- Ti prego Luca - avevo sussurrato - vieni oggi pomeriggio a casa mia, il mio fidanzato non c'è... vieni, scopami, usami... faccio tutto quello che vuoi, puoi farmi tutto quello che vuoi... vieni a scopare la tua troia...

- Hai finito? - mi aveva colpito con la sua voce dura, peggio di uno schiaffo - hai finito de rompe er cazzo?

- Ti imploro Luca... Lucaaa - avevo detto sfidando il suo sguardo di ghiaccio - mi farò scopare sul nostro letto, non l'ho mai concesso a nessuno...

- Perché in genere dove ti metti? A pecora in cucina? E' lì che prendi i cazzi dei tuoi amanti? E i pompini dove li fai, sul divano del salotto? Ma ti rendi conto di quanto sei mignotta?

- Sì, sono una mignotta - gli avevo sussurrato quasi ansimando, attaccandomi a lui, affamata del suo contatto - ma questa mignotta ha bisogno del tuo cazzo, Luca, non posso pensare che non me lo darai più...

- Senti, prof - aveva detto infine con tono autoritario, senza nessuna indulgenza - tra due giorni ho la finale di un torneo di calcetto, non ho tempo né energie da sprecare con una troiona come te, hai capito? Quindi fattelo passare il prurito alla fregna...

Stavo quasi per scoppiare a piangere quando Luca disse una frase che cambiò il corso delle cose:

- Anzi, adesso che ci penso perché non vieni a vedere la partita? Magari porti pure quel cornuto del tuo fidanzato.

E così dicendo mi aveva girato come una bambolina, assestandomi un potente sculaccione per invitarmi a togliere il disturbo. Sculaccione che accolsi con un sospiro di piacere inverecondo.

- Ti stanno bene questi jeans, prof - l'avevo sentito commentare alle mie spalle - ti fanno un bel culetto... Anche se il culetto mi sa che te lo faccio meglio io...

Si era allontanato sghignazzando e io l'avevo rincorso un'altra volta, sempre più impazzita, resa ancora più infoiata dallo sculaccione che mi aveva assestato Non sapevo bene cosa fare mentre gli correvo dietro, avrei voluto supplicarlo di sculacciarmi di nuovo, mi sarebbe bastato quello per venire. Invece gli avevo detto altro aggiungendo umiliazione a umiliazione.

- Perché fai così? - gli avevo detto tremando di terrore per l'esasperazione e il fastidio che ormai leggevo nei suoi occhi - ho fatto quello che mi hai detto, ho messo buoni voti a tutti, sono stata ubbidiente, ho fatto quello che volevate... quando ho ammesso di avere preso il cazzo lo sapevate tutti che quel cazzo era il tuo... quando ho detto che era stata la più bella scopata della mia vita lo sapevate tutti che mi avevi scopata tu... mi sono svergognata togliendomi le scarpe... toccando con il piede il pacco di quel porco di Lombardi... eravate tutti d'accordo e mi sono umiliata come una cagna... vi ho accontentato... ti ho accontentato, Luca... Luca ti imploro...

- Tu sei pure scema oltre che mignotta fino al midollo - aveva risposto il ragazzo cambiando completamente espressione - ma per chi cazzo mi hai preso? Che ti ho trapanata lo sanno solo Jessica e i miei due amici, figurati se vado a parlare delle mie scopate a quella massa di decerebrati. Hai fatto una fatica inutile, anzi se a quel coglione di Lombardi lo sospendevi non facevi un soldo di danno!

Ascoltare le sue parole era stato come un pugno nello stomaco, mi ero prostrata, umiliata... per nulla! Avevo fatto la figura della puttana e della ninfomane davanti ai miei studenti... per nulla! Perché avevo interpretato male parole, gesti, allusioni, solo per assecondare i miei sensi di colpa e la mia enorme voglia di cazzo.

Poi all'improvviso, fulmineamente, era successa una cosa strana, tutta cerebrale: ripensando a quei momenti in classe avevo avvertito un calore e uno spasmo alla fica seguito da una scossa in tutto il corpo: un vero orgasmo! Ero venuta ripensando a quella scena in cui avevo perso tutta la mia dignità di insegnante e di donna di fronte a un'intera classe. La consapevolezza di essermi rivelata per la maiala che sono davanti ai ragazzi, senza che in definitiva nulla mi avesse costretta, mi aveva fatto godere all'istante.

- Che cazzo hai? - mi aveva chiesto Luca vedendomi trasfigurare.

- Luca... - ero soltanto riuscita a gemere.

- Vuoi il cazzo? Lo vuoi ora?

- Sì, sì! - avevo piagnucolato - dammelo!

Alla mia risposta mi aveva afferrato per un braccio trascinandomi al bagno mentre la mia fica spalancata grondava umori, sentivo le mie mutandine completamente bagnate ormai. Mi aveva scaraventata in ginocchio dandomi della troia e aveva iniziato a tirarselo fuori dalla patta mentre io già iniziavo a aprire la bocca e a sbavare come una cagna affamata di carne e assetata di sborra.

La visione della sua mazza mi aveva quasi fatto svenire per l'eccitazione, l'avevo baciata come per ringraziarla e avevo iniziato a leccarla. Poi, dopo averla sentita dura avevo preso a sbocchinarla, ben presto era diventata quel palo duro che conoscevo e che desideravo.

Proprio in quel momento però Luca mi aveva afferrata per i capelli tirandomi la testa all'indietro e sfilandosi il cazzo dalla mia bocca spalancata.

Dalla mia prospettiva per prima cosa la cappella violacea e enormemente gonfia, con quell'occhiello verticale che sembrava guardarmi, la larga asta che si allargava verso il centro, i peli riccioli del pube, i coglioni di cui bramavo la sborra. Avevo pensato "adesso mi piega su un lavandino e mi tira giù in un sol colpo blue jeans e perizoma e dopo me lo mette dove vuole lui, mi sbatte, mi fa capire chi comanda". Ero pronta a tutto, ero vogliosa di tutto. La mia fica liquefatta e spalancata sembrava urlare con le sue contrazioni, implorava che quell'orribile vuoto dentro di me fosse riempito.

- Basta prof, te l'ho detto che tra due giorni c'ho la partita. Ora vado a chiavarmi Jessica, non posso scopare pure una mignotta come te!

Ciò detto si era rimesso il cazzo nei pantaloni alla bell'e meglio ed era uscito dal bagno, mentre io avevo cercato di seguirlo gattonando per un paio di metri per poi cadere sul pavimento piangente e frastornata, incapace di fare altro che ripetere "no... no...", umiliata per l'ennesima volta dalle sue parole e dal fatto di essere stata usata solo per fargli drizzare l'uccello e andarsene a scopare un'altra, quella puttanella di Jessica, per giunta.

Dopo qualche secondo di stordimento ero uscita dal bagno e avevo salito le scale. Non avevo visto dove si fosse diretto, ma l'avevo intuito. Ero corsa su con le contrazioni della vagina e il sapore del suo cazzo in bocca che mi tormentavano.

La porta era socchiusa, erano talmente sicuri di non essere scoperti, o forse erano talmente eccitati, che non si erano preoccupati di chiuderla. Jessica lo aspettava nella stessa aula dove ero stata scopata. Indossava una salopette e una t shirt sotto.

- Spojate... - le aveva ordinato Luca con una voce tanto arrapata che aveva messo i brividi anche a me.

Jessica eseguì al volo rimanendo completamente nuda in pochi secondi, con la sua fica glabra e il tatuaggio con la scritta "Luca" sul pube, mentre lui si abbassava i pantaloni.

Avevo deciso di appiattirmi contro il muro per evitare che mi vedessero. Sentivo le loro voci e mi bastava.

- Che cazzo duro amò... fatte fa ‘na pompa - aveva esclamato la troietta con la voce rotta dall'emozione e dalla foia.

- No, apri le gambe che te vojo trapanà subito... lo sai perché è così duro?

- Oddio Luca... è ‘na sbarra de fero... perché amò?

- Perché me lo so' fatto succhià da la prof...

- No amò! Quella troia rottainculo no! - aveva gridato Jessica.

Subito dopo avevo udito dei rumori concitati, come se la ragazza avesse cercato di rialzarsi, di ribellarsi. Ma un tonfo sordo mi aveva fatto capire che Luca doveva averla rispinta giù al suo posto.

- Lo sai perché me lo so fatto succhià? - le aveva chiesto Luca.

Il suono a veloce intermittenza di carne contro carne mi aveva fatto capire che quella "sbarra de fero" - come l'aveva chiamata quella zoccoletta, devo ammettere con una certa precisione - mi aveva fatto capire che Luca aveva preso a picchiettarle il cazzo sul monte di Venere. E' proprio un vezzo di quello stronzo sbattere per un po' la nerchia laddove vuole entrare, avevo pensato. Ricordavo bene quelle piccole botte sulle mie guance, sulla fica, sul culo. E quel ricordo mi stava provocando nuove e violente contrazioni al ventre. Quasi istintivamente, per placarle, mi ero infilata una mano dentro i pantaloni raggiungendo subito i miei peli pubici e la mia fica e trovando quel lago che mi aspettavo di trovare.

- Me lo so' fatto succhià per venire col cazzo duro qui da te, me so' tenuto tutta la sborra per te, cucciolo... dovevi da vedè che faccia che ha fatto quella mignottona quando gliel'ho sfilato dalla bocca, momenti ce rimane secca, chissà che s'era creduta...

Ascoltai queste parole sentendomi quasi mancare, mi stava sfregiando ancora una volta e lo sfregio mi eccitava, avevo spinto le mie dita dentro di me con una tale forza da farmi quasi restare senza fiato.

- Quella puttana se po' fa scopà giusto da quel cornuto del fidanzato... - aveva commentato Jessica con la voce divisa a metà tra il trionfo e la voglia di essere penetrata al più presto - che poi bisogna vedè se davvero se la scopa, vista la fame di cazzo che c'ha...

- Voleva che oggi pomeriggio l'annassi a chiavà sul loro letto, sta troia.. ma sticazzi amò, allarga le cosce che te sfonno...

- Oddio amò, piano che non ce l'hai mai avuto così duro - aveva miagolato Jessica, che evidentemente aveva cominciato a prendere il cazzo - piano amò, fa' piano... iiiiiiiih!

L'idea di quel cazzo duro che stava riempendo la puttanella, sensazione che conoscevo perfettamente, e il suo strillo erano state il tocco finale. Venni con le dita incastrate dagli spasmi della mia vagina e inzaccherate all'inverosimile dai miei liquidi mentre la schiena scivolava sulla parete e finendo per ritrovarmi seduta sui talloni, con le cosce spalancate e i polmoni che reclamavano aria.

- Vojo fatte venì e poi giratte e spaccatte er culo - ringhiava Luca alla sua ragazza.

- No amò te prego! Sborrame dentro, sborrame dentro oggi che non succede gnente! - gli rispondeva quella stronzetta - quant'è grosso!

Mi stava montando una rabbia cieca nei suoi confronti. Come poteva dire di no a quel maschio che infestava le mie notti e che era al centro delle mie masturbazioni? Come poteva rifiutare quel cazzo? Quel cazzo che mi spingeva a implorare il mio ragazzo di montarmi solo per assaporarne, sia pure in modo molto vago e insoddisfacente, il ricordo mentre io non facevo che ripetere a me stessa "che puttana che sono" travolta dai sensi di colpa, dalla mia ipocrisia, dalla mia stessa libidine. La odiavo e la invidiavo, quella piccola troietta sciampista di Jessica. Lo avrei preso dappertutto quel bastone, mi sarei fatta perforare ogni anfratto e stimolare ogni mucosa del mio corpo. E invece se lo stava godendo lei, l'avevo fatto crescere nella mia bocca dopo averlo desiderato così tanto e adesso lei si faceva riempire la fica dopo avere insultato e sfottuto me e il mio fidanzato.

Uno strillo disumano aveva però interrotto queste recriminazioni.

- Oddio amò... me stai a spaccà la fregna! AHIA!... mmm... IIIIIIIIHHHHHH!

L'urlo di Jessica era stato preceduto dallo stridore acuto delle zampe della cattedra che strusciavano sul pavimento e da un tonfo. Era evidente che Luca le aveva assestato una botta di cazzo talmente forte da sbatterle contro il collo dell'utero e sfondarla.

Non ce la facevo più, avevo deciso di correre il rischio di dare un'occhiata sporgendomi dalla parete allo spiraglio della porta socchiusa.

Vedevo il sedere nudo di Luca fare avanti e indietro come una furia al ritmo del tu-tum tu-tum della cattedra sulla quale la puttanella era adagiata. Se lui sembrava una bestia anche lei non era da meno. Le sue cosce erano stritolate dalle mani forti del ragazzo mentre teneva le gambe allacciate dietro la schiena del suo stallone e si contorceva ora strizzandosi le tette, ora strappandosi i capelli, ora cercando appiglio sul bordo del ripiano.

I suoi strilli sovrastavano tutto. Acuti e disperati, come quelli di una gatta straziata.

- E statte zitta, troia, che ce sgamano! - le aveva imposto lui mettendole una mano sulla bocca.

Con scarsi risultati. Ogni tanto lui riusciva a soffocare le urla della sua zoccoletta, ma più spesso era lei a divincolarsi per gridare al mondo il massacro della sua fica e il suo godimento.

Mi ero ritratta sconvolta da quella scena animalesca appoggiandomi al muro, con il sedere sul pavimento, riprendendo a masturbarmi. Anche io mi strizzato le tette e mi scompigliavo i capelli mentre mi martellavo la fica con due dita, soffocando sul braccio quelle parole - "scopami Luca, scopami" - che ripetevo come un mantra disperato mentre gli occhi mi si riempivano di lacrime.

Ero venuta ancora così. Jessica aveva urlato per l'ultima volta i suoi acutissimi "vengo! veeeengooo!" e immediatamente dopo Luca aveva dato il via ai grugniti della sua sborrata. Ogni grugnito un fiotto nella fica di quella puttanella, ogni fiotto uno spasmo che dalla mia fica saettava come una scossa al mio cervello.

Jessica sottolineava con un "UUUUUH" ogni schizzo di seme dentro di sé, io mi mordevo ogni volta il braccio per non urlare e non essere scoperta. Le lacrime ormai mi rigavano le guance.

Senza più capire nulla, mi ero rialzata barcollando e avevo pericolosamente sceso le scale fino al piano di sotto. L'odore di fica che avevo sulle mani e in mezzo alle gambe era osceno. Mi ero infilata in un bagno denudandomi dalla cintola in giù, riprendendo a masturbarmi, stavolta sia davanti che di dietro. "Troia, troia, troia" ripetevo, "Luca deve scopare me, io sono sua, sono la sua vacca". Ero venuta scopandomi la fica e inculandomi con le dita, piegandomi in avanti e strizzando gli occhi. Purtroppo solo immaginando la monta di quel magnifico cazzo.

L'atroce e umiliante sconfitta che Luca e la sua troietta mi avevano riservato, però, non avevano fatto altro che accrescere a dismisura la mia voglia rabbiosa. In quel momento avevo deciso che sarei andata alla partita alla quale lui mi aveva invitato. Qualcosa sarebbe successo.

Note finali:

ecco il proseguio della storia.. spero che vi piaccia, come sempre sono graditissimi complimenti, critiche, e suggerimenti al mio indirizzo francylamaiala@virgilio.it

quello che non sono graditi sono quelli che chiedono numeri di telefono foto video incontri ecc. ecc.