i racconti di Milu
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La burrasca s’accaniva perseverando ormai da alcune ore, la tenuta della pianura limitrofa era interamente sommersa, il cielo scuro non sembrava dare dei segnali di miglioramento, poiché era un continuo succedersi di lampi e di tuoni. Un lampo lucente illuminò la stanza per pochi attimi, Annarita poggiò il libro che stava leggendo, scese dal letto e s’avvicinò alla finestra: a dire il vero nulla era cambiato da quando aveva guardato fuori una mezz’ora prima, tenuto conto che il cielo era ancora minaccioso, dal momento che la pioggia scendeva velocemente e bagnava completamente i vetri della finestra. Con gli occhi tardò sull’orizzonte appena visibile attraverso il muro di pioggia e in quel preciso istante rimembrò Raffaele. Ebbene sì, perché erano trascorse solamente due settimane da quando Annarita lo aveva sorpreso a far l’amore con Claudia, e nonostante il ricordo di quelle laceranti immagini le bruciasse ancora nel cuore e nello stomaco, lei non riusciva a detestarlo né a disabituarsi né a svalorizzarlo, perché avvertiva la sua presenza in ogni istante e percepiva d’amarlo ancora svisceratamente.

Claudia era arrivata due mesi fa nella loro piccola città e da allora tutto si era sgretolato sotto i suoi occhi. Lei faticava nel medesimo ufficio di Raffaele, per il fatto che era arrivata da Roma per una causa abbastanza difficile, perché l’avvocato titolare dello studio di cui Raffaele era socio, aveva degli agganci nella città e così Claudia era stata mandata in aiuto da un esperto compagno del corso di studi, dato che aveva avuto degli ottimi rapporti. Dopo aver vinto la causa, Claudia aveva deciso di restare per amore della campagna, ma Annarita aveva esaminato come guardava Raffaele e la voglia che aveva di stargli sempre accanto, così erano iniziati i primi disaccordi e frequenti in ugual modo i litigi e i dissapori per dei piccoli episodi, ma anche per degl’insignificanti e dei trascurabili particolari che Annarita rimproverava rinfacciando di frequente Raffaele, laddove lui cercava di dissimulare cercando abilmente di mascherare con delle semplici coincidenze, fin tanto che una sera Raffaele aveva annunciato ad Annarita che lui si sarebbe trattenuto un po’ più a lungo in ufficio, per esaminare e per studiare al meglio i dettagli d’una causa imminente, pertanto lei aveva pensato bene di portargli qualcosa da mangiare e magari di fargli compagnia.

Lei aveva parcheggiato l’auto poco distante ed era entrata dalla porta sul retro per fargli una sorpresa, poiché appena poco prima d’addentrarsi nel grande ufficio aveva notato la macchina grigia di Raffaele e accanto a essa un’auto sportiva che non passava di certo inosservata. Lei si era domandata con curiosità e con distacco di chi potesse essere, tuttavia non aveva minimamente indugiato all’idea se non più di qualche secondo. Appena entrata aveva sentito delle sghignazzate leggere, le aveva seguite, poiché queste ultime l’avevano guidata fino allo studio di Raffaele, visto che la porta era appena socchiusa e una luce molto tenue filtrava dal piccolo spazio aperto. Annarita si era in quell’occasione affacciata appena stringendo tra le mani il cestino con una torta alle mele, la preferita d’altronde di Raffaele, malgrado ciò la scena che si era mostrata davanti ai suoi occhi, era innegabilmente qualcosa che neanche la sua mente riusciva a definire e a precisare concretamente. Raffaele in quel frangente era seminudo, la sua camicia era appoggiata con poca cura sullo scrittoio, per il fatto che teneva le mani sui seni di Claudia completamente senza vestiti essendo sdraiata sul grande tavolo di radica, mentre per terra c’erano alcuni fogli e dei libri aperti adagiati malamente. Raffaele aveva spostato una mano per prendere i fianchi della donna, poi con un gesto rapido si era slacciato i pantaloni e l’aveva penetrata con gusto gemendo e abbassandosi per succhiarle un seno, Claudia aveva sbraitato seguendo i movimenti costanti di Raffaele, mentre lui s’intrufolava e scompariva da lei in progressione con dei colpi sempre più profondi e ritmati. Lui stringendole sennonché i fianchi la penetrava fino in fondo, mentre il fluido della sua eccitazione colava sulla fica della donna, che risplendeva alla lieve luce emessa di quella lampada appoggiata sullo scrittoio poco distante:

“Sì, così, eccomi, sto sborrando, tieni, che meraviglia, sei un incanto” - aveva sbraitato lui focosamente, baciandola con estrema esaltazione e con autentico e vivo trasporto leccandole il collo.

La loro voglia si stava consumando rapidamente tra quegli elevati spasmi dovuti all’acme del piacere provato, Claudia aveva inarcato la schiena proprio mentre Raffaele l’inondava della sua completa lussuria, gemendo come Annarita ormai conosceva bene. Il loro grido di passione aveva riempito alla svelta la stanza solamente per un istante, poi Raffaele aveva stretto a sé la donna per baciarla dolcemente. Annarita in quel momento aveva lasciato cadere il cestino ed era rimasta impietrita davanti alla porta aprendola del tutto. Raffaele si era girato verso l’ingresso con lo sguardo ancora acceso della passione e con il respiro accelerato aveva scrutato Annarita negli occhi, in quanto le braccia gli erano ricadute lungo i fianchi, per il fatto che si era immediatamente staccato da Claudia:

“Annarita” - aveva pronunciato lui a bassa voce in modo allibito, chiaramente incredulo, disperato e tangibilmente sgomento.

Annarita era rimasta sulla porta con la torta, che nel frattempo era rotolata fuori dal cestino andando a sbattere contro un’anta aperta e ribaltandosi sul pavimento senza far rumore. Raffaele si era avvicinato a lei con lo sguardo colposo, peccatore e responsabile, con la fronte sudata aveva cercato la sua mano, tuttavia Annarita aveva sollevato un braccio e con tutta la forza della sua ira mista alla disperazione gli aveva stampato uno schiaffo in viso che lo aveva fatto indietreggiare fino a farlo sbattere contro lo scrittoio:

“Sei davvero uno schifoso, maledetto e odioso bastardo, sei lurido e ributtante” - gli aveva sbraitato lei scagliandosi contro, con l’amarezza, il disprezzo e con tutto l’odio e la riprovazione dipinta sul volto arrossato dalla frustrazione, dalla rabbia e dallo smarrimento per la scena che aveva appena assistito.

“Bada bene, sparisci dai miei paraggi, perché giuro su ciò che ho di più caro al mondo che t’ammazzerò, sul serio”.

Raffaele era rimasto intronato e sbalordito di fronte a tutta quell’inattesa alterazione e a quell’inaspettata escandescenza, perché non aveva mai visto Annarita in quelle condizioni. Annarita si era voltata e con rapidità aveva raggiunto l’autovettura, l’aveva messa in moto e aveva guidato verso casa a velocità più che sostenuta, dopo una volta sul letto della sua camera aveva guardato una foto che la ritraeva con Raffaele, in quell’attimo le lacrime avevano iniziato a scenderle sulle guance e aveva passato la notte insonne, chiaramente agitata e sconvolta dai singhiozzi. Erano passate due settimane, eppure Annarita ancora non riusciva a odiarlo, perché ogni cosa le ricordava i momenti avvenuti con Raffaele riconducendo immancabilmente ogni avvenimento verso di lui. Aveva staccato la loro foto più bella dalla parete, ma lei sapeva che era nell’armadio e ogni volta che sceglieva un abito si costringeva sforzandosi di non guardare la scatola dove l’aveva riposta quella stessa sera. Lei dormiva poco e pure male, piangeva prima di cadere in un sonno leggero e mangiava sempre di meno, mentre Tina, sua madre, entrò nella stanza proprio in quel momento cercando di rincuorarla:

“Tesoro, io vado a prendere tuo padre che è rimasto a piedi con l’auto. Hai esigenza di qualcosa?” - le chiese amorevolmente.

“No mamma, grazie” - rispose Annarita con un lieve sorriso velato di malinconia e di lampante sconforto. Tina s’avvicinò alla figlia e prendendole le spalle tra le mani le espresse:

“Tesoro, cerca di riprenderti, non puoi andare avanti in questo modo. Tu e Raffaele dovete chiarire al più presto questa situazione” - disse guardandola benevolmente negli occhi.

“Che cosa c’è da chiarire e da verificare mamma, lui m’ha volontariamente tradito, parlava del matrimonio con me e intanto se la spassava svagandosi allegramente con quella schifosa sgualdrina” - rispose rivolgendole uno sguardo duro, ostile, carico di gelido e di minaccioso disprezzo.

Tina guardò la figlia con occhi pieni di risentimento e di sdegno nei confronti di quel mostro che aveva cambiato la sua dolce Annarita in quella ragazza piena d’odio, le accarezzò la guancia con un gesto di comprensione e di tolleranza infinita, poi si diresse verso la porta.

“Scusa mamma” - mormorò dispiaciuta Annarita, prima che la madre sparisse oltre la porta.

Tina sorrise alla figlia e poi proseguì, Annarita si voltò verso il lucernario e notò dopo lunghi sforzi un raggio di sole incunearsi tra le nubi, in quel mentre pioveva ancora, tuttavia il cielo sembrava si stesse aprendo, giacché lei avrebbe voluto che quel raggio di sole s’irradiasse espandendosi profondamente anche nel suo cuore rinfrancandola. Si sedette ancora sul letto, non aveva ancora ripreso in mano il suo libro, quando sentì alcuni colpi avventati e sbrigativi battere sulla porta, immaginò che sua madre si fosse dimenticata le chiavi poiché lo faceva sempre, così passando dall’atrio prese le chiavi di riserva dal cassetto del comodino posto accanto all’appendiabito e aprì velocemente la porta dell’ingresso:

“Mamma, sei sempre la solita” - iniziò a dire, tuttavia le parole le morirono bruscamente sulle labbra, perché lì davanti a lei c’era Raffaele completamente bagnato. Le chiavi caddero per terra producendo quel tipico suono metallico, sennonché Annarita rimase immobile di fronte a lui:

“Che cosa ci fai qui?” - balbettò con lo sguardo crudele, granitico e malvagio, con la voce visibilmente alterata dal livore e incrinata dall’odio.

“Parlare Annarita, solamente parlare” - rispose lui seriosamente intenzionato, giudiziosamente propenso.

“Parlare? Tu dici?” - aggiunse lei ovviamente contrariata e delusa, con una nota di canzonatura e d’umiliazione nella voce.

“Sentiamo, di che cosa vorresti parlare? Di come ti scopi bene quella mignotta? O per il fatto che t’ha semplicemente mollato sbarazzandosi di te, e attualmente non sai più con chi divertirti in modo adeguato? - continuò lei tangibilmente tesa e alterata, guardandolo in faccia con gli occhi colmi d’ira e di risentimento. Lui le strinse i pugni contro i fianchi e i suoi occhi divennero più duri.

“Voglio solamente parlare. Io t’ho fatto seriamente del male, sì, me ne rendo conto, ma è successo e non posso tornare indietro. Vorrei però soltanto farti capire che è stata una debolezza, un grosso errore. Voglio unicamente recuperare e riguadagnare il nostro amore. Ti prego Annarita, sono scivolato, io però ti amo” - disse lui tutto d’un fiato addolcendo lo sguardo e la voce.

“Cosa puoi saperne di come mi sento adesso e del male che m’hai procurato? Che cosa pretendi? Che cosa credi? Che al presente ti butti le braccia al collo e ti dica che anch’io ti amo, che possiamo finalmente dimenticare velocemente tutto?” - scaraventandogli in faccia le parole, lasciando che le lacrime le scorressero sul viso e stringendo le mani sulla maniglia della porta.

Raffaele cercò la sua mano, ma Annarita si mosse immediatamente mentre stava per sbattergli la porta in faccia, lui con un gesto rapido bloccò la porta con un piede, afferrò Annarita per un braccio, la tirò a sé e la baciò. Annarita si sottrasse da quella stretta picchiando i pugni contro le sue spalle, poi sentì il suo calore scaldarle la pelle e le sue braccia stringerla più dolcemente. Qualcosa d’umido le bagnò le labbra, perché staccandosi da Raffaele s’accorse che stava piangendo, poiché era la prima volta che accadeva da quando si erano incontrati quattro anni prima. Con la mente ritornò al ballo del primo anno all’università. Lei apprendeva la materia della filosofia, il suo dono di natura, il suo estro, visto che era festante e giubilante di quei primi mesi, dato che studiava con impegno, giacché aveva conosciuto Marco e Sandra durante l’esame di grammatica in inglese. Erano stati promossi a pieni voti e per festeggiare erano andati al bar per bere. L’aria era frizzante, i preparativi per il ballo erano già a buon punto e il clima offriva già i primi cenni dell’estate, nonostante fosse soltanto fine aprile. Seduti al tavolino del bar, sorseggiavano le loro bevande e si scambiavano impressioni sul compito scritto e su come la soddisfazione d’averlo passato al primo colpo li riempisse d’euforia. Fu in quel momento, che un ragazzo moro con gli occhi castani chiari si era avvicinato a loro, si erano guardati ancora negli occhi e avevano sorriso a vicenda.

“Mi chiamo Raffaele” - aveva esordito il ragazzo con la sua bella voce suadente.

“Posso sapere il tuo nome?”.

“Annarita” - aveva risposto semplicemente lei.

Lui le aveva preso garbatamente la mano, l’aveva portata alla bocca e aveva adagiato su di essa un bacio leggero. Raffaele l’aveva invitata al ballo e dopo aver passato la serata a ballare e parlare d’ogni cosa, l’aveva accompagnata a casa e l’aveva salutata con un leggero bacio sulle labbra Da allora non si erano più separati, Annarita si fece da parte e lo lasciò entrare in casa, gli porse un asciugamano e s’avviò verso il salotto, Raffaele rabbrividì sentendo il calore del fuoco nel camino scaldargli la pelle, in quanto era rimasto fuori dalla casa di Annarita per ore prima di trovare il coraggio di bussare. Aveva visto Annarita affacciarsi alla finestra della sua camera e Tina uscire poco dopo. La pioggia frattanto gli aveva bagnato completamente i vestiti e i capelli gocciolavano sull’asciugamano che Annarita gli aveva messo. Sentiva il suo sguardo gravargli sulle spalle, si girò e vide Annarita in piedi di fronte a lui, le braccia incrociate sotto il seno, le gambe snelle leggermente allargate, il suo sguardo duro e freddo.

“Non ti chiedo di perdonarmi” - disse, cercando di non far tremare la voce.

“E’ stato uno stupido errore, ho ceduto, ho mollato senza ragionare, senza pensare a quanto male avrei potuto farti”.

Annarita a quel punto non rispose, restò ferma e composta con gli occhi fissi su di lui.

“Annarita, io ti amo e se tu non puoi più farlo come prima, io ti do tutte le ragioni del mondo. Vorrei però soltanto che tu mi dessi un’ultima possibilità per dimostrarti e darti prova che io ti amo ancora” - continuò Raffaele, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi.

Gli occhi viola di Annarita s’inumidirono, ma lei ricacciò indietro le lacrime.

“Non posso più avere fiducia in te. Non posso pensare a te come all’uomo capace di rendermi felice. Tu sai che nella mia mente io rivedo solamente quelle laceranti e tremende immagini, quella donna sdraiata sulla tua scrivania mentre tu gli eri addosso”.

Lei si fermò, incapace di proseguire con la voce roca, mentre le lacrime solcarono i lineamenti dolci del viso, percorsero le guance e caddero per terra staccandosi dal mento delicato. Raffaele s’avvicinò lentamente, passò un dito sulle sue guance, poi arretrò abbassando lo sguardo:

“Mi dispiace assai Annarita, riconosco appieno i miei sbagli. Io t’ho perso e pagherò salato questo prezzo per la mia grossa stupidità, lo capisco” - aggiunse soltanto.

Annarita lo guardò negli occhi e gli lesse le note di pentimento e di rincrescimento in quel suo sguardo smarrito e perso nel vuoto, poi senza pensarci si buttò tra le sue braccia singhiozzando.

“Perché? Perché m’hai fatto questo? Perché Raffaele, perché?” - disse lei piangendo ripetutamente e picchiando i pugni stretti con forza sul petto di Raffaele.

Evidentemente disorientato e visibilmente sbalordito da quell’abbraccio, Raffaele rimase senza parole per un istante, poi strinse le sue braccia attorno ai fianchi di Annarita e pianse con lei accarezzandole i capelli. Quando sentì i suoi singhiozzi calmarsi la staccò leggermente da sé e appoggiò le sue labbra a quelle di lei. Annarita assaporò la dolcezza delle sue labbra, poi schiuse la bocca leggermente e lasciò che Raffaele esplorasse la sua bocca con la lingua, in tal modo rimasero stretti l’uno all’altra baciandosi intensamente per un tempo infinito. Poi lui si staccò da lei lentamente, la strinse tra le braccia sollevandola da terra e salì le scale fino alla sua camera senza smettere di baciarle le labbra e le guance, adagiò Annarita sul letto baciandola ancora e assaporando le lacrime amare della donna che amava. Le baciò ancora le labbra e il collo, mentre con le mani fece scivolare le spalline del leggero abito sulle braccia di Annarita, la baciò con più passione affondando la lingua nella sua bocca cercando la sua lingua in ogni momento.

In quell’istante aveva dimenticato tutto, perché adesso voleva sentirlo soltanto dentro di sé, unire il suo piacere a quello suo, baciare la sua pelle, assaggiare il suo sapore. Raffaele scese sul suo corpo con le labbra, scostando l’abito e prendendo in bocca un capezzolo di Annarita reso duro dall’eccitazione. Con una mano le accarezzò il seno, mentre la sua lingua stuzzicava prima un capezzolo e poi l’altro, la baciò ancora con più passione stringendole i seni tra le mani. I gemiti di Annarita intanto riempirono la stanza e il profumo della sua pelle eccitò Raffaele persino di più, in seguito si liberò dei jeans con qualche movimento rapido, poi lasciò che la sua donna scostasse i boxer per toccarlo nei suoi punti più sensibili. Annarita fece una leggera pressione con la mano sotto i testicoli e sentì Raffaele irrigidirsi e gemere di piacere, successivamente lo fece stendere poi lasciò cadere per terra l’abito restando completamente nuda davanti a lui. Raffaele la guardò e si rese conto di quanto amasse e venerasse quella donna.

Con la bocca Annarita scese sul suo corpo muscoloso, assaporando le gocce di pioggia che avevano trapassato la maglietta bagnandogli l’addome, poi seguendo le gocce d’acqua con la lingua scese ancora di più armeggiando con i suoi boxer e togliendoglieli con un movimento fluido. Scese ancora mordendogli leggermente la pelle e bloccandogli le mani lungo i fianchi, dato che la sua lingua incontrò ciò che bramava e la sua bocca se ne impossessò strappando un gemito di piacere al ragazzo. Con la mano strinse la base del sesso di Raffaele e con la bocca desiderosa succhiò leggermente giocando con la lingua, Raffaele l’agguantò di sorpresa scostandole il viso e baciandola smaniosamente per sentire il sapore della sua bocca, la sdraiò e raggiunse rapidamente il monte di Venere, con una mano scostò la foltissima peluria e le sue labbra si chiusero sul clitoride roseo e gonfio per l’eccitazione. Annarita inarcò la schiena e gemette afferrandogli la testa e spingendola più in basso sul suo corpo, Raffaele le allargò le gambe e spinse due dita dentro di lei sentendola gridare e intuendo la sua prorompente eccitazione bagnargli la mano. Con la lingua leccò le gocce del suo succo più dolce e spinse ancora le dita più a fondo, questa volta facendola gridare di piacere, a quel punto aumentò la velocità delle dita e la pressione della lingua sul clitoride di Annarita, visto che lei gridò ancora aprendo di più le gambe. Raffaele sentì un fremito percorrere la sua pelle e capì che la sua donna era vicina all’orgasmo, tolse le dita dal corpo di Annarita e le appoggiò sul clitoride, massaggiandolo velocemente mentre spingeva la lingua nel suo corpo. La sentì fremere, gridare e irrigidirsi, in seguito il suo respiro placarsi definitivamente. Annarita gemette stringendo con le rimanenti forze i fianchi di Raffaele, mentre lui dava il via a una danza fluttuante e la trascinava in un vortice d‘incondizionata perdizione e di puro piacere.

Raffaele spinse con maggior vigore gemendo e succhiandole ingordamente le tette, la trascinò con sé fino al punto più alto del piacere e quando la sentì di nuovo vicino all’acme del piacere spinse le dita dentro di lei, però questa volta da dietro. Annarita gridò più forte e cadde nel torrente dell’orgasmo stringendo le braccia di Raffaele e affondando le unghie nella sua pelle. Raffaele spinse ancora le dita dentro di lei, poi uscì dal suo corpo e con delicatezza la fece girare in modo che gli mostrasse la schiena, con la lingua leccò la sottile linea tra le natiche di Annarita, spingendole le dita in fondo e sentendola gemere a ogni stimolo. Passò la lingua su ogni angolo morbido e caldo del suo corpo, poi appoggiò il suo sesso duro e pulsante al sedere di Annarita e la penetrò facendola gridare di piacere. In seguito le strinse i capelli tra le mani e lentamente spinse ancora, Annarita seguì i suoi movimenti lagnandosi a ogni impulso, poi gli guidò la mano sul suo clitoride e si fece masturbare ancora. Quando sentì vibrare il suo corpo capì che Raffaele era vicino all’orgasmo, in questo modo gli spinse le dita dentro masturbandosi con la mano e spingendo il clitoride fino quasi a farsi del male. Raffaele non resistette più e si lasciò andare sborrando squisitamente sopra quella pelosissima bionda fica senza restrizioni, proprio mentre Annarita riceveva l’orgasmo assieme a lui. Il loro strepito beatificò quella camera inondandola con i loro poderosi gemiti, poi piombò il silenzio, manomesso soltanto dal respiro affrettato e profondo dei due amanti. Raffaele s’appoggiò alla schiena di Annarita e la strinse appassionatamente a sé. Stesi l’uno accanto all’altra, Raffaele guardava al presente la sua donna e con la mano le scostò i capelli dalla fronte bagnata di sudore.

“Annarita, io ti amo” - le disse guardandola intensamente negli occhi. Annarita non rispose, s’appoggiò su d’un gomito e lo guardò negli occhi.

“Tu m’hai ferito, adesso ti rimane solamente questa possibilità per ricominciare. Se fallirai, io non t’aspetterò più” - ribadì lei, mentre abbracciandola calorosamente a sé Raffaele la squadrò amabilmente:

“Non fallirò, t’assicuro e ti giuro che non fallirò” - le disse, abbracciandola e stringendola ancora maggiormente. L’espressione austera e rigida di Annarita si sciolse in un lieve sorriso, appoggiò le labbra a quelle di Raffaele e lo baciò dolcemente.

Adesso, là di fuori, osservando dalla finestra, il sole aveva respinto quelle minacciose nuvole cariche di pioggia, mentre nel cuore di Annarita una nuova e inattesa primavera era alle porte.

{Idraulico anno 1999}