i racconti di Milu
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Note:
Arriva il bull, incomincia la festa.
Note dell'autore:
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Per quanto riguarda me e Berni, ormai il matrimonio è alle porte. A breve ci sposeremo e io diventerò sua moglie, e potrà fare di me ciò che vuole, anche condividermi con i suoi amici. Quello della condivisione è una fantasia che c’ha da molto tempo, ma non lo abbiamo mai fatto, perché nonostante io sia favorevole ad avere rapporti con altri uomini, lui è convinto (ed ha perfettamente ragione) che per provare questa esperienza abbiamo bisogno di una persona di nostra fiducia, magari un amico, e non il primo che capita. Insomma un uomo, per dirla con le parole di Berni, che sia in grado di rispettarmi come donna.
Da poco tempo avevamo deciso di andare a vivere insieme. Il fatto di avere una casa da condividere con la persona che si ama cambia completamente la propria prospettiva di vita. Puoi fare quello che vuoi. Per esempio avevo l’abitudine di girare nuda per casa, o certe volte solo con il perizoma. Certo, questa abitudine ce l’avevo anche quando stavo a casa con i miei. Lo sapete che la nudità non è mai stato un problema per la mia famiglia. Anche mia madre lo faceva, e mi è capitato spesso di vedere anche mio padre e mio fratello con i loro begli attrezzi in bella mostra. Non è mai stato un problema girare nudi per casa. Ma a casa di Berni sì. I suoi genitori non erano come i miei. Erano bravissime persone, per carità, gli voglio un bene dell’anima, ma quando qualche volta andavo a cena da loro e poi magari rimanevo a dormire lì, l’idea di potermi svegliare e andarmene in giro nuda me la potevo pure scordare. E quindi c’avevo sempre il pigiama. E quindi anche Berni non era abituato a questo genere di cose. Infatti vedermi girare tutta nuda, o con il perizoma, nel nostro appartamento gli faceva venire sempre delle erezioni durissime, e allora spesso mi faceva sua. Una volta stavo lavando le stoviglie. C’avevo soltanto il perizoma, lui mi si è avvicinato da dietro e si è tirato giù la lampo dei jeans e ha tirato fuori il suo cazzo duro, ha spostato il lembo di stoffa del mio perizoma e mi ha inculata proprio lì, davanti al lavandino. Un’altra volta ero distesa sul sofà del soggiorno, mi stavo rilassando leggendo un libro ed ero completamente nuda, quando ad un certo punto mi sono ritrovata la gigantesca erezione di Berni piantata davanti alla faccia. Allora ho messo via il libro e l’ho fatto godere con la bocca, fino a farlo sborrare, e poi ho ingoiato tutto il suo seme.
Comunque l’abitudine di vagare in casa nuda ce l’avevo anche quando c’erano gli amici di Berni. Non mi vergognavo a farlo. Anche perché tutti quanti avevano visto il film di Berni, in cui venivo montata e impalata di brutto, quindi ormai non avevo più nulla da nascondere. Mi avevano già vista nuda, e forse qualcuno di loro si era anche fatto delle seghe su quel film, quindi perché avrebbe dovuto imbarazzarmi farmi vedere nuda da loro? Berni non aveva nulla da ridire sul fatto che girassi nuda per casa mentre c’erano i suoi amici, forse proprio per lo stesso motivo, ma forse anche perché gli faceva piacere sfoggiarmi come un trofeo. Quasi come se ci godesse a mostrarmi ai suoi amici come mamma mi aveva fatta. Era il suo modo per dire agli amici: “guardate che sventola di fidanzata che c’ho”. E quindi lo facevo senza problemi.
Qualche volta alcuni di loro ci provavano con me senza ritegno, ma mai in presenza di Berni. Cioè, quando c’era lui si comportavano come se niente fosse, ma non appena lui si allontanava (magari per andare in bagno), qualcuno di loro ne approfittava per fare il cascamorto con me. Per esempio una volta, Berni era andato al minimarket all’angolo della strada per comprare una bottiglia di vino bianco, e l’amico che aveva invitato a casa aveva cominciato a provarci con me. Io indossavo solo un perizoma, ed ero ai fornelli a preparare il pranzo. Lui mi era venuto dietro e aveva avvicinato le sue labbra al mio orecchio destro per sussurrarmi qualcosa.
“Ogni volta che ti vedo mi viene sempre duro”.
“Ma davvero?” chiesi in tono ironico.
“Sì. Hai un culo divino. Beato Berni che può incularti ogni volta che vuole” e con una mano cominciò ad accarezzarmi il sedere.
“Sì, in effetti è molto fortunato” rispose, poi lui spostò il sottile filo di stoffa che avevo tra le natiche e iniziò a punzecchiarmi l’orifizio anale con il dito medio, poi lo fece entrare dentro con violenza penetrandomi il retto con decisione. Ma a quel punto mi divincolai, gli afferrai il polso e gli feci togliere immediatamente il dito dal mio culo. “Eh no! Non va bene così. Non è rispettoso. Sono pur sempre la donna di Berni, e tu non puoi farmi questo”.
“Dai, tanto lo sanno tutti che ti piace molto il cazzo” disse e cercò di nuovo il mio condotto anale, ma gli allontanai di nuovo il braccio per farlo stare buono.
“Sì è vero, mi piace moltissimo il cazzo. E mi piace anche scopare. Non immagini neppure quanto. Ma io amo Berni, e non lo tradirei per nessuna ragione al mondo”.
Dicevo la verità. Non lo avrei tradito per nessuna ragione al mondo, a meno che non me lo avesse chiesto lui di farlo. Mi spiego meglio: se lui mi avesse chiesto di concedermi ad uno dei suoi amici lo avrei fatto volentieri. Oppure se io avessi avuto voglia di farmi una scopata con un altro uomo, state sicuri che prima avrei chiesto il permesso a Berni, e se lui m’avesse dato la sua approvazione allora mi sarei fatta montare. Ormai io e Berni eravamo prossimi al matrimonio, presto lui sarebbe diventato mio marito, e ciò che volevo ad ogni costo dal nostro matrimonio era la sincerità. La sincerità è la base di un rapporto durevole.
Ormai mostrarmi nuda di fronte agli amici di Berni era diventata un’abitudine, però lui non mi aveva mai detto cosa ne pensava di questa cosa. Per quanto ne sapevo poteva anche dargli fastidio, ma magari non me lo diceva per non ferirmi. Ma d’altronde, pensavo, tutti i suoi amici avevano visto il suo film, e quindi mi avevano vista già molte volte nuda, e tra l’altro mentre facevo porcate con altri uomini. Quindi non vedo dove poteva essere il problema. Però comunque una sera decisi di affrontare il problema con lui. Eravamo seduti a tavola per la cena e io tirai fuori l’argomento a bruciapelo.
“Senti, ma mica ti da fastidio se giro nuda per casa anche quando ci sono i tuoi amici?”.
“Tesoro, se non da fastidio a te non vedo perché dovrebbe darne a me. Di certo a loro non da fastidio poterti vedere così come mamma ti ha fatta”.
“Sì ma tu non sei geloso che altri uomini possano vedermi nuda?”.
“E cosa c’è di male in questo? Ti guardano, mica fanno l’amore con te”.
“In verità non mi guardano soltanto. Una volta un tuo amico ci ha provato. Tu eri andato al minimarket a comprare il vino, e lui mi è venuto dietro, e mi ha detto che ogni volta che mi vede glielo faccio diventare duro. E poi mi ha infilato un dito in culo”.
“Chi è stato?” mi domandò divertito.
“È stato Piero, però non glielo dire che te l’ho detto. Non voglio che la vostra amicizia si rovini per colpa mia”.
“E tu che hai fatto quando ti ha messo il dito in culo?”.
“Gli ho detto di stare buono, e gli ho allontanato la mano dal sedere. Non farei mai qualcosa senza la tua approvazione. Potrei anche tranquillamente farmi infilare tutta la mano di un tuo amico in culo, ma solo se avessi il tuo consenso”.
“Tesoro, tu sei bellissima, quindi è normale se alcuni dei miei amici ti corteggiano”.
“A questo proposito, hai mai pensato al fatto che qualcuno di loro potrebbe aiutarti a realizzare la tua fantasia di vedermi fare l’amore con un altro?”.
“Sì, ma chi? Piero, forse?”.
“No, Piero è troppo rozzo. Pensavo di più a Fabio”.
“Fabio?! Ma se è lo sfigato del gruppo! Ha venticinque anni ed è ancora vergine. Non ha mai avuto una donna in tutta la sua vita”.
“Beh potrebbe avere me, non credi? E poi è molto dolce. Sono sicura che mi tratterebbe con il rispetto che merito”.
Sì, Fabio era lo sfigato del gruppo. Era un ragazzo molto timido, che probabilmente si ammazzava di seghe dalla mattina alla sera. Quando si trovava di fronte ad una ragazza diventava tutto rosso e iniziava a balbettare. Quando qualche volta era venuto a casa da noi e mi aveva vista girare per casa nuda a momenti gli pigliava un infarto. Era uno dei pochi che non ci aveva mai provato con me, e poi non mi fissava come facevano tutti gli altri. Qualche volta avevo provato ad averci un dialogo, ma lui ogni volta che gli rivolgevo la parola si chiudeva a riccio, rispondendo alle mie domande in monosillabi o con risposte secche.
L’unico problema di Fabio è che era un po' bruttino. Forse anche per questo era timido. Era grassottello, sudava molto (soprattutto in presenza di una ragazza) e si vestiva davvero in modo grottesco, del tipo che indossava spesso delle tute da ginnastica e poi ai piedi calzava dei mocassini orrendi che stonavano di brutto con la tuta. Infatti molto spesso i suoi amici, compreso Berni, lo prendevano in giro dicendogli: “ma chi ti veste la mattina? Tua mamma?”.
L’idea di avere un rapporto con lui mi eccitava molto, forse proprio perché era un verginello. Quindi il fatto di potermi trasformare in una maestrina del sesso e insegnargli tutto sull’amore mi mandava in ebollizione. Però Berni non era molto convinto. Forse il suo sogno era quello di vedermi montata da uno stallone da monta doc, e non da una mezza sega come Fabio.
“Ma tesoro” mi disse, “Fabio sta messo davvero male. Va a finire che inizia a schizzare prima ancora di averti penetrata”.
“Ma Berni, francamente io e te non abbiamo esperienza per quanto riguarda la pratica del cuckold. Quindi credo che per iniziare Fabio andrà più che bene. Poi quando diventeremo abbastanza esperti allora potremmo puntare ad un vero maschio alpha”.
“Sì, ma come facciamo? Se gli dico di fare una cosa del genere gli viene un collasso”.
“E tu non glielo dire. Invitalo a cena da noi, poi con un pretesto fai finta di allontanarti, e poi al resto ci penso io”.
L’idea di farmi montare da Fabio era un po' disgustosa. Già immaginavo il peso della sua ciccia sul mio corpo, il suo sudore sulla mia pelle, il suo respiro affannato (a causa del peso infatti non poteva fare due passi che già gli veniva il fiatone) però allo stesso tempo pensavo che sarebbe stata una cosa molto dolce. Ero sicura che Fabio non mi avrebbe trattata come uno sborratoio, ma come una donna. E poi quanto poteva durare uno che non aveva mai fatto l’amore? Un paio di minuti? Forse non ci sarebbe neppure arrivato. Forse avrebbe cominciato a fiottare non appena avrei tentato di infilargli il preservativo. Però come primo approccio alla pratica del cuckold Fabio era il bull che faceva per noi.
E così quella sera Berni lo invitò a cena. Ma io questa volta non mi feci trovare nuda, bensì indossai un elegante ma porchissimo vestito da sera nero, con uno scollo sul davanti così eccessivo che arrivava fino alla fighetta, dove faceva capolino un ciuffetto di peli biondi. Sotto non portavo nulla. Quando dovevo abbassarmi a novanta gradi, magari per prendere una pentola dai mobiletti della cucina, il vestito si alzava mettendo a nudo le mie natiche, che si aprivano oscenamente mettendo in mostra il mio buchetto anale (o fiorellino del peccato, come amava chiamarlo il mio Berni). Mi ero sistemata i capelli con un chignon e mi ero truccata, calcando la mano con il rossetto, per mettere in risalto le mie labbra e far capire al nostro futuro bull che la mia bocca era molto ben disposta a farlo godere con dei sensazionali pompini.
Fabio venne da noi alle nove come stabilito e io andai ad aprirgli la porta. Quando me lo trovai davanti pensai che forse potevo scegliermelo un po' meglio il bull. Era come suo solito in tuta da ginnastica, mocassini ai piedi e per di più era già sudato e ansimante per le scale che aveva dovuto salire per raggiungere il nostro appartamento. Nel vedermi vestita in quel modo, praticamente come una pornostar in carriera, gli venne un colpo e spalancò gli occhi dall’eccitazione.
“Ciao Fabio” gli sorrisi, poi lo guardai con una certa preoccupazione. “Ti senti bene?”.
“Sì, grazie”.
“Vieni, accomodati” lo feci entrare e gli feci strada verso il soggiorno. Gli camminavo davanti, e con un pretesto mi abbassai a novanta gradi a sistemare il tappeto che era leggermente piegato. Lo avevo fatto apposta per mostrargli da subito la mia mercanzia che presto sarebbe diventata sua. E poi volevo fargli capire subito che sotto al vestito non portavo niente. Nel frattempo il mio vestitino si era alzato e il mio culo denudato. Le natiche si erano aperte oscenamente mettendo in mostra il mio “fiorellino del peccato”.
“Scusami Fabio, ma è che sono una maniaca dell’ordine. Non mi piace vedere i tappeti spiegazzati”.
“Certo certo, fai pure” rispose lui timidamente.
Restai ancora un po' in quella posizione per farmi guardare la parte del mio corpo che preferivo maggiormente, e poi mi rimisi in piedi e guidai Fabio nella cucina, dove avevo allestito la tavola per la cena. Mi ero data da fare ai fornelli; amavo sorprendere gli uomini non soltanto col sesso, ma anche con le padelle. Quella della cucina era una passione che come già vi ho detto in precedenza mi aveva trasmesso mio padre.
“Accomodati a tavola” dissi. “Berni ci raggiungerà a breve. Credo stia facendo la doccia”.
Stava per accadere. La nostra prima esperienza cuckold. Ero molto nervosa, ma allo stesso tempo non vedevo l’ora di cominciare.

Continua...

Link al racconto:
http://paradisodisteesabri.blogspot.it/2017/09/qualcosa-e-cambiato.html
Note finali:
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