i racconti di Milu
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Finalmente caldo. Non tanto da essere opprimente, il caldo giusto per invitare a stare all’ aperto, per salire in macchina e andare a zonzo, senza una meta precisa, godendo della vista del mare illuminato da una splendida luna piena. Non so se la calda aria estiva abbia influito sulla scelta dell’ abbigliamento, da parte di mia moglie, fatto sta che, dopo la solita lunga attesa, si presenta con una mise che, dopo i capi invernali indossati fino a pochi giorni prima, mi colpisce piacevolmente. Sexy il giusto, senza esagerare: camicetta smanicata di seta ecru, sotto la quale si intravede il morbido, ridotto reggiseno di un tono leggermente più scuro, minigonna blu plissettata e collant colore della pelle abbronzata Mia moglie è una bella donna di 38 anni, mentre sto scrivendo, ma quando tutto è cominciato, tre anni fa, ne aveva appena compiuto 35, e io ne ho sei in più. Siamo sposati ormai da 15 anni. Il nostro è un matrimonio che si può definire felice. Io sono un professionista nel ramo dell’ edilizia e non abbiamo problemi economici. L’ unico cruccio, più per lei che per me, è il fatto che non possiamo avere figli, ma per il resto la nostra è ancora una buona intesa. Con il passare degli anni, e a causa di una vita sedentaria, non sono più il brillante giovanotto che lei ha conosciuto; sono un po’ appesantito e ho perso qualche capello ma lei non mi ha mai fatto pensare che possa essere un problema. Sessualmente…beh…siamo ancora attivi, anche se la passione si è un po’ affievolita, come credo sia naturale. Per me e Francesca il sesso è sempre stato vissuto in modo gioioso e senza tabù. Nel corso degli anni abbiamo sperimentato tutto quello che una coppia può realizzare, compreso, negli ultimi tempi, un tipo di rapporto che non avevamo ancora praticato, quindi si può ben dire che la nostra intesa sessuale sia completa.. Mentre, in macchina, andiamo verso una meta immaginaria, dal finestrino aperto lascio entrare l’ aria tiepida. Dopo un bel po’ di chilometri, ci troviamo bloccati da una coda causata da un incidente più avanti. Riusciamo a parcheggiare e, a piedi, ci dirigiamo verso un Pub lungo la strada. Ci sediamo al bancone e ordiniamo da bere. Chiacchieriamo del più e del meno. Ogni tanto mi guardo intorno. Colgo al volo lo sguardo di un ragazzo che sembra incollato su Francesca. Seduta sull' alto sgabello, la minigonna è risalita a scoprire parte della coscia e la balza di un paio di autoreggenti. Quindi, quelli che indossa non sono, come pensavo, collant. Lei sembra non essersi accorta dell’ interesse che suscita e, con totale noncuranza, accavalla le gambe, e offre al ragazzo, seduto ad un vicino tavolino, la visione fugace dell’ interno delle cosce. E’ tanto l’ interesse che suscita, che le chiedo se indossi le mutandine.
“Ma certo – è la sua risposta – che domande fai?”
Allora le dico del tipo che la sta fissando e lei gli lancia un’ occhiata di sfuggita. Il tempo passa. La coda ormai si è risolta; bisogna decidere se ordinare ancora da bere o andarcene. Glielo chiedo e lei sceglie di lasciare il locale.
Finiamo di bere e, prima di uscire, come al solito lei va alla toilette per ripristinare il rossetto. Io scendo dallo sgabello e aspetto il suo ritorno. Quando mi raggiunge, usciamo. Mentre ci dirigiamo verso la macchina, camminando sotto alti portici, si volta due o tre volte. Ad una mia domanda, risponde che le sembra che siamo seguiti da uno scooterone. Mi volto anch' io. Effettivamente ad una ventina di metri uno scooter argento procede molto lentamente. I fari accesi impediscono di distinguere da chi sia guidato: la sagoma indossa un casco integrale ma...quel polpaccio bianco spunta o no da un pinocchietto scuro, come quello del ragazzo al bar?
Sembra proprio di sì, e anche la polo è scura, può benissimo essere di color bordò.
Ma allora è proprio lui. Lo dico a mia moglie e anche lei conviene che probabilmente si tratta dello stesso ragazzo.
“Chissà se sta veramente seguendo noi – le dico – magari facciamo la stessa strada”.
“Può darsi – risponde – ma secondo me ci sta proprio seguendo”.
“E cosa te lo fa pensare?”
“Dopo, te lo spiego dopo, in macchina.”
Saliamo e lei mi dice che mentre era davanti allo specchio, il ragazzo è entrato e si è accostato al lavandino a sinistra. Lo specchio è unico e, mentre si lava le mani sorride alla sua immagine riflessa. Lei, colta di sorpresa, gli ha fugacemente ricambiato il sorriso, prima di uscire dalla toilette. Chissà, è giovane, magari si è montato la testa, penso. Guardo nello specchietto e, come pensavo, il tipo ci sta seguendo, sempre tenendosi ad una ventina di metri di distanza.
Decido di rompere il silenzio.
“ Bene, e ora che si fa?” le chiedo.
“ Come, che si fa, torniamo verso casa. Non ci seguirà mica per tutta la strada.”
Vero, convengo anche io che ben difficilmente avrebbe macinato tutti quei chilometri. Però, perché sono così turbato? Perché fatico a parlare e perché…sento delle fitte di piacere all’ inguine?
Quella sera, per la prima volta, mentre il ragazzo le fissava le gambe, e ancor più dopo quello che mi ha detto riguardo alla toilette, ho immaginato di trovarmi in una situazione di quelle descritte sul web. Quelle in cui un marito “condivide” la compagna con un altro uomo. Fantasia? Sì, senz’ altro, ma… e poi, come dirlo a Francesca? Che reazione avrebbe avuto? Cerco di “sondare” il terreno.
“Ma tu, cosa pensi di quel tipo? Se gli hai sorriso non è che magari lo trovi simpatico?”
“Ma che domande, hai visto quanto è giovane? Avrà vent’ anni o poco più. Come può essermi simpatico? Ho risposto al sorriso così, meccanicamente.”
“Ok, ok, scusa. Senti, è ancora così presto, che ne dici se cerchiamo un posticino e ci fermiamo a goderci questa splendida luna?”
“Va benissimo…però prima lo seminiamo.”
“Ma, sai, non credo che ci seguirà per molto, e se vede che ci fermiamo capirà la situazione e se ne andrà.”
“Dici? E se invece non se ne va?”
“Beh…gli farò capire, molto chiaramente, che non è il caso che ci disturbi.”
“Ok, allora. Sai, sarà il caldo ma anche io....”
Lascia la frase in sospeso, ma ho capito quello che vuol dire, e mi sento incoraggiato a cercare di realizzare la mia insolita, del tutto inedita fantasia.
Bene, fin qui è andata bene, ora spero di trovare presto quello che cerco. Al contrario di mia moglie, ora…non voglio che lui se ne vada.
Ad un tratto, dopo una curva, riconosco un particolare del paesaggio che…ma certo, come ho fatto a non pensarci? Qualche anno prima avevamo affittato una villetta per tutta l’ estate, un po’ in collina, isolata e tranquilla. Davanti, prima del cancello, c’ era un ampio spiazzo dove parcheggiare le auto. Chissà che? Beh, non resta altro che provare.
“Amore, che ne dici se andiamo su alla villa? Se non c’è nessuno è il posto più tranquillo che si possa desiderare.”
“E se lui ci segue? Non è troppo isolato?”
“Hai paura?”
“Beh…sì, un po’ sì…è una situazione così strana, e poi, con quel che si sente…sei proprio sicuro?”
“Ma stai tranquilla, tesoro. Non sei mica sola…e lui è solo un ragazzo, cosa vuoi che possa fare? E poi…sì, vorrei proprio fermarmi prima possibile…ho tanta, tanta voglia – e, per farglielo capire, le prendo la mano e la poso sul pacco, gonfio per l’ eccitazione.”
Lei mi guarda, poi volta la testa verso il finestrino: sembra…rabbuiata, preoccupata.
“Ma, amore, cosa succede? Non sei contenta di verificare con mano quanto tu mi piaccia ancora…quanto ti desideri?”
Per tutta risposta, lei toglie la mano e resta in silenzio. So per esperienza che in questi casi è meglio non insistere, per non peggiorare la situazione.
Pochi minuti e siamo sul posto. Per fortuna, è completamente deserto. Nessuna coppietta nei paraggi come qualche volta era successo. Ci fermiamo nello spiazzo inondato dalla luce lunare. Le serrande della villetta sono chiuse e non si vedono luci. Sulla colonnina sopra al citofono un cartello giallo con la scritta AFFITTASI.
Dietro di noi nessuno scooter. A quanto pare il ragazzo ha desistito. Sono un po’ deluso, ma non voglio darlo a vedere a Francesca.
L’ abbraccio , l’ accarezzo e le sussurro all’ orecchio.
“Hai visto? Tutte le tue paure erano immotivate. Siamo soli, il ragazzo non ci ha seguito.”
Lei si stacca, si volta verso il lunotto posteriore e si guarda intorno.
Poi, dopo essersi seduta e guardando davanti a sé:
“E a te dispiace?”
“Che cosa?”
“Che siamo soli, che il ragazzo non ci sia venuto dietro.”
Sembra che mi abbia letto dentro, ma….
“Ma no, cosa vai a pensare, a me piaci tu, solo tu, amore.”
Per troncare una conversazione che avrebbe potuto prendere pieghe spiacevoli, oltretutto inutilmente, vista l’ assenza del tipo, slaccio i pantaloni e li calo insieme agli slip. Il pene ha mantenuto un consistente turgore. Le sfioro delicatamente la nuca, lei capisce e si china verso il mio ventre. Per essere più comoda, si inginocchia sul sedile. Bastano pochi istanti nella sua calda bocca e l’ erezione si fa completa. Le accarezzo la testa, scendo lungo la schiena e, proprio mentre sto per afferrare l’ orlo della corta gonna e sollevarlo…lo vedo. Non so da dove sia sbucato, ma ora è lì, a mezzo metro dal finestrino. Non lo vedo in faccia ma è lui. La luce è abbastanza forte per farmi riconoscere i pantaloni e la maglietta.
“Senti – sussurro rivolto a mia moglie – continua così e non ti spaventare ma…è qui.”
Lei interrompe l’ azione ma non alza la testa.
“E’ lui? Cosa sta facendo?”
“Sì, è lui e, a quanto capisco, sta guardando.”
“E ora cosa facciamo?”
“Mah direi niente, continuiamo come prima.”
“Sì ma…non mi vorrai spogliare, vero?”
“Spogliare…spogliare, cosa vuol dire…spogliare? Stavo per accarezzarti e penso di continuare come se lui non ci fosse.”
“Ma mi vede…”
“E allora? Mica ti consuma, no? Dai, amore, continua così, mi fai morire di piacere.”
Lei non sembra convinta, ma riprende l’ azione interrotta.
Io sollevo del tutto l’ orlo della leggera gonnellina, scoprendo le sue tonde, sode natiche, coperte solo da piccole, velatissime mutandine del colore del reggiseno. Intanto guardo fuori dal finestrino. Ora lui si è avvicinato, è appiccicato al vetro, la testa chinata per meglio godere dello spettacolo. Io sono sempre più eccitato, infilo la mano sotto l’ elastico e sto per abbassare l’ indumento.
Lei si blocca.
“No, ehh? Non vorrai togliermi le mutandine. Vuoi farmi vedere nuda?”
“Amore, ma di che hai paura, hai un culetto da urlo, e lo sai… cosa ti importa se glielo lasciamo ammirare?”
Non risponde, ma riprende ad occuparsi della mia intimità. Io interpreto il gesto come un consenso e, lentamente, calo il leggero indumento fino a metà coscia. Ora il suo sedere nudo è completamente esposto a pochi centimetri dal suo viso, diviso solo dal vetro, ma la luce lunare ora illumina più il mio lato che il suo.
“Cara, amore, come mi piaci, sei fantastica…tesoro, vorresti aprire lo sportello del portaoggetti?”
Aprendolo, all’ interno si accendo una luce, soffusa ma sufficiente per rischiarare la sua parte di abitacolo.
Lei, per un attimo rialza la testa, mi guarda, sospira e…fa quanto le ho chiesto.
Nel buio dell’ abitacolo, la luce sembra quasi abbagliante. Ora il tipo si distingue meno nitidamente, ma lo vedo “accarezzare” con la mano sinistra il vetro in corrispondenza del culo di Francesca, mentre, dai movimenti del braccio destro intuisco che si stia...toccando.
Vorrei che accarezzasse la sua pelle, la sua carne, le sue…intimità.