i racconti di Milu
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Tu sei raggomitolata su d’un fianco con le ginocchia al petto e le mani tra le cosce con le spalle e il volto rilassato, in un sonno che gratifica e che ricompensa molto di più d’una colata di cioccolata sulla punta della lingua, perché il gusto non è soltanto sentire, ma è addirittura distinguere, emergere e percepire. Io stendo le dita tra le cosce, dove solamente la stoffa morbida che priva il tatto al disinvolto e naturale contatto di quel sogno, dato che è come rendere noto, svelare rendendo pubblico quel patto fatto su ciliegie rosse dalla succosa polpa dove la bocca ribolle e ne ingoia il succo.

Il gusto, invero, non è soltanto provare, è anche ammonire, assaggiare ed esortare, in quanto non sempre lo posso fare. Tu m’hai salutato e poi ho chiuso, ho sprangato al mondo ogni contatto e attendo l’ora per poi dormire, in quel riposare rilasso il viso che si stende lo so in un nuovo ed eccitante sorriso per te. Tu dicevi analizza, io eseguivo provando, arricciando il naso per farti ridere, mentre di gusto inondavi quel suono ricco di sensazioni. Nel letto ti piaceva mangiare mentre assaggiavi quel marron glacé con un’espressione da dissoluto, libertino e vizioso quale sei, io sono là che ti guardo per invogliarti:

“Non mi piace” - è la tua prima immediata e sintetica reazione.

“Non lo puoi dire”. Io invece te lo dico riproponendotelo:

“Non mi piace” - ribatti sennonché tu fermamente.

“Che cosa ti piace piuttosto?” - aggiungo io per stuzzicarti oltremisura.

“Tirarlo via dalle tue mani e dalla labbra, poi lavarti via quel sapore con la mia lingua, esplorare e ingoiare, perché il gusto non è soltanto cogliere e sentire, bensì è anche impressionare, scioccare e stravolgere.

Tu sei raggomitolata su d’un fianco con le ginocchia al petto e le mani tra le cosce, eppure sento il corpo che inizia ad agitarsi giacché percepisco seppure sogno conversazioni e giochi, che tra noi sembrano non aver mai fine. La stoffa è morbida, si lascia premere e spingere di lato, dopo cede, perché adesso mi toccherò e lo farò solamente per te che non puoi essere al momento con me. Un inizio che scioglie le esitazioni e rende ancor più caldo il sesso che si protende tra le mie stesse dita, in quanto mi piace farle scivolare lente tra le labbra mute, dato che sembra come un calice di fiore attento che si schiude, non dall’esterno, all’opposto dall’interno, dove trabocca il vizio d’essere sempre una virtù nascosta e non detta in quell’immagine da innamorata.

Sembra pertanto come il miele che gocciola con le dita che ne accolgono la dolcezza, nell’impeto di quel tocco che adesso agita l’impressione di non esser più soltanto una carezza. Il sogno ha fine, a ogni buon conto non la sensazione: la mano calda, le dita bagnate e quello stesso desiderio che schiude l’ano mentre sudo, perché mi tocco ancora il sesso e il seno, che compatto insiste a farmi male di desiderio e penso a te e a quella sera:

“Che cosa ti piace?”.

“Lavarti via quel sapore e la tua lingua che non ha più la squisitezza del marron glacé, eppure ha quella ben attecchita e radicale fragranza di me”.

Il sapore in conclusione non è soltanto avvertire, percepire e sentire, è altresì etichettare, marchiare e segnare il vero mio confine, per farti sempre menzionare e ricordare che cosa leccare, che cosa mangiare e in special modo che cosa gustare.

{Idraulico anno 1999}