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RAIN di suve
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RAIN. Pioggia.
Forse una volta aveva un cognome ma l’ha dimenticato.

Rain, Forse i genitori l’hanno chiamata così perché è venuta al mondo in un giorno di pioggia. Avrebbero fatto meglio a chiamarla Storm, tempesta, perché è questo quello che è.
Lo è diventata, è stata costretta a diventarlo, nel modo più difficile, alla scuola più dura: quella della strada.

In una New York post-atomica in cui la fiducia è morta, subito prima della pietà umana e della compassione, vive spostandosi tra le rovine di quella che fu una metropoli. Attenta a ogni ombra, ogni rumore. Sa di non avere un futuro, la sua non è vita ma istinto di sopravvivenza. Decisa a non arrendersi, a non ritornare in mano a Loro, a rifiutare di essere ciò che era destinata ad essere.
Poi ha incontrato lui:

WOLF. Lupo.
Lui una volta aveva un nome e cognome, ma ora è per tutti Wolf, il lupo: Un Cacciatore.

Lavora per il Federal Bureau of Repopulation. F.B.R., o Fiber come lo chiamano tutti, perché ci vuole una fibra forte per farne parte, e anche per sottrarvisi.

Dopo l’Olocausto nucleare il mondo è andato a pezzi. Il Nord America si è frazionato in territori tribali dove vige la legge del più forte. Solo in poche città vi è una parvenza di civiltà residua, che si è subito trasformata in una dittatura spietata.
Le Autorità hanno varato un programma eugenetico il cui scopo potrebbe anche essere moralmente accettabile ma la cui applicazione è mostruosa.

Avere figli è vietato, troppe tare genetiche frutto delle radiazioni. Unica eccezione le donne geneticamente integre, poste sotto la sorveglianza strettissima del Fiber, che cura la fecondazione tramite uomini anch’essi geneticamente integri o, talvolta, l’inseminazione artificiale.
Il compito di Wolf, e altri come lui, è quello di scovare i figli nati illegalmente.

Il primo sommario esame è loro: se il soggetto è palesemente compromesso deve essere immediatamente soppresso. Se apparentemente sano deve essere portato al Fiber. Lì gli scienziati esamineranno i suoi geni. Se è “corrotto” ma abile verrà addestrato come forza lavoro. Nel caso rarissimo di un soggetto integro allora viene inglobato nel programma di ripopolamento.
Traduzione: va a vivere in un campo di prigionia, sottoposto a una disciplina militare, condizionamento psicologico, restrizioni e ogni altra cosa utile a farli diventare, al compimento del diciottesimo anno di età, fattori e fattrici.

In pratica sono animali da riproduzione. Le donne fino al trentaduesimo anno di età, gli uomini al trentacinquesimo, poi possono diventare militari, o impiegati o ….Cacciatori.

Era questo il destino di Rain, o meglio lo era fino a quando, a quattordici anni, è scappata rifugiandosi tra le rovine. Vivendo di stenti, fuggendo continuamente. Gli è stato utile l’addestramento ricevuto che le ha fornito un fisico perfetto, ampliato dalle lezioni di Tai-Chi che un istruttore le ha impartito, su sua richiesta, nel tempo libero concesso. Il resto l’ha imparato da sola, precocemente, combattendo per la vita con sbandati, bande malavitose e i Cacciatori che non smettono mai di cercare figli illegali e i pochi fuggiaschi come lei.

Wolf viene dalla stessa scuola. Dopo il trentacinquesimo compleanno ha scelto di diventare Cacciatore.
E’ bravo nel suo lavoro, ha un istinto particolare che lo aiuta. Non ha paura, addestrato sin dal venticinquesimo anno di età, quando ha scelto il proprio futuro, a cavarsela in tutte le situazioni.
Era inevitabile che s’incontrassero. La fuggiasca da cinque anni, resistente a ogni ricerca, capace di farsi temere da tutti: dalla gente “normale” che ha imparato a lasciarla in pace; dai Cacciatori che hanno visto le proprie file sfoltirsi nel cercarla.
Il Lupo: forse il Cacciatore più bravo, con tre anni di esperienza pieni di statistiche sorprendenti.

Era inevitabile, ma nessuno avrebbe potuto prevedere ciò che sarebbe accaduto quando lui è finalmente riuscito a sorprenderla nell’appartamento in rovina dove si era rifugiata.

L’ha coglie nel momento in cui lei si sta rilassando, concedendosi un bagno, occasione rara per lei ma colta al volo appena trovato questo rifugio, l’ultimo della serie, e scoperto che aveva acqua calda grazie a pannelli fotovoltaici che è riuscita a riparare.

Sono giorni che la segue, incarico speciale. Le Autorità erano preoccupate per il numero di Cacciatori e Cacciatrici persi nel cercarla, trovati cadaveri in mezzo all’immondizia e l’ultimo, una sfida plateale, davanti alla sede del Bureau.
Paziente e silenzioso Wolf attende il momento propizio e entra nell’appartamento senza far rumore, il taser stretto in mano. La osserva, nascosto, mentre si spoglia e con un sospiro deliziato s’immerge nell’acqua fumante.
La fa rilassare per alcuni minuti, ammirandole il seno pieno che pare galleggiare sull’acqua opaca, i lineamenti perfetti incorniciati dai corti e scuri capelli. Le labbra tumide, il naso piccolo, le gote piene, gli occhi chiusi dalle lunghe ciglia.

Mentre la guarda si sente strano Wolf, un senso di calore sale dentro di lui. Imbarazzato si accorge di essere in erezione e si turba. Non gli era mai successo, la sua mente era sempre stata fissa sul suo obiettivo mai lasciandosi distrarre da particolari come un bel corpo nudo, e ne aveva visti tanti. Eppure………. Eppure ora è diverso.
Quando si fa avanti, facendo scattare Rain in piedi nella vasca per la sorpresa, non è l’istinto del Cacciatore a muoverlo ma uno ancora più primordiale.
Vuole quella donna, la desidera allo spasimo e stringe con forza il taser mentre la vede completamente nuda davanti a lui, la pelle bagnata e luccicante, il cespuglio ben curato all’apice di due cosce piene che promettono delizie.

Rain scatta in piedi vedendolo apparire a tre metri da lei. Si maledice per la sua incoscienza che le ha fatto lasciare ogni cosa nell’altra stanza. Nuda e disarmata può contare solo sul suo corpo addestrato e si prepara mentalmente allo scontro sapendo di avere poche possibilità.
Vede l’uomo immobile, esitante, percepisce la tensione nei suoi muscoli. Le scappa un sorriso vedendo il membro eretto ben evidenziato dalla tua attillata di lui, poi lo guarda in faccia, negli occhi ……….. e si perde in quel blu profondo.

Qualcosa scatta tra i due: una corrente elettrica invisibile, una specie di chimica, un fenomeno paranormale. Rain sa che non può colpirlo, fargli del male. Scopre di essere perduta e nemmeno le importa. In quel momento l’unica cosa che vuole è toccare quel corpo maschile muscoloso, togliere la tuta attillata per scoprirne la pelle, arrivare al ventre e impossessarsi di quel membro turgido così evidente.

Il rumore del taser scagliato da parte li fa sobbalzare entrambi. Scagliato, non lasciato cadere nota Rain mentre esce dalla vasca senza nemmeno cercare di coprirsi. Si avvicina a lui, gli pone la mano su un braccio felice di sentire la consistenza dei suoi muscoli.
Una mano di lui le arriva inaspettata su un fianco, il volto teso si china verso di lei, e loro labbra si incontrano.

Mugola Rain mentre gli cerca la lingua con la propria, sentendo la virilità premerle sullo stomaco.
Si sente sollevare di peso, le braccia forti di lui l’hanno presa in braccio e la portano verso il materasso informe steso nell’altra stanza. Lei gli mette le braccia al collo senza smettere di baciarlo. Incespicando lui percorre i pochi metri di distanza e si inginocchia lasciandola cadere sul morbido. Febbrilmente si apre la cerniera del giubbino, si toglie la cintura, gli stivali, si divincola per uscire fuori da quella tuta tanto comoda che ora pare una prigione.

Orgogliosamente nudo si distende sopra di lei cercandole ancora la bocca, baciandole il collo, l’incavo dei seni, soffermandosi sui capezzoli inturgiditi prima di scendere lentamente fino al ventre teso lasciando una scia umida di baci.
Rain è arcuata, attende ansiosamente che lui la raggiunga lì, proprio dove sente più forte il calore, gli spasmi che la fanno muovere e sollevare il bacino per andargli incontro.
La lecca con lentezza Wolf, passando dalla pelle sensibile dell’incavo delle cosce al clitoride indurito, poi le labbra: prima quelle esterne, contornandole di piccoli baci, poi quelle interne, sentendo il sapore fragrante degli umori che lei sta incominciando a stillare.
Senza preavviso le ficca la lingua dentro, indurita, come un piccolo pene, scavando nelle pieghe per cercare punti sensibili, e Rain si contorce, lo incita, lo guida. Lo chiama a sé dopo un tempo apparentemente interminabile dove è quasi arrivata all’orgasmo, ma ora vuole di più, vuole sentirsi aprire, vuole sentire quella carne dura che le entra dentro.

E’ un attimo: era appoggiato sull’apertura, strusciandosi piano, e l’istante dopo è dentro, facilmente, come un coltello nel burro caldo. Un gemito roco le sfugge, le gambe si stringono intorno a lui, le mani gli afferrano la testa per baciarlo con voracità mentre comincia a muoversi dentro di lei.
Basta poco per godere, troppa è la tensione erotica che si è creata tra loro, e Rain grida quando l’orgasmo la avvolge, la scuote e le fa serrare le braccia intorno al corpo maschio di lui, stringendolo forte per non lasciarlo mai andare.
Sente distintamente il seme di lui spruzzarle dentro una, due, cinque volte, e si sente riempita, completa.
Non ha preoccupazioni di gravidanza, l’impianto che le avrebbero tolto al diciottesimo compleanno è ancora in lei e fa il suo lavoro con scrupolo, impedendo il concepimento.
Dopo è una prodigarsi di carezze e di baci, di parole inespresse ancora abbracciati, e il peso di lui è dolce, il calore del suo corpo è inebriante. Non più Preda e Cacciatore ma Uomo e Donna legati, avvinti.

Si staccano dopo parecchi minuti. Ora è il momento di parlare, eppure ancora vince la voglia di carezze, di teneri baci.

- Che hai intenzione di fare? –

Lo chiede lei per prima, con la paura di vederlo tornare il Cacciatore. Non lo sopporterebbe.
Ma gli occhi di lui le dicono che non è così, che non ha nulla da temere, almeno da lui.

Comincia così la strana storia dei due: lui che finge di inseguirla e lei che finge di scappare. Agli occhi di tutti la Caccia prosegue anche se senza risultati. Lui rifiuta gli aiuti che gli propongono, lei fa in modo di lasciargli sempre una traccia per trovarla, un segnale che solo loro conoscono mentre continua a cambiare rifugi e a combattere l’umanità perduta dei bassifondi.
Incontri a volte brevi a volte più lunghi, occasionali eppure cercati con tutte le forze da entrambi. Amplessi sui tetti, nascosti da un vecchio serbatoio d’acqua; oppure in cantine polverose, l’orecchio attento a percepire rumori insoliti.
Si amano appassionatamente e completamente perdendo cognizione di tempo e luogo, e ogni volta un velo di tristezza avvolge i loro saluti, bruscamente tornati alla realtà.

Wolf è preoccupato. Sono trenta minuti che attende Rain nel punto convenuto, un locale di manutenzione perso nelle immense fognature della città, e lei non si vede. E’ indeciso se uscire per cercarla poi sente dei rumori avvicinarsi. Si appiattisce nel buio tirando fuori l’arma, il rumore è di chi si muove disordinatamente, senza badare troppo a dove va. Crede sia qualche sbandato e invece, all’improvviso, Rain si materializza da dietro l’angolo cadendogli quasi addosso. La prima reazione di entrambi è violenta, poi si riconoscono e Rain lo abbraccia stretto, in lacrime.

- Oh Wolf, Wolf, mi hanno seguita. Stavano quasi per prendermi ma sono riuscita a liberarmi –

Alla fioca luce Wolf si rende conto che lei è coperta di sangue.

- Sei ferita? Dove? Chi è stato? –

- No, non è sangue mio ma ho avuto paura di non vederti mai più –

Rain si riprende confortata dall’abbraccio di lui e gli racconta come sia stata inseguita da tre Cacciatori mentre si dirigeva all’appuntamento. Le hanno teso una trappola in cui è caduta e solo la fortuna, e l’errore di valutazione dei tre che si sentivano sicuri, le ha permesso di fuggire.

- Non si aspettavano che avessi un coltello nello stivale, quando uno mi ha preso per le spalle per legarmi sono scattata. Hanno usato le armi ma si intralciavano tra di loro e li ho colpiti lasciandoli lì a terra. –

Wolf immagina la scena, conosce la velocità di Rain, la vede divincolarsi e colpire come una tigre e poi correre via. E’ un particolare che lo preoccupa.

- Hai detto che erano Cacciatori? Sei sicura? –

- Sì, li ho visti e sentiti bene, parlavano già di come portarmi al Bureau. –

- Ma non è possibile, in questa zona ci sono solo Io. Lo saprei se vi fossero altri –

- TI HO DETTO CHE ERANO CACCIATORI. –

Rain reagisce quasi istericamente e lui l’abbraccia ancora sentendola tremare.
Prende una decisione: la porterà a casa. Lì saranno al sicuro per un po’
Nascondendosi come possono raggiungono l’auto di lui e lei si appiattisce sui sedili per non farsi vedere. Scende solo quando sono nel garage chiuso e lui le fa segno.
Wolf si sente tranquillo, lì ha allarmi e sistemi di difesa a proteggerli. Sa che non potrà tenerla a lungo ma per il momento va bene. Le prepara un bagno caldo per permetterle di pulirsi e rilassarsi, e lei s’immerge nell’acqua fumante grata per quel momento di pace.

Wolf la guarda e ricorda il loro primo incontro. Come allora le ammira il bel corpo, come allora si sente eccitato al solo guardarla, e quando lei riapre gli occhi lo vede e gli sorride con malizia.

- Non hai voglia di un bagno anche tu? C’è posto per due e l’acqua è deliziosa. –

Rain lo vede spogliarsi e apprezza il fisico forte e tonico, i muscoli in rilievo. Si tira un poco indietro per fargli spazio e si ritrovano l’uno di fronte all’altra, le ginocchia piegate, le mani che si tendono verso l’altro.
Lui gioca con i seni di lei, li carezza, li stringe, pizzica dolcemente i capezzoli irrigiditi. Lei fa lo stesso col membro di lui sentendone il vigore tra le mani.
La pulizia passa in secondo piano, ora è un’altra urgenza che hanno.
Si alzano tenendosi insieme, scavalcano il bordo della vasca e lei lo spinge a terra sopra un asciugamano gettatovi sul momento. Gli si stende sopra, lo bacia, gli lecca il volto.

- Sai Wolf, tu mi hai dato sempre tanto piacere, ma io non so come fare a dartene. –

- Me lo dai ogni volta Rain, ogni volta –

- Sì, ma cos’è che ti piace? Cosa posso farti per renderti felice? –

- Non lo so Rain, fai quello che vuoi –

Lei, ancora stesa su di lui, lo bacia ancora sulla bocca, sul volto, sugli occhi, arriva all’orecchio che mordicchia delicatamente, poi passa al collo usando la lingua come un pennello. Fa lo stesso sul torace, stringe tra le labbra un piccolo capezzolo e sente l’uomo sospirare.
Lui è nervoso, non capisce cosa passa per la testa della donna ma è deciso a accontentarla e si rilassa lasciandola fare. Quando lei gli mordicchia un capezzolo istintivamente le prende la testa e la spinge verso il basso. Lei fa resistenza e lui non usa troppa forza e le labbra di lei percorrono il torace, il ventre, lasciando una scia umida sulla pelle.
Lei sente il membro eretto sbatterle sul mento, scivolarle sulla guancia, di getto dà un bacio frettoloso all’asta e poi scende alla base, ai testicoli, che lecca sentendo l’uomo fremere sotto di lei.
Quando non ne può più Wolf le afferra la testa, la porta all’altezza del membro e rimane lì indeciso, non vuole forzarla.

- Wolf……… vuoi che io……….? –

- Sì……. Se hai voglia di farlo……… -

- Lo voglio –

Rain non ha esperienza in merito, nel campo veniva lasciata una certa libertà ma i sessi erano tenuti divisi, era difficile incontrare un ragazzo anche se, nelle parole di altre ragazze detenute, vi erano narrazioni di amplessi fantastici, giochi sfrenati, carezze proibite.

Tira fuori la lingua e tocca la punta del membro, la spinge sulla piccola apertura, poi gira intorno al glande e al tendersi dell’uomo la muove più velocemente. Una piccola spinta della mano dell’uomo le fa schiudere le labbra, accogliere una parte della punta, poi di più, e lei continua a muovere la lingua. Prova a vedere quanto ne può prendere e scende giù, fino a sentirselo in gola. Affannata torna indietro, muove velocemente la testa su e giù, le labbra serrate. La voglia di sentirselo dentro la prende improvvisa.
Si stacca e sale sopra di lui, punta il pene all’ingresso della vagina, blocca il movimento dell’uomo che vorrebbe rovesciarla.

- Fermati. E’ la Pioggia che batte sopra il Lupo, non il contrario –

Una frase stupida, comica in altri frangenti, ora piena di promesse libidinose, e lui è già dentro di lei che scende lentamente fino a appoggiarsi alle gambe tese.

Si stupisce ancora una volta di come lui la riempia perfettamente, i suoi muscoli si contraggono spontaneamente intorno alla carne dura e comincia a muoversi, piano, più veloce, ancora più veloce. Si abbatte sul petto di lui muovendo freneticamente le anche, sentendo il maschio spingere per venirle incontro, e gode Rain, la bocca chiusa su quella dell’uomo, la lingua prigioniera delle labbra maschili, la vagina che si contrae incontrollabilmente mentre viene irrorata dal seme di lui in lunghi zampilli.

Wolf è andato alla Sede del Bureau per fare rapporto, inventandosi difficoltà per giustificare il mancato esito della sua caccia. Fa domande in giro, vuole capire perché altri Cacciatori erano nella sua zona. Nessuno sa nulla o vuole dirglielo. Comincia a temere che stiano tendendogli una trappola e ne ha la conferma inaspettatamente, dal suo mentore, colui che l’ha addestrato nel campo e che ora, avanti con gli anni, ricopre incarichi d’ufficio.
Lo incontra alla mensa, davanti al distributore di vivande, mentre sta cercando di scegliere cosa mangiare.

- Ciao Wolf, va tutto bene? –

Wolf ripete la litania delle difficoltà incontrate e l’altro, con tono discorsivo, mentre finge di guardare i cibi, gli dice parole che lo lasciano allibito:

- Non abbatterti, ci sono sempre difficoltà, a volte da dove meno te lo aspetti. Sembra che uno dei nostri ……….non faccia bene il proprio dovere. C’è una fuggiasca che sta diventando un problema, è da troppo tempo che è libera, in più ha eliminato troppi dei nostri. Ma i piani alti ci stanno pensando, presto la prenderanno………… e anche lui. Se fossi in loro scapperei nella Zona Nascosta –

Fa riferimento a un luogo, al di fuori della città, dove pare esservi della gente che vive in modo rurale ma soprattutto libero, che accoglie fuggiaschi dalla città.
Wolf si scuote:

- Ma……. esiste veramente? –

- Esiste……… esiste amico mio. –

Con quelle parole il mentore sceglie un piatto e si allontana verso i tavoli.
Lo scambio è durato pochi secondi ma è sufficiente per far capire a Wolf che l’hanno scoperto, che la trappola si sta chiudendo su lui e Rain.

Rain: non può permettere che la prendano, non gli importa di ciò che faranno a lui, ma lei deve salvarsi. E’ questo il suo pensiero primario. Ringrazia mentalmente il vecchio amico che l’ha avvertito e dato una scappatoia. Non se lo aspettava, non in questo mondo corrotto.

E’ notte. Wolf e Rain, nascosti tra le macerie, osservano il posto di blocco all’inizio del ponte. Al di là del fiume non vi è controllo dell’Autorità, al di là del fiume saranno liberi.
Si sono mossi appena Wolf è tornato a casa, senza indugiare, spiegando a Rain la situazione mentre preparavano gli zaini.

- Ma………..esiste veramente la Zona? –

- Non lo so………… ma se restiamo siamo perduti –

Con una frase sola ha messo a tacere le obiezioni di lei e ora cercano il modo di superare l’ultimo ostacolo.
Non è facile: torrette, riflettori, uomini armati. Loro hanno solo armi corte, da taglio, una vecchia motocicletta e tanta, tanta disperazione.
Rain si allontana tra le ombre e torna mezz’ora dopo.

- Tutto fatto? –

- Sì, manca poco. Speriamo bene –

Di lì a un minuto a destra del posto di blocco, lontano ma non troppo, si ode un’esplosione. Fiamme si alzano e i due si appiattiscono osservando gli uomini di guardi correre fuori, agitarsi. Ancora uno scoppio, un altro ancora. Gli uomini salgono febbrilmente su due pick-up dotati di mitragliatrice e corrono verso l’incendio. E’ il momento che aspettavano, sono rimasti pochi uomini. Wolf si avvicina con la motocicletta facendosi vedere bene, si fa identificare dagli uomini nervosi, col dito sul grilletto.

- Fate attenzione, abbiamo circondato dei fuggiaschi, qualcuno potrebbe venire da questa parte, non ci devono scappare. –
- Sissign….. –

La risposta muore in gola al soldato, bloccata da un coltello che Wolf ha lanciato repentino. Di fianco a lui un altro soldato è in ginocchio cercando di estrarsi la lama dal petto.
Poco indietro altri due soldati cadono a terra senza rendersi conto di cosa li abbia colpiti. Rain scivola di fianco a Wolf, approfittando del diversivo si è avvicinata e li ha abbattuti e poi ha alzato la sbarra.

- Svelta, Sali, torneranno presto –

Rain si abbarbica a Wolf che guida spericolatamente sul ponte, evitando ostacoli artificiali.
Nella notte il rombo si perde in lontananza coperto dalle grida di rabbia dei soldati tornati indietro.

Wolf guida per diversi minuti alla luce fioca della luna, vuole mettere più distanza possibile tra loro e la città. Prende strade dall’asfalto sconnesso sobbalzando furiosamente. Si fermano su un’altura ove sorgeva un villino ora diroccato. Nascondono la moto, da lì proseguiranno a piedi evitando il rumore.

- Ce l’abbiamo fatta, CE L’ABBIAMO FATTA! –

Il grido di trionfo di Rain risuona nel silenzio e l’uomo guarda la donna sovraeccitata che gli si avvicina, gli si struscia, gli pone una mano sul davanti dei calzoni.

- Che fai……. Non abbiamo tempo…….sei pazza –

- Dobbiamo festeggiare. –

Già è in ginocchio davanti a lui, gli apre i calzoni senza curarsi delle flebili proteste di lui. Lo espone già eretto e si prodiga nella carezza che da poco ha imparato a donargli.
Le proteste di lui cessano, con le mani le afferra la testa, la guida, geme sotto la lingua nervosa che sa toccargli i punti più sensibili.

- Non abbiamo tempo, sbrigati –

Rain si è rialzata, si è scesa i pantaloni e chinata su un muretto. Da dietro lui guarda la carne bianca sotto i raggi lunari, si avvicina, la tocca sentendola già bagnata.
Non perde tempo, lo punta e spinge facendola mugolare. Si afferra ai seni e la cavalca.

- Sì…….dai….. spingi…… più forte –

Appoggiata con le mani al muretto Rain si offre, gli si fa incontro.

- Sì….. ci sono quasi…….. DAI….. DAIIIIIIII! –

Un orgasmo precoce la coglie facendola sussultare, spingere indietro più forte per sentirsi completamente piena di lui. Geme a bocca chiusa sentendosi schizzare dentro il seme bollente, il peso di lui sulla sua schiena, la sua bocca ansimante vicino al suo orecchio.

Insieme guardano la strada sotto di loro e le luci che si avvicinano lentamente.