i racconti di Milu
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Il sentiero impervio che portava alla baita, scelta in quell’occasione per ritrovare il tempo perduto, era veramente difficile e faticoso da compiere. Lei lo aspettava da alcune ore e lui correva veloce incontro al suo desiderio d’una vita, finalmente lei aveva deciso d’incontrarlo, gli argini avevano ceduto e il fiume in piena aveva sommerso chiudendo e coprendo irreparabilmente tutti i dubbi e globalmente le incertezze del cuore. Fintanto che lui percorreva gli ultimi metri del vicolo infangato, tornò con la mente alla serata che tempo addietro aveva scatenato aizzando ogni cosa. Tutto avvenne circa un anno prima, in quanto era stato invitato dai suoi migliori amici a una serata di beneficenza a favore d’una nota Onlus, una sera pesante e noiosa, piena dei soliti presuntuosi e vanitosi frequentatori.

Fortunatamente che là ci sono Maurizio e Caterina aveva pensato, nel tempo in cui varcava lo sfarzoso salone di quell’hotel a Firenze, dove una volta all’anno si svolgeva consumandosi quella consuetudine di quel rito forzato, quel cerimoniale volutamente indotto per creare ad arte quella parvenza che si doveva suscitare, dove tutti dovevano fare la loro parte per mettere a posto la propria coscienza, perché puntualmente ogni anno rimaneva avvilito e sconsolato, nel vedere come quell’hotel pieno di storia come stesse irrimediabilmente decadendo per la trascuratezza di chi lo doveva sovrintendere. Con quel pensiero s’accomodò e cominciò a sfogliare dei grandi libri di Michelangelo e di Leonardo, perché guardando le foto e stando al centro di quella sala gli sembrava di vivere in un tempo passato.

“Una volta che ti trovassi con i piedi per terra. Sei sempre nel mondo delle nuvole, sempre in cerca di donne? Non cambi mai”.

La voce di Duilia lo aveva bruscamente riallacciato nel suo mondo. Era un uomo fortunato e ne era cosciente, la dea bendata era stata benevola e generosa nei suoi confronti, e la ricchezza ne faceva un uomo importante, potente e stimato. Incontrò gli occhi di Duilia e si perse come sempre nei ricordi: era stato il suo primo desiderio, il suo primo turbamento giovanile, il suo primo godimento a occhi chiusi pensandola, il suo amore giammai espresso né pronunciato. Eppure aveva dedicato la sua gioventù a fare carriera e soldi, lei nel frattempo si era sposata con il suo migliore amico. Niente di strano, allora, ma con il passare del tempo si era accorto che era tutto insolito. Lui poteva avere tutto ciò che voleva, tranne lei, si era arreso rassegnandosi a quell’idea, l’amicizia era troppo importante, appresso lei parlò:

“Lo sai, che quella carogna del tuo amico si è fatto l’amante?”. Lui la guardò incredulo per quella frase ribattendo:

“Stai scherzando, vero?”.

“Ti pare che ho la faccia d’una che scherza?”.

“No, per nulla”.

Lui la conosceva troppo bene, aveva il viso furibondo, gli occhi chiusi: in quel momento era bellissima, eppure non stava canzonando né scherzando.

“Questa qua gliela faccio pagare, contaci”.

Lui guardava il viso teso di Duilia, vide il suo tremore rapidamente salire, si guardò attorno e sottovoce sussurrò:

“Dai, vedrai che si sistemerà tutto”.

“Dimmi una cosa, ma tu da che parte stai? E’ pur vero che è un tuo amico, cionondimeno lo hai frequentato per mezzo dei miei agganci, io credevo che avvertissi presentemente qualche cosa nei miei confronti, non trovi?”.

Quella frase lo aveva repentinamente turbato irrigidendolo, credeva in maniera netta in tutti quegli anni d’esser agevolmente riuscito a celare i suoi sentimenti, ma evidentemente era ancora interamente un libro aperto per lei.

“Rincuorati adesso, tranquillizzati, perché io sono sempre stato con te, questo lo intendi: lealmente non m’attendevo un avvenimento di questa natura né sinceramente di questa portata”. Successivamente ribadì fermamente quello che non avrebbe dovuto sbaragliando i suoi pensieri:

“Come ha fatto ad andare con un’altra quando ha una come te”.

Lo disse con gli occhi da innamorato, a lei quest’aspetto non sfuggì, lo prese per mano e senza dire altro lo portò in una stanza attigua:

“Non sei cambiato né cambierai mai” - e lo baciò.

Assaggiare le sue labbra, assaporarne la pelle, sentire il profumo unito al contatto della sua lingua lo fecero tornare il ragazzo smarrito, perché in quell’istante si strinse a lei cercando il suo desiderio sopito e in quel bacio trasmise diffondendole tutta la sua passione. Fu un bacio infinito, parole silenziose trasmesse dalle lingue, frasi desiderate, mai sentite, però da sempre ambite e cercate. La dolcezza di quel bacio era infinita e sconfinata, leggero ma pieno di significati e di concetti, in quella stanza dove i cuori parlarono.

Restò in paradiso per diversi secondi, sentì gli anni scorrergli addosso, provò la paura d’aprire gli occhi, di svegliarsi e scuotersi dal sogno. Il distacco da quell’unione perfetta di labbra fu più desolante, doloroso e amaro d’un pugno nello stomaco, captò di netto un fitto rammarico e un doloroso rincrescimento all’altezza del cuore vedendola fuggire via e rimase senza fiato cercando di riflettere sull’accaduto.

Un anno era trascorso da quel bacio, un anno esatto, un anno di fantasticherie, di speranze e di continui chiarimenti, di persistenti commenti e di prolungate precisazioni rimandate costantemente nel tempo. Ieri, la decisione finale d’incontrarsi in quel bosco.

Lui al presente era steso per terra, lievemente ferito, con il sangue che scivolava dalla tempia sbattuta, sulla pietra arrossata a causa di quell’insignificante e insulsa scivolata sul terriccio bagnato reso scivoloso dalla pioggia.

Sdraiato sul terreno a cinque metri dal paradiso, dalla donna che da sempre voleva a fianco, cercò di ricordare il sapore, lo spirito e il valore di quel bacio, nel momento in cui gli occhi si chiudevano a rilento, senza fretta, in attesa che sopraggiungesse l’ambulanza, in quanto non era stato per sua fortuna nulla di dannoso né di grave.

{Idraulico anno 1999}