i racconti di Milu
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Si svegliò di soprassalto. Un terribile senso di angoscia l’aveva pervasa. Michele dormiva beato sul letto semi disfatto, avevano passato la serata a scopare dopo quella bellissima cena al lume di candela. Non ci fosse stato quell’insopportabile negretto sarebbe stato tutto più bello. Ci aveva messo un’ora a riprendere la spensieratezza, ma Michele l’aveva trattata da vera principessa. Si ributtò sul letto, appoggiando la testa sul petto del suo uomo in attesta di riprendere sonno cullata dal battito del cuore amato.
Non se ne rese nemmeno conto quando una grande mano le chiuse la bocca, si sentì tirare per i piedi. Il buio, la forza che la tirava, quella mano così stretta sulla sua bocca. Il suo cuore accelerò all’impazzata, spaventata e confusa

«Ludo!» Sentì chiamarsi, ma non captò altro. Un colpo secco sulla nuca fu l’ultima cosa che poté sentire, poi le tenebre, quelle vere, calarono su di lei.
«Stai buono, sorcio» 

«Lasciatemi! Vi state mettendo in un brutto guaio!» minacciò a vuoto Michele osservando le due montagne umane che lo tenevano bloccato

«Ah ah ah- rise sarcastico uno dei due- Alzalo, B» si sentì alzare con forza, come fosse un moscerino. Non era particolarmente alto o muscoloso, ma faceva sempre più di settanta chilogrammi. Quell’uomo lo aveva appena alzato dal letto e lo teneva sollevato da terra osservandolo con fare curioso, non sembrava fare nessuno sforzo.

«B, qui! Poggialo qui!» ghignò un terzo uomo mostrando una sedia presa dalla cucina.

«Cosa volete?» chiese spaventato

«Vedo che cominci a capire, eh» rispose beffardo una quarta voce. Quattro intrusi, quattro uomini nella sua casa. Le luci delle abat-jour si accesero regalando un’atmosfera soffusa alla stanza.

«Chi siete?- chiese strizzando gli occhi, non ancora abituato a quella tenue luce- Ludovica!» Chiamò vedendo la sua ragazza sbattuta sul letto come fosse un sacco di patate.
«Mi riconosci?» gli si piazzò davanti un ragazzo

«Io non ti ho mai visto prima d’ora»

«Bugiardo!- e gli sputò- Mi hai fatto licenziare stasera, lo sai? Perché? Perché dovevi fare il ricco e potente con la tua troia! Ora le mostriamo quanto sei davvero potente» disse andando verso il letto

«Tiraglielo fuori, B» disse il primo che aveva parlato. Sembrava essere il capo, gli altri ne avevano un rispetto quasi reverenziale

«Svegliati, puttana!» 

«Ma chi?! Lasciami maiale!» iniziò ad urlare e scalciare la ragazza cercando una via di fuga mentre il giovane, evidentemente non avvezzo alla cosa, non riusciva a contenerla. Bastò un solo ceffone dato con la mano pesante dal quarto ragazzo perché calasse il silenzio

«Bravo! Non ne potevo più» si complimentò il capo. La ragazza restò in silenzio sul letto, terrorizzata dalla presenza di quei quattro ragazzi di colore nella sua amata casa.

«Chi siete?» chiese con la voce tremante

«Amici. Ti dobbiamo far capire una cosa, puttanella- rispose calmo- Io sono Amhed. Il colosso alle spalle di tuo marito è Babu. Il ragazzo con le mani pesanti è Samir e chi ti sta davanti…beh, penso tu lo conosca» fece le presentazioni indicando uno ad uno i protagonisti

«Ciao, sono di nuovo Masur. Stavolta sarai tu a servire me» ghignò lui
«Ora, perché tu lo sappia,- disse estraendo un coltello- la vita del tuo ragazzo è nelle tue mani. Se sarai gentile e non farai storie non gli accadrà nulla, ma se farai resistenza…» avvicinando il coltello alla gola di Michele

«Nono, ti prego! Ti darò tutti i soldi» i quattro scoppiarono a ridere fragorosamente.

«Samir, mostrale cosa dovrà fare» disse divertito Amhed. Il colosso con le mani grandi si sbottonò i pantaloni e portò alla luce un cazzo super. Non era granché lungo, una ventina di centimetri al massimo, ma era largo più di una lattina. Ludovica strabuzzò gli occhi spaventata.
Michele si era sempre vantato del suo cazzo e per lei, che non aveva avuto molte esperienze, era vero che lui avesse un super cazzo. Quello che aveva davanti ora, però, era qualcosa di incredibile. Era più lungo, ma soprattutto più largo. Ce ne sarebbero voluti due per eguagliarlo, non poteva esistere.

«Masur, tocca a te» sentenziò ancora il capo.
Il giovane estrasse il suo cazzo chiamando con voce melliflua la povera ragazza che dovette ammirare un membro di venticinque centimetri, incurvato verso il basso, davanti al suo viso. Il suo ragazzo sembrava avere il cazzo di un bambino in confronto a questi due.

«Ora, tu, ti alzerai, ti metterai un bel completino e ci darai quello che vogliamo, vero?»

«Io…io…» balbettò la giovane confusa

«Lo farai?» minacciò Ahmed portando la lama a contatto con la gola di Michele

«Fermo…lo farò!» implorò Ludovica. Scese piano dal letto andando verso la cassettiera dove teneva l’intimo per le serate importanti.

«Aspetta! Samir, scegli tu. Qualcosa di facile da togliere» sghignazzò Ahmed. Il riccioluto raggiunse il cassetto e prese un piccolo perizoma rosso e reggiseno a balconcino collegato. Prese un paio di autoreggenti nere e le porse alla ragazza che rimase impalata

«Muoviti, vogliamo scopare!» la richiamò Masur. Quelle parole la ferirono, come se solo in quel momento avesse capito a cosa andava incontro. Tremante si infilò il tutto

«B, è tuo» disse il capo andando verso la ragazza, l’attirò a sé con forza. Ludovica non se l’aspettava e mise la mani come per attenuare una caduta, ma si scontrò con i duri pettorali dell’uomo. Era come sbattere contro una colonna di cemento, duro e immobile. Lo stupratore  si sbottonò i pantaloni

«Succhiamelo» ordinò dolce spingendola in basso. Ludovica si inginocchiò fissando il cazzo davanti a lei, non poteva fare altro che obbedire. L’odore che quel cazzo emanava, era un afrodisiaco, non riusciva a resistere. Lo imboccò titubante

«Ho detto succhia!» ribadì il capo spingendole la faccia contro quel cazzo. Lei che aveva sempre odiato quando Michele le poggiava la mano sulla testa si vide entrare quel cazzo in bocca in un unico colpo. Tremò, penso di vomitare, ma non accadde nulla. La sua gola era lì, piena di quel cazzo, il suo naso era pieno di quell’afrore, la sua bocca di quel sapore e il tutto le piaceva. Era strano, ma le piaceva.

«Ragazzi, questa è una gran puttana succhiacazzi!» esultò Masur

«Schifosa troia di merda!» la insulto Michele, ma una sberla di Babu lo placò subito.

«È solo una bianca che non sapeva di essere schiava del cazzo nero» rise Samir

Nella mente di Ludovica tutte quelle parole non esistevano. C’erano solo quel cazzo e la sua bocca, nient’altro. Non riusciva a staccarsi, neanche volendo. Le piaceva averlo in bocca, gustarne il sapore, la lunghezza, sentire la bocca aperta come se le si dovesse rompere la mascella da un momento all’altro.
Succhiò, succhiò tanto, come se non ci fosse un domani. Succhiò come se il sole non dovesse mai sorgere e quel gigante d’ebano non dava il minimo segno dell’orgasmo. Quel enorme fallo non era un pene, aveva sentito parlare di uomini simili a scuola e dalle colleghe, ma non credeva esistessero davvero. Si sentiva di avere in bocca un vero cazzo, un vero grosso cazzo nero. Lo stava succhiando, si sentiva così sexy, come se la potenza sessuale di quell’organo si spostasse in lei, si sentiva finalmente donna al cospetto di un maschio. Alzò gli occhi trasognanti a fissare quello che fino a poche ore fa avrebbe chiamato stupratore e ora…ora lo chiamava maschio.
Ahmed si tolse dalla sua bocca e con fare sadico le disse

«Vai sul letto- poi rivolto ai suoi amici- Ragazzi, è nostra, divertiamoci. Anche tu Babu» invitò il quarto che era sempre rimasto in disparte.
Samir e Masur porsero i loro cazzi alla bocca di Ludovica che senso il minimo dubbio li ingoiò subito. Ahmed si posizionò dietro di lei leccandole la figa mentre Babu restava ancora un po’ da parte.

«Sei solo una puttana da strada» gridò Michele

«Babu, fallo tacere» e l’enorme gigante, al cui cospetto anche gli altri ragazzi sembravano piccoli, colpì con forza il povero omuncolo

«Ancora una parola e ti ammazzo di botte. Stai qui e zitto, coglione!» lo insultò parlando per la prima volta.
«Arghhhh!- urlò la bella venendo soddisfatta- Michele, perdonami! Ma questi sono maschi, tu…sei solo un povero sfigato che si eccita a guardare la sua donna scopata dai negri» disse tutto d’un fiato dopo aver visto la prepotente erezione del ragazzo. I quattro scoppiarono a ridere divertiti

«Vieni- disse Masur sdraiandosi sul letto- Cavalcami bell’amazzone» e senza farselo ripetere Ludovica gli montò sopra iniziando a scoparselo come un’invasata

«Oh come mi riempì!»

«Troia!» sibilò ancora il povero cornuto

«Sì, sono una troia! Questi sono maschi! Non credevo di poter godere cosìììì!» urlò sconquassata da un altro sconvolgente orgasmo

Samir la alzò di peso dal cazzo che cavalcava per sbatterla con la schiena sul letto e prepotentemente la penetrò davanti

«È un lago! Che puttana di merda!» la insultò 

«Sì, sono una puttana» rispondeva in preda al piacere la giovane che ormai non capiva più nulla. Gli orgasmi si succedevano senza sosta. Masur, Samir e Babu, dotato come i suoi due amici, la riempirono ovunque, ma fu di Ahmed, il capo, il piatto più prelibato quando divertito dal vedere Ludovica cavalcare di nuovo Samir si appoggiò da dietro

«Il frocetto ti ha mai fatto il culo?» chiese prima di affondare dentro di lei in un sol colpo

«Ahhh!» fu l’urlo di dolore che si alzò

«Credo proprio di no, povero cornuto coglione» lo sbeffeggiò 

«Mi fa male» e Ahmed spinse ancora fino a quando tutto il cazzo, ventotto centimetri di cazzo, fu dentro il retto della ragazza. Lentamente iniziò a muoversi per farla abituare mentre Samir continuava a scopare per alleviare il dolore

«Oh mio dio! Oh mio dio!» invocò Ludovica

«Puttana!- la insultò Masur- Schifosa puttana bianca!»

«Godoooo!» urlò definitivamente Ludovica distrutta dal piacere accasciandosi senza più forze.

«La notte è ancora lunga…» la rincuorò Ahmed

«Sì, dovete venirmi tutti nel culo» biascicò con la bocca impastata la bionda. I capelli erano sfatti, il viso disteso e felice, i buchi allargati.

«Ti riempiremo fino all’orlo»

«Oh sì!» disse tirandosi sù. Li guardò uno ad uno, mentre si accarezzava vogliosa il sesso, ancora duri, dritti, senza alcun segno di stanchezza.

«Puttana di merda! Mi fai schifo!» la insultò ancora Michele. Si alzò e senza alcun preavviso gli mollò un ceffone tanto forte da sorprendere anche i suoi “aguzzini”

«Sono stata scopata! Ho goduto come mai nella mia vita! Sai perché? Perché loro sono uomini e tu…-gli afferrò il cazzo con tutti i testicoli- sei solo una femmina travestita da uomo, omuncolo! Tu mi devi venerare. Da domani manterrai me e loro se non vorrai che i tuoi amici sappiano quanto sei patetico!- gli urlò, poi si volto verso i suoi stalloni- E ora?»

«Ora ti scopiamo fino a che non sorge il sole, troia» l’avviso Ahmed calcando sull’ultima parola

«Non vedo l’ora» rispose. Un ghigno di piacere si disegnò sulla bocca del giovane

 

 

Note finali:

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