i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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La pioggia scrosciante che era cominciata nel primo pomeriggio non stava dando tregua alla città; Tommy, dietro il bancone del suo bar vicino alla stazione, dopo aver salutato i pochi clienti che avevano sfidato il maltempo per non rinunciare all'ottimo caffè del locale e avevano reso l'atmosfera notturna meno malinconica, anche se solo per pochi minuti, aveva deciso che poteva chiudere per quella sera, anche se era ancora presto, nemmeno le 22. Pensava che non sarebbe più venuto nessuno e stava uscendo da dietro il bancone per abbassare la saracinesca, quando, trafelata e fradicia di pioggia, entrò una ragazza avvolta in una mantellina scura usa e getta che stava imprecando contro il maltempo. Da gentiluomo, Tommy le si rivolse, dicendole: < Signorina, si sieda pure a un tavolo, le prendo un asciugamano così potrà asciugarsi almeno i capelli. Mentre la ragazza si accomodava, Tommy era andato nel bagno a prenderle un asciugamano pulito: quando tornò e glielo porse, la ragazza lo prese con un " grazie" e contemporaneamente si tolse il cappuccio e guardò il barista negli occhi con un moto di sorpresa:
" Tommy"?
" Laura!" rispose lui, altrettanto sorpreso appena potè fissarla nei suoi occhi azzurri.
Tommy e Laura erano dello stesso paese, avevano frequentato la stessa compagnia per un po' di tempo, poi si erano persi di vista.
" Che ci fai in questa città? " chiese lei mentre si asciugava i lunghi capelli biondi.
" Questo bar è mio. E tu?".
" Sono venuta a trovare un 'amica. Ma ho perso il treno di ritorno. E non ce ne sono altri fino alle 5 di domattina. Il bar della stazione era chiuso e l'idea di passare la notte in sala d'attesa non mi sorrideva. Così, dal piazzale della stazione, ho notato la tua insegna e la luce accesa e mi sono precipitata qui, con la speranza che il bar non chiudesse troppo presto".
" In realtà stavo per chiudere, stasera non è venuto praticamente nessuno. Il maltempo ha scoraggiato tutti. Senti, non intendo mandarti via ora , ma ti dispiace se chiudo la serranda ? Non sono molto più motivato a lavorare stasera.
" Fai pure, tranquillo".
" Grazie Laura. Dopo ti preparo qualcosa di caldo. Offro io.
" Grazie".
Tommy chiuse e poi fece una proposta a Laura: " Laura, non mi permetterei di dirtelo se non ti conoscessi, ma se vuoi cambiare i tuoi abiti bagnati , qui dietro c'è una stanzetta dove c'è un po' di roba mia. Se trovi qualcosa che ti va bene, puoi indossarlo e mettere ad asciugare i tuoi vestiti sul termosifone".
" Sei gentile Tommy. Va bene, grazie". Le mostrò l'ingresso della stanzetta e le disse che nel frattempo avrebbe preparato un tè caldo per entrambi. L'ambiente che si trovò di fronte Laura era davvero essenziale: un letto da una piazza e mezzo, pareti dipinte di bianche dove nulla era appeso, un comodino con un abat-jour , una cassettiera dove erano sistemati vari capi di Tommy eun bagnetto con doccia, wc e lavandino. " Un rifugio per le emergenze" - pensò Laura mentre si accingeva a spogliarsi - " o un angolo ideale per la sveltine". Le gocce di pioggia continuavano a bussare alla finestra della stanzetta mentre Laura, con lentezza esasperante si stava togliendo gli abiti. Prima la mantellina, poi il maglione, la canottiera, le scarpe, i pantaloni attillati fino a rimanere in intimo. Indossava un perizoma di cotone di colore bianco con un reggiseno abbinato. Quando fu così si sedette sul letto, sollevata dal non sentire più gli abiti umidi di pioggia strusciare sul suo corpo. C'era uno specchio sulla cassettiera, nel quale Laura si specchiò: sapeva di essere una bella ragazza, i suoi trent'anni erano vissuti in splendida forma grazie alla pallavolo che praticava a livello dilettantistico. Mentre si contemplava narcisisticamente prima di decidersi a cercare vestiti asciutti, Tommy, a cui sembrava stesse tardando troppo, aprì di scatto la porta gridando: " Laura, tutto bene?" ma si bloccò sulla soglia appena vide lei voltarsi e si rese conto che era mezza nuda. " Chiedendo scusa, richiuse la porta e tornò nella saletta del bar. Laura si rese conto che in effetti ci stava impiegando troppo e frugando nei cassetti trovò un anonima tuta grigia idonea per il suo fisico e un paio di ciabatte, che mise in fretta e furia prima di tornare da Tommy, che come promesso aveva preparato il tè.
Appena la vide rientrare, Tommy commentò: "Oddio Laura, quella tuta ti sta malissimo".
Lei rise e poi accomodandosi al tavolo davanti a lui, gli fece una battuta: " Scommetto che stavo meglio prima quando sei entrato". Tommy arrossì:
" Scusa. Giuro che pensavo che fossi già vestita".
" In effetti me la sono presa comoda. Ma non ti preoccupare: non penso di essere la prima ragazza che vedi in mutande".
" No, ma di quelle che ho visto in mutande sei sicuramente la più bella".
" Uuuuh, se dovevi farti perdonare, ci sei riuscito".
Laura e Tommy dialogarono su quello che era loro capitato nel tempo in cui non si erano visti. Entrambi erano reduci da fidanzamenti finiti male e mentre lei era rimasta al paese lavorando come commessa e praticando la pallavolo, lui aveva rilevato quel bar in città dal papà di un amico, il quale non aveva voluto saperne di continuare l'attività paterna, mentre Tommy, alla ricerca di un'occupazione stabile, non aveva esitato a investire quel poco che aveva in quella struttura: pensava che la posizione strategica vicino alla stazione lo avrebbe favorito e così fu, senza contare che poi aveva scoperto di essere un bravo gestore tanto da guadagnarsi una buona fetta della clientela cittadina. A volte organizzava apericene o serate a tema che erano divertenti, fruttuose ma anche faticose. Per questo aveva adibito uno dei due magazzini a modesta stanza da letto: alla fine di quelle faticose serate, anzichè prendere l'auto per tornarsena a casa sua, che distava 6 chilometri dal locale, preferiva infilarsi nel retro senza rischiare di addormentarsi al volante. Proprio mentre parlava del senso di quella stanzetta, Laura esclamò: " Farebbe comodo anche a me adesso una stanzetta del genere".