i racconti di Milu
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La pace regnava ormai in tutti i regni conosciuti. Tutte le streghe e gli stregoni cattivi erano stati sconfitti e tutti vivevano felici e contenti… o quasi. Si, perché spesso la noia si impossessava delle teste coronate, i quali si occupavano esclusivamente di piccole beghe tra comuni cittadini.

Fu così che ad Ariel venne in mente di creare delle occasioni che potessero rompere la routine delle teste coronate. Convocò a palazzo, in gran segreto, le tre fate buone: Flora, Fauna e Serenella. A loro spiegò il suo problema, chiedendo una mano per agevolare il suo progetto.

Le tre fate accolsero con gioia la possibilità di essere d’aiuto a tutte le principesse ed i principi dei vari reami. Rimasero chiuse nei sotterranei del castello a lavorare ad incantesimi e formule varie, cercando la soluzione migliore al problema. Finalmente le tre fatine convocarono Ariel e le spiegarono come avrebbe ottenuto quel che desiderava.

La principessa ringraziò calorosamente le tre buone donne ed era sincera, finalmente non si sarebbe più sentita sola ed annoiata. Fece preparare delle enormi casse, ognuna con uno di quegli oggetti e li spedì ai vari castelli, con la raccomandazione che venissero consegnate tutte nello stesso momento.

Passarono i giorni, lunghi ed interminabili, ed Ariel era sempre più ansiosa. Temeva che le casse andassero perdute, o distrutte, e che il suo evento diventasse irrealizzabile nell’immediato.
Finalmente arrivò il giorno designato per la ricezione dei regali. Così Ariel si recò presso il suo studio privato e scostò il velo nero da un enorme specchio agganciato al muro.

“Fammi vedere le altre”, disse perentoria in direzione della sua immagine riflessa.

Ma non accadde molto, il suo volto scomparve e lo specchio faceva vedere il nulla, tutto era nero. Era il segno che tutti i regali non erano stati ancora consegnati o, quantomeno, che le altre non avessero ancora seguito i suoi suggerimenti.

Passò ore a tentare e ritentare, ma invano. A metà pomeriggio, però, qualcosa cambiò. Quando la principessa aveva perso le speranze, ecco che allo specchio apparvero le figure delle sue amiche. Erano tutte lì, persino Fiona, malgrado fosse la più ostica da raggiungere. Il regno di Molto Molto Lontano non si trovava di certo dietro l’angolo.

“Salve amiche mie”, esordì Ariel.

Le altre ebbero reazioni contrastanti. Ci fu chi emise un gridolino per lo stupore di vedere tutte quelle donne riflesse nel proprio specchio e di poterne udire anche la voce, altre risposero immediatamente al saluto della bionda principessa. Quando finalmente le donne si furono calmate e tornò il silenzio, Ariel proseguì.

“Ragazze. Come potete ben capire, questi sono specchi incantati, ma per la precisione sono dei portali. Ho pensato molto al fatto che, a causa della distanza tra i nostri reami, non riusciamo mai a vederci tutte insieme. Così ho chiesto a Flora, Fauna e Serenella, di aiutarmi ad organizzare un pigiama party che ci permettesse di poter raggiungere in fretta i nostri castelli. Perciò vi chiedo di prepararvi per il dopo cena. Quando sarete pronte, vi basterà posizionarvi davanti allo specchio e dichiarare la meta che vorrete raggiungere, in questo caso il mio castello e, attraversandolo, vi ritroverete in questa stanza. Io vi attenderò qui, è da tanto che non chiacchieriamo un po’”.

“Ma è stupendo”, dichiarò Cenerentola, visibilmente euforica.

“Vero?”, chiese conferma Ariel. “L’idea l’ho presa in prestito dallo specchietto di Belle, ovviamente modificandone alcuni aspetti. Altra cosa, questi portali sono attivabili per qualunque reame in cui ci sia un nostro specchio. Perciò, se per esempio un giorno una di noi volesse andare a trovare Wendy e Giglio Tigrato, sarà finalmente libera di farlo, senza dover chiedere della polvere fatata a Trilly”.

Tutte le principesse furono entusiaste della cosa. Finalmente non occorrevano eterni giorni di viaggio, solo per poter prendere un tè in compagnia delle amiche.

La serata trascorse piacevolmente, tra risate, chiacchiere e pettegolezzi, fu un vero successo. Al mattino dopo, ognuna di loro tornò nei rispettivi castelli. Quegli specchi furono usati molte volte, persino i principi ne approfittarono per organizzare battute di caccia collettive.

Un pomeriggio, Rapunzel si annoiava più del solito, la pioggia imperversava da giorni ormai. Decise di utilizzare lo specchio, per crogiolarsi al sole in compagnia di un’amica. Scelse di andare a trovare Jasmine, sicuramente da lei avrebbe trovato una splendida giornata.

Indossò il suo abito più leggero ed attraversò il portale, per raggiungere la meta stabilita. Si ritrovò in un salotto delizioso, con pareti decorate in blu e argento. Della sua amica neanche una traccia. Vagò a caso per varie stanze finché, al piano superiore, trovò la vecchia camera da letto di Jasmine. Stava per abbandonare anche quella stanza, quando sentì una voce provenire da un locale adiacente. Si affacciò per dare un’occhiata.

Era una immensa sala da bagno, con al centro un enorme vasca incassata nel pavimento. Nuvole di schiuma erano ben visibili anche a quella distanza. Osservando meglio, Rapunzel, scorse Jasmine immersa in quel bagno rilassante. La bionda principessa arrossì all’istante, quando comprese cosa stesse avvenendo. L’esotica principessa aveva la testa reclinata e stava godendo, si stava masturbando in acqua.

Nonostante la situazione imbarazzante, la giovane donna non riusciva a staccare lo sguardo da quella scena, né tantomeno fu in grado di allontanarsi da lì. Era come ipnotizzata da quella scena meravigliosa. Scorgeva il florido seno dell’amica emergere dall’acqua, ne scorgeva i capezzoli turgidi e se tratteneva il respiro, riusciva a sentir meglio i suoi mugolii.

Rapunzel la vide inarcare la schiena, ora Jasmine godeva più forte. Era evidente che stesse per venire, che non mancasse poi molto. Infatti ben presto la sentì urlare.

“Aaaah, siiiii, uhmm”, Jasmine venne e si accasciò nella vasca.
Rapunzel rimase immobile per qualche secondo, poi fu finalmente scoperta. Jasmine sollevò lo sguardo verso di lei e sorrise.

“Ehi, ciao, non ti ho sentita entrare. Dai, vieni a farti un bagno e rilassati con me. Non ti formalizzerai mica, vero? Aspetta solo un secondo”.

Dall’acqua tirò fuori un oggetto blu di forma fallica, che subito mutò forma. Era il Genio, che avendo conservato un minimo di magia, si era trasfigurato in un vibratore. L’omone blu, con assoluta naturalezza salutò, strizzando un occhio verso Jasmine, e sparì.

“Dai, Rapunzel, entra in questa enorme vasca, l’acqua è bella calda, si sta davvero bene”, le sorrise.

“Ma non ho un costume per il bagno”, fece notare la donna.

“Oh, se è per questo, non lo indosso neanche io, ora. Non ti vergognerai mica?!? Non c’è nulla di cui scandalizzarsi della nudità umana”.

Dopo qualche minuto di tira e molla, Rapunzel si lasciò convincere. Lentamente si spogliò totalmente e si immerse in quella enorme vasca. Jasmine ebbe ragione, si stava benissimo lì dentro.

“Che bello che sei venuta a trovarmi. Devo ammettere che l’idea di Ariel è proprio una figata, non trovi?”

“Si”, ammise Rapunzel. “Mi stavo annoiando, da me piove da giorni ed avevo bisogno di distrarmi”.

“Hai ragione, l’altro giorno Al era fuori per degli impegni ufficiali e non sapendo cosa fare, sono andata a trovare Vaiana. Mi sono stupita di quanto fosse cresciuta. Ci riflettevo proprio oggi, gli anni son passati senza accorgermene. Eravamo delle acerbe adolescenti, quando abbiamo affrontato enormi difficoltà ed abbiamo conosciuto i nostri principi, ma ormai anche Lilo è diventata maggiorenne. Guardaci ora, siamo diventate tutte delle bellissime giovani donne”. Aggiunse poi, mentre si avvicinò a Rapunzel. “Con le nostre esigenze, i nostri desideri… le nostre voglie… le nostre trasgressioni…”.

La bionda principessa sentì una mano afferrarle il monte di Venere e due dita solleticarle le grandi labbra.

“Ma… che stai facendo”, esclamò tentando di scostarsi dall’amica. Ma fu un movimento vano, visto che si ritrovò stretta in un angolo della vasca e fu prontamente raggiunta.

“Oh dai, rilassati, non c’è niente di male a lasciarci andare un po’. Ti ho visto prima, tramite gli specchi, che mi spiavi. Ti piaceva quello che vedevi?”

Jasmine si fece sotto ed iniziò a massaggiare il clitoride dell’amica. Non le sfuggì il fatto che, malgrado sembrasse scioccata, i suoi capezzoli si stessero indurendo. Si posizionò di modo che il proprio seno sfiorasse il suo.

“Dimmi la verità, sei rimasta sorpresa quando hai capito che a masturbarmi fosse il Genio?”, le chiese incuriosita.

Rapunzel fece un cenno di assenso con la testa, era rossa in viso, ma il tocco di Jasmine le piaceva.

“Non hai idea di quante volte mi dia piacere, anche davanti ad Aladdin. A volte mi lascio fottere da entrambi contemporaneamente. Qui non c’è molto da fare, perciò ci diamo dentro come conigli sempre arrapati. Anche adesso, nonostante sia appena venuta, ho ancora una voglia matta di godere”. Ammise la donna.

Le dita si fecero più audaci e Rapunzel smise di ostacolarsi alla cosa.

“Uhm”, iniziò a gemere.

“Eugene non ti tocca mai così?” e, vedendo il gesto di negazione dell’amica, aggiunse. “Che peccato, immagino che tu sia ancora acerba sessualmente parlando. Ti sarai persa tante cose belle, però possiamo sempre porre rimedio”. Le prese in mano un seno e glielo strizzò.

“Aaaah”, Rapunzel allargò le gambe sott’acqua e l’amica iniziò a scoparsela per bene.

“Ti piace, eh? Dai puttana fammi sentire come godi, vienimi in mano”.

Jasmine si muoveva veloce, voleva prendersi l’orgasmo dell’amica e lo desiderava immediatamente. Si abbassò a prenderle una tetta in bocca e le mordicchiò il capezzolo.

“Ah!”, protestò la principessa bionda. Eppure quella sensazione di lieve dolore la eccitava.

“Dai, avanti, fammi sentire come godi, fammi vedere quanto ti piace”, la esortò.

“Si, si… così… ancora…” Rapunzel godeva forte.

“Forza, vieni per me”, Jasmine le schiaffeggiò le tette.

“Ecco, vengo… si, vengooo… aaaaah… “, la donna fu scossa dai classici spasmi dell’orgasmo. “Uhmmm…” e si accasciò poggiando la testa al bordo della vasca.

“Genio? Dove sei? Genio ho bisogno di te”, la mora principessa urlò.

All’improvviso una nuvola di fumo blu apparve nel bagno. Il genio apparve e salutò le due donne.

“Genio caro, la mia amica Rapunzel non ha mai provato le numerose gioie del sesso. Credi possiamo aiutarla in qualche modo?”, gli chiese maliziosa mentre palpava il seno dell’altra e le leccava il collo.

Jasmine si alzò e uscì dalla vasca. Era bellissima e molto formosa, senza quei vestiti che ne nascondevano le forme. Si avvicinò al genio e gli sussurrò di spogliarsi. Lui obbedì, i vestiti sparirono all’istante, rivelando il suo gran bel cazzo già in tiro. Afferrò la sua principessa e la baciò appassionatamente, afferrando e sculacciandole il culo sodo.

“Avanti, fottitela davanti a me, falle quello che vuoi senza esser troppo gentile, come quando non ti fai scrupoli con me”, gli suggerì Jasmine quando il bacio cessò.

“Sdraiati là vicino”, le suggerì l’uomo.

Entrò nella vasca da bagno e prese di peso la giovane donna. La mise a pancia in giù sul pavimento, di modo che fosse a novanta, sfruttando il dislivello. La figa di Jasmine si trovava giusto a portata di bocca dell’amica.

“Leccagliela!”, gli ordinò il Genio.

Rapunzel si girò per guardarlo con aria interrogativa. Un sonoro schiaffo raggiunse una chiappa del suo bel culo.

“Muoviti, che aspetti? Non mi hai sentita? Leccagliela, forza”. La sua voce era brusca nei modi.

Alla donna non restò che obbedire. Con le mani aprì meglio le labbra di quella figa carnosa ed iniziò a leccare e titillare il clitoride. Scoprì che quel dolce sapore era di suo gusto. Con la lingua compiva gesti circolari. Jasmine gemeva, segno che l’amica stesse facendo un buon lavoro.

“Aaaaaaah!”, urlò Rapunzel.

Il Genio era entrato di bottò nella sua figa, senza troppi complimenti.

“Chi ti ha detto di fermarti?”, nel dire questo si sfilò da lei e rientrò con ancor più rudezza. “Leccagliela e dammi le mani”.

La bionda principessa portò le sue braccia dietro la schiena e magicamente delle funi apparvero e le legarono i polsi insieme. Il Genio entrava ed usciva di botto, con forza, voleva sfondarla senza ritegno. Dal suo canto, lei ricominciò a leccare la figa di Jasmine. Ne accarezzava i bordi del buco e vi affondava al suo interno ad intervalli. Sentiva di essersi bagnata tanto, non le era mai successo di sentirsi un fiume in piena in questo modo. Le piaceva sentirsi aperta in questa maniera. Avrebbe voluto chiedere di essere fottuta ancora più forte, ma temeva che il Genio si fermasse, se avesse fiatato.

La sua lingua si muoveva velocemente, mentre il suo corpo si muoveva a ritmo dei colpi che riceveva. Mugolava ogni volta, sperando che il Genio comprendesse la sua voglia di cazzo. L’uomo però si sfilò da quella figa bella aperta e decise che voleva dell’altro, appoggiò la cappella sull’altro buco e iniziò a spingere delicatamente.

“No! Lì no!”, protesto Rapunzel, ma Jasmine le prese la testa, riportando la sua bocca sulla sua figa, per impedirle di protestare.

Il Genio ignorò la donna e lentamente continuò a spingere. Tutta la cappella era ormai dentro. Si fermò un po’ per permetterle di abituarsi a questa nuova sensazione. Quando sentì che il suo corpo riprendeva a rilassarsi, riprese ad affondare. Le fece percepire ogni centimetro della sua mazza dura. Attese nuovamente che Rapunzel si rilassasse ed iniziò a trivellarle il culo. Man mano aumentava l’andatura, per far sì che il dolore non fosse preponderante. Le palle le schiaffeggiavano il clitoride, proprio quello che occorreva per provare un po’ di piacere.
Nella stanza i suoni avrebbero fatto eccitare chiunque si fosse trovato al di là della porta. Si sentiva Jasmine godere come una maiala, mentre spingeva la sua figa sulla faccia dell’amica. Rapunzel mugolava anche lei di piacere, mentre il Genio grugniva.

Aveva incominciato a non trattenersi più, stava sfondando quel culo vergine, rendendolo un cratere, ed era sempre più ingrifato. Iniziò a schiaffeggiarla, tette e culo erano le sue vittime preferite.

“Dai, vienile in bocca, mentre io mi svuoto nel suo culo”, incitava la sua amante, “Voglio riempirla tutta sta puttana. Guarda come me la sto inculando per bene. Su, forza, vienile in faccia, io le sto venendo dentro. Così, siiiiiii…”

Jasmine ed il Genio vennero all’unisono. L’una inondò la bocca di Rapunzel dei suoi umori, l’altro le farcì il culo di sborra calda. Alla fine, esausti, si immersero tutti e tre nella vasca per rilassarsi. Decisamente Ariel aveva avuto una bella idea con quegli specchi.
Note finali:
Come sempre aspetto le vostre critiche, commenti e suggerimenti a gorgo.racconti@hotmail.com