i racconti di Milu
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Lo sappiamo tutti: gli anni dell’università sono i più scoperecci!
Si è per la prima volta indipendenti e si alloggia in appartamenti con coetanei i quali, anch’essi, hanno gli ormoni che galoppano, sono gli anni in cui si sperimenta e si prova quasi di tutto.
Dividevo l’appartamento con altri tre ragazzi dal lunedì al venerdì, quando dopo l’ultima lezione ci fiondavamo a casa nei nostri paesi d’origine per poi tornare il lunedì mattina o la domenica sera in base alle lezioni da seguire.
Quel week end decisi di non andare a casa e di rimanere in appartamento da solo per studiare e preparare un esame così il venerdì subito dopo le lezioni pranzai al solito chiosco dei panini poi presi l’autobus in direzione della casa dove alloggiavo coi miei coinquilini.
Presi in mano i libri ma non avevo proprio l’ispirazione, decisi di uscire un po’ e fare un giro in città stringendo il patto con me stesso che però il sabato e la domenica successivi, fosse cascato il mondo, mi sarei chiuso in casa con la testa sui libri e ci avrei dato dentro come non mai.
Nel centro commerciale dove mi recai c’era un sexy shop e decisi di entrare a fare un giro per curiosare un po’, c’erano uomini intenti a scegliere dvd porno di vari generi, diedi un’occhiata veloce anch’io ma poi decisi di dedicare le mie attenzioni alle vetrine dei vibratori e dei falli artificiali. Da sempre infatti avevo la passione per masturbarmi penetrandomi con vari oggetti, la mia prima volta fu con una bottiglia di shampoo che aveva il tappo a forma di sfera del diametro di poco più di due centimetri, ero sotto la doccia, la guardai e mi venne l’idea di provare a posarla a terra e accovacciarmici sopra nella posizione in cui ci si mette per defecare su una turca. Non avevo esperienza e non la lubrificai quindi non mi entrò ma la sensazione di quella cosa che mi premeva contro l’ano mi eccitava molto, presi a menarmi il cazzo e raggiunsi un orgasmo magnifico, di quelli che mi ricordo ancora oggi.
Il giorno dopo pensai bene di lubrificare il tappo con del sapone, mi ci accovacciai sopra nella stessa posizione e premetti un po’, ma faceva male e non avevo il coraggio di andare oltre, rimasi li a giocherellarci un po’ finché per un attimo persi l’equilibrio e subii la mia prima penetrazione, provai un dolore acuto ma ormai era dentro e l’istinto mi portò a segarmi. Quando raggiunsi l’orgasmo l’ano si contraeva attorno al tappo di quella bottiglia e il dolore aumentava, ma non riuscivo a fermarmi, più faceva male e più godevo! Una volta esaurito il piacere sfilai l’oggetto dal mio culo, da un lato mi sentivo in colpa, dall’altro molto appagato e quello fu solo l’inizio della mia storia con oggetti sempre più grossi e somiglianti a un cazzo vero.
La cosa più realistica che mi ero infilato fino a quel giorno, però, era un würstel sul quale avevo calzato un preservativo.
Adesso ero li, davanti alla vetrina dei vibratori in quel sexy shop ed ero davvero tentato di comprarmene uno, ma non avevo il coraggio di chiamare il commesso e chiederglielo finché con fare gentile fu lui ad avvicinarsi dicendo: “posso aiutarti”?
“No, grazie” risposi io, “do solo un’occhiata”.
“Ne vorresti uno, vero?” mi disse lui sotto voce e con tono malizioso.
“Ma stai scherzando?” gli risposi, “ti do quest’impressione?”
“Si” mi rispose, “è il mio lavoro, sai quanti ne vedo tutti i giorni come te? Non devi essere in imbarazzo, qua dentro tutti vengono con la voglia di accontentare le loro fantasie, e se ti dicessi quanti cazzi vendo in proporzione alle fighe artificiali resteresti sorpreso, e tutti a uomini, anzi ti dico di più, anche a me piacciono e li uso, è normale, quindi parla tranquillo, non ti vergognare”.
Con quelle parole quel ragazzo aveva buttato nel cesso tutti i miei freni ed iniziai a farmi guidare nella scelta, mi illustrò vari oggetti finché la mia attenzione cadde su un bambolo gonfiabile, c’era la foto sulla scatola di un uomo di colore con un cazzo enorme, lui mi disse che non poteva aprire la confezione ma mi spiegò che dentro c’era questa bambola dotata di fallo vibrante di grosse dimensioni, gli chiesi quanto costasse, mi rispose poi aggiunse: “non credi sia un po’ troppo per iniziare?”.
Io lo guardai con malizia e gli risposi: “ma non è proprio un inizio, ho già provato altri oggetti, solo che a questo punto cerco qualcosa di più realistico”.
Lui mi sorrise e mi rispose: “peccato che non sei ancora pronto, perché sei proprio un bel ragazzo ed hai davvero un bel culetto, te lo darei io qualcosa di realistico”.
Se in qualsiasi altro contesto un uomo mi avesse detto una cosa del genere mi sarei almeno finto scandalizzato, gli avrei chiesto se fosse impazzito e invece mi limitai a sorridergli e a rispondergli: “fammi andare per gradi, per adesso voglio divertirmi con questo”.
Andammo alla cassa, mi mise la scatola del bambolo in un sacchetto anonimo, ci aggiunse una confezione di gel lubrificante in omaggio e strizzandomi l’occhiolino mi disse: “ti faccio un bello sconto, così magari torni a trovarmi per qualcosa di più realistico”.
Pagai, presi il sacchetto e con tono scherzoso gli dissi: “mi hai fatto lo sconto per farmi sentire in obbligo, di la verità”, e lui: “mi hai smascherato, lo ammetto e sai dove trovarmi”.
Arrivai a casa, feci di corsa le scale, aprii la porta e tirai fuori dalla scatola il mio compagno di gomma, lo gonfiai, montai il grosso fallo vibrante nell’apposito alloggiamento, mi spogliai e me lo portai a letto.
Cominciai facendogli un pompino poi finii a cavalcarlo, era divertente si, la vibrazione del suo cazzo era piacevole, ma la sua forma di uomo mi faceva venire voglia di averlo sopra o dietro, volevo che mi prendesse per i fianchi e che mi scopasse come una cagna, ma era solo un palloncino a forma di maschio con un cazzo finto, insomma ne rimasi deluso anche se ci giocai parecchio.
La notte non riuscii a dormire, continuavo a pensare alle avances del commesso del sexy shop che avrà avuto una quindicina d’anni più di me, pensavo a farmi scopare da lui, mi eccitavo e finivo per mettermi a cavallo del mio bambolo e a segarmi pensando a lui.
La mattina dopo mi svegliai, lavai il bambolo, lo sgonfiai, lo misi nella sua scatola e lo nascosi nell’armadio per evitare che i miei compagni di appartamento potessero vederlo, l’avrei usato nei week end futuri nei quali mi sarei trattenuto li per studiare.
“Adesso però basta!” dissi a me stesso, “testa sui libri e si studia”.
Non c’era niente da fare, quello che dovevo studiare non mi entrava in testa, continuavo a pensare al tipo del sexy shop e a fantasticare su di lui che mi scopava il culo finché a metà mattinata decisi di prendere l’autobus e andarlo a trovare per stuzzicarlo un po’.
Entrai nel negozio e lui con tono di sorpresa mi salutò calorosamente, poi mi chiese: “allora? Soddisfatto dell’acquisto di ieri?”.
“Si” risposi io con tono non troppo convinto.
“No, non sei soddisfatto, si capisce benissimo”.
“Beh” risposi io, “diciamo che è fatto bene ma avendo la forma di un maschio vero ti fa notare continuamente il fatto che non può salirti sopra, non può afferrarti davvero, insomma è divertente ma ti fa desiderare continuamente di più”.
“Per queste cose ci sono i maschi veri” mi rispose.
“Trovarne...” ribattei io.
Cominciammo a flirtare, lui ci provava e io gli rispondevo che stava correndo troppo e che non me la sentivo ancora, lui ribatteva dicendo: “stai tranquillo che per stasera ti sarò venuto nel culo” e io gli rispondevo: “si, ti piacerebbe”, ma non mi sottraevo al colloquio, anzi mi divertivo e mi eccitavo a provocarlo sempre di più.
Ogni volta che entravano clienti assumevamo un contegno a misura di commessi modello, come se io fossi li a lavorare con lui, e ogni volta che il negozio si vuotava il flirt riprendeva.
Arrivarono le 12:30 e fu ora di chiudere il negozio per la pausa pranzo, “riapro alle 14:00” mi disse, “posso offrirti il pranzo così ti sentirai ancora più obbligato a darmelo?”
“Certo che tu sei proprio sfacciato” gli risposi.
“Se vuoi le cose devi chiederle” ribatté lui.
Accettai di andare a pranzo con lui in un ristorante all’interno del centro commerciale, parlammo e ci conoscemmo un po’ meglio, mi raccontò che era bisex e mi disse che anche se gli piaceva sia fare l’attivo che il passivo, con me avrebbe voluto solo montarmi e non farsi montare, diceva che gli ispiravo così e a me la cosa faceva non poco piacere.
Il nostro pranzo finì, mi convinse a dargli il mio numero di cellulare e ci salutammo quando lui andò a riaprire il negozio. Mi invitò ad entrare e trascorrere il pomeriggio li con lui come avevamo fatto prima di pranzo, ma gli dissi che dovevo studiare e non accettai.
Verso le cinque del pomeriggio mi squillò il telefono, era lui, risposi e mi disse subito: “non faccio che pensare al tuo culetto, stai giocando col tuo bambolo?”
“No, sto studiano” risposi io, poi senza pensare troppo continuai con una frase di cui subito dopo mi pentii: “anch’io sai non faccio che pensare a te che mi afferri per i fianchi e mi scopi da dietro”.
C’era uno specchio nella stanza, mi guardai e notai che subito dopo averlo detto arrossii come un peperone.
Lui non perse tempo e rispose: “allora è fatta, non puoi più tirarti indietro, prendo due pizze e vengo a casa tua, i preservativi li porto io, fatti trovare tutta pulita e profumata”.
Ormai ero in calore e dicevo cose che non avrei mai pensato di dire a qualcuno, così gli risposi: “le pizze le ordiniamo quando siamo qua, tu chiudi in fretta e fai presto, ti aspetto”, gli diedi l’indirizzo e ci salutammo.
Cominciò una lunga sequela di messaggi whatsapp sempre più espliciti e provocanti, l’eccitazione era a mille e le mie risposte facevano trasparire la troia che era in me al punto da cadere quasi nel ridicolo.
Ricordo che in uno dei messaggi gli dissi: “se quando sei qua io dovessi ripensarci, ti prego, tu non darmi retta e scopami anche se per farlo dovrai legarmi al letto!”.
Andai subito a farmi la doccia ed usai il tubo flessibile, svitandolo dalla cornetta, per spruzzarmi dentro l’acqua e poi andarmi a svuotare sul water, in modo da pulirmi internamente e non fare figuracce, l’avevo letto su internet, non l’avevo mai fatto prima ma funzionava.
Arrivò a casa mia alle 19:30, suonò il campanello, gli aprii la porta e lo feci entrare, appena gli voltai le spalle dicendo di seguirmi mi mise una mano sul culo, io mi fermai, lui mi abbracciò da dietro e cominciò a strofinare il suo cazzo già durissimo contro il mio culetto tenuto su da un paio di jeans attillatissimi.
“Ti vedo parecchio sciolta” mi disse rivolgendosi a me al femminile, “sei sicura che è la prima volta?”.
“Puoi non credermi se vuoi” risposi, “fatto sta che ho deciso, non ho paura della penetrazione, mi sono infilato di tutto per anni, alla fine ho deciso che questa volta sarà solo più bello”.
Si staccò da me, mi diede una pacca sul culo e mi disse: “brava, così mi piaci, che ne dici se ordiniamo più tardi la pizza e ci divertiamo subito?”
Non gli risposi nemmeno, mi avviai verso la camera da letto saltellando e sculettando come una troietta e mi feci seguire, mi spogliai completamente e lui fece lo stesso, mi si avvicinò e lo bloccai un attimo dicendogli: “aspetta”
“Che c’è?” rispose lui,
“probabilmente ti aspetti che te lo succhi, ma non me la sento per adesso, spero non sia un problema”.
“Assolutamente no, non preoccuparti, ovviamente mi piace ricevere pompini ma ti capisco, e adesso è il tuo culo che voglio” mi rispose.
Misi il gel lubrificante sul comodino e mi misi carponi sul letto offrendogli il mio culetto, lui prese la bottiglietta e cominciò a lubrificarmi, mi aspettavo che mi infilasse un paio di dita, e invece continuò a massaggiare l’esterno fino al momento in cui appoggiò il collo della bottiglietta al mio ano, la strizzò e mi spruzzò dentro il gel.
Era freddo ed ebbi un brivido, “così sarai lubrificato anche dentro” mi disse, poi aggiunse: “adesso dobbiamo metterci d’accordo, la cosa più facile per te è salirmi sopra un po’ a smorzacandela, in quel modo sei tu che decidi se, quando e quanto entra, altrimenti dobbiamo scegliere una posizione nella quale tu hai la possibilità di scappare in avanti affinché non rischi di farti male e rovinare tutto”.
“Non è a smorzacandela che ho sempre sognato la mia prima volta” gli risposi.
Agitai un po’ il culetto davanti a lui, inarcai la schiena per mettere il buco in bella mostra, lui mi disse: “ho capito”, si infilò il preservativo, appoggiò il cazzo e iniziò a premere.
Diverse volte scappai in avanti quando sentivo che stava per allargarmi chiedendogli di darmi un attimo, avevo troppa paura eppure li dentro c’era passato ormai di tutto, anche il cazzo vibrante del mio bambolo che era parecchio più grosso del suo.
“Non ce la faccio, ti chiedo scusa, ho paura” gli dissi.
“Non preoccuparti” mi rispose, “capita, non fa nulla”.
Mi sedetti sul letto desolato, lui mi disse: “dai, ordiniamo le pizze, non fa nulla, davvero”, poi fece per togliersi il preservativo e io sbottai: “eh no cazzo! Ho sognato questa cosa per anni, tu adesso mi prendi e mi inculi, ti autorizzo ad andare avanti anche se non voglio, domattina non voglio più essere vergine”!
“Mi piaci” rispose, “sdraiati a pancia in giù, così non mi potrai scappare, ma ti farà male, ti avverto, però se superi questa poi non avrai più paura di niente”.
Gli obbedii, lui si sedette sulle mie cosce unite e cominciò a baciarmi le natiche, poi si scostò un attimo, mi ordinò di divaricare le gambe, mi allargò le natiche, ammirò il mio buchetto ed esclamò: “che meraviglia!”.
Si sdraiò sopra di me ed appoggiò la punta del suo cazzo contro il mio ano, io d’istinto chiusi le game e lui mi disse: “a gambe chiuse fa ancora più male, non ti conviene”.
“Fai quello che devi fare e non preoccuparti per me” gli risposi con tono deciso.
Mi mise due cuscini sotto il bacino in modo da tenermi leggermente inarcato e mi disse: “fidati, così è meglio” poi si stese nuovamente sopra di me, guidò il suo cazzo fra le mie natiche chiuse fino ad incontrare il buco ed iniziò a premere per entrare.
Era li, sopra di me con il cazzo che premeva per sfondarmi il culo, io non avevo il coraggio di rilassarlo e lo tenevo talmente stretto che non ci sarebbe passato uno spillo, lui mi baciava e mi mordicchiava le spalle e mi diceva continuamente di rilassarmi, che sarebbe stato bellissimo.
Persi per un attimo la concentrazione sulla contrazione del mio sfintere e le porte del mio culo si spalancarono a quel cazzo duro e voglioso di me. Sembrava che un palo enorme mi avesse trafitto e che mi arrivasse fino allo stomaco, ma come mai? Eppure mi ero infilato tanti oggetti prima, ma me l’avevano detto che nulla è come un cazzo vero.
Lui era dentro di me, fermo immobile, io mordevo e stringevo il lenzuolo con i pungi per non urlare.
“Tutto ok?” mi chiese lui, “vuoi che esca”?
Io scossi il capo facendo cenno di no,
“Ma ti faccio male, è meglio se cambiamo posizione” mi rispose.
Sputai la parte di lenzuolo che tenevo fra i denti e gli dissi: “scopami prima che ci ripensi, cazzo! Fai di me la tua troia!”.
Non mi rispose nemmeno e prese a muoversi su e giù, il dolore iniziale, e anche le fitte causate dai suoi colpi profondi, in poco tempo si trasformarono in piacere puro.
Ero sotto di lui che mi fotteva energicamente il culo, rimanemmo li per un bel po’ ed io ero eccitatissimo, sotto di me il cuscino su cui ero appoggiato era tutto bagnato perché il mio cazzo gocciolava tantissimo, avrei voluto mettere la mano sotto e segarmi mentre mi inculava ma mi vergognavo, e poi mi piaceva essere la sua troia sottomessa.
A un certo punto si fermò e mi disse: “sto per venire, come facciamo?”
“Vieni pure dentro, tanto c’è il preservativo” gli risposi.
“Allora aspetta” mi disse.
Sfilò lentamente il cazzo da dentro di me, mi fece mettere carponi, si mise dietro di me, mi afferrò per i fianchi e mi penetrò di nuovo. Quando fu dentro fino alle palle cominciò a stantuffarmi energicamente, ogni tanto mi dava delle energiche manate sulle chiappe, talmente forte che sono convinto ne abbiano sentito il rumore anche i vicini, finché sentii il suo cazzo pulsare ardentemente dentro di me e mi resi conto che stava venendo.
Subito dopo essere venuto, con il cazzo ancora dentro di me che pian piano si stava afflosciando afferrò il mio da sotto e cominciò a menarmelo, “che fai?” gli chiesi maliziosamente, “ricambio il favore” rispose lui.
Mi segò fino a farmi schizzare sul lenzuolo, poi sfilò il suo cazzo ormai moscio da dentro di me, ci lasciammo cadere sul letto esausti, rimanemmo li per un po’ poi gli proposi di andare a fare una doccia.
“Più tardi”, mi disse, “adesso ordiniamo le pizze, voglio che quando viene il ragazzo a consegnarle tu gli apra la porta avvolto nell’asciugamano e ancora con il culo pieno di lubrificante, spero che lui abbia i miei stessi gusti e che ti desideri, così lo guarderò e penserò a quanto mi invidierebbe se sapesse che sei la mia troietta.
Note finali:
se ti piacciono i miei racconti scrivimi a gabrihole@email.it