i racconti di Milu
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SEGRETARIA SPECIALE.

Quando terminai l'università della Penn State mi trasferii a New York da un mio vecchio zio e la sua famiglia a cerca di un lavoro e opportunità. In realtà abitavo nel New Jersey e andavo ogni giorno a Manhattan a presentare c.v. in studi vari. Feci molti colloqui in pochi mesi non ottenendo niente. Passarono tre mesi e avevo rimediato solo lavoretti in pub e cucine di grandi ristoranti per paghe da fame. Lo zio era diventato poco accogliente con me e non vedeva l'ora che me ne andassi. Ci pensai su. Forse era il caso che me ne tornassi a G_ da dove venivo rinunciando al sogno della Grande Mela. Troppo cara per me, troppo cara senza un lavoro vero. Feci altri colloqui e decisi che se se entro 2 settimane non trovavo qualcosa di buono sarei tornato a casa con le mie poche affetti personali. Un colloquio fu molto particolare. Era un grosso studio di Tribeca, il Sluttemberg Associated e si tenne in un ufficio sulla 43th ed eravamo in 20 candidati molto giovani tutti: 17 donne e tre uomini. Particolare perché i primi minuti parlammo del mio curriculum, poi la tipa mi fece una sorta di test a domande multiple su situazioni strane, ipotesi, bivi, scelte, opzioni da barrare che andò avanti per più di mezzora, quindi mi chiese se facevo sport, se tenevo all'igiene intima, se ero di vedute aperte, se ero per caso gay(la tipa fece la premessa che lo studio era un grosso sponsor di un'associazione per i diritti LGDB di N.Y.) oppure etero. Risposi sorpreso.
AL solito mi dissero che si farebbero fatti sentire loro nel caso mi avessero scelto. Passò una settimana e poi mi chiamarono. Ero stato scelto, assieme ad un altro candidato per uno stage di una settimana. Solo rimborso spese con possibilità di assunzione prova alla fine. Ero felicissimo e accettai. Il lunedì mi presentai elegante nella sede dello studio e fui ricevuto da una donna che si presentò come Sally Divnes. Era sulla sessantina, lunghi capelli bianchi con punte nere, elegantissima, truccatissima, molto affascinante, con occhi color grigio, labbra larghe rosse, zigomi rifatti come il naso e un corpo tonico e slanciato sotto un tailleur nero gessato. Ero assieme a una ragazza giovane molto carina, anche lei assai elegante, Miriam l'altra stagista. Sally ci spiegò cosa dovevamo fare e alle 9,30 quando giunsero le altre associate dello studio fummo presentati anche a loro:
“Mandy di Cincinnati…- una donna bionda in carne, capelli ricci biondi, bel volto gioviale, molto elegante in taier gessato anche lei, tacchi rossi, curve al posto giusto, attraente e con un bel sorriso-
“Irisel di Londra est– una nera ossuta, sui quaranta alta più di me sui tacchi, elegante pure lei con tailleur gessato, girocollo, perle, aveva la fronte ampia scura, bocca larga pitturata di rosa, quando sorrideva mostrava le gengive e aveva l'aria a dura, ad una di mondo, aveva un grosso anello di argento massiccio al medio e uno dorato all'indice-
“Tania di Baton Rouge – un'altra bianca in sovrappeso, sulla quarantinama molto profumata, molto elegante anche lei, capelli color nocciola, doppio mento, ma una bella bocca formosa colorata di marrone lucido, con un vistoso tatuaggio sul polso, gioielli di legno e corallo, dallo sguardo maialino e severo-
“ed infine Ritaw di Denver – una donna sulla cinquantina, dai tratti filippini, volto molto piccolo, occhi come fessure, assai elegante pure lei, molto professionale, ma con un tocco di esotico ed eccitante.
L'idea di lavorare con quelle 5 donne mi sembrò eccitante.
“Allora, per questa settimana riceverete solo il rimborso spese, ma dalla prossima – il fortunato di voi due che sarà scelto da noi 5, ad insindacabile giudizio, firmerà un contratto di prova con bonus di 200 dollari a firma. Se, in futuro, ci convincerà lo assumeremo. Mille dollari al mese fino a conclusione apprendistato. Poi 2500 con bonus di firma di 1000. ok?” spiego Sally.
“Sì” rispondemmo all'unisono noi due. Quei soldi erano tanti. E facevano gola. La tipa, Miriam, la mia avversaria, sembrava molto determinata ed era molto qualificata come mi aveva spiegato prima di entrare precisando che aveva esperienza e un curriculum lungo una pagina di master e presentazioni varie di studi legali e finanziari. A giudicare dalle sue parole non avevo una possibilità.
Il primo compito fu fare delle fotocopie e poi distribuirle alle donne, Miriam invece fu messa ad un computer ad immettere dei dati. Alle 11 fui mandato a comprare del caffè per le 5 donne. Ognuna lo voleva in modo diverso: tazza grande, senza schiuma, con panna, con caramello, ecc. “Impara bene ogni singolo caffè – mi fece Tania con dito alzato – a memoria intendo, domani non lo ripeteremo, ma tu dovrai portarceli così come oggi!” “Ok, sarà fatto!”Scesi di sotto mi scrissi le ordinazioni su un foglio e comprai i caffè. Quando tornai Miriam era nella stanza di Sally a scrivere qualcosa. Io ai caffè e lei già con la capa? Si metteva male. Alle 1 ci fu la pausa pranzo. Anche quella volta ricevetti le ordinazioni dalle donne e Sally disse di prendere anche quella di Miriam e mangiare qualcosa io, al bar. Lo feci e tornai presto su. Servii i pranzi alle donne che mangiarono nella parte dell'ufficio dove c'era un microonde, un frigobar e un tavolo ampio. Miriam pranzò con loro, le sentivo ridere e scherzare mentre io rimasi seduto in disparte. Dopo feci altre fotocopie e mi fu spiegato come rispondere al telefono e passare i messaggi, mentre Miriam era al computer di Sally. Alle 5 ci congedarono. Mentre ci salutavamo davanti alla stazione metro, Miriam, che attendeva il fidanzato, mi disse cosa aveva svolto, tutte mansioni importanti. Era sicura di sé. Era anche molto carina.
Il giorno dopo fu una replica del primo: fotocopie, caffè, telefono, pranzo e ancora telefono per me, mentre Miriam si occupava di dati e scherzava con le donne.
Anche i giorni seguenti furono uguali. Pensai che i giochi erano chiari: per loro io non ero all'altezza mentre Miriam sì. E allora perché mi avevano convocato? Perché non mi facevano fare altre cose oltre al fattorino e telefonista? Mistero.
Il venerdì Sally ci riunì in una stanza con le altre donne. Ci fecero sedere al centro.
“Dunque la settimana è passata. Voglio dire grazie ad entrambi. Bravi. Ma qui in mano ho l'assegno per questi 5 giorni e un contratto per il futuro.”
Io ero rassegnato. Era chiaro che avrebbero scelto lei. Miriam gongolava e la luce nei suoi occhi pregustava la vittoria.
“La decisione non è stata difficile.”
Ok. era chiaro. Mi preparai ad alzarmi e salutare.
“Questo è per te…..Miriam...”e gli dette l'assegno. Lei ci rimase di merda. Si alzò di scatto. Incredula. Tremava. Furiosa.
“...ma come???!!! come?!!??? Io sono….lui non ha fatto niente. Solo portare i caffè! Siete matte tutte quante?” disse stizzita.
“No, cara. Prendi questi soldi e vattene. Addio.” fece Sally. Era decisa. Aveva fascino e forza. Era una donna arrivata. Sicura di sé. Sorrideva. Miriam prese l'assegno e uscì veloce dalla stanza. Ero senza parole. Ero sorpreso. Quindi mi prendevano a lavorare con loro? Mille dollari e i bonus? Incredibile.
“Allora carino….firmi?” fece Sally sventolandomi davanti il contratto. Le donne mi si fecero vicino. Belle, profumate, sexy, signore mature. Arrivate. Ricche. Ero confuso. Arrossii.
“Certo! Grazie! Non ve ne pentirete!”
“Oh, vediamo, un mese di prova….non sarà facile….ma tu hai l'attitudine giusta vero ragazze?”
“Yesss” risposero in coro e mi dettero tutte dei baci di benvenuto. Il loro profumo mi inebriava e quei corpi di donne, caldi, morbidi e sexy sotto i tailleur mi confondevano piacevolmente.
“Firma!” fece Sally ed io senza neppure leggere il contratto firmai.
Altri baci e complimenti.
“Adesso puoi andare, ma ricorda. La parte difficile arriva adesso. Vogliamo ubbidienza. Totale. Dedizione ed eseguire ordini da segretaria. Sarai una segretaria particolare. Vedrai!”
“Segretaria?” chiesi io stupito.
“Sì, la nostra segretaria particolare – fece Irisel col suo accento particolare, prendendomi la faccia e fissandomi negli occhi – vedrai ti piacerà. Ma devi fare tutto quello che diciamo noi. Il contratto l'hai firmato. Devi solo superare la settimana di prova, quella più difficile e complessa. Te la senti? Altrimenti via, aria!” aggiunse.
Pensai ai soldi, tanti. Ad un lavoro che mi pareva semplice, anche se quelle donne facevano pensare ad altro. Annuii.
“Bene, vai ora! Tieni – e Sally mi allungò due pezzi da 100 $ - divertiti nel weekend e lunedì torna, deciso, motivato, ubbidiente!” presi i soldi e ringraziai. Ritaw mi dette una pacca sul culo ed uscii dalla stanza.
Felice andai alla metro. Ero anche preoccupato per tutta quella situazione, ma diamine! Erano un sacco di soldi. A casa offrii allo zio e famiglia una cena dal libanese all'angolo. Spesi più di 100 $ ma ero contento. Avevano fatto molto per me.
“Zio...forse...se tutto va bene….presto andrò via da qui. Grazie di tutto!” dissi alla fine.
*
Il lunedì mi presentai puntualissimo all'ufficio. Sally mi fece sedere al tavolo del telefono. Blocco appunti e una console con 5 bottoni. Ogni bottone era per una delle donne. “Buon lavoro!” fece Sally e se ne andò.
Risposi a un paio di telefonate in poco meno di un'ora. Quindi si illuminò il bottone di Mandy e corsi da lei.
“Entra cara. Oggi inizia il training camp non deluderci. “
“No, Signora. Che posso fare per lei?”
“Calati i calzoni e togliti le mutande.”
“Cosa?...io…?”
“Andiamo! Fai come ho detto. Ho qualcosa per te!”
“Ma io...cioè...”
“Ehi carino, vuoi il lavoro o no? So che abiti con tuo zio e non hai un soldo...vuoi perdere questa possibilità eccezionale? No? Bene, spogliati. E vieni qua!”
“..io...”
“Vuoi andartene ora? Alla prima prova. Questo è niente..ma vedrai starai bene da noi” e sorride maliziosa.
Sono pietrificato. E ora? Che devo fare? Tremo. Se me ne vado perdo soldi e sogni. Torno a casa. Se resto? Che vogliono da me? Che segretaria particolare? Mi spoglio come chiede?
Rimango fermo, Mandy mi scruta. “Allora?”
inizio a spogliarmi. Tremo. Che cosa accadrà? Sto passando un confine? Mandy sorride. È tonda, ampia, genrosa di seno, la trovo persino bella. Profuma di costoso. Veste elegante. È sicura di sé. Continuo a spogliarmi. Pantaloni. Mutande. Vieni vicino mi ordina. Vado, lento, impaurito. Lei mi fissa il cazzo. Lo sfiora. Brivido di piacere e imbarazzo. Sono in mutande nella stanza del capo. Di Mandy che sorride beffarda. Da una borsa prende delle mutandine rosa. Un tanga. “Indossale e portale tutto il giorno!”
“...ma cos
“Avanti. Fallo!” e mi dette le mutandine. Le presi in mano, tremavo. Lei invece era serena, bella, grossa. Padrona di sé. Io no, tremavo. Lentamente mi infilai le mutandine. Mi stavano strette e il filo nel culo mi dava fastidio. Lei mi fece girare un paio di volte, lenta. Umiliato, ero rosso di vergogna. Mi sfiorò ancora il pacco. “Che carino.ti stanno benissimo. Girati ancora!” e mi fece voltare. Mi dette due pacche sul culo. Forti. Decise. Ahiii feci
“Oh….siamo già alle molestie del capo sulla segretaria?” disse Mandy ridendo.
“Ok. Mettiti i pantaloni e vai a prendere i caffè è ora. Sai come è il mio vero?”
“….sì….lungo, caramello e panna, caldo”
“Bravo!”
Andai fuori, per strada, in mezzo alla gente. Affaristi, brooker, donne in carriera, fattorini, ecc. ero confuso ed eccitato. Portavo delle mutande da donna sotto i pantaloni. Mi incamminai sorpreso da me stesso. Pensai anche ai soldi. Cavolo erano tanti!
Con i caffè tornai di sopra e li ditrubuii alle donne. Quando entravo tutte ridevano maliziose, forse sapevano. Certo che sì!
Quando detti il caffè a Irisel lei mi disse di fare un giro su me stesso. Obbedii e lei mi tastò il culo con forza, ma piacevole. Aveva delle belle mani, grandi, calde. “...tanga rosa di Mandy scommetto?”
“Ehm sì….”
“Inizia sempre così la Mandy...il tipo che ha provato prima di te è scappato quando le ha viste….”
Sorrisi.
“Che scemo...non sa cosa si è perso…..vero bellino? Vai adesso. Esci devo lavorare!”
Tornai alla mia postazione.
All'ora di pranzo fui mandato a comprare il cibo. Lo servii nella stanza addetta e chiesi se potevo pranzare con loro.
“Troppo presto, carina….manco sei assunta e hai richieste? Fila di la e niente cibo!” fece Sally e mi requisì il panino al tacchino.
Tonai alla mia postazione senza pranzo.
Mandy mi chiamò ancora prima della fine.
“A casa voglio che tu porti sempre queste mutandine. Se te le togli me ne accorgo e ti sculacciò!” disse ridendo. Pensai scherzasse. “Ok, altro Signora?”
“No, puoi andare. Ma prendi!” e mi allungò 20 $. per te. “
“MA
“Vai.”
*
Il giorno dopo Mandy mi chiamò subito nel suo ufficio. “Spogliati” Non avevo portato le mutande anche a casa, erano scomode e strette, ma pensai che non se ne accorgesse.
“Su, muoviti..giù i calzoni”
obbeddi. Ancora una volta i miei pantaloni caddero nella stanza della boss.
“Ehi! Ti avevo detto di portarle tutto il tempo!” e mi dette uno schiaffo.
Indietreggiai impaurito.
“Vieni qua, scemo! Pensavi di fregarmi? Dovevi avere un segno rosso qui e qui..” disse dopo avermi afferrato per i fianchi, tirato le mutandine e bloccato il mio culo fra le sue mani. Rapida, agile. Mandy era grossa, grosse tette, grossi fianchi, grossa faccia, grosse mani. Mi teneva fermo. Mi divincolai ma mi arresi subito. Avevo capito che lei era più forte di me e mi teneva per le palle. “Adesso ti becchi la sculacciata per non aver eseguito un ordine!” mi prese, mi buttò giù quindi mi rialzò posizionandomi sulle sue gambe a ponte, con il culo in aria e il ventre appoggiato alle sue ginocchia.
“Ehi...ferma..noooo provai a dire ma il primo sculaccione arrivò secco e forte. Poi un altro e poi due di seguito.
Urlai di dolore e mi vennero le lacrime agli occhi. Provai ad alzarmi, ma era impossibile, Mandy mi teneva stretto e fermo. Alti due colpi. Poi tre in rapida successione. Gridavo di dolore. Entrò Ritaw e senza essere sorpresa da vedere lo stagista-segretario mezzo nudo sulle ginocchia della collega che lo sculacciava, fece: “Non ha rispettato l'ordine di tenere le mutandine, scommetto...”
“Infatti, ma non lo farà più, vero?” e mi dette quattro colpi secchi, duri, forti che mi fecero urlare.
“Smettila! Le segretarie non piangono!” disse Ritaw, poi passò un foglio a Mandy, mi dette un pizzicotto sul culo segnato dai colpi dell'amica e uscì.
Mandy mi sculacciò di nuovo poi mi fece rivestire con le mutandine ancora indosso, ma prima mi dette altri 20$ e mi disse di andare da Tania.
“Ha qualcosa per te!...” e mi congedò. Col culo in fiamme andai da Tania che mi attendeva con delle forbici piccole in mano e una ciotola con acqua, del sapone da barba e una lametta.
Mi misi a frignare dalla paura.

(devo continuare? scrivete a dorfett@alice.it)