i racconti di Milu
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Da sempre vedevo una delle mie compagne di scuola alle superiori. Con lei c’era un rapporto unico e nonostante mi sia sempre piaciuta, lei di stare con me non ne voleva sentire tanto che mi sono sposato con un’altra donna. Con lei non ci eravamo persi di vista, come capita speso tra compagni di scuola, anzi, il nostro rapporto si era rafforzato.
Ultimamente avevo cominciato a vederla sotto un altro aspetto; lei era cambiata e direi migliorata. Il suo corpo lo vedevo più formoso e femminile ed io mi sentivo ogni volta che ci incontravamo sempre di più attratto da lei.
Ho tentato più volte ho cercato di instaurare un legame affettivo con lei, ma i miei tentativi sono sempre stati vani. In effetti la mia pretesa non era quella di un rapporto sentimentale vero e proprio ma solo quello di potermi accoppiare sessualmente con lei. Avrei voluto fare con lei quei giochi e soddisfare quelle fantasie erotiche che fra due amici possono risultare migliori vista la conoscenza ed anche la complicità e discutendo con altre amiche si è approfondito l’argomento e ci si è trovati d’accordo che aiutano a migliorare la visione complessiva del sesso rendendolo più interessante, contribuendo a slegare le persone da canoni assurdi che la società civile impone che attualmente sono in parte anacronistici visti i progressi sociali. Qualcuna delle amiche ha fatto notare che spesso le persone frustrate negano a sé stesse i piaceri più belli della vita.
Con la mia compagna di scuola ci sentivamo spesso ma erano difficilmente riuscivamo ad incontrarci a causa degli impegni di lavoro. Gli anni erano passati e nonostante tutto la nostra amicizia aveva un velo di complicità data proprio dalla lunga conoscenza.
In uno dei tanti giovedì sera, prima di lasciare il mio ufficio, la mia amica venne a trovarmi e così approfittai dell’occasione per invitarla una sera a cena in ristorante. Le altre volte che l’avevo invitata aveva rifiutato adducendo scuse varie ma stavolta lo feci quasi con insistenza.
Mia moglie era molto gelosa e se avesse scoperto che ero andato a cena con un'amica sarebbe successo il finimondo però decisi di rischiare lo stesso e così venerdì sera come d’accordo ci incontrammo nel luogo dell'appuntamento. Per lei inventai una cena di elegante di lavoro e per presentarmi indossai il miglior abito che avessi, capelli ordinati, barda rasata e mi profumai. Mia moglie ebbe qualche sospetto ma una telefonata di un collega salvò la situazione.
Per me e l mia amica avevo prenotato in un bel ristorante discreto dove c’era un bell’ambiente e delle belle persone e come sapevo si cenava con dei cibi ottimi.
Passai a prenderla con l’auto e lei si fece trovare elegante. Indossava un soprabito scuro chiuso sul davanti lungo fino a sotto il ginocchio che in auto non aprì. I suoi capelli scuri di taglio maschile non lunghi le davano un’aria di donna di classe.
Entrammo, l'aiutai a togliersi il soprabito e la feci accomodare.
Rimasi sbalordito dall’eleganza; indossava una camicetta di seta blu semi-trasparente sbottonata sul davanti con un solo bottone vistoso sotto il seno all’altezza dell’ombelico, aperta anche sulle spalle fino alla schiena ed una minigonna nera con spacco laterale che lasciava esporre le curve delle sue gambe nella loro interezza.
Ai lobi delle orecchie due perline ed al collo una collana di perle sistemata a cascata sulle spalle nude.
Il suo portamento sempre flessuoso ed armonioso creavano un fascino particolare. In quella sala la sua figura mi inebriava come non mai ed attiravano gli sguardi dei presenti.
Si era messa in tiro con eccellenti risultati; il suo aspetto era di donna di gran classe molto elegante e raffinata.
Solo a guardarla ero eccitato; era estremamente attraente e quel giorno speravo che le mie convinzioni finalmente si concretizzassero.
Il tavolo assegnato non era ampio e obbligatoriamente eravamo vicini uno di fronte all’altro.
Dopo l’aperitivo e iniziò la cena vera e propria.
Una sua mossa inaspettata mi durante la seconda pietanza mi sorprese non poco; aveva allungato la gamba sotto il tavolo fino ad appoggiare il suo piede sul mio per accarezzarmi la caviglia per poi risalire la gamba ed infine arrivare tra le mie cosce.
Non mi importava di quello che potessero pensare i presenti o se ci potessero vedere, era la mia occasione. Finalmente ero riuscito ad uscire con lei e non avrei perso questa opportunità per nessuna ragione al mondo.
Finimmo di cenare e lei mi propose di passare il resto della serata a casa sua.
Per me era il top del desiderio; non ci speravo e mi chiedevo da dove arrivasse questa fortuna.
Naturalmente, felicissimo, acconsentii ed eccitati e strafelici ci avviammo.
La sua casa era in un palazzo al terzo piano con un altro appartamento vicino che mi disse essere sempre vuoto essendo occupato da una assistente di volo che era quasi sempre all’estero.
Appena dentro lei accese delle luci e poi delle candele per poi spegnere le lampadine così creò un po’ di atmosfera facendo in modo che le luci delle candele creassero delle zone di penombra in modo che l’intimità fosse maggiore.
Levai il soprabito alla mia amica e mettendomi alle spalle della mia amica le baciai il collo, l'orecchio e poi ancora il collo, soffermandomi e poi continuando nuovamente mentre le sbottonavo quell’unico bottone anteriore della camicetta.
Lei ruotò la testa e mi offrì le labbra così ci baciammo mentre con le mani toccavo le tette ormai nude sentendo inturgidirsi tra i polpastrelli i capezzoli. La camicetta cadde sul pavimento e le aprii muovendo la zip che la chiudeva.
Mi abbassai con la testa all'altezza dei glutei, lasciai scendere a terra la gonna e le sfilai le calze slacciandole dal reggicalze e lasciando vestiti solo i piedi con le calze arrotolate alle caviglie. Lo slip brasiliano di tessuto sottilissimo e tutto ricamato ero riuscito a levarlo.
In quella posizione aprii leggermente il solco dei glutei e cominciai a leccare per tutta la lunghezza soffermandomi all'ano e continuando sempre nella stessa direzione proseguii al perineo inferiore.
Mi rimisi in verticale, con la lingua salii leccando e baciando ogni vertebra della schiena fino ad arrivare al collo. Non riuscivo a controllare l'eccitazione e volevo sfogarmi.
Mi sedetti su una sedia, la feci avvicinare a me in modo da avere i suoi capezzoli all'altezza della bocca e con le mani cominciai ad accarezzarle delicatamente l’esterno coscia mentre con la bocca leccavo le tette, mordendo e strapazzando con la lingua i suoi capezzoli turgidi.
Lei era già eccitata.
Nel passare la mano sull’interno coscia lo trovai già bagnato dei suoi umori e quell'odore caratteristico di femmina in calore mi inebriava. Se fossi stato avventato la avrei fatta distendere in modo da aprirle le gambe e leccarla. Nonostante la tentazione fosse forte, preferivo aspettare per gustare con calma questo piatto speciale che era il suo sesso.
Durante i baci continui le introdussi un dito in vagina e subito andai a cercare il clitoride per titillarlo e sentirlo turgido e sensibile tra le sue labbra vaginali.
La vagina accolse bene il mio dito che dentro si muoveva senza alcuna resistenza. Ciò mi indicava che aveva scopato più di una volta e forse lo faceva ancora non si sa con chi.
Estrassi poi il dito e passai una parte degli umori su un capezzolo mentre il restante lo misi in bocca leccandolo.
Il sapore era unico e piacevole.
Mi avventai nuovamente sulla vagina ma questa volta con due e poi con tre dita scuotendola tutta.
La sua eccitazione si vedeva e gli umori aumentavano a dismisura.
Estrassi le dita e infilai due di queste nell'ano. Le dita erano ben bagnate e i suoi umori fungevano da lubrificante. Allargavo e stringevo le mie dita insistentemente spingendole sempre più in fondo.
La mia amica cominciava ad ansimare dal piacere ed il suo corpo era ricoperto da perle di sudore che lo rendevano ancora più attraente.
Non riuscivo più a trattenermi; il pene cominciava a pulsarmi, la vena si era gonfiata e la cappella aveva raggiunto il massimo della dilatazione.
Feci inginocchiare la mia amica e le infilai il pene in bocca. Lei lo accolse prontamente come se fosse un dolce desiderato e subito cominciò a leccarmi la cappella, poi l'asta e nuovamente la cappella, massaggiando con una mano i miei testicoli e tenendo con l'altra il mio sesso.
La mia resistenza durò poco e poi le venni in bocca. Data la grande quantità di sperma lei non riuscì a trattenerla lasciando scivolare una parte sul mento e sul seno.
Nonostante fossi venuto il mio pene era ancora duro e la voglia era ancora da soddisfare.
Lei, con abili colpi di lingua e di mano, seppe risucchiare le ultime gocce di sperma rimaste nel mio sesso lasciandomi stremato.
Ero esausto ma volevo continuare. Feci sedere di nuovo la mia amica su una sedia e le baciai un piede dopo averle tolto ciò che restava delle calze, poi la caviglia; leccavo, baciavo ed andavo avanti finché arrivai all'interno coscia trovandomi in presenza di un mare di umori. Era così bagnata che mi sembrava impossibile. Con mia grande gioia mi ci tuffai leccando come un forsennato raccogliendo quella quantità di umori.
Ebbi così l’occasione di vedere ed avvicinarmi alla vagina.
Sollevai le gambe della mia amica mettendole sulle mie spalle e leccai prima le grandi labbra, poi il clito ed infine andai all’esplorazione della vagina con la lingua.
Era quello che avevo sempre sognato: leccare per ore ed ore la sua figa.
Ora mi sentivo appagato e lei era eccitata.
A volte voleva sottrarsi alla mia presa ma la tenevo salda e continuavo.
Mi lasciò stringere il clito con le labbra e poi, con i denti, lo tirai verso la mia bocca. Lo tiravo, lo rilasciavo e lo leccavo nuovamente. Ciò faceva si che la mia amica venisse in breve tempo. Io volevo che lei godesse e avrei gradito che il suo getto di sbroda mi arrivasse dritto in bocca.
Perché godesse per realizzare il mio desiderio continuai a masturbarla con le dita mentre io con la bocca spalancata ero di fronte alla vagina pronto a raccogliere ogni goccia del suo nettare.
Dopo non molti minuti si dimenò vibrando e muovendo le gambe in modo disordinato in preda ad un spasmo violentissimo, tanto che a stento riuscii a trattenerla.
Mi venne in faccia ed io raccolsi i suoi umori nella mia bocca che si riempì ingoiandoli.
Appena ebbe finito di versare i suoi umori nella mia bocca andai ricerca di ciò che mi era sfuggito, leccando avidamente la pelle nei punti dove si erano depositate le gocce.
Le chiesi di restare seduta lì dove era. Lei era stordita dall’orgasmo ed io ne approfittai per anadre in cucina a cercare un cetriolo.
Lo trovai e ritornato da lei che si stava riprendendo lo infilai nella sua vagina muovendolo, estraendolo ed affondandolo, alternando il vegetale con la mia lingua, che dopo ogni penetrazione massaggiava il clitoride.
La feci alzare, mi sedetti e la feci sedere sopra di me con le spalle verso il mio volto. Il mio sesso entrò nel suo ano.
In questa posizione mi era facile introdurre alcune dita nella figa. Lei spostandosi un po’ mi offrì una mammella ed allora mi occupai del capezzolo così offerto.
La posizione era fantastica; il cazzo e l'azione delle dita nella vagina avevano sconvolto la mia amica che oramai senza freni si abbandonava alle emozioni ed al godimento che quella situazione le stava procurando.
Estrassi il mio sesso dall'ano lo trovai pulito sego che la mia amica prevedendo di darmi il culo aveva provveduto ad un lavaggio intestinale.
Ora volevo che il mio pene si impregnasse del dolce nettare della vagina.
Così mi decisi a fare una penetrazione rapidissima, giusto il tempo di bagnarlo, estrarlo ed accompagnarlo alla bocca della mia amica.
Il mio cazzo non era grosso ma lei abilmente riuscì a farmelo ingrossare ed a farmi venire.
Le chiesi di spalmarsi lo sperma sui capezzoli e quando ebbe finito li leccai; lo facevo con tutte le donne , moglie compresa.
Preso dalla lussuria e volendomi togliere uno dei desideri le chiesi di infilarmi due dita in culo. Era la mia prima volta anche se già da tempo avevo desiderato provare un'esperienza simile.
Mentre lei con la bocca mi ripuliva la cappella io divaricavo le gambe in modo da avere una penetrazione più profonda. Era una sensazione strana, faceva male ma questo dolore era accompagnato da uno strano piacere che mi eccitava in un modo incredibile.
La soddisfazione fu grande ma non completa. Ritornai in cucina, presi una bottiglia di birra del tipo piccolo col collo lungo e chiesi alla mia amica di introdurla prima in vagina e quindi di penetrarmi con la stessa quando fosse stata lubrificata al punto giusto.
Era una perversione ma lei accettò felice.
Essendo ancora vergine il dolore e forse a causa dell’inesperienza della mia amica, il dolore fu  inizialmente intenso, ma riuscivo comunque a sopportarlo ed a provare piacere.
Prima di andar via scaldai del miele e, lentamente, lo feci colare dall'alto delle spalle giù verso il seno ed i capezzoli. Lei mi disse che la sensazione che si prova è indescrivibile ed estremamente eccitante ed è maggiore se durante la colata ci si rilassa completamente lasciando che il partner ti masturbi il clitoride facendoti provare una sensazione inebriante.
Un bacio ed un arrivederci a presto per altro sesso furono i sigilli di una splendida sera.