i racconti di Milu
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Sono lì sul divano, seduti davanti alla TV in una calma serata di ottobre.

Lei, Chicca, diminutivo di Francesca, è figlia di Pietro e Loredana i quali, lavorando a turni, sovente sono assenti da casa. In questi frangenti ricorrono all’aiuto di Marcello e Lisa, con cui condividono una villetta bifamiliare in periferia.

Non che ci sia necessità di un babysitter, Chicca non è più una bambina e ha ampiamente dimostrato di avere la testa a posto, però si sentono più sicuri nel lasciarla in compagnia degli zii.
Sì, perché Marcello è il fratello di Pietro, minore di 16 anni del fratello quarantenne, e convive con la ventitreenne Lisa. I due non hanno ancora figli e vista la poca differenza di età con la nipote sono felici della sua compagnia.

Le vogliono un monte di bene e la trattano come una sorellina adolescente, perché così pare loro per il suo carattere introverso che la differenzia enormemente dall’esuberanza delle sue coetanee.
Anche fisicamente Chicca dimostra meno anni. Fisico esile, lunghi capelli color del miele, seno poco abbondante, al posto del sedere ha due piccole mele che attirano gli sguardi solo perché spiccano rispetto al fisico.

In realtà Chicca non è infantile, tutt’altro, ma così pare loro che sono contenti di coccolarla, e lei di farsi coccolare.

Questa sera Lisa è uscita con delle amiche e così, sul divano, ci sono solo lei e lo zio a guardare un qualche film.
Nella stanza illuminata solo dal televisore sono seduti vicini. Fa caldo per essere ottobre e entrambi sono in pantaloncini e maglietta. Nessuno dei due parla, intenti a seguire le immagini.
Marcello si annoia, il film non è granché.
Giocherellone com’è nel suo carattere, fa il solletico alla nipote che ridacchiando si scosta.
E’ un gioco che fanno di tanto in tanto, è un segnale d’affetto che si mandano, coinvolgendo anche Lisa, quando presente, in tenzoni nelle quali si coalizzano in due contro uno o una e che finisce sempre con grandi risate.
Anche questa volta Chicca reagisce ripagando lo zio di egual moneta, e di due si aggrovigliano ridendo.
E’ inevitabile che nella parapiglia le mani cadano dove non dovrebbero, le dita tocchino punti non voluti, l’eccitazione del gioco trascini e devii verso pensieri alternativi.

Si bloccano entrambi all’improvviso realizzando il momento: Marcello ha le mani sulle gambe di Chicca, le sente calde sotto i palmi. L’occhio viene attratto dal vertice di quelle gambe, lì dove il pantaloncino si allarga facendo intravvedere il bianco candido delle mutandine.

Chicca ha un segreto: da anni è innamorata dello zio. Ha avuto le sue storie, ha già perso la verginità, più per insistenza del suo lui che per passione, ma da sempre ha in cuore l’immagine irraggiungibile dello zio: alto, atletico, simpatico……. Bello.
Ora il suo Ideale è lì di fianco a lei. Dopo averla toccata, involontariamente nel gioco, un po’ dappertutto, ora ne sente le mani bollenti sulle cosce, poco sopra il ginocchio.
Il respiro le si fa corto. Immagina le mani di Marcello che scivolano verso l’alto e la sua micina ha un palpito. Lo guarda in viso: anche lui si è bloccato, anche lui respira in fretta, che abbia i suoi stessi pensieri?

Marcello esita, un calore gli avviluppa il ventre, il membro che si erge parzialmente.
Davanti c’è sua nipote, la sua Chicca a cui mai ha pensato in un certo modo. Si rende conto che anche lei si è fermata, che il gioco ora è diverso.
Inconsciamente muove le mani verso l’alto, verso l’interno delle gambe, aspettandosi in ogni momento una reazione infastidita di lei.
Immagina la nipote scappare in lacrime, confidarsi con la zia, Una parte della sua mente pensa già a come giustificarsi con Lisa, a inventarsi un fraintendimento per discolparsi dei pensieri lubrici che ha, ma non riesce a fermarsi, a interrompere la carezza.

“Ecco, ora si divincola e fugge”.

Questo pensa Marcello guardandola negli occhi sgranati.

Nulla, Chicca rimane immobile a fissarlo mentre le mani salgono lentamente, centimetro dopo centimetro, sfiorando la pelle liscia come seta, arrivando al bordo dei larghi pantaloncini e ancora più su, incuneandosi nell’apertura, a sfiorarle il pube, la micina da cui sono separate, oramai, solo dal tenue velo di stoffa dei candidi slip.

Chicca trattiene il fiato. Suo zio non si è fermato, anzi adesso ha le dita sotto i pantaloncini, sopra la micina. Nemmeno si accorge di scivolare in avanti, di appoggiare il ventre su quelle dita, di sentirle, attraverso la stoffa, premere sulle labbra intime, sul bottoncino nascosto.
Le sfugge un gemito.

Marcello inizia a sudare. Non è fuggita via, anzi, la nipote gli è andata incontro. Sotto i polpastrelli sente i bordi della micina, il bottoncino duro tra esse. Il suo membro cresce ancora, comincia a dargli fastidio.
Delicatamente muove le dita, massaggia quel fiore nascosto strappando altri gemiti alla nipote.

Chicca chiude gli occhi, si morde le labbra per non gridare. Una fitta di piacere gli ha attraversato il ventre. Sente le dita muoversi e ancora, questa volta intenzionalmente, si spinge verso esse aprendo di più le cosce.

E’ troppo per Marcello, la disponibilità evidente di lei gli fa intrufolare le dita sotto l’ultima barriera, a contatto diretto con l’umidità di lei.
Con l’altra mano si abbassa i pantaloncini, si estrae i membro turgido e si carezza cercando sollievo.
Lunghi minuti di silenzio, rotti solo dai gemiti di lei e dai mugolii di lui, segnano quelle carezze proibite. Marcello sente del fluido scorrergli sotto le dita, vede la nipote inarcarsi mordendosi le labbra, sente le cosce di lei stringerglisi intorno alla mano intrappolandola.
Quasi viene così, solo masturbandosi piano, vedendo il piacere impadronirsi di Chicca, farla fremere e abbandonare la testa indietro.
Non ne può più. Con mossa repentina, usando entrambe le mani, abbassa quei pantaloncini e quegli slip che si frappongono tra lui e la nipote.
Non nota neppure a livello conscio che lei lo agevola alzando il sedere dal divano, vede solo apparire, come una rivelazione, quel sesso luccicante di umori. Lo ammira per un lungo istante e ancora la sua mano vola leggera a sfiorarlo, a separarne le labbra intime, a spingere un dito dentro di lei facendola sobbalzare.

Chicca è in estasi, l’orgasmo l’ha colta all’improvviso e lei si è abbandonata alle sensazioni paradisiache che quelle dita, le dita di suo zio, le hanno procurato. Riprende fiato e alza spontaneamente il bacino quando lui le afferra pantaloncini e slip tirandoli verso il basso.

Adesso è completamente esposta ai suoi occhi, allarga le gambe e lo guarda ancora. Quasi non lo riconosce: gli occhi fissi sulla sua intimità, la fronte sudata, l’espressione febbricitante.
Non pare lui eppure lo è, e la sua mano è ancora tra le sue cosce, un dito curioso che si intrufola nella sua intimità facendole contrarre i muscoli del ventre.

Ha voglia di baciarlo, ne ha il bisogno. Si tira su col busto e nota il membro di lui svettare fuori dai calzoncini. Ne è affascinata. E’ la prima volta che lo vede al di fuori dei suoi sogni.
Lo rimira incantata fermandosi con la bocca a pochi centimetri da quella di lui.
E’ lui a baciarla per primo. La vede avvicinarsi, fermarsi, non nota nemmeno dove finisca lo sguardo, vede solo quelle labbra semiaperte a poca distanza e vi si butta sopra afferrandole con le proprie, leccandole, introducendo la lingua nella bocca di lei a vagare impazzita tra i denti, nel cavo orale, intrecciandosi con la lingua della ragazza che lo affronta, lo insegue, lo contrasta.

“Finalmente”.

Questo pensa Chicca sentendosi chiudere la bocca da quella di lui. Il bacio che ha spesso sognato, che ha insaporito le sue masturbazioni notturne, adesso è realtà. Spinge la lingua contro l’altra, ci gioca, la insegue.
Un bacio umido interminabile e la mano di lei che scende sul suo ventre, titubante tocca la carne dura di lui, la stringe, ne sente il calore sul palmo.

Non ha molta esperienza Chicca ma sa cos’è un cazzo, sa che deve muovere la mano in un certo modo per dargli piacere, e sapere che è il cazzo dello zio tanto amato le fa girare la testa.

Perso nel bacio Marcello sussulta sentendosi afferrare dalla manina di lei. Si sente stringere come per saggiarne la consistenza, sente la pelle spinta verso il basso a scoprire completamente il glande. Per reazione spinge un secondo dito nella micina di lei, le muove entrambe e col pollice scorre sul clitoride inturgidito.

Gemono l’uno nella bocca dell’altro, ora strettamente abbracciati.
Infine si slacciano, si distendono fianco a fianco, la mano di lei che lo sega con ritmo costante, la mano di lui appoggiata al ventre, due dita nella vagina rorida di umori.
Godono così, insieme, guardandosi con occhi persi e labbra riarse. Lei si tocca il seno ancora coperto dalla maglietta, si strizza il capezzolo e spingendo il pube contro la mano di lui mugola l’orgasmo intenso che la coglie.
Appena il tempo di riprendersi e sente i gemiti di lui, le scosse del suo ventre verso l’alto, il membro che pare gonfiarsi e il seme caldo che sprizza per aria e poi le cola sulla mano. La muove ancora un po’ facendo uscire anche l’ultima goccia di sperma, carezza con un dito il glande, ritrae la mano e la porta al volto, la annusa.
Non ha mai assaggiato lo sperma dei suoi pochi ragazzi, non ha mai voluto, ma ora è tentata sentendone l’odore forte, maschio, che ne promana. Non ci riesce. La mano di Marcello è sulla sua testa, la tira a sé per baciarla e lei dimentica tutto in quell’abbraccio furioso.

Nessuno dei due si accorge di Lisa che, rientrata prima del previsto, ha assistito all’epilogo della scena dalla porta del salotto, la faccia stravolta da mille emozioni.
Senza fare rumore esce e cammina per il quartiere, senza metà, rischiando di essere investita all’incrocio persa com’è nei propri pensieri.