i racconti di Milu
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Ho gettato l'amo. Ha abboccato la coppia con lui cuck. Lei èi incredibile! Guardo le foto e non mi convinco: 30 anni, gambe lunghissime, belle, un culo da favola, un seno provocante. La perfezione dell'insieme m'insospettisce. Che sia un trucchetto? Magari è una vecchia carampana grassa e sfatta che vuole solo chiavare e qualche regalino per ill suo pappone. Decido di rischiare.

L’appuntamento è preso, il programma è abbastanza definito nei particolari. Arrivo con la mia monovolume dai vetri oscurati con più di 15 minuti di anticipo, per sondare il luogo dell'incontro. Normale andirivieni di gente, più o meno distratta che pensa agli affari suoi. L’attesa è un tormento. Che sia una bufala? Che sia diversa dalle foto? Che assillo! Poi vedo avanzare una coppia sul marciapiedi. È alta quanto lui. Man mano che si avvicinano li distinguo bene. Rimango basito.

Flessuosa, su tacchi vertiginosi, con una gonna attillata e cortissima, toglie il fiato! Non ci sono dubbi, è lei. Il viso è splendido, capelli corti neri, lo sguardo di una donna che sa quel che vuole. Da infarto! Gioisco e mi congratulo con me stesso per la scelta. Non è ancora buio; ci presentiamo in strada; i convenevoli come fra vecchi amici, poi indico la mia auto. Concordiamo che lui salga al posto di guida;io e lei ci accomodiamo dietro. La osservo, irrequieto, mentre ci sediamo. Lei si tira su la gonna, sfoderando la sfericità del suo fondo schiena. Che meraviglia! Gambe affusolate, reggicalze elegantissime in pizzo floreale, il culetto splendidamente scoperto, adornato da un esiguo perizoma in coordinato. Che donna, che classe!

Il marito sistema lo specchietto, non certo per tenere d'occhio le auto che ci seguono! Ingrana la marcia e parte. Dice: “Faremo un giretto un po’ lungo, in attesa che scenda il buio. Su, coraggio, scaldatevi, intanto!” Invito superfluo! Non ci occorre alcun incitamento né dobbiamo scaldarci. Mi sposto vicino vicino a lei, in modo da sentire la sua carne bollente. Un tocco con l’esterno del dorso della mano sul perfetto ovale del viso, per non essere molto invadenti. Lei bacia il palmo, rovesciando la mano. Allora scivolo, rassicurato dalla sua partecipazione, col palmo in una carezza fra capelli e orecchie fino al collo; scendo lungo la schiena, scoperta dalla profonda scollatura posteriore della camicia. Cerco di capire se è il momento di andare oltre.

Ed è la sua mano che scivola sulla patta dei miei pantaloni a dare il segnale. Lo trovo giusto che sia lei ad esprimersi. Davanti ai miei occhi si offre la mercanzia promessa; lei non sa niente di me, dei "meriti" conseguiti in una onorata carriera, definiti in internet solo come "magnifico stallone". Ora è lei a vagliare i miei requisiti. È evidente il suo desiderio; altrettanto chiara è la sua soddisfazione nel riscontrare la corrispondenza della merce, soppesata, alle aspettative in me riposte. La mano percorre il complesso genitale quasi a misurare palmo a palmo la rigida consistenza dell'attrezzo, ormai super eccitato dalla manipolazione. Noto il gioco di sguardi di assenso con il marito nello specchietto; la loro condivisione mi ringalluzzisce. Mi auguro solo che lui non si distragga troppo dalla guida, non vorrei che andassimo a sbattere.

Ma il pensiero torna come una calamita su di lei. Che meraviglia! Lo sfila dalla patta dei pantaloni, facendo attenzione a tirarlo fuori per intero dal fodero, diventato ormai troppo stretto per le dimensioni raggiunte dal contenuto. È la tromba che mi dà il segnale di via libera. La mia mano scivola sulla sua schiena, incurante delle difficoltà imposte dai vestiti, fino giù al delirio dello splendido culetto dalla pelle liscia. La carne è soda; erano anni che non avevo fra le mani una donna così giovane. Introduco le dita nel solco fra le natiche, le sfioro le crespe dell'ano. Ha un moto di ritrosia, un minimo di esitazione che mi fa temere. Che voglia ritrarsi alle mie carezza? Sorvolo con nonchalance e compio il periplo delle anche, giungendo al porto sicuro: il delta di venere.

Magnifico! Fica bollente e bagnata come fonte che sgorga. La situazione è esplosiva. Lei strizza il collo al mio cazzo, saldamente impugnato nella sua presa, che strabuzza l'unico occhio che si ritrova con gli effetti collaterali dell’erezione: sbava liquido prostatico a fiotti collosi. Il marito comprende che lei non si accontenta più di tenerlo al guinzaglio; vede la sua bocca puntare dritta alla mia cappella.

"Aspetta...!" le ordina, vuole godersi la scena con tranquillità. Si danna per trovare un posto dove accostare. Siamo lungo il fiume, in aperta campagna. "Cazzo, ci deve essere un posticino... !" - borbotta. Manca poco all'imbrunire e l'ultimo chiarore del sole al tramonto affoga nel buio della sera. I vetri scuri sono i benemeriti, ma un pedone, sopraggiungendo davanti potrebbe intravedere dal parabrezza lo spettacolo che il marito, invece, vuole custodire tutto per sé. Intanto la slinguo in bocca con somma partecipazione di lei. Non so se potrò resistere ancora per molto.

Finalmente! Una piccola apertura nella vegetazione che va verso un campo; in fondo c’è un cancello chiuso. Ci addentriamo abbastanza da lasciare che la macchina sia visibile solo da dietro dove i vetri oscurati ci consentono di operare nella più stretta intimità. Lui si gira e, finalmente, le dà il via. Non passa un secondo che la sua testa è giù: affonda fra le mie gambe. È come se fossi stato colpito da un uppercut sotto il mento. Le sue labbra morbide stringono forte la cappella, per poi scivolare su tutta l’asta che penetra nelle profondità della gola. La voglia che ha di succhiarmelo mi toglie il respiro. Il mio cazzo è sempre stato particolarmente apprezzato dalle e dagli amanti del sesso orale, e anche lei vedo che non è da meno.

Inizia un’operazione di pompinaggio da manuale. Sono in imbarazzo, non potendola toccare fino alla fica come vorrei. È troppo in giù. Arrivo solo ad accarezzare le mammelle, turgide come un sasso. Comprendo che il suo godimento sta nel succhiarlo, e mi limito a non chiedere altro per il momento. "Gioca, puttanella!" - penso buttando la testa indietro per godermi il momento, ma a tratti muoio dalla voglia di constatare, fuori di me, che sia proprio quel pezzo di ragazza a succhiarmelo. Sollevo le palpebre che si richiudono ad ogni contrazione del mio pene. A tratti sbircio il marito che ha estratto la macchina fotografica ed ha cominciato ad immortalare la sua bella troia alle prese col mio incredulo cazzone. Tento di sorridergli da ebete.
Mi sembra di impazzire, l’eccitazione è al massimo. So che devo resistere, che ho promesso di farlo durare a lungo e so che posso farcela, ma ora il mio convincimento si sta minando.

Passa un tempo infinito, non chiedetemi quanto. La testa mi martella come fosse su di un incudine, percossa da un fabbro muscoloso. Non so da quanto tempo si è fatto buio, non me ne rendo conto, né m'importa. Mi interessa solo che non smetta! Però quel posto non consente la realizzazione di altre fantasie legate ad attività più soddisfacenti. Il nostro autista ne è cosciente e riprende il controllo del mezzo, mentre io controllo il gioco. Devo tenerla buona fino all'arrivo in un un posto più comodo. So cosa fare nell'attesa.

Infilo le mani sotto la sua camicetta e la sbottono, le sfioro i seni; mi accorgo che ha ancora il reggiseno. Vado sulla schiena e glielo slaccio. Le sfilo tutto. E voilà! Finalmente nuda per i miei occhi, con addosso solo reggicalze e calze; le mutandine saranno volate via da molto, senza che me ne accorgessi. I seni non sono grandi, turgidi nella loro perfezione. I capezzoli rivelano tutta la sua eccitazione. Li ringrazio accarezzandoli e cominciando a succhiarli, soddisfacendo ora l'uno, ora l'altro. Il marito, di tanto in tanto, accende le luci interne, quando la situazione è "più accesa". Si deve essere fermato da qualche parte, perché lo sento grufolare. Mi denudo completamente anch'io.

Le mani di lei continuano a cercare disperatamente il mio attrezzo, ma adesso ho io in mano il gioco. La tiro verso di me, obbligandola a strofinare la schiena contro il sedile davanti. Mi accuccio fra le sue gambe. Il profumo del suo piacere mi inonda le narici; è il momento di gustarne il sapore. La mia bocca si appoggia a quella umida fonte e gliela bacio; lei risponde con delle contrazioni e dei mugolii che mi fanno capire che posso e devo proseguire. La mia lingua si affaccia a titillarla dolcemente; assaporo il suo piacere che cresce, le sue mani mi guidano la cappella; aumentando il ritmo la porto al godimento, mentre, davanti, il marito, paonazzo in viso, sta per impazzire.

Mi piange il cuore a mettere il preservativo, maledette malattie veneree sempre in agguato, ma è giusto prevenirle. Non si sa mai! Mi siedo al centro del divanetto posteriore per dare al marito il massimo della visuale. Lei mi passa sopra, sedendosi a cavalcioni di fronte a me. Mostra il culetto al marito mentre s'impala su di me. Ci sono donne così! Lo sai che hanno preso un sacco di cazzi e te ne accorgi perché la loro fica ti veste come un abito su misura. Non stretta come un paio di scarpe nuove, ma accogliente come quando le hai portate per qualche tempo.

Abbraccia il mio giuggiolone con le sue spire pelviche, lo assapora fino in fondo sollevandosi e abbassandosi come per spegnere una candela. Dietro di lei, ogni tanto, un colpo di flash segnala che il marito, purtroppo, è ancora con noi, ma non mi è d'impaccio; per me è come se non ci fosse. D'altronde la moglie è sua! Ho lei sopra di me, i seni turgidi davanti al viso. Mentre accompagno i suoi movimenti, le concedo un bacio o un succhiotto sui capezzoli (veramente notevoli!) le bacio il collo, le mordicchio i lobi delle orecchie… e viaggiamo fuori dalla stratosfera! Non mi capiterà mai più una scopata così, con una donna giovane, bella e vogliosa. Benedico il marito che non sa tenerla contenta. Il momento è ancora più magico; la voglio ora, subito, ancora ancora e ancora. E lei continua ad abbandonarsi alla mia presa. Si agita. Mi tira e mi spinge:"Ancora, ancora, ancora ancora....!" mi urla, mi incita a completare l'opera. Finché non si accascia di peso su di me, devastata dai brividi di un crescente orgasmo. Avverto i suoi umori umidi sulle cosce come se mi avesse pisciato addosso; non sono in grado di negarle nulla, in quel momento, mentre riempio sborra il preservativo.

Ha goduto, ma non sazia. Alla pecorina è uno spettacolo indescrivibile! Prima di offrirle il dono che si aspetta decido di stuzzicarla, vellicandole la passera con la lingua. Adoro leccare e succhiare quando una donna ha appena goduto. Non hanno tutte lo stesso sapore; il suo è un vero nettare. Ogni tanto la mia lingua passa sopra l’altro forellino, sul culetto; lo inumidisco, inizio a spingerci dentro un dito, mentre le appoggio il cazzo alla fica. Aspetto ad entrare perché il marito vuole fotografare step by step. Mi secca un po’ essere condizionato. In certi momenti preferirei avere libertà di iniziativa e decidere come muovermi secondo l'ispirazione, ma considerato il regalo che mi ha infiocchettato posso essere generoso e non mi oppongo.

Inizio a penetrare, e capisco che per lei la sensazione è cambiata. Da come si contrae comprendo che adesso lo sta assaporando meglio di prima, che lo vuole; me lo grida non solo con una voce arrochita da desiderio, ma con tutto il corpo. Mentre continuo a scoparla, le dita nel culetto diventano due. Saliamo insieme sempre più in alto e poi, come se fossimo su un aereo in stallo, precipitiamo a velocità folle, fino allo schianto finale.

Mi ci vuole un po’ per ricordarmi che in auto con noi c’è anche il marito. Mi domando come abbia fatto a non tirare fuori il cazzo e a non menarselo di fronte a noi. Sono troppo curioso. Glielo domando. Io non ci sarei riuscito. Mi spiega che una volta a casa riguarderanno insieme le foto che ci ha scattato e lui arriverà a godere riempiendole la bocca. Contento lui!

Ora il marito cuck mi accompagna alla loro auto. In una specie di stato di trance la saluto, guardandola a fondo negli occhi; la ringrazio; lei ricambia con una calda stretta di mano. Anche lui ringrazia e ripete che siamo stati fantastici.
Alla malora!
Note finali:
Fatevi sentire.